PRETI A DOMICILIO

Chi è?

Buongiorno, sono della parrocchia.

Buongiorno.

Ci risulta che lei convive da due settimane con la sua... come dire?

La mia compagna, sì.

Ecco, mi rincresce disturbarvi a quest’ora di domenica --

Non si preoccupi, le campane della chiesa ci avevano già svegliati.

Sono stato incaricato di darvi qualche ragguaglio sul corretto comportamento da tenere durante le copule. Non so se siete al corrente, ma certe pratiche sessuali possono essere molto pericolose.

Pericolose?

Per l’anima.

Ah, non si disturbi, noi non siamo cattolici.

Questo per me non è un problema. Posso entrare?

Non so, non abbiamo molto tempo... quanto pensava di fermarsi?

Tutta la vita.

Nel senso --

Tutta la vita.

Ho capito.

Devo assicurarmi che seguiate i dettami impartiti dalla Santa Sede in fatto di contatto fisico e spargimento di fluidi.

Ah.

Ho portato anche la macchina fotografica.

Ci farebbe molto piacere poterla ospitare, sul serio, ma purtroppo abbiamo una camera sola.

Non preoccupatevi per questo, starò benissimo nel lettone con voi.

Nel lettone?

Avete un lettone, no?

Sì.

Bene, così magari vi do una mano.

Mi scusi, posso sapere quali sono le sue competenze in campo sessuale?

Nessuna competenza.

Okay, entri pure.

LA BOTTEGA DELL’ANIMALE

Buongiorno, vorrei un animale da compagnia.

Come lo desidera?

Tenero, estroverso e non troppo peloso.

Un criceto.

Preferirei qualcosa di più grande.

Un capibara, allora.

Cos’è?

Tipo il criceto, ma più grande.

Non avete qualcosa di meno roditore?

Non le piacciono i roditori?

No.

Quest’anno vanno molto.

Sì, ma non sono molto affettuosi.

Non mi aveva detto che lo voleva anche affettuoso.

È per mia moglie.

Non si giustifichi, tutti abbiamo bisogno di affetto. Preferisce un animale da passeggio o da trastullo?

Da passeggio.

Abbiamo un bellissimo esemplare di iguana adulta delle Galapagos. Vado un attimo a vedere che non sia estinta.

Lasci stare.

All’occorrenza può anche essere una graziosa borsetta.

Niente rettili.

Allora forse le può interessare uno scarabeo stercorario.

Non so...

È molto affettuoso.

Da trastullo cos’avete?

Abbiamo il bisonte nordamericano, il tarsio, la scimmia urlatrice e la vongola.

Non avete qualcosa di più normale? Ogni tanto mi piacerebbe anche accarezzarlo.

Allora lei vuole un animale morbido.

Sì.

Tenero, estroverso, non troppo peloso, affettuoso, trastullabile e morbido.

Sì.

Quante zampe?

Non più di quattro.

Non mi dica che vuole un cane.

Be’, effettivamente --

Purtroppo i cani li abbiamo finiti. Se vuole abbiamo una fregata, animale non molto dissimile dal cane.

La fregata?

Lo sapeva che il novanta percento del patrimonio genetico del cane è in comune con quello della fregata? L’unica differenza è che la fregata vola, ma se vuole possiamo toglierle le ali.

No, non fa niente.

Ci vuole un attimo.

Sono più orientato su animali integri.

Quindi, riassumendo: tenero, estroverso, non troppo peloso, affettuoso, trastullabile, morbido e integro.

Sì.

È la descrizione sputata del limulo. Guardi che bellezza.

Gesù Cristo!

No, si chiama limulo

Non ha un po’ troppe zampe?

Aspetti, ora le conto.

Lasci stare, prendo un figlio.

LA FELICITÀ A PORTATA DI ANO

RIPRODUZIONE IN SERIE

Il cervello umano non è programmato per studiare l’universo o farsi domande sul senso dell’esistenza, è programmato per adattarsi in fretta all’ambiente circostante e mettere al mondo il maggior numero possibile di figli in quei pochi anni che ha a disposizione. Cose come la Critica della Ragion Pura o la Teoria della Relatività sono incidenti di percorso, non il normale punto di arrivo di un cervello. Chi cita Einstein come esempio della grandezza del genere umano (e quindi, indirettamente, della propria) sbaglia, perché un esempio per essere buono deve essere tipico, non eccezionale, e un tipico esempio della grandezza del genere umano è Teo Mammucari, non Einstein.
Quando un cervello viene al mondo, per prima cosa si guarda intorno attraverso il suo sofisticato sistema audiovisivo, poi passa subito a copiare tutto quello che vede e sente. Tutto. Non importa che senso abbia o non abbia, lui guarda e riproduce tutto tale e quale, come una fotocopiatrice. Prima lo riproduce con la voce e i gesti, poi con i comportamenti e alla fine anche materialmente, mettendo al mondo tanti altri cervelli identici a lui. Copia e incolla, ecco come funziona il cervello. Per questo motivo la religione giusta è sempre quella dove sono nato, la gente civile è quella del mio paese e nessuno fa il pane buono come qui da noi. L’obiettivo del cervello non è la scoperta di cose nuove, ma la riproduzione di quelle vecchie. Ovviamente questo non significa che il cervello sia stupido, anzi è un organo molto intelligente, solo che la sua intelligenza è finalizzata al copia e incolla, non alla conoscenza. Quando uno scopre qualcosa di nuovo (ogni tanto succede), riesce a scoprirlo non grazie al suo cervello, ma nonostante il suo cervello. Scoprire una cosa nuova significa sconfiggere il proprio cervello, quindi non bisognerebbe gridare “eureka!” ma “t’ho fregato, bastardo!”.
Se il cervello umano fosse fatto per la cosmologia, la filosofia e la conoscenza in generale, il suo algoritmo sarebbe questo


Ma purtroppo non funziona così. Il punto di partenza dell’algoritmo non è mai una domanda, ma una risposta: i maiali volano. Una risposta copiata da genitori, preti e insegnanti e subito diligentemente incollata nei neuroni. Il cervello non va in giro per il mondo con una domanda in cerca della risposta, come di solito si dice, ma va in giro per il mondo con una risposta in cerca della possibilità di riprodurla, e se disgraziatamente un dato oggettivo transita nel suo campo audiovisivo, il cervello cerca di scacciarlo. Il vero algoritmo del cervello è questo

CORRENDO

IL METODO REPORT

Tanto tempo fa, forse qualcuno lo ricorda ancora, era usanza avere in casa un elettrodomestico sonoro/luminoso non interattivo adibito alla promozione di carne in scatola, abbonamenti telefonici, caramelle gommose e altre cose più o meno cancerogene. Era chiamato “televisore” e, fra le altre cose, diffondeva nell’ambiente una cosiddetta “trasmissione” denominata Report, che tutti però si ostinavano inspiegabilmente a chiamare “Réport”, benché fino al 2002 d.C. l’avessero sempre chiamata “Repòrt” e in tutto il mondo si dicesse “Uipóch”. Detta trasmissione si proponeva vari obiettivi, fra cui quello di dimostrare la cancerogenicità delle cose che, suo malgrado, contribuiva a promuovere. Ma questo non era il suo difetto.
Report era una delle poche trasmissioni serie, e in un mondo di persone serie sarebbe stata sicuramente la trasmissione più seguita, invece la trasmissione più seguita era il prendere a calci una sfera di cuoio in un prato. Il difetto di Report era casomai il metodo che spesso usava per redigere i suoi report. Ma a dir la verità nemmeno questo era un difetto propriamente suo, ma piuttosto un difetto del cervello umano, e quindi, solo in quanto trasmissione umana, anche un difetto di Report. Nessuno però sembrava fare caso a questo difetto, dal momento che a quel tempo il cervello era ancora visto di buon occhio.
Il metodo Report, ma potremmo anche chiamarlo il metodo cervello, consisteva fondamentalmente nel:

1) Chiamare “verità” ciò che si dà per scontato sia vero prima di mettersi a cercare, e sottolineo “prima”.
2) Cercare ciò che conferma la verità e ignorare ciò che la contraddice.
3) Dividere il mondo in agenti del male e gente per bene, dove i primi sono quelli che negano la verità (hanno secondi fini) e i secondi sono quelli che la affermano (non hanno secondi fini).
4) Torchiare gli agenti del male, incalzarli con domande scomode, mettere in dubbio tutto quello che dicono e, eventualmente, sbeffeggiarli.
5) Lasciarsi versare nelle orecchie senza opporre resistenza tutto quello che dice la gente per bene.

Sbeffeggiare un agente del male può a prima vista sembrare una cosa sacrosanta, se però si applicano le definizioni di “agente del male” e “verità” date sopra, si ha che “sbeffeggiare un agente del male” diventa “sbeffeggiare chi nega ciò che io do per scontato sia vero prima di mettermi a cercare, e sottolineo prima”. Questo non sembra più molto sacrosanto.
Ai primi cinque punti del metodo Report se ne aggiunge poi un sesto, che potremmo chiamare il punto prezzemolo

6) La catastrofe è vicina.

Ricordo ai più giovani che il prezzemolo era una pianta erbacea del mediterraneo usata come ingrediente di moltissimi piatti, da cui il detto “essere come il prezzemolo”, oggi ancora molto diffuso in tutto il settore B.
Uno dei casi in cui il metodo Report si è mostrato in tutta la sua drammatica evidenza è la puntata del 27 novembre 2011 dedicata ai possibili danni alla salute provocati dai telefoni cellulari, gli apparecchi che a quel tempo venivano usati per comunicare a grandi distanze, o anche a piccole distanze se proprio uno voleva buttare i soldi. In quella puntata la verità data per scontata era che i cellulari facessero venire il cancro al cervello, cosa in parte confermata dall’OMS che proprio nel marzo di quell’anno aveva classificato questi apparecchi come “forse cancerogeni”, cioè il livello di pericolosità immediatamente sotto a “probabilmente cancerogeni” e immediatamente sopra a “presumibilmente cancerogeni”. Ma questo a Report non bastava, perché Report aveva puntato tutto sulla casella “sicuramente cancerogeni anzi guarda muoio subito”. Il problema del metodo Report, lo dico anche se ormai è tristemente noto a tutti, non era tanto che la verità data per scontata potesse essere falsa, ma che fosse appunto data per scontata. Chi dice una cosa vera (i cellulari sono cancerogeni) basandosi su una premessa falsa (tutto ciò che è artificiale è dannoso), non è uno che sta dicendo la verità, ma uno che sta tirando a indovinare. La verità può essere detta solo da chi l’ha cercata, non da chi dice cose a caso.
Così quella domenica sera di novembre i televisori diffusero nelle case di milioni di persone completamente ignare la sistematica e spietata applicazione del metodo Report: ogni volta che l’autrice dell'inchiesta aveva a che fare con qualcuno che sosteneva cose, non dico tranquillizzanti, ma anche solo un po’ meno preoccupanti di “sicuramente cancerogeni anzi guarda muoio subito”, questo qualcuno veniva torchiato, incalzato, messo in dubbio e, naturalmente, sbeffeggiato


quando invece aveva a che fare con chiunque confermasse le sue tesi, fosse stato anche il primo che passava per il CNR, allora lo ascoltava in silenzio con la massima attenzione, e avrebbe anche preso appunti se solo non avesse già saputo a memoria tutto quello che l’intervistato diceva. Se per esempio un agente del male diceva che i cellulari erano “sicuramente cancerogeni ma se permetti muoio più tardi con calma”, l’autrice faceva notare che costui era pagato dalle ditte costruttrici di cellulari e dunque aveva tutto l’interesse a nasconderne l’effettiva dannosità, ma se una persona per bene diceva che i cellulari erano “sicuramente cancerogeni anzi guarda muoio subito”, allora l’autrice non aveva niente da obiettare, benché questa persona per bene dicesse apertamente di essere pagata dalle sedicenti vittime dei cellulari. Com’era possibile? Un ricercatore era inattendibile perché pagato da una parte in causa, e un altro ricercatore era attendibile benché pagato dall’altra parte in causa? In realtà ciò che nel metodo Report rendeva attendibile un ricercatore non era chi lo pagava, ma quanto fossero gradite le cose che diceva: più uno diceva che i cellulari erano cancerogeni più era attendibile, e in quella puntata il ricercatore più attendibile diceva che, lo ricordo ancora come se fosse la settimana scorsa, i cellulari aumentavano di cinque volte le probabilità di avere un cancro al cervello. La catastrofe era vicina.
In realtà “cinque volte” non è necessariamente inquietante, anzi può addirittura essere tranquillizzante. Tutto dipende da quanto vale la probabilità (P) di avere un cancro al cervello senza cellulare, perché è ovvio che se non si dice quanto vale P, non si può dire niente nemmeno di 5×P. Se per esempio P fosse 10%, allora 5×P sarebbe 50%, cioè una catastrofe, ma se P fosse 0,01%, 5×P sarebbe solo 0,05%, cioè trascurabile tanto quanto P. Sapere che c’è una probabilità su diecimila che piova o sapere che ce ne sono cinque su diecimila non fa nessuna differenza: in entrambi i casi si può tranquillamente uscire senza ombrello. Poi magari piove, ma in tal caso bisogna parlare di sfortuna, non di incoscienza. Ciò nonostante, se per il singolo individuo 0,01% e 0,05% sono entrambi circa zero, lo stesso non si può dire per una popolazione di sessanta milioni di abitanti, quanti erano allora gli abitanti di quella regione del mondo chiamata “Italia”, dal momento che in questo caso passare da P a 5xP significa avere 24000 malati in più. Se però P fosse 0,0001%, 5×P sarebbe un numero trascurabile tanto per il singolo quanto per l’intero sistema sanitario nazionale.
Non erano concetti difficili, ma per vederli bisognava riuscire per un attimo a smettere di amarsi, perché in fondo il metodo Report non era altro che uno dei tanti strumenti che la Natura, molto generosa in questo, aveva messo a disposizione del cervello umano per permettergli di amarsi senza dover fare lo sforzo di trovare motivi validi per farlo.
Però su una cosa Report aveva ragione, la catastrofe era veramente vicina, anche se non per colpa del cancro al cervello, ma per colpa del cervello.