L’INGRANAGGIO

Una margherita, un’insalata semplice, un pezzo di torta al cioccolato e una Coca Cola media.

L’insalata con o senza salsa bernese, uova di lompo e avanzi del gatto?

Senza.

E la torta al cioccolato --

Senza biglie di vetro.

È il menù Super Gnam.

Sì.

Con il menù Super Gnam risparmi settanta centesimi e in omaggio c’è... aspetta un attimo...

La cuffia da doccia.

Una sorprendente cuffia da doccia.

Prendo il menù.

Quale menù?

Il menù che hai detto.

Mi dici il nome, per favore?

Preferirei di no.

Devi dire il nome del menù.

Hueham...

Non ho capito.

Super Gnam!

Okay, menù Super Gnam in arrivo!

Al posto della Coca Cola posso avere una spremuta piccola?

Mi spiace, i nostri menù sono standard. Non è possibile fare aggiunte o modifiche.

La spremuta piccola costa esattamente come la Coca Cola media.

Lo so, ma non posso fare un Super Gnam senza Coca Cola più spremuta. Guarda, non ho neanche il tasto sul registratore di cassa.

Lascia stare il menù.

Okay.

Dammi una margherita, un’insalata semplice, un pezzo di torta al cioccolato e una spremuta.

...

Piccola.

È un Super Gnam senza Coca Cola più spremuta.

No.

Te l’ho detto, non posso fare menù personalizzati. Gli sconti valgono solo sui menù scritti qui sopra, sulla tovaglietta di carta o sui manifesti all’ingresso. Se vuoi ti faccio un menù... qual è il menù con la spremuta?

Ahihurp...

Maxi Slurp. Vuoi un menù Maxi Slurp?

Non m’ispirano le delizie di clochard.

Non possono essere sostituite. Tra poco inizierò a sudare.

Non voglio un menù modificato, voglio solo le cose che t’ho chiesto così come sono, senza sconto. Pago tutto quello che c’è da pagare.

Stai cercando di corrompermi?

No!

Non decido io i prezzi. I prezzi sono decisi dalla direzione e applicati automaticamente premendo il corrispondente tasto sul registratore di cassa. Io sono solo un ingranaggio fra la direzione e il tasto.

Prendo una margherita, un’insalata e una torta al cioccolato.

E da bere?

Niente.

Come sarebbe?

Non prendo da bere.

Rinunciare alla bibita è una modifica.

Senti, voglio solo una margherita, un’insalata e una torta.

Ora sto sudando.

Prendo un menù Super Gnam.

Okay. Ecco il tuo Super Gnam, buon appetito.

Perfetto. Ora dammi una spremuta piccola.

Devi rifare la coda.

LA POZZANGHERA ROMANTICA

PRETI - EP.8 APPARIZIONI



Voci: Guglielmo Favilla (stagista) e Fabrizio Odetto (parroco)
Musica: Snook

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PEPE VERDE, SPEZIE, MANDORLA AMARA E UN SENTORE DI TAPPO

Una delle regole d’oro per vivere serenamente è disprezzare tutto quello che non si conosce. Serve per non avere il dubbio che ci si stia perdendo qualcosa, in modo da poter continuare a perdersela senza sapere quello che ci si sta perdendo. Non ho detto che serve a vivere bene, serve a vivere serenamente. Vivere male, ma serenamente.
Io, tanto per fare un nome, ho sempre provato pena per i cosiddetti intenditori di vino, per tutta quella marmaglia di parvenu col padellino al collo che invece di stappare e bere, stappa, annusa, esamina, rotea, annusa, inclina, scruta, annusa, sospira, sentenzia, pregusta, annusa, medita, annusa, scaraffa, annusa, esce, sacrifica un capretto a Bacco, torna, beve e sputa tutto in un secchio. Cos’avrà mai di speciale il vino? Pensavo sorseggiando la mia birra Moretti. In fondo lo scopo dell’alcol è stordirsi per sopportare la compagnia degli esseri umani, è da idioti spendere soldi in vino quando puoi ottenere lo stesso risultato con un po’ di alcol Buongusto. Questo pensavo, poi un giorno ho assaggiato un bicchiere di vino e ho cambiato idea. Non avevo mai sentito niente del genere, nel senso che non avevo mai bevuto vino, al massimo solo “vino”, ma vino mai ed è stata una sorpresa incredibile scoprire che non solo non sa di “vino”, ma è addirittura buono. In un attimo mi è passata davanti agli occhi tutta la birra in sconto dell’Esselunga.
Adesso mi piace addirittura andare in quei posti chiamati enoteche, dove a piatti pretestuosi si abbinano vini senza virgolette, vini che in un attimo ti fanno dimenticare lo schifo di gente che ti circonda, quella marmaglia di parvenu col padellino al collo eccetera eccetera, gente che probabilmente penserà la stessa cosa di me, se non fosse che il mio padellino è decisamente più bello. L’unico problema è che non sono posti economici. In generale è difficile cavarsela con meno di cinquanta euro, che nel mio caso significa grosso modo i risparmi di tutta la vita (scrivere su questo blog è meno redditizio di quanto si pensi). Per questo ci vado di rado, ma quando ci vado tutto deve essere perfetto: metto gli occhiali buoni, mi faccio la barba da entrambi i lati e noleggio uno smoking con tanto di bastone, cilindro e coniglio.


Cosa gradisce da bere?

Dunque, vediamo, forse i ciccioli caramellati si abbinerebbero bene con un Barolo Riserva Reale del ‘32, mentre il caviale di cervo chiamerebbe di più un Brunello Superiore Sangue di Cristo del ‘18, quindi nell’indecisione prendo il vino più economico che avete.

Acqua frizzante o naturale?

Quella del bagno andrà benissimo, grazie.


Mi portano un Barbaresco del 2004, 100% nebbiolo, invecchiato tre anni in botti di rovere, rosso granato con riflessi aranciati, 14.5 gradi, quarantaquattro euro. Mentre me lo stappano con tutte le cerimonie del caso, io per sicurezza do una controllata al portafoglio: se rinuncio al dolce e scarto tutti i porcini del risotto posso farcela. Il sommelier annusa il tappo e me lo porge, io, non sapendo che fare, lo mangio. Poi finalmente mi versa il vino.
La prima cosa che ho capito da quando bevo il vino è quando sa di tappo. Non bisogna essere degli esperti o avere una lingua sviluppata come quella di Gene Simmons, semplicemente sembra di bere una spremuta di sughero, tutto qui. Non è questione di fare i difficili o altro, è che se un vino sa di tappo fa schifo, soprattutto se costa quarantaquattro euro e il mio Barbaresco del 2004 costava proprio quarantaquattro euro.


Sa di tappo.

Oh oh oh, tappò! S’è pà posìbl, messió. Quello che lei sante è la botté.

La botté?

Me ui, messió, la botté. Probabilmante lei non è abituató a vini di una scerta strutturà.

Per caso era una botte di sughero?


La prassi vorrebbe che il cliente avesse sempre ragione e tante altre belle cose, ma questo sommelier sembrava non conoscere la prassi. O forse la conosceva molto meglio di me. Inizia a dirmi che se sapesse di tappo lui lo sentirebbe, che tutti lo chiamano Mr. Tappo perché sente un tappo a due chilometri di distanza, che lui fa parte dell’Associazione Sommelier Italiani Nonché Internazionali (ASINI) e via così lodandosi e sbrodolandosi in epiteti lusinghieri rivolti a sé stesso, finché conclude facendomi questa proposta: lui, se proprio insisto, mi porta un’altra bottiglia, ma solo se ammetto che non è il vino che sa di tappo ma sono io che non so apprezzarlo. Quest’ultima frase me la dice con un forte accento di Caserta.
Se fossi stato un vero signore avrei ordinato un altro vino senza fare troppe storie e glieli avrei pagati entrambi, ma poi mi sarebbe toccato restare a lavare i piatti per chissà quanto tempo e questo non so se un vero signore l’avrebbe fatto, così ho pensato che era di gran lunga più semplice bermi in silenzio la mia spremuta di sughero. Dopotutto è sempre meglio di una birra Moretti.

PRETI - EP.7 EUCARESTIA



Voci: Guglielmo Favilla (stagista) e Fabrizio Odetto (parroco)
Musica: Snook

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GERRYFAGIA

Sai chi mi piace?

Chi?

Gerry Scotti.

Gerry Scotti e Fiorello sono i migliori.

No, Fiorello è troppo magro.

In che senso?

È troppo magro, cosa ci fai con uno così?

Con Fiorello? Niente.

Appunto.

Veramente lui e Gerry Scotti mi piacciono come conduttori. Sono spigliati, simpatici...

Non avevo mai considerato Gerry Scotti da questo punto di vista.

E da che punto di vista l’avevi considerato?

Fisico.

Intendi dire...

Fisico.

Mm.

Non sto dicendo che mi piaccia sessualmente.

Sicuro?

A me piacciono le donne.

Lo dici solo per farmi piacere.

No, davvero. Gli uomini mi fanno schifo.

Okay.

Pensa che quando vado in bagno non riesco nemmeno a prendermelo in mano.

Adesso non esagerare.

Perché, tu ci riesci?

No, no...

Io mi devo fare la doccia al buio, se no vomito. Gli uomini mi fanno orrore.

Anche a me.

A parte Gerry Scotti. Lui mi piace.

Ma non sessualmente.

No, te l’ho detto.

Okay.

Mi piace nudo, ma non sessualmente.

Cioè?

Mi fa venire appetito.

Gerry Scotti?

Sì. Appena lo vedo me l’immagino roseo e paffuto adagiato su una bistecchiera. A volte, preso dal trasporto, inizio persino a sbottonarmi i pantaloni.

I pantaloni?

Per fare spazio al cibo.

Ah.

Oppure in padella, infarinato e cotto nel burro con un po’ di marsala. Due belle scaloppine di Gerry Scotti. O al forno, semplice semplice, con un rametto di rosmarino fra le orecchie.

Tutto intero?

Sì, perché? A me Gerry Scotti piace tutto.

Ma non ci faresti sesso, vero?

Ma va’, sei matto?

Bene.

Al massimo una bottarella, ma non sessualmente.

LA CITTÀ EROTICA

PRETI - EP.6 SINDONE



Voci: Guglielmo Favilla (stagista) e Fabrizio Odetto (parroco)
Musica: Snook

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UFO (UNIDENTIFIED FLYING OXYMORON)

Gli ufo. Come si fa a credere agli ufo? Chi crede in Dio ha almeno una giustificazione: è nato in un mondo dove tutti credono in Dio. Per smettere di crederci dovrebbe avere voglia e tempo di farsi delle domande e il coraggio di darsi delle risposte sgradevoli: non c’è nessuna vita eterna, nessun ente supremo è innamorato di me, tutto svanirà nel nulla. Invece uno che crede agli ufo è uno che ci ha pure dovuto pensare, è uno che ha fatto un ragionamento e alla fine del ragionamento si è risposto: “ma certo! Gli ufo!”. E le distanze immense fra le stelle? Ufo tecnologicamente molto evoluti. E l’assurdità di venire fin qui per nascondersi? Molto evoluti e timidi. E il fatto che non esista nemmeno un articolo sull’avvistamento di ufo su The Astrophysical Journal o su Astronomy & Astrophysics, mentre ce ne sono a centinaia su Focus? Evoluti, timidi e esperti di marketing.
Anni fa mi è capitato di vedere sulla Rai un documentario che parlava di vita extraterrestre, un argomento che m’interessa molto, soprattutto da quando ho capito che la vita terrestre non è che mi piaccia più di tanto. Bene, chi hanno chiamato a parlarne? Un astronomo? Un esobiologo? Uno scrittore di fantascienza? No, hanno chiamato uno “studioso di ufologia”, che è come dire un “esperto di niente” o un “letterato analfabeta”, cioè uno che al massimo può parlare con competenza di ossimori, ovviamente ossimori volanti non identificati.
Per tutto il tempo la trasmissione ha confuso l’ufologia con la ricerca di vita extraterrestre e ha inanellato una tale serie di catastrofiche stupidaggini, che per un attimo ho pensato di essere in una candid camera, una gigantesca messinscena televisiva organizzata ai miei danni su un pianeta Terra di cartapesta e con una storia universale interpretata da figuranti, solo per arrivare finalmente al giorno dello scherzo: io che guardo questa cosa in tv.
Ecco un breve estratto significativo.



"Cosa raffigura quell'oggetto rosso a destra della croce?"


Anche cercando “San Girolamo” con Google non si riesce proprio a capirlo. Cosa sarà mai? Un mandala 3d?


Un set completo per immersioni subacquee?


Un orinatoio ergonomico?


Una lavatrice con carica dall’alto?


Una grattugia elettronica?


Una stampante laser senza ruote?


Wally?


Fettine sceltissime di bovino adulto?


No. È un disco volante. Paolo Uccello ha voluto sorprendere tutti raffigurando San Girolamo senza il suo caratteristico cappello, e al posto del cappello ha preferito dipingere un disco volante delle dimensioni di un cappello, a forma di cappello e appoggiato per terra come un cappello.
Questa roba non solo è andata in onda sulla tv di Stato, ma è pure andata in onda col bollino "Rai Educational". Mi chiedo: se questa è la tv “educational”, com’è la tv “non-educational”?
No, scherzo, non voglio saperlo.

LA VORAGINE

PRETI - EP.5 TELEOLOGIA



Voci: Guglielmo Favilla (stagista) e Fabrizio Odetto (parroco)
Musica: Snook

(Inizio | Episodio successivo)

ALCUNE FOTO DI ME

Ricevo e volentieri pubblico questa mail di Samantah, una ragazza che ho conosciuto per caso qualche giorno fa passando per la casella dello spam. In genere cestino queste cose, ma stavolta ho deciso di non restare indifferente.

Ciao,
Samantah è il mio nome e ho venticinque anni. Io vivo a Praga, in Polonia, una città bella e piena di libidine, ma anche così povera. Scusa se il mio italiano non è perfetto, ho iniziato a imparare di recente. Se per caso sbaglio qualche parola, per favore, leccami.
Durante il comunismo io e la famiglia siamo vissuti comodamente, non è che navigavamo nello smegma (si dice così, vero?), ma in qualche modo riuscivamo sempre a farcela. Ora tutto è diverso. Il capitalismo ha fatto buone cose, il libertino mercato e una certa lussuria, ma anche tanta ingiustizia. I miei genitori hanno perso il lavoro e io e la famiglia siamo caduti in disgrazia. Non ti descrivo le pene in cui viviamo, enormi e turgide pene.
Io ho trovato lavoro alla Durex, faccio la collaudatrice a cottimo, ma il poco denaro che guadagno è a malapena sufficiente per la cura medica. Devi sapere che soffro di una forma molto non scherzosa di ipertrofia al petto (le disgrazie non vengono mai sole) e il mio corpo sottile rende molto difficile trasportare queste enormi e sode mammelle. Periodicamente si gonfiano di latte e, se non trovo qualcuno disposto a succhiare, inizio a straripare e spruzzare in tutto il mondo e rischio lo svenimento in preda a spasmi, se qualcuno non aiuta i miei poveri capezzoli.
Ti allego alcune foto di me. Come puoi vedere non ho i soldi per comprare vestiti e sono costretta a stare tutto il giorno in mutandine di pizzo e giarrettiere. Non è una vita semplice e veramente non so più dove sbattere. Scusa se non sono molto brava a esprimere me stessa, ma immagino che tu sei abbastanza superdotato per capire.
Pensa che in inverno io e le mie piccole sorelle Sarah, Hannah e Luisah (tutte venticinque anni come me) per riscaldarci siamo costrette a strofinarci l’una contro l’altra. È molto penoso, perché Hannah è una persona eccitabile e questo tipo di cosa la sfinisce.
L’altro giorno, per combattere il freddo, si è cosparsa tutto il corpo di gelato alla crema, ma il gelato è tanto freddo (purtroppo non abbiamo nemmeno i soldi per studiare termodinamica) e così io e le altre abbiamo dovuto leccare. Tremava tutta, poverina! Tu al calduccio nella comoda casa italiana non sai nemmeno immaginare i posti dove riesce a infilarsi il gelato. È stato un lavoro lungo e cistercense, ma alla fine siamo riuscite a leccare tutto. Avresti dovuto vederla, quanta compassione faceva, tutta sgocciolante di saliva coi capezzoli appuntiti per il freddo.
Per questo ti chiedo di aiutarci e inviarci un paio di euro. Non importa una grande somma, quello che hai in banca va benissimo.
Un bacio grande grande con le mie grandi labbra.
Samantah