Caro parlamentare, adesso ti spiego la democrazia. Lo so, tu vorresti giocare coi pulsantini colorati, i microfoni luminosi e tutti quei buffi emendamenti, ma quello che ti devo dire è molto importante. Quando sarai grande mi ringrazierai. E poi alla fine di questo post c’è un grosso gelatone che ti aspetta. Gnam! Gnam!
Devi sapere che la democrazia non è la libertà di parola, associazione, eccetera. Queste cose si chiamano diritti civili, ripeti: “diritti civili”, e possono esserci anche in un sistema non democratico, per esempio in un’aristocrazia liberale, un posto dove ognuno può dire e fare quello che vuole purché non conti un piffero. Stai attento, non sto dicendo che un’aristocrazia liberale sia peggio o meglio di una democrazia, ma solo che è una cosa diversa. È molto importante distinguere le cose diverse, se no si rischia di fare confusione, magari vai dal tabaccaio a comprare le caramelle gommose e lui ti dà un sacchetto di democrazia. Buuuh!
La democrazia non è le caramelle gommose, non è i diritti civili e, so che è difficile da credere, non è nemmeno le elezioni. La democrazia non è che uno ti vota e poi ciao, chi s’è visto s’è visto, per una cosa così basta una monarchia elettiva: la gente si raduna in piazza, elegge per acclamazione un Re con la barba batuffolosa e il mantello da superman, e poi se ne torna a casa a non contare un cazzo. Scusa, volevo dire piffero, ripeti: “piffero”.
E adesso tieniti forte perché questa è davvero grossa, pronto? La democrazia non è nemmeno i partiti. Povero piccolo Parly, la maestra al telegiornale non te l’aveva mai detto, vero? È perché quella non è una maestra, ma un giornalista televisivo. Un giorno ti racconterò la fiaba di cappuccetto rosso e del giornalista televisivo, adesso però ascoltami bene (slurp!): i partiti non sono la politica, ma sono delle cose che servono a fare politica; sono il mezzo, non il fine. I partiti servono a far giocare alla politica tutti i bambini del mondo, anche quelli senza uno studio da avvocato.
Che cosa sarà mai allora la democrazia? Scrivi: la democrazia è, due punti, un posto dove tutti, e con tutti intendo “tutti”, sì, anche Francesco e la Giusi, un posto dove tutti hanno i diritti politici, cioè un posto dove chi vuole, se vuole e quando vuole, può contare un po’ più di un piffero.
Quindi, d’ora in poi, devi imparare a fare il bravo e a non dire più certe parolacce come “carriera politica” o “classe politica”, perché queste sono cose che possono esistere solo in un’aristocrazia, che è quella forma di governo in cui uno come te, a quest’ora, sarebbe in una stalla a miscelare il letame. Ma soprattutto non voglio mai più vederti litigare con gli altri bambini accusandoli di fare politica, intesi? È veramente una cosa da somaro. Se un bambino che non è iscritto a un partito dice la sua, non puoi gridare “signora maestra, quello lì sta facendo politica!”, perché sì, sta facendo politica e, guarda un po’, è una cosa normale. Ripeti: “fare politica in una democrazia è una cosa normale”. Bene, ora scrivilo cento volte sul quaderno dei compiti. Facciamo mille, va’, perché c’è solo una cosa peggiore di un’élite aristocratica, ed è un’élite di parvenu.
Adesso mangia pure il tuo gelato e non preoccuparti, non ci ho sputato dentro.
Devi sapere che la democrazia non è la libertà di parola, associazione, eccetera. Queste cose si chiamano diritti civili, ripeti: “diritti civili”, e possono esserci anche in un sistema non democratico, per esempio in un’aristocrazia liberale, un posto dove ognuno può dire e fare quello che vuole purché non conti un piffero. Stai attento, non sto dicendo che un’aristocrazia liberale sia peggio o meglio di una democrazia, ma solo che è una cosa diversa. È molto importante distinguere le cose diverse, se no si rischia di fare confusione, magari vai dal tabaccaio a comprare le caramelle gommose e lui ti dà un sacchetto di democrazia. Buuuh!
La democrazia non è le caramelle gommose, non è i diritti civili e, so che è difficile da credere, non è nemmeno le elezioni. La democrazia non è che uno ti vota e poi ciao, chi s’è visto s’è visto, per una cosa così basta una monarchia elettiva: la gente si raduna in piazza, elegge per acclamazione un Re con la barba batuffolosa e il mantello da superman, e poi se ne torna a casa a non contare un cazzo. Scusa, volevo dire piffero, ripeti: “piffero”.
E adesso tieniti forte perché questa è davvero grossa, pronto? La democrazia non è nemmeno i partiti. Povero piccolo Parly, la maestra al telegiornale non te l’aveva mai detto, vero? È perché quella non è una maestra, ma un giornalista televisivo. Un giorno ti racconterò la fiaba di cappuccetto rosso e del giornalista televisivo, adesso però ascoltami bene (slurp!): i partiti non sono la politica, ma sono delle cose che servono a fare politica; sono il mezzo, non il fine. I partiti servono a far giocare alla politica tutti i bambini del mondo, anche quelli senza uno studio da avvocato.
Che cosa sarà mai allora la democrazia? Scrivi: la democrazia è, due punti, un posto dove tutti, e con tutti intendo “tutti”, sì, anche Francesco e la Giusi, un posto dove tutti hanno i diritti politici, cioè un posto dove chi vuole, se vuole e quando vuole, può contare un po’ più di un piffero.
Quindi, d’ora in poi, devi imparare a fare il bravo e a non dire più certe parolacce come “carriera politica” o “classe politica”, perché queste sono cose che possono esistere solo in un’aristocrazia, che è quella forma di governo in cui uno come te, a quest’ora, sarebbe in una stalla a miscelare il letame. Ma soprattutto non voglio mai più vederti litigare con gli altri bambini accusandoli di fare politica, intesi? È veramente una cosa da somaro. Se un bambino che non è iscritto a un partito dice la sua, non puoi gridare “signora maestra, quello lì sta facendo politica!”, perché sì, sta facendo politica e, guarda un po’, è una cosa normale. Ripeti: “fare politica in una democrazia è una cosa normale”. Bene, ora scrivilo cento volte sul quaderno dei compiti. Facciamo mille, va’, perché c’è solo una cosa peggiore di un’élite aristocratica, ed è un’élite di parvenu.
Adesso mangia pure il tuo gelato e non preoccuparti, non ci ho sputato dentro.








