I BUONI VECCHI GIOVANI DI UNA VOLTA

Adesso vanno di moda i giovani. Un tempo andava di moda l’esperienza dei vecchi, ora va di moda la fantasia dei giovani. In realtà i vecchi non hanno nessuna esperienza, almeno non in quanto vecchi, e i giovani non hanno nessuna fantasia, non in quanto giovani, al massimo uno può avere più o meno esperienza o più o meno fantasia in quanto è la persona che è, ma la sua età non dice niente di lui. I giovani hanno idee vecchie e i vecchi sono inesperti tanto quanto i giovani, solo che l’inesperienza dei primi viene scambiata per fantasia e la mancanza di fantasia dei secondi per esperienza. Quello che distingue giovani e vecchi è solo la forma del corpo, non quello che c’è dentro. Un giorno smetteranno di andare di moda i giovani e torneranno di moda i vecchi, poi andranno di nuovo di moda i giovani, e così via, all’infinito, perché la gente vede solo il lato negativo di quello che ha e il lato positivo di quello che non ha, e non si accorge che il problema non è in quello che ha o non ha, ma nella sua vista. È come uno che è miope e, invece di mettersi gli occhiali, cambia l’arredamento.
Chi vuole farsi un’idea abbastanza precisa di quanto siano fantasiosi i sedicenti giovani non deve fare altro che un giro a Bologna, in quella che viene chiamata “zona universitaria”, cioè quella zona che va grosso modo da piazza Verdi a piazza Verdi facendo tutto il giro di Bologna, in poche parole Bologna. Gli amministratori locali hanno abbandonato la città in mano a orde di ragazzini assetati di birra Moretti e gli abitanti si sono piano piano trasferiti tutti in luoghi più tranquilli come Secondigliano, Mogadiscio o il cratere del vulcano Kawah Ijen. L’unica presenza di un’autorità esterna sono le pattuglie di poliziotti che presidiano qualche zona qua e là, giusto per assicurarsi che non vengano effettuati esperimenti nucleari. Così Bologna è diventata l’esempio più evidente di come sarebbe uno Stato retto da soli giovani: merda, piscio e vomito sparsi ovunque, immondizia rovesciata per strada, materassi sfondati, televisori bruciati, carcasse di frigorifero e ogni genere di rottame abbandonato dove capita, cassonetti incendiati, muri imbrattati, opere d’arte sfregiate, auto che giocano a bowling coi pedoni, motorini che si arrampicano anche sui muri e soprattutto tanta, tantissima gente che urla “dottore, dottore del buco del cul” dalla sera fino alla mattina, senza prendere mai fiato, fino a quando anche l’ultima tonsilla non è stata sputata. Queste persone hanno anche un rimedio per la cosiddetta crisi, ed è “noi la vostra crisi non la paghiamo”, come si sono premurati di scrivere su ogni muro a portata di mano. Ora, a parte che dovrebbero scrivere “la nostra crisi non la paghiamo”, visto che purtroppo il semplice fatto di ignorare cosa sia il debito pubblico non è sufficiente per trasformarsi in cittadini svizzeri, io capisco benissimo che uno non voglia pagare la propria crisi, ma perché farla pagare a un povero muro indifeso? A Bologna i giovani si esprimono tramite pitture parietali, alla vecchia maniera preistorica, mentre ormai tutti i vecchi del mondo comunicano solo attraverso i social network. In pratica sembra di essere in “1997: fuga da Bologna”, solo che il regista non è John Carpenter, ma lo studente medio del DAMS.
Con questo non voglio dire che i vecchi siano migliori dei giovani. Se i vecchi non devastano Bologna non è perché sono migliori, ma solo perché non ne hanno il tempo. Quello che voglio dire, mi rendo conto che potrà sembrare astruso e forse un po’ eccentrico, è questo: invece di giudicare una persona in base all’età, al modo in cui si veste, ai simboli che si appende al collo o al numero di peni di cui è dotata, sarebbe forse più conveniente giudicarla in base a quello che fa e dice.