CRUCIVERBA AD PERSONAM


ORIZZONTALI
3. Se fosse un film sarebbe “Porky's questi pazzi pazzi porcelloni!”
6. Grossolano, arrogante, vanaglorioso, ma ha anche dei difetti.
7. Si è formato politicamente vendendo scope elettriche a domicilio, proprio come Thomas Jefferson.
11. Uno degli uomini più ricchi d’Italia (non spiritualmente).
12. Ha i tacchi e il fard, ma non è un travestito.
14. Nel suo caso non si dirà nemmeno “quando c’era lui i treni erano sempre in orario”.
15. Metà degli italiani lo disprezza, l’altra metà non l’ha capito.
18. Ha dato lavoro a migliaia di magistrati.
19. Adora le donne, anche se le giudica un po’ troppo vicine all’ano.
20. La nuova frontiera del solipsismo.
21. Ha più di settant’anni, ma grazie alla chirurgia estetica ne dimostra sessanta portati male.
22. Non tace mai, tranne quando si avvale della facoltà di non rispondere.
23. Se fosse un animale sarebbe un incrocio fra una gazza e un maiale.
24. La prima parola che ha detto è “mamma”, la seconda “smentisco”.
25. Faceva il barzellettiere sulle navi da crociera, poi è sbarcato.
26. Crede molto nella libertà, anche su cauzione.

VERTICALI
1. Per i bisogni impellenti porta sempre con sé il suo pappagallo (nella foto).
2. È convinto che l’autocritica sia un’auto pericolosa.
4. Peso: settantanove chili, altezza: quindici centimetri, lunghezza del pene: un metro e sessantotto.
5. Sa ascoltare (quando è dal dentista).
8. Non sa cosa significhi “paura” e un sacco di altre parole.
9. Odia i comunisti da quando conosce Bondi.
10. Chi è suo amico non se ne vergogna: “dopotutto è un lavoro come un altro”.
11. Un uomo che si è fatto da sé (senza leggere le istruzioni).
12. In bagno ha un rotolo di parlamentari.
13. I libri che ha scritto sono più di quelli che ha letto.
15. Ogni volta che dice una bugia gli si allunga l’autostima.
16. Nel processo per associazione mafiosa la mafia si è costituita parte civile.
17. Se fosse una verdura sarebbe meglio.

NE RESTERANNO SOLO SEI MILIARDI E MEZZO

Quand’ero piccolo sognavo di diventare un campione di kung-fu. Non era tanto il kung-fu che m’interessava, ma il campione. Sarebbe andato bene anche campione di judo, jujitsu, karate, ginseng, qualsiasi cosa tranne il sumo. Sognavo anche di diventare l’uomo col pene più lungo del mondo, ma non per motivi sessuali, era più una questione di pigrizia, mi sarebbe piaciuto fare pipì senza dovermi alzare per andare in bagno. Sognavo un pene lunghissimo con tante piccole zampette, un pene indipendente che sapesse badare a se stesso e che un giorno, chissà, sarebbe diventato qualcuno, magari Presidente della Repubblica. Ma soprattutto sognavo di diventare un campione di kung-fu.
Io e mio cugino eravamo dei patiti di film con Bruce Lee. Tutte le domeniche andavamo al cinema, un piccolo cinema di paese che di pomeriggio proiettava film di arti marziali, western e cartoni animati e la sera film porno. Noi neanche sapevamo cosa fosse un film porno, eravamo così piccoli che pensavamo ancora che i bambini nascessero sotto i cavoli dopo aver eiaculato in una vagina. Ogni volta che tornavamo da un film di arti marziali, poi passavamo tutta la sera a fare a cazzotti (non voglio pensare cos’avremmo fatto dopo un film porno).
Come sarebbe stata la mia vita se fossi stato un campione di kung-fu? Quando sei piccolo non è come da grande che puoi scegliere le persone da frequentare, persone che di solito non ti menano. Quando sei piccolo vieni sbattuto in quelle specie di zoo umani chiamati “scuole materne”, luoghi selvaggi dove il tempo è rimasto fermo al paleolitico e piccoli esseri umani imbizzarriti vivono allo stato brado, portando devastazione e rovina. Nelle scuole materne vige la legge del più forte e io, purtroppo, ero di gran lunga il meno più forte di tutti. Tanto per rendere l’idea, i miei due migliori amici, Gog e Magog, erano soliti pisciarmi sulla schiena, poi mi facevano coricare su una branda e mi pestavano fino a perdere i sensi (loro). Sono cose che ti segnano, soprattutto in faccia. Gli educatori (ma forse sarebbe più corretto chiamarli domatori) guardavano queste scene senza fare niente. Credo usassero il metodo darwiniano.
Comunque alla fine sono sopravvissuto. Contro ogni aspettativa stavolta è sopravvissuto il meno adatto. Quasi quasi farei un figlio solo per incasinare l’evoluzione della specie, solo che non vorrei mettermi in casa uno che mi piscia sulla schiena.



QNEUP

Buongiorno ragazzi.

Buongiorno.

Ci siamo tutti? Scusatemi, un’ora e mezzo di ritardo è inammissibile. Un impegno con Luana mi ha trattenuto nei bagni della stazione più del dovuto. Giorgio non c’è?

Eccomi, scusate il ritardo. Stesso problema.

Allora iniziamo. Avete dato un’occhiata agli ultimi sondaggi?

No.

No.

No.

No.

No.

No.

No.

No.

Gli ultimi cosa?

Sondaggi.

No.

Ragazzi, non è per farmi gli affari vostri, ma cos’avete fatto finora? Qui, tutti soli, per un’ora e mezza...

...

Okay, non voglio saperlo. Allora, l’ultimo sondaggio che abbiamo è brutto. Il Presidente è molto seccato e sottolineo “molto”. Siamo passati dal 100% dei consensi allo 0% in una sola settimana.

Scusami.

Prego.

Forse dovremmo iniziare a utilizzare campioni maggiori di uno.

Quando avrai una laurea in statistica potrai esprimere la tua opinione, okay?

Ce l’ho la laurea.

Allora potrai esprimere la tua opinione. Ora state a sentire, il punto è che stiamo perdendo consensi in tutte le fasce sociali. Se andiamo alle elezioni in queste condizioni sarà una Caporetto, e vi garantisco che non è niente di sessuale. Perdiamo consensi fra gli imprenditori, i lavoratori dipendenti, le massaie, gli studenti, le pornostar, tutti. Persino gli immigrati e i minorenni dicono che non ci voteranno. Serve una svolta, ragazzi, o qui finiamo tutti a fare un lavoro che non ci piace.

A me non piace nemmeno questo.

Forse perché non hai mai lavorato in una miniera di smegma. Qualche idea?

Penso che sia il nome del Presidente che non funziona, voglio dire, Dionisio Nesto non è il nome più adatto per impostare una campagna elettorale sulla legalità.

Potremmo impostarla sull’illegalità.

Anche questa è un’idea, però, secondo me --

È ancora lunga la tua opinione? Sono cresciuto con Goldrake e Mazinga, più di tanto non riesco a concentrarmi.

Dico che secondo me dovremmo cambiare il nome al Presidente. Per esempio potremmo chiamarlo Fabio Degradabile e puntare sull’ecologia.

Hai finito?

Sì.

Allora, non so cosa pensiate di quest’idea, ma ci sono due problemi: il primo è l’anagrafe, uno non può cambiare nome come gli pare, il secondo è che fa schifo.

Potremmo organizzare una puntata di “Domenica In” in cui il Presidente salva una tredicenne mentre il conduttore cerca di stuprarla con un nano da giardino.

Ora iniziamo a ragionare. Mario?

Sì, capo?

Chiama la RAI e senti che ne pensano.

Subito.

Intanto, se siete d’accordo, proporrei di cambiare nome al partito. Forza, facciamo un po’ di brainstorming.

PDM: Popolo Delle Meraviglie.

PDV: Partito Da Votare.

PDB: Paese Dei Balocchi.

AP: Alleanza Plebiscitaria.

CACCA: Chi Ama Cristo Ci Approva.

FUXQ: Fa’ Una X Qui.

QNEUP: Questo Non È Un Partito.

Meraviglioso! Adoro gli acronimi. Allora, Mario, che dice la RAI?

È caduto un asteroide e si contorcono agonizzanti fra le macerie.

Chi “si contorcono”?

La RAI.

Okay, tutti a festeggiare.

IL MITO DELLA CASALINGA

La casalinga è un lavoro faticosissimo e incredibilmente frustrante. Non riesco a immaginare niente di più frustrante della casalinga, a parte fare il pasticcere avendo come unico ingrediente la merda.
La battaglia contro la sporcizia è persa in partenza, è scritto in tutti i libri di termodinamica: ∆S ≥ 0, dove S sta per Sporcizia. C’è una sproporzione patetica fra la fatica che ci vuole a togliere la polvere, il calcare e l’unto e la disinvoltura con cui queste cose si rigenerano. Perché si rigenerano sempre, puoi starne certo, e ogni volta la sporcizia è un ∆S in più della volta prima: la polvere s’infila in fessure sempre meno raggiungibili, il calcare s’installa in anfratti sempre più stretti, l’unto penetra sempre più a fondo e pian piano si diffonde ovunque, fin dentro l’anima. La casalinga è un lavoro che ti unge dentro, là dove nessuno straccio potrà mai essere passato.
Ma non è solo questo. Fare la casalinga è un lavoro misconosciuto. Si ricordano grandi filosofi, grandi architetti, grandi musicisti, ma nessuno ricorda grandi casalinghe. Nessuno è passato alla storia per avere inventato una particolare tecnica per lucidare l’acciaio o per avere scoperto l’asciugatura senza aloni. È un lavoro che serve solo a permettere ad altri di vivere nel pulito, ma che non dà nessun contributo duraturo all’umanità.
Ogni casalinga sa quanto sia deprimente vedere uno che va allegramente a fare pipì nel bagno appena pulito, quanta angoscia provochi il rumore di quello scroscio dietro la porta: a che distanza la starà facendo? avrà alzato la ciambella? riuscirà a non pisciare sul muro? Il sogno sarebbe transennare la casa appena finite le pulizie, sigillare tutto col nastro della Polizia Giudiziaria e non farci entrare più nessuno, mai più. Ma non si può. Le cose pulite servono per essere sporcate, e il lavoro non è mai finito. Bisogna rifare da capo le stesse cose ogni volta, sempre nello stesso modo, per l’eternità. Sembra la condanna di Sisifo.
Se per qualche disgraziato motivo uno finisce col fare la casalinga, uomo o donna che sia, allora farà bene a mettere in pratica alcuni piccoli accorgimenti per rendere il suo supplizio meno gravoso. Se proprio bisogna passare l’eternità a spingere una pietra su per una montagna, almeno che si scelga una pietra piccola e una montagna poco ripida.
Ecco i miei suggerimenti:

a) Scegliere una casa piccola, al massimo settanta-ottanta metri quadri, con poche stanze e arredate in modo essenziale, così da poter passare l’aspirapolvere comodamente.

b) Togliersi sempre le scarpe prima di entrare in casa, come fanno i giapponesi. Questo permetterà di lavare i pavimenti non più di una volta ogni due settimane. Naturalmente gli ospiti vanno costretti a mettersi le ciabatte, a parte quelli con cui non si ha abbastanza confidenza.

c) Non far entrare mai nessuno con cui non si abbia abbastanza confidenza.

d) Fare la pipì seduti, sopratutto le donne. Serve per non sgocciolare fuori.

e) Fare la cacca solo dopo avere accuratamente ricoperto l’interno del water di carta igienica. E ovviamente seduti.

f) Non fare figli, questo è importantissimo. Ogni figlio che fai sono circa novanta chili di merda da rimuovere (ho fatto il conto), centotrenta litri di piscia, quindici litri di vomito, centottanta chili di frammenti e cocci vari, per non parlare delle tonnellate di caccole che troverai appiccicate nei posti più stravaganti. Lo so che fare un figlio è un po’ come prendere la patente, prima o poi va fatto, ma se vuoi conservare del tempo per leggere Proust, resisti.

g) Per lo stesso motivo niente cani, gatti, cocorite o qualsiasi altro essere vivente dotato di ano.

e) Montare lavandini senza spigoli ad angolo retto. Diventano subito un deposito di sporcizia, difficilmente raggiungibile e comunque mai pulibile al cento percento, nonostante il notevole spargimento di anticalcare e bestemmie.

h) Evitare a ogni costo il gres porcellanato. È molto bello a vedersi quando è nuovo, ma si sporca con una facilità che ha qualcosa di soprannaturale. Qualsiasi cosa ci finisca sopra lo macchia, anche il detersivo.

i) Niente tappeti, tappetini o tende. Meno roba c’è da lavare, meglio è.

l) Non stirare mai. Tanto dopo mezz’ora non si vede la differenza.

m) Appena possibile prendere un domestico.


QUANDO DIO ALZA IL GOMITO

(Esodo 3:1)

Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, quando l’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Il roveto ardeva, ma non si consumava. Mosè, che era un ragazzo sveglio, capì subito di cosa si trattava, ma finse di stupirsi per non spiacere al suo Signore.


Uh, chissà perché il roveto arde e non si brucia?

Mosè! Mosè!

Signore, siete voi! Me l’avete fatta anche stavolta!

Non avvicinarti!

Sì, Signore.

Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale cammini è una terra santa!

Sono scalzo, mio Signore!

Togliteli lo stesso!


Mosè finse di togliersi i sandali come gli aveva ordinato il Signore e intanto si guardava intorno cercando un modo per svignarsela.


Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio... come si chiama quell’altro?

Giacobbe.

Giacobbe, ma l’altro?

...

...

Luttazzi?

Senti...

Sì.

Sono sceso per liberare il mio popolo dalla mano dell’Egitto e per guidarlo verso un paese bello e spazioso dove scorre latte e miele e le costolette d’agnello piovono dal cielo.

Non avete bevuto di nuovo, vero Signore?

Guiderò il mio popolo verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Hittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo e il Gerbuseo.

E che ne sarà di tutta questa gente? In fondo è casa loro.

Per favore, non facciamo della facile retorica.

Ma quando mi presento agli Israeliti che gli dico?

Digli che ti mando io.

Io chi?

Io sono colui che sono!

Questo vale un po’ per tutti.

Digli così: "io-sono mi ha mandato a voi".

...

Senti questa: "il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio... come si chiamava?"

Signore...

"Il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, Isacco, eccetera mi ha mandato a voi". Questo sarà d’ora in poi il mio nome!

È un po’ lungo.

Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio" --

Signore.

Cosa?

È troppo lungo.

"Il Dio degli Ebrei"?

...

Che c’è? Non ti piace neanche questo?

Posso parlare liberamente?

No. Di’ loro che stenderò la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi di cui sono capace! Quando partirete non ve ne andrete a mani vuote! Partirete carichi d’argento e d’oro! Ne caricherete i vostri figli e le vostre figlie e vivrete per sempre nel lusso e nell’abbondanza! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!


Dopo un’ultima prodigiosa fiammata, il fuoco all’improvviso si spense. Allora Mosè si ritrovò solo col suo gregge in mezzo alla piana, al buio. In lontananza risuonava ancora l’eco della parola del Signore.


Ah! Ah! Ah!

CRUCIVERBA


ORIZZONTALI
1. La capitale di Codogno.
6. Non si chiede al parrucchiere.
17. Stato africano inesistente.
18. Fa malissimo.
19. Accomuna un po’ tutti i leghisti.
20. Lo si dice spesso.
21. Sottoinsieme, cavo, occhiali.
22. Shakespeare lo pensava di sé.
24. Quella cosa là.
25. Strumento medievale del ‘900.
26. La password di Bill Gates.
27. OGM naturali.
28. L’energia delle aureole.
32. Sinonimo di predella.
33. Il migliore amico del cane.
34. Anfibio squamato sott’olio.
36. Si dice a Codogno.
39. Il più grande statista nazista.
40. Apribottiglie non autorizzato.
41. All’inizio è piacevole.
43. Manzo solido scondito.
45. Quel paese.
46. Battaglia nasale.
47. Erba aromatica scaduta.
48. Cavallo a getto d’inchiostro.
49. Crostaceo senza occhiali.
51. Dopo dodici anni e mezzo.
53. Sei mai stato a Codogno?
55. Macchina del tempo usata.
57. Il luogo comune più comune.
58. Il piatto preferito di Cartesio.
60. Lo direbbe un cane se parlasse.
62. Tonni non cilindrici.
63. Azione sindacale risibile.
64. I romani ci facevano il vino.
65. Otto, venti, cinquantuno...
66. Film di fantascienza su ET.

VERTICALI
1. Comitato Roditori Cattolici.
2. Racconta favole, ma non è un prete.
3. L’ho sentito dire.
4. Mollusco sadomaso tropicale.
5. Gran premio di Codogno.
6. Non lo metteresti mai in testa.
7. Tutti ci credono, ma non esiste.
8. Che si fa poi coi prepuzi?
9. La cosa più a righe del mondo.
10. La ricetta della Coca Cola.
11. Lo sanno tutti.
12. Il mio sogno nel cassetto.
13. Bevanda calda un po’ salata.
14. Lo è chi si spalma sull’asfalto.
15. Mia madre lo prepara sempre.
16. Cetaceo veggente marsupiale.
18. Fa male, ma non è la RAI.
22. Organo sessuale a forma di pene.
23. A casa ne faccio a secchiate.
27. Famoso detto tibetano.
29. Mangia veloce, ma non russa.
30. Il prossimo Papa secondo te.
31. Il dentista del dentista.
35. Potrei avere un po’ d’acqua?
37. Arma da fuoco a pedali.
38. Specie non protetta.
42. Celebre varietà babilonese.
44. La specialità di Codogno.
45. Lo si dice a Giulio.
50. Supereroe etrusco col mantello.
51. Bevanda al sapore di cicciolo.
52. Perché Dio non si rade?
53. Più ne mangi, più saluti Mario.
54. Prima o poi lo dicono tutti.
56. Aforisma di tre lettere.
57. Il genoma del parlamentare.
59. Il 7 agosto per gli ebrei.
61. La parola più lunga del mondo.
63. Da capo.

(pdf)

IL CORPO UMANO È PERFETTO MIA NONNA

Il corpo umano è una macchina perfetta. Dicono. Ma dov’è tutta questa perfezione? Per me è una macchina appena passabile, che può andar bene solo se non ti puoi permettere niente di meglio. Il corpo umano è un’utilitaria, questa è la verità.
Il naso, per esempio, è scomodo, piazzato così com’è in mezzo alla faccia. Primo, quando lo pulisci ti vedono tutti, e non è il massimo espellere della poltiglia puzzolente in un quadratino di stoffa mentre sei a cena. Secondo, non si può mai sapere se è veramente pulito. Quante volte capita di stare per ore in mezzo alla gente con una caccola secca appiccicata sulla punta del naso? È così deprimente quando poi, davanti allo specchio, capisci perché tutte quelle donne ti guardavano. Terzo, non è orientabile.
Sarebbe molto meglio una proboscide di mezzo metro: se è ostruita basta strofinarla con nonchalance con un angolo della tovaglia; per sapere se è pulita basta guardarci dentro; è orientabile. E poi con la proboscide si aprirebbe tutto un nuovo universo di giochi erotici. Dicono.
Se il corpo umano è così perfetto, perché c’è bisogno degli specchietti retrovisori? Io non ho mai sentito di una cosa perfetta che ha bisogno di aggiunte.


Tutti dicono la Ferrari, la Ferrari, la Ferrari...

Sì, l’ho sentito dire anch’io.

Ma, mi creda, la Mulattieri biturbo non la batte nessuno.

Davvero?

La provi.

Non si accende.

Il suono del motore va fatto con la bocca.


Se il corpo umano fosse perfetto avrebbe due occhi anche dietro: nessuno che ti tampona, nessuno che ti ruba il portafoglio, nessuno che ti parla alle spalle. Questa è perfezione. E visto che ci siamo, ci vorrebbero anche due occhi sopra e due sotto, quelli sopra per schivare vasi, tegole e pianoforti e quelli sotto, posizionati sotto le piante dei piedi, per non pestare le cacche. Ovviamente, per avere tutti questi occhi liberi, bisognerebbe andare in giro nudi, ma dov’è il problema? Se il corpo è perfetto che bisogno c’è di nasconderlo?
Il fatto che la gente metta tanta cura nel vestirsi, nel pettinarsi e qualcuno anche nel dipingersi la faccia, è la dimostrazione più evidente che il corpo umano non è perfetto, anzi, è ridicolo. Qualcuno avrebbe veramente il coraggio di dire che il corpo degli esseri umani è più aggraziato e elegante di quello di un cavallo? Per favore. I cavalli non si mettono il rossetto, non indossano sciarpe e berretti per stare al caldo e non salgono in groppa ad altri animali per correre più veloci.
Quindi: occhi dietro, sopra e sotto, più mani e con più pollici opponibili, coda prensile, alimentazione elettrica, autolavaggio, scocca di titanio, aria condizionata e pene alla fragola. Dicono.


IL PIÙ BEL SISTEMA POLITICO NON FU MAI SCRITTO

Il problema che sta alla base di ogni teoria politica è questo: come conciliare la libertà individuale con l’irresistibile voglia di ogni essere umano di essere una proscimmia?
Tutti i sistemi politici finora sperimentati hanno qualcosa che non funziona: le aristocrazie sono troppo fissate coi cavalli, il comunismo ha bisogno di tempi scala maggiori dell’età dell’universo, le democrazie hanno l’inconveniente che la gente vota. L’unica soluzione sarebbe una tirannide illuminata, ma c’è il problema che tutti vogliono fare il tiranno e nessuno l’illuminato.
Per questo motivo ho buttato giù due righe che dovrebbero risolvere il problema una volta per tutte. L’idea di base è semplice: prendere le cose buone di ogni teoria e metterle insieme. È ovvio che se si prendono solo gli elementi migliori, il risultato sarà eccezionale, del resto è così che funziona per le nazionali di calcio e le ricette di cucina (sembra che la pizza in brodo col mascarpone sia eccezionale).
Iniziamo col comunismo, la dottrina politica più amata dai filosofi con la barba. Sappiamo tutti che la proprietà privata può essere un problema, per tutta una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo farmi venire in mente. Inoltre c’è la questione morale: che diritto ha la gente di possedere cose che non mi appartengono? Quindi, punto uno, l’idea che va messa a fondamento di tutto lo Stato è la comunione delle donne. Perché proprio le donne? Ho tirato a sorte.
Poi, seconda cosa, come nelle democrazie il potere sarà delegato ad altri. Questa è la grande comodità dei sistemi democratici: con una semplice astensione puoi delegare persone che non conosci a fare cose che non sai con esiti che ignori. È troppo noioso doversi occupare di tutti quegli acronimi, PIL, IRAP, CONSOB, LOL, una scocciatura sovrumana, soprattutto quando fuori c’è bel tempo. L’unico accorgimento per evitare abusi è che la delega sarà fatta a un supercomputer che si occuperà di tutto quanto per i secoli a venire. Ovviamente per impedire che sia il programmatore ad approfittarsene, il supercomputer dovrà essere programmato da un altro computer, che a sua volta sarà programmato da un computer, e così via.
Dalle aristocrazie si prende il gusto per lo sfarzo e le cene opulente. Ciò significa che tutte le ricchezze, i palazzi lussuosi, eccetera devono essere distribuiti in grandi quantità, fino a esaurimento, in ordine alfabetico a partire da me che ho avuto l’idea. Invece i cavalli saranno uccisi, in quanto creature sospette.
Come nel buon vecchio capitalismo industriale, vigerà una rigorosa suddivisione del lavoro. I vantaggi di questa prassi sono molti, per esempio uno non può fare contemporaneamente lo chef e l’allevatore di vermi, il pilota di Formula 1 e il conducente d’autobus, il masturbatore di tori e il dentista. Inoltre il lavoro sarà suddiviso in base alle preferenze di ciascuno, in modo che tutti possano finalmente scegliere il mestiere che hanno sempre desiderato. I lavori più usuranti saranno assegnati agli astronauti e ai calciatori in esubero.
Le religioni saranno bandite tranne il culto di Dioniso, le suonerie non potranno più attingere al repertorio classico, gli aggettivi “ghiotto” e “sfizioso” saranno proibiti, le persone con età inferiore alla mia dovranno darne valida spiegazione, quando parlo voglio essere ascoltato, un computer nuovo.
Infine un po’ di eugenetica, che non ha mai fatto male a nessuno. Ogni bambino all’età di tre anni sarà esaminato da un’equipe medica incaricata di misurare le dimensioni e la prominenza del coccige. Tutti coloro che non avranno un coccige degno di nota saranno eliminati o al massimo usati per testare i farmaci. In questo modo, dopo qualche generazione, alla gente dovrebbe spuntare la coda prensile, che può sempre far comodo.

L'ERBA DEGLI OCCHI

Alla visita di leva ho dovuto compilare un test a risposta chiusa (sì, sono così vecchio che ho fatto la visita di leva, ho avuto un televisore in bianco e nero e da piccolo mangiavo omogeneizzati di brontosauro). Nel test c’era una domanda di questo tipo:

Ti piacciono i fiori?
a) Sì.
b) No.
c) Tua sorella.

Girava voce che chi rispondeva “sì” aveva ottime probabilità di finire dallo psicologo, perché, si diceva, a un vero uomo non possono piacere i fiori. Ora, io non so se questa cosa fosse vera, ma di sicuro suona plausibile visto com’è l’ambiente militare: una congrega di gente rozza e prepotente convinta che la mascolinità consista nel rendersi indistinguibile da un babbuino.
Apro una parentesi. Si dice che l’ambiente militare vada apprezzato per il rigore e la disciplina, ma io non ho visto né l’uno né l’altra. Rigore e disciplina vuol dire che tutti devono sottostare alle stesse regole, per quanto cretine possano essere, non che chi comanda fa quel cazzo che gli pare e chi obbedisce deve subire le angherie dei cosiddetti superiori. Questa si chiama anarchia. Per quel poco che ho visto, l’esercito è un’istituzione anarchica. Ad ogni modo, che hanno i fiori che non va? I fiori sono bellissimi. È forse un problema psichico apprezzare le cose belle? Per me il problema psichico ce l’ha chi rimane indifferente di fronte all’Eufrasia


la cosiddetta erba degli occhi, con la corolla divisa in due labbra: il labbro inferiore a forma di pista di atterraggio per gli insetti e quello superiore con l’orlo rovesciato all’indietro, come un elmetto, da cui penzola il pistillo con all’estremità il rigonfiamento dello stimma, e al cui interno sono nascosti quattro stami, con le sacche polliniche a forma di freccia. Non è meraviglioso?
Il malato di mente è chi non si emoziona per la Genziana Germanica


l’Iperico


o il Rododendro Irsuto.


Mi piacerebbe tanto essere un’ape per vedere meglio cosa c’è nelle corolle di questi fiori. Un’ape piccola, intendo, non un’ape di settanta chili.
Quest’estate sono stato in montagna e mi sono appassionato di fiori selvatici. Ne ho fotografati a centinaia, anche se poi, quando sono tornato, ho scoperto che la maggior parte crescevano anche sullo spartitraffico sotto casa. Ma come facevo a saperlo? Fino a ieri non sapevo niente di fiori, neanche mi piacevano. Al test della visita di leva avevo risposto “tua sorella”, aggiungendo a mano “l’unico fiore buono è un fiore morto”. Non solo non sono andato dallo psicologo, ho anche vinto un cazzo di bronzo.
Ora non è più così. Ora faccio caso ai fiori che la gente mette in giardino e mi fermo a guardare i vasi sulle finestre. Ho anche iniziato a studiare un po’ di botanica, niente di che, giusto un’infarinatura per capire un po’ meglio quello che vedo. È così che mi sono reso conto di una cosa orribile: i fiori sono i genitali delle piante. È una cosa che sapevo già, come nozione, ma non mi ero mai soffermato a pensare cosa volesse veramente dire.
Studiare i fiori è come andare in giro a immobilizzare scoiattoli e marmotte per mettergli la testa fra le gambe e vedere da vicino com’è fatto il loro pene. Perché gli stami sono peni, i pistilli sono vagine e il polline, dio mio, è sperma. C’è qualcosa di perverso nell’osservazione minuziosa dei fiori. L’eufrasia, per esempio, non è altro che uno scroto dal cui labbro superiore penzola la vagina con all’estremità un clitoride rigonfio, e al cui interno sono nascosti quattro cazzi, con i testicoli a forma di freccia.Ora capisco lo psicologo.