LA RIVOLUZIONE PIGRA


Per chi ancora non lo sapesse, Bologna è meta di pellegrinaggio di migliaia di italiani devoti al grande ideale della Rivoluzione Proletaria. Si tratta di un viaggio iniziatico che si intraprende dopo le scuole superiori e che può prolungarsi per un periodo di tempo che va dai tre anni (laurea breve) ai settantadue (laurea asintotica), sulle orme del profeta Marx. Ogni novizio arriva in città pieno di entusiasmo, convinto di fare qualcosa di unico e irripetibile per il progresso dell’umanità, senza però sapere che la gente del posto assiste alla stessa identica messa in scena da circa mezzo secolo. È come con il raffreddore: ogni anno sai che te ne prenderai uno, ma ogni raffreddore si impegna a darti fastidio come se fosse il primo.
Le pratiche rivoluzionarie sono sempre le stesse: finanziare i birrifici Moretti, bivaccare in piazza Verdi, sfilare in corteo, sillabare proposizioni in coro, bisticciare con persone vestite da poliziotto, fingere di essere poveri, suonare male, cantare peggio e scrivere sui muri. Scrivere sui muri è da sempre una delle pratiche più in voga, non c’è niente di straordinario in questo, ciò che invece è degno di nota è che i rivoluzionari bolognesi scrivono solo sui muri della loro zona. Questo non è molto rivoluzionario. Se su una mappa di Bologna mettessimo un puntino in corrispondenza di ogni scritta su un muro, otterremmo qualcosa del genere


con il picco di densità in corrispondenza della Facoltà di Lettere e Filosofia.
Che senso ha? Scritte come LIBBERI TUTTI o PARTIGGIANO A TUTTO SPIANO dovrebbero servire a risvegliare le coscienze sopite del popolo o, se non altro, a dargli fastidio, a cosa servono se le puoi vedere solo tu e i tuoi amici? È come mettere i poster nella propria cameretta. Vuoi sovvertire l’ordine economico mondiale e non hai nemmeno voglia di andare a scrivere le tue frasi rivoluzionarie un po’ più in là? Non so, tipo a Borgo Panigale, dove magari c’è davvero qualche esemplare del famoso e leggendario popolo. Un rivoluzionario non dovrebbe essere così pigro, se no sembra che non ci tenga.
Per esempio, guarda che bei muri ci sono a Treviso


sembra che aspettino solo qualcuno che li faccia parlare. Quale posto migliore per scrivere un bel LEGA MERDA? A Treviso c’è tutto l’occorrente per fare la rivoluzione: tanti muri puliti su cui scrivere e una folla di leghisti che ci resterebbe malissimo. Secondo me, fra una manifestazione contro i costi della mensa studentesca (4,50 €) e l’occupazione di una biblioteca pubblica da adibire a sala giochi privata, ogni rivoluzionario che si rispetti dovrebbe trovare il tempo di andare a Treviso e ricoprire tutta la città di scritte.
Invece no, questi scrivono solo sui muri di Bologna, la città più accogliente e tollerante d'Italia. Muri vecchi di secoli che saprebbero benissimo parlare da soli.

UN LIBRO SEMPRE ATTUALE

È COMPLICATO

DA SINISTRA A DESTRA, SOLA ANDATA

Spesso si dice che estrema destra e estrema sinistra si avvicinino fino a toccarsi, ma non è vero. Anche se hanno delle cose in comune, tipo l’inclinazione per le teorie del complotto, la diffidenza per le banche o lo sconfinato amore per il cosiddetto popolo, qualunque cosa sia, rimangono comunque molto distanti. Eppure non è raro vedere gente che si incammina a sinistra con le migliori intenzioni e poi, un giorno, ti sbuca a destra in mezzo a quelli che fanno le classifiche delle razze umane. Com’è possibile?
Innanzitutto cominciamo col dire che destra e sinistra esistono. Sono due concetti sfumati, mutevoli e tutto quello che si vuole, ma non per questo inesistenti. Chi dice che destra e sinistra non esistono più, come periodicamente va di moda, farebbe prima a dire che non sa cosa sono. Non è che se non sai cos’è una cosa, quella smette di esistere. Io per esempio non so cosa sia la poesia, per me sono solo parole insolite buttate lì per rimorchiare, ma questo non fa sparire dalla letteratura Pascoli, Leopardi o, che so, Federico Smanetti.
Ci sono varie cose che distinguono destra e sinistra, ma quella forse più evidente è l’atteggiamento verso le minoranze: essere chiusi è di destra, essere aperti è di sinistra. Attenzione, non sto dicendo che essere chiusi sia a prescindere peggio dell’essere aperti, dipende dai casi. Per esempio dare corda ai promotori finanziari è di sicuro una pessima idea. Quando si incrocia un promotore finanziario, la cosa migliore da fare è ignorarlo. Almeno io faccio così, al massimo gli do l’euro del carrello. “Chiuso” e “aperto” non sono giudizi, ma semplici constatazioni: i partiti che chiamiamo “di sinistra” hanno posizioni più aperte verso le minoranze rispetto ai partiti che chiamiamo “di destra”, e più un partito è di sinistra più è aperto, fino ad arrivare all’esotismo, mentre più è di destra più è chiuso, fino ad arrivare all’eliminazione fisica. È vero, “eliminazione fisica” suona un po’ come un giudizio negativo, ma si pensi sempre ai promotori finanziari.
La “chiusura” distingue così bene la destra dalla sinistra, che può essere usata come parametro per definirle. Chiamiamo allora Estrema Destra la posizione politica con il massimo di chiusura (+1) e Estrema Sinistra quella con il minimo (-1). Esattamente in mezzo (0) ci sarà un Centro presumibilmente cristiano democratico, e alla sua destra e alla sua sinistra tutti i casi intermedi, come la Sinistra (-½) e la Destra (+½).


Oltre al grado di chiusura, la posizione politica può essere individuata anche da altri valori. Uno che in questo periodo ha una particolare importanza, perlomeno nei dibattiti in tv o in fila al supermercato, è l’europeismo. Ecco come varia andando da sinistra a destra.


Estrema sinistra e estrema destra sono sulle stesse posizioni antieuropeiste (-1) o, come si usa dire adesso, posizioni 🇮🇹. Sinistra e destra sono invece europeiste con riserva (0), mentre il centro è il più europeista di tutti (+1).
Un altro valore politico che ricorre spesso è la legalità.


Per capire questo andamento sinusoidale, va precisato che con “legalità” non intendo il “mettere in prigione più gente possibile”, ma il concetto secondo cui nessuno dovrebbe essere al di sopra della legge, nemmeno se è molto simpatico. È come per il Monopoly: dentro le regole è garantito un certo grado di uguaglianza e libertà, anche se alla fine è pur sempre un giro dell'oca, mentre fuori dalle regole vince chi tira le sberle più forti.
La sinistra è quella che più di tutti ha il pallino della legalità (+1), con la sua proverbiale passione per le procedure, la Costituzione e le tasse. All’opposto (-1) c’è la destra, che antepone l’individuo alla legge, mentre estrema sinistra, estrema destra e centro hanno una posizione intermedia (0), visto che tutti e tre riconoscono la validità delle leggi umane solo se conformi alle leggi eterne delle rispettive ideologie: comunismo, fascismo, cristianesimo. Mi scuso se sto semplificando troppo, chi vuole può integrare con una bottiglia di prosecco.
La seguente figura mostra il percorso che porta dall’estrema destra all’estrema sinistra (→) sul piano della legalità e dell’europeismo.


Questo cerchio sembrerebbe dimostrare che destra e sinistra agli estremi si toccano, ma nella figura c'è anche una terza dimensione, la chiusura, rappresentata con i colori dal nero al rosso. Possiamo immaginarla come l’altitudine. Estrema destra e estrema sinistra appaiono toccarsi nel punto (-1, 0) solo se tutto viene appiattito su due dimensioni, ma in realtà si trovano a due quote diverse, +1 e -1. In tre dimensioni sarebbe così.


Procedendo dal nero al rosso, si percorre una discesa elicoidale lungo la superficie di un cilindro, finché non ci si trova di fronte a una parete verticale, il salto che divide l'estrema sinistra dall'estrema destra. In condizioni normali la strada finirebbe qui, ma a volte succede che nei paraggi ci sia un vecchio ascensore rimesso a nuovo, diciamo un ascensore né di destra né di sinistra. Sull'ascensore c’è posto per tutti, non si fa cenno a chiusure o aperture nei confronti di nessuno. Tutto ciò che separa estrema destra e estrema sinistra è messo in secondo piano, mentre si dà molta importanza a ciò che le accomuna: complotti, banche, popoli. In questo modo chi proviene da sinistra, curioso di continuare il suo viaggio, può decidere di entrare e lasciarsi trasportare dal piano -1 al +1. C'è anche una musica d'ambiente molto rilassante, fa più o meno così: soldi gratis.
Appena arrivati al piano superiore, c’è un po’ di disorientamento: come mai parlano tutti di bonifiche e treni in orario? Ma poi si fanno nuove amicizie, si scoprono nuovi obiettivi, si comincia una nuova avventura tutti insieme.
Per qualche motivo l’ascensore va solo in una direzione.

IL GIORNALISTA FREELANCE

MONTANELLI'S FALLACY


Chi non ha mai sentito nominare la Montanelli’s fallacy non si preoccupi, me la sono appena inventata. Prima di dire in cosa consiste, faccio rapidamente il punto sull’attuale situazione politica italiana per gli eventuali lettori del futuro, i quali, poverini, potrebbero non essere più a conoscenza del concetto di “passato”.

IL PUNTO
Dopo svariati anni di populismo idealista (“un milione di posti di lavoro”) e una parentesi di populismo frugale (“80 euro a tutti”), nel 2018 ha preso il potere il populismo sfrenato (“soldi gratis”), nato dall’alleanza tra il partito dei razzisti e il partito dei complottisti, di cui segue un significativo esempio di manifesto elettorale.


Fine del punto.

Fin qui tutto normale, sono abituato a essere in minoranza. Se io fossi in maggioranza in questo momento a capo del governo ci sarebbe Carlo Azeglio Ciampi. Sì, lo so, Carlo Azeglio Ciampi è morto, ma è molto meglio un Ciampi morto che un Salvini e un Di Maio vivi. Per il lettore del futuro: non sto a dire chi siano Ciampi, Salvini e Di Maio, penso che bastino le loro facce.


Ciampi è quello che non sembra scappato dallo zoo.
La cosa che invece mi stupisce è che sento molte persone dire cose come “speriamo che governino, così chi li ha votati capirà che sono dei ciarlatani”. Ecco, è questa la Montanelli’s fallacy.
Prima delle elezioni del 2001, quando il populismo idealista del cosiddetto Berlusconi stava per andare definitivamente al potere, Indro Montanelli, stimato giornalista del Novecento, aveva detto “mi auguro la vittoria di Berlusconi, perché Berlusconi è una di quelle malattie che si curano col vaccino. Per guarire da Berlusconi, ci vuole una bella iniezione di vaccino di Berlusconi”. Lo si può ascoltare qui, al minuto 3:00.
Beh, gli italiani hanno avuto la loro bella dose di vaccino di Berlusconi, cinque anni, eppure alle elezioni del 2008 lo hanno votato di nuovo, altri tre anni di vaccino, e nel 2018, nonostante tutto quello che è successo e tutte le cose incredibili che ha combinato, il 16% degli italiani ha comunque continuato a votarlo e molti di quelli che hanno smesso di votarlo non è che sono guariti dalla loro credulità, ma l’hanno solo rivolta verso altri ciarlatani. Tutti questi anni di Berlusconi non solo non hanno curato il populismo ma lo hanno cronicizzato, e quello che prima era fuori dalla norma, le promesse assurde, i contratti farlocchi, il fastidio per le procedure costituzionali, il partito di proprietà personale, il disprezzo dei fatti, le teorie del complotto, la propaganda permanente e soprattutto l’abitudine a mentire, tutte queste cose sono ora la norma. Prima di Berlusconi, quando un politico diceva una bugia, faceva almeno lo sforzo di accordarla con i fatti in modo da darle una spennellata di verosimiglianza, ora invece può tranquillamente dirti che i gatti sono ologrammi alieni provenienti dal pianeta Carlo senza nessun bisogno di aggiungere altro. Quindi per quale motivo adesso dovrei credere che "la gente capirà"? La gente non capirà mai e i populisti di oggi, come è già successo a quelli di ieri, verranno solo sostituiti da populisti ancora più populisti.
Possiamo quindi definire la Montanelli’s fallacy come l’ingiustificata fiducia nella capacità degli elettori di riconoscere che i loro eletti li stanno danneggiando. Tale fiducia è fondata sull’errato presupposto che la gente voti chi le conviene, mentre in realtà vota semplicemente chi le somiglia, e, se per caso succede che chi le somiglia la mandi in rovina, la colpa verrà data a qualcun altro: le potenze straniere, le banche, i giornali, gli immigrati, chiunque non le somigli.

LA BELLEZZA

IL PRIMO VIDEO NON SI SCORDA MAI

Mentre rovistavo nell'hard disk alla ricerca di una cosa di fondamentale importanza che ora non ricordo, ho trovato il mio primo esperimento animato. Risale al 2007, quando ero ancora giovane e pieno di speranze, cioè un cretino. È un video molto breve e realizzato con la tecnica classica (il mouse), ma è grazie a questo video che ho capito le grandi potenzialità espressive dell'animazione.
Chissà perché non ho mai avuto il coraggio di metterlo in rete?

IL PAZZO

BATTUTORIAL

Com'è universalmente riconosciuto, scopo principale di una battuta è far ridere. Ne deriva che le battute belle sono quelle che fanno ridere, mentre le battute brutte sono quelle che non fanno ridere. Questo potrebbe far ingenuamente pensare che una battuta abbia mediamente il 50% di probabilità di essere bella e il 50% di essere brutta, visto che uno può o

a) ridere

o

b) non ridere,

ma in realtà non è così, perché c'è anche chi

c) si offende.

È importante sottolineare che c) non è un banale sotto caso di b), ma un terzo caso a sé stante. "Non ridere" significa semplicemente e neutralmente trovare una battuta non divertente, come quando non si mangia un certo cibo perché non lo si trova buono, invece offendersi significa ritenere che quel cibo tocchi una qualche norma divina, sia che non lo si mangi sia che invece lo si mangi e poi si chieda adeguatamente perdono a dio, cioè a se stessi.
Il seguente diagramma mostra tutte le possibili reazioni di un essere umano mediamente permaloso quando sente una battuta.


Supponendo per semplicità che tutti i percorsi del diagramma siano equiprobabili, si vede che uno ride solo in un caso su sei, cioè nel 17% dei casi, mentre si limita a non ridere nel 33% dei casi e addirittura si offende nel 50%. Può così succedere che quando si fa una battuta in pubblico ci siano quelli che si offendono per quello che hai detto, quelli che si offendono per quello che credono che tu abbia detto e quelli che si offendono perché non hanno capito quello che hai detto, così, per sicurezza.
Il diagramma appena visto fornisce però anche un modo molto semplice per aumentare le probabilità di successo di una battuta, basta evitare tutte le diramazioni indesiderate. Vediamo come.
Il primo bivio che si incontra è quello che divide chi capisce la battuta da chi non la capisce, dunque per imboccare la strada che porta alla risata sarà sufficiente esprimersi nel modo più chiaro possibile. Le battute devono essere semplici, esplicite, magari accompagnate da un accenno di spiegazione. Per esempio bisogna assolutamente evitare di fare quelle battute in cui si dice una certa cosa, ma in realtà dal contesto uno dovrebbe capire che si intende esattamente l’opposto. Sono battute che rifuggono la risata, così come i vampiri, creature che notoriamente vivono di notte (cioè in assenza di luce), rifuggono la luce.
Una volta eliminata la possibilità di non essere capiti, le probabilità diventano:

Risata 33%
Non risata 33%
Offesa 33%

Già meglio.
Per aumentare ulteriormente le probabilità della risata, è assolutamente indispensabile che al bivio successivo nessuno imbocchi la strada del sentirsi toccato nel vivo. Prendiamo per esempio la battuta appena fatta:

“sono battute che rifuggono la risata come i vampiri rifuggono la luce”.

Questa ha scarsissime possibilità di toccare qualcuno, visto che i vampiri non esistono, ma se invece avessi scritto

“sono battute che rifuggono la risata come i neuroni rifuggono i grillini”

(cosa che peraltro non penso) avrei offeso circa il 30% della popolazione italiana, e questo è un problema, soprattutto se voglio vendere un libro, una cremina bio o un berretto di stagnola per proteggersi dai raggi cosmici.
Oggi lo spettro degli argomenti che possono offendere la gente si è molto allargato, inoltre, grazie ai cosiddetti social media, il processo di individuazione della battuta sgradita e di linciaggio del colpevole è molto più rapido e efficace rispetto al passato. Se l’Inquisizione avesse avuto Facebook, avrebbe bruciato molte più streghe. O vampiri. Per esempio c’è chi ha perso il lavoro per una gag come questa.


E purtroppo la persona che ha perso il lavoro non è quella con la testa insanguinata.
Ecco un elenco provvisorio e necessariamente incompleto degli argomenti che bisogna assolutamente evitare quando si fa una battuta:

Politica
Religione
Calcio
Abitudini alimentari
Difetti fisici
Animali (ma solo quelli carini, la tenia solium può essere sbertucciata senza pietà)
Musica
Cinema e televisione
Sistemi operativi
Minoranze (a meno che tu non appartenga a quella minoranza, in tal caso è ok)
Pedofilia
Cataclismi
Olocausti
Posizione del rotolo della carta igienica

Anche i vecchi argomenti da Settimana Enigmistica, tipo la suocera, la moglie o i bambini rompicoglioni, oggi sono diventati temi troppo sensibili per essere affrontati senza rischi, dunque è bene inserirli nella suddetta lista.
Ci sarebbero ancora molte cose da dire, per esempio che è sempre meglio accompagnare le battute con faccine sorridenti o farle in dialetti ritenuti simpatici, tipo il romanesco, il fiorentino, il romanesco o, in alternativa, il romanesco, ma se già ci si limita a seguire le poche regole qui esposte, le probabilità di successo di una battuta saranno circa del 50%, che non è poco.
Quello che segue è un ottimo esempio di battuta divertente:



IL GRANDE ILLUSTRATORE


ALGEBRA

LE ANIME DEI PRETI

Breve backstage di Ancora Preti, perché anche i preti hanno un’anima, anzi due: Fabrizio Odetto e Guglielmo Favilla.

TEST PER CAPIRE SE SEI UNA MERDA

Tutti si lamentano che il mondo è pieno di gente di merda, ma nessuno considera se stesso una merda. Come mai? Anzi, ognuno si considera l’esatto opposto della merda, un profumato esempio di onestà, integrità, obiettività e soprattutto non merdosità. È evidente che c’è qualcuno che non si rende conto di essere l’oggetto delle sue stesse lamentele, e questo è spiacevole principalmente per un motivo: come continuare a lamentarsi della gente di merda senza farsi rovinare questo piccolo piacere dal sospetto di farne parte?
Il presente test è un metodo semplice e oggettivo per stabilire in tutta sicurezza se si è o no una merda. Si tratta di piccole domande cui si deve rispondere semplicemente con un “sì” o un “no”, del tipo “hai fatto la tal cosa di merda?”. “Non ricordo” conta come “sì”, “solo una volta” conta come “sì”, “non sono d’accordo che questa sia una cosa di merda” conta come “sì”, in generale tutto ciò che non è “no” conta come “sì” e vale un punto merda.
Tutto chiaro? Iniziamo.

1. Quando al supermercato ti accorgi di avere messo nel carrello una cosa che non t’interessa più, la molli in un posto a caso? Se sì, sei una merda. Segna un punto.

2. Salti la fila? Sei una merda. Pensi che sia un tuo diritto saltare la fila perché sei di fretta? Sei una merda di fretta.

3. Scrivi i tuoi pensierini sui muri invece che su Facebook come fanno tutti? Sei una merda. Se i muri in questione hanno più di due secoli, questo vale due punti merda, eccoli qua: 💩💩

4. Abbandoni l’immondizia per strada invece che aspettare i giorni della raccolta porta a porta? Sei una merda. ”Eh, ma poi tanto prima o poi qualcuno passa a portarla via”. M-E-R-D-A.

5. Ascolti la televisione a un volume così alto che ti sentono anche gli antichi egizi? O sei una merda o sei sordo. Per verificare quale sia il tuo caso, avvicina l’orecchio a una sorgente sonora diversa dal televisore, per esempio un piccolo diapason intonato a 440 Hertz. Senti qualcosa? Sei una merda.

6. Passi i viaggi in treno parlando al telefono come se stessi dettando le Sacre Tavole della Legge (386 tavole, per la precisione) senza preoccuparti se intorno a te c’è chi vorrebbe dormire o leggere o anche solo semplicemente non dover passare un’ora e mezza dentro la tua magica testa? Sei una merda. Lo fai anche nell'area silenzio? 💩💩 Col vivavoce? 💩💩💩

7. Vai in palestra? Tranquillo, questo è ok. Per caso lasci il telefono e la bottiglietta d’acqua su una panca e poi te ne vai in giro per la sala attrezzi costringendo chi ha bisogno di quella panca a chiedere a tutti di chi cazzo è la roba lì sopra? Sei una merda. Tra gli oggetti che abbandoni sulla suddetta panca c’è anche l’asciugamano che dovresti usare per non imprimere la tua sindone dappertutto? Voilà 💩💩, anzi 💩💩💩💩💩.

8. Blocchi la strada con la macchina per soffermarti a chiacchierare spensieratamente con uno o più amici sorseggiando un’ipotetica tazza di tè? Non c’è problema, mi piace vedere la gente allegra e serena, ma se dopo cinque minuti l’autobus dietro di me suona il clacson e tu lo mandi a quel paese, sei una merda.

9. Non raccogli gli amabili resti del tuo cane? Merda.

10. Butti i chewing-gum per terra? Merda.

11. I mozziconi? Merda.

12. Parcheggi sulle strisce? Merda.

13. Parli al cinema? Merda.

14. Scarti caramelle a teatro? Merda.

15. Non ti piace la pita gyros? No, va beh, questa è una cosa mia. Tutto a posto.

16. Non paghi un tuo collaboratore? Ok, magari è un periodo difficile, ti sono capitate spese impreviste, investimenti sbagliati, tuo figlio drogato ha dilapidato tutto il patrimonio in prostitute e rotelle di liquirizia, i fornitori ti assillano, il mutuo, l’affitto, le tasse, un meteorite drogato è precipitato proprio sul tuo conto in banca, qualsiasi cosa, può succedere, ma se invece di dire “scusa, ma in questo periodo non riesco a pagarti” dici “ti pago il 16 gennaio” e poi non paghi e dici “ti pago il 2 marzo” e poi non paghi e dici “ti pago il 47 ottobre” e avanti così all’infinito, non sei una merda, sei una betoniera di merda (una betoniera di merda può essere comodamente quantificata in quattrocentocinquantaduemila e ottocentoventinove punti merda).

Bene, ora somma tutti i punti totalizzati e scopri che merda sei.

1 punto. Merda saltuaria.
Non sei una merda, ma ogni tanto ti capita di fare cose di merda. Forse per sbadataggine, per pigrizia o magari perché tutti intorno a te si comportano di merda e tu non vuoi dare nell’occhio. Quale che sia il motivo, tieni sempre a mente che, agli occhi di chi non ti conosce, vieni semplicemente annoverato fra le persone di merda. Ricordatene quando in futuro ti indignerai per il comportamento di merda di qualcun altro, forse anche lui è solo una merda saltuaria.

2 punti. Merdina.
In teoria non saresti una merda, però ti comporti come una merda. Questo ti fa sentire in colpa, ma non abbastanza da riuscire a smettere, perché in fondo, ammettiamolo, è molto più comodo essere una merda che non esserlo. Devi cercare di impegnarti di più e avere fiducia in te stesso, puoi farcela, ma soprattutto smetti di lamentarti della gente di merda, non ne hai nessun diritto.

3 punti. Merda classica.
Merda a tutto tondo, fastidiosa, inopportuna, invadente, convinta di essere il centro nevralgico dell’universo cui tutto è dovuto e tutto spetta e, cosa importantissima, totalmente inconsapevole di essere una merda, visto che, se un altro fa una cosa di merda, è perché è una merda, ma se invece la stessa cosa la fai tu è perché ne hai diritto per ripianare una qualche presunta ingiustizia passata, presente o futura. In pratica sei un bambino di sei anni nel corpo di un adulto (naturalmente un bambino di sei anni di merda).

4 punti. Merdaccia.
Come la merda classica, ma con cattiveria.

Più di 4 punti. Ammazzati.

ANCORA PRETI – EP.24 SICUT ERAT IN PRINCIPIO


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

INDAGINE INTORNO AGLI IRON MAIDEN

Al liceo il mio gruppo preferito erano gli Iron Maiden e questo completava il quadro del perfetto sfigato: occhiali, brufoli, Iron Maiden, oltre ovviamente alla totale mancanza di rapporti sessuali con donne non immaginarie, ma questo concetto è già compreso nella parola “sfigato”. Gli Iron Maiden mi piacevano perché erano diversi dai gruppi che andavano di moda, per esempio avevano le chitarre distorte, gli urli, gli assoli e grazie a dio non facevano canzoni d’amore. Che palle le canzoni d’amore! Sempre uguali. Invece le canzoni degli Iron Maiden erano molto più varie: la morte di un soldato inglese nella guerra di Crimea, la morte di Alessandro Magno, la morte di un condannato a morte e così via. E poi le copertine erano molto più in sintonia con il mio stato d’animo.


Certo, se avessi saputo che tutta la loro musica era già contenuta nel concerto in sol minore “per sua Altezza Reale di Sassonia” di Vivaldi, avrei ascoltato quello, ma all’epoca pensavo che la musica antica fosse Albano e Romina. 
Oltre a questo c’era anche il fatto che gli Iron Maiden mi facevano sentire parte di una comunità, un po’ come gli scout o i marxisti: mi bastava mettere una divisa e pronunciare certe parole d’ordine e subito mi sentivo un membro riconosciuto di una grande famiglia. Non mi sono mai sentito così accettato e rispettato come il giorno in cui sono andato al mio primo concerto, non importava quanti brufoli avessi o quanto fossero spessi i miei occhiali, tutti mi trattavano come un amico. Sono anche andato vicino ad avere un rapporto sessuale (contatto visivo superiore ai dieci secondi).
Recentemente mi è capitato di scoprire che gli Iron Maiden esistono ancora! (Il punto esclamativo sta a indicare la mia grande sorpresa). Secondo i miei calcoli dovrebbero avere circa 126 anni, ma quello che conta è che esistono, non si sono sciolti (come band, intendo) e fanno ancora i concerti, anche se spero non in calzamaglia attillata come negli anni ‘80. Rispetto al tempo in cui li ascoltavo io, hanno fatto altri dieci dischi (si dice ancora “dischi”?) e a giudicare dai titoli delle canzoni sono sempre quelli di una volta: “Death qui”, “Death là”, “Death everywhere”. Così, un giorno in cui avevo un po’ di tempo libero, ho aperto Youtube, mi sono messo sul divano e no, non sono più quelli di una volta. Non che adesso le canzoni siano poi così brutte, però mi sembrano stanche, ripetitive, ingenue. Sono loro che sono peggiorati o sono le mie orecchie che sono migliorate? Per togliermi il dubbio ho riascoltato le vecchie canzoni e devo ammettere che mi piacciono ancora, così ora la domanda diventa: sono loro che sono peggiorati o sono le mie orecchie che sono migliorate ma la nostalgia non mi permette di accettare il fatto che ascoltavo musica brutta? Il problema è che la mente umana è ingannevole, per proteggerci dalle delusioni cerca di farci vedere non ciò che è vero, ma ciò che ci piace, e in questo caso potrebbe cercare di farmi credere che le mie tanto care e amate canzoni della giovinezza (e di conseguenza la mia giovinezza) sono ancora lì, belle e intatte come una volta.
Per stabilire quale sia la verità oggettiva, ho condotto la seguente indagine: prima di tutto ho selezionato un campione di persone rappresentativo della popolazione mondiale che non ha mai ascoltato gli Iron Maiden: mia moglie; dopo di che ho creato una lista di canzoni degli Iron Maiden da sottoporre al suo giudizio. Per evitare di scegliere quelle del passato che mi piacciono di più e corroborare così la tesi più piacevole con un banale trucco (la mente umana fa anche questo), ho stabilito un criterio di selezione da applicare sistematicamente a ogni album (si dice ancora “album”?): per ognuno di essi ho preso il primo minuto e mezzo della seconda canzone. Avrei potuto scegliere il 33 giri tutto intero (33 giri?), ma non voglio abusare della pazienza del mio campione statistico e rischiare così che diventi un campione rappresentativo della popolazione delle mie ex-mogli. Per ciascuna canzone è stato chiesto al campione di dare un punteggio da 0 a 2, avendo avuto naturalmente cura di presentare le canzoni in ordine casuale. 0 significa “non mi piace”, 1 “non saprei”, 2 “se ti dico che mi piace possiamo finirla qui?”.
I risultati sono indicati qui sotto

1981 Wrathchild: 1
1983 Revelations: 0
1986 Wasted Years: 2
1990 Holy Smoke: 0  
2003 Rainmaker: 0
2010 El Dorado: 1
2015 Speed of Light: 1  

Raggruppando le canzoni per quattro e facendo la media dei giudizi e degli anni di pubblicazione, si ottiene l’andamento temporale della qualità delle canzoni indicato nel grafico qui sotto.


Da questi risultati sembrerebbe emergere abbastanza chiaramente che le canzoni degli Iron Maiden sono più o meno sempre le stesse, da cui segue che i loro vecchi long playing (!?) sono brutti tanto quanto quelli nuovi. Bisogna però osservare che il campione intervistato è fatto al 100% di persone che ascoltavano Edoardo Bennato, e quindi che ne sanno?

CONCLUSIONI
La mia giovinezza è ancora là, pura e intatta, congelata in un passato eterno sempre a portata di mano.

ANCORA PRETI – EP.23 ANGELUS


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

IL PROSSIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI

Buongiorno kafféééèéé!!!!!!!!!!!!!!!!

Buongiornissimo!!! Un caloroso abbraccio a più non posso.

Buongiorno!!! Iniziamo la giornata con un sorriso! :)

Veramente oggi non è un buongiorno. :( Rivolgiamo un pensiero ai gattini che non arrivano a fine mese.



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Andiamo col reddito di cittadinanza?

Alla grande!!!

Decreto legge o disegno di legge?

C’è differenza?

Il decreto è un decreto, il disegno invece è un disegno.

Basta con tutta questa burocrazia!!! La gente ha problemi più seri!!!

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Già che ci siamo, anche barca a vela di cittadinanza e villa di cittadinanza!!!

In riva al mare di cittadinanza?

Ovvio.

Ok, mettete tutto a verbale.

Ho aperto una fanpage “A Tutto Verbale”.

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Ok. Coperture? XD

Tagliamo gli stipendi superiori al mio, accorpiamo le scuole medie con l’università, aumentiamo le tasse in Svizzera e stampiamo più moneta.

Oppure eliminiamo l'esercito.

E funziona?

Certo, l’ha fatto anche il Gibuti.

Emendamento: a morte le banche.

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E i conti correnti?

A MORTE I CONTI CORRENTI!!!!!!! AHAHAHAHAH!!!!!!!! Cosa sono i conti correnti?

L’emendamento sulle banche magari lo facciamo un’altra volta.

Lo levo dal verbale?

Levalo.

Sicuro? Aveva 82 like.

Levalo. Facciamo un referendum per uscire dall’Europa.

E dove andiamo?

Ho sentito che in Gibuti si sta benissimo.

È anticostituzionale.

Cosa?

Il Gibuti.

Allora scrivi: “da oggi il Gibuti e qualsiasi altro luogo dove i bambini nascono ancora a mano è da considerarsi costituzionale”. Ok?

Ok. Ho messo la costituzione su Wikipedia.

Benissimo!!!

Reddito di cittadinanza!!!

Già fatto.

E facciamone un altro!!!

Idolo!!!

Ok, e anche oggi è fatta.

TUTTI A CASA!!!!!!!!1!11!

ANCORA PRETI – EP.22 VOCAZIONE


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ANCORA PRETI – EP.21 VANITAS VANITATUM ET OMNIA VANITAS


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

DEL CENSURARE I FASCISTI

È giusto impedire ai fascisti di parlare, mostrarsi in pubblico e possibilmente esistere? Direi di sì, come si fa a non essere d’accordo? C'è anche scritto da qualche parte nella Costituzione. Cioè, più o meno. Certo sarebbe più utile e duraturo eliminare le condizioni che producono il fascismo, per esempio l’ignoranza, la stupidità e le trasmissioni di Maria De Filippi, ma questo richiederebbe tempo e risorse, e il successo finale non è garantito. Molto più semplice la censura.
Stabilito questo, passiamo alla fase 2: la lista.
Chi sono i fascisti in Italia?
Beh, prima di tutto Forza Nuova, credo che su questo nessuno abbia dubbi, nemmeno Forza Nuova. Più che un movimento politico, Forza Nuova è un'organizzazione criminale vera e propria, a capo della quale c'è un tizio condannato per banda armata e associazione sovversiva (link). Un gioiellino.
Poi c’è Casa Pound. Questi dicono di ripudiare le cose brutte del fascismo, tipo le leggi razziali e la violenza, e di promuovere solo quelle belle: i treni in orario, le bonifiche e, suppongo, la valorizzazione della calvizie (link). Io però non mi fiderei, visto che la loro bandiera lascia pochi dubbi.


Chissà perché questa gente sceglie sempre i colori e il design dei nazisti, è come se uno facesse una rapina in banca con una maschera raffigurante se stesso.
Oltre a questi due gruppi, nella lista inserirei anche la Lega Nord. Questi, invece che fascisti, sarebbe più corretto chiamarli neonazisti, non tanto perché s'ispirino al nazismo storico, cosa che richiederebbe il saper leggere, quanto perché ne interpretano perfettamente lo spirito (link). In un certo senso i leghisti sono più genuinamente nazisti dei neonazisti, visto che la nazisticità scaturisce dal loro cuore in modo spontaneo e naturale, senza inutile spreco di neuroni.
Quindi, riassumendo, Forza Nuova, Casa Pound, Lega Nord e naturalmente Fratelli d'Italia, in pratica la Lega Centro-Sud.
Bene. Fatta la lista, ora bisognerebbe passare alla fase 3, lo zittimento perpetuo, se non fosse che, per quanto possa sembrare assurdo, altri potrebbero avere idee diverse su chi siano i fascisti in Italia. Il fatto è che, quando va di moda una certa prassi, questa sarà seguita da chiunque abbia il potere, e purtroppo non è detto che il potere ce l'avrò io.
Non so, magari qualcuno potrebbe voler inserire nella lista anche Forza Italia. Quante volte negli ultimi venticinque anni abbiamo sentito paragonare Berlusconi a Mussolini? Milioni? Miliardi? Dieci alla dodicesimi? C'è chi lo paragona a Mussolini ancora oggi (link), e bisogna ammettere che non è un paragone poi così bislacco: entrambi autoritari, entrambi populisti, entrambi pagliacci.



Fra quelli del PD è ormai un luogo comune che anche i grillini siano fascisti. Gliel'hanno urlato in faccia varie volte (link), c'è chi ha spiegato che "i linguaggi e gli strumenti dei grillini denotano una cultura fascista" (link) e anche un ben noto ex PD, tempo fa, aveva parlato di "linguaggio fascista" (link), cosa su cui pare siano d'accordo anche numerosi intellettuali di area PD, per esempio Augias (link), Odifreddi (link) e Gasparri (link, da 1:52 a 2:17, per l'amor del cielo non un secondo di più).
Invece per i grillini, guarda un po', il luogo comune è che i veri fascisti siano quelli del PD (link, link e link).
Uno potrebbe obiettare che in questi casi "fascista" sia solo un'iperbole e che non intendano veramente "fascista" quando dicono "fascista", ma soltanto "non sono d'accordo con te, caro collega". In pratica sarebbero come i bambini: questi si danno del "cretino", i politici si danno del "fascista". Può essere, ma se non lo pensano veramente, perché lo dicono? E i loro fan? Anche per loro sarebbe solo un'iperbole? Ma soprattutto siamo sicuri che una persona con una faccia così onesta sappia cos'è un'iperbole?


Chi di sicuro pensa in modo semplice e letterale che il PD sia "complice dei fascisti" (link) e pertanto vada "distrutto" (link), sono i cosiddetti collettivi antifascisti, dove con "distruggere" non intendono "far cambiare idea" o "prevalere in una conversazione con schiaccianti argomentazioni", ma "distruggere", che sul dizionario significa grosso modo "distruggere", come è confermato dai metodi usati per perseguire l'obiettivo: irruzioni in sedi di partito altrui, minacce, urla belluine e, cosa ben più grave, totale mancanza di autoironia. Com'è noto fin dai tempi dell'Inquisizione, le persone possono diventare molto pericolose quando si credono il Bene™.
E infine, doveroso, non trascuriamo chi mette nella lista dei fascisti i collettivi antifascisti (link, link, link e potrei andare avanti all'infinito).
Purtroppo la libertà di parola ha questo inconveniente: per essere libero tu, devono essere liberi anche gli altri.

ANCORA PRETI – EP.20 CONVERSIONE


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ALCUNI CONSIGLI PER SENTIRSI GIOVANI

Si potrebbe pensare che questi consigli siano solo per i vecchi, ma non è così, non si è mai troppo giovani per sentirsi vecchi. Questo è un problema che affligge gran parte della popolazione mondiale, soprattutto quella con tanto tempo libero, e può peggiorare sensibilimente la qualità di una vita altrimenti accettabilmente mediocre. I consigli che seguono, tutti sperimentati personalmente, possono aiutare a ridurre il problema del sentirsi vecchi e, in alcune circostanze, portare addirittura a illudersi di essere ancora giovani.

1. Aumentarsi l’età.
La prima cosa da fare, molto semplice, è dire a tutti che si è più vecchi. Quando uno ti chiede l’età, datti sempre circa dieci anni in più, in questo modo ti diranno che sembri più giovane e questa è una cosa che fa sempre piacere. All’inizio magari no, perché in realtà tu sai quanti anni hai veramente, ma dopo un po’, dopo che hai detto cento volte che hai quarant'anni invece di trenta, incominci a crederci anche tu. Certo, se poi succede che uno ti dice qualcosa come “ah, pensavo fossi più vecchio”, magari aggiungendo quel dolorosissimo “senza offesa, eh”, questo può fare molto male, ma niente paura, in tal caso basta aumentarsi l’età di vent'anni, o trenta e così via, finché non si raggiunge il risultato desiderato.
Attenzione, meglio non applicare questo consiglio quando si è molto giovani, altrimenti la gente non ci crede. Per esempio, a due anni è altamente sconsigliabile dire che se ne hanno dodici.

2. Frequentare solo persone più vecchie.
Ma non troppo, altrimenti non ci sono punti di contatto e la noia che si prova in loro compagnia non viene sufficientemente bilanciata dal piacere di sentirsi giovani.
Questa pratica, oltre a dare un sollievo tangibile e quasi immediato, ha il vantaggio che, una volta trovate le persone giuste, non è più necessario cambiarle, visto che la differenza di età è una quantità che si conserva nel tempo. L’unico inconveniente è che, oltre una certa età, le persone più vecchie iniziano a scarseggiare.

3. Non fotografarsi mai.
Così non si verrà mai a sapere quanto si è invecchiati.
Si osservi incidentalmente che questo consiglio fa parte più in generale delle dieci regole d'oro per vivere sereni (vedi qui).

4. Guardare sempre gli stessi film.
Per motivi del tutto analoghi, è sconsigliabile guardare film in cui ci sono gli attori che ci piacevano quando eravamo giovani. È molto più sicuro guardare sempre gli stessi film, i nostri preferiti, in questo modo Harrison Ford sarà sempre Harrison Ford, non la statua di cera di se stesso lasciata fuori al sole per mezza giornata. Del resto, una volta individuati una cinquantina di film che ci piacciono, perché guardarne altri? Potrà solo andare peggio. Io personalmente consiglio quelli segnalati in appendice a questo post.
Purtroppo può succedere che dopo un po’, quando si guarda per la trentesima volta lo stesso film, venga meno l’effetto sorpresa. Per ovviare a questo problema di memoria, basta bere molta birra.

5. Mai vestirsi da giovani, parlare da giovani o in qualsiasi modo atteggiarsi da giovani.
Questo è molto importante, fare i giovani non solo non fa sembrare giovani, ma anzi fa risaltare quanto in realtà siamo irrecuperabilmente vecchi. È una cosa tristissima, come il riportino o la tinta rosso menopausa. Fare i giovani fa sembrare vecchi persino i giovani, figuriamoci i vecchi.

6. Comportarsi da vecchi.
Si dice che ci si debba tenere in forma, mettere le cremine antirughe e così via, in realtà è molto meglio comportarsi come se si fosse già vecchi, così, quando si sarà vecchi veramente, non ci si accorgerà della differenza. In pratica è un investimento per il futuro. Ciò significa stare in casa il più possibile, non uscire il sabato sera, andare al supermercato portandosi le borsine da casa, spiare la gente dalla finestra, guardare la TV con la coperta di lana sulle ginocchia, fare di tanto in tanto qualche cruciverba e la sera, prima di cena, prendere un paio di pillole. In caso non si abbia nessuna malattia degna di nota, basta prendere qualcosa di omeopatico, tanto non fa niente ma ha l'aspetto di un farmaco vero.

Se tutto questo non dovesse bastare, si può provare a contare la propria età in anni gioviani. Età gioviana e peso lunare, questo è quello che consiglio sempre a tutti i miei pazienti.


APPENDICE
I miei 50 film preferiti.
Il mondo è una mia rappresentazione.
I 50 film più belli del mondo.

1. Alien (Ridley Scott, 1979)
2. An American Werewolf in London (John Landis, 1981)
3. Annie Hall (Woody Allen, 1977)
4. Being There (Hal Ashby, 1979)
5. Blind Date (Blake Edwards, 1987)
6. Broadway Danny Rose (Woody Allen, 1984)
7. Carnal Knowledge (Mike Nichols, 1971)
8. Cross of Iron (Sam Peckinpah, 1977)
9. Deliverance (John Boorman, 1972)
10. Dersu Uzala (Akira Kurosawa, 1975)
11. Do the Right Thing (Spike Lee, 1989)
12. The Exorcist (William Friedkin, 1973)
13. Fanny och Alexander (Ingmar Bergman, 1982)
14. Fat City (John Huston, 1972)
15. A Fish Called Wanda (Charles Crichton, 1988)
16. The French Connection (William Friedkin, 1971)
17. The Godfather (Francis Ford Coppola, 1972)
18. Hannah and Her Sisters (Woody Allen, 1986)
19. Jaws (Steven Spielberg, 1974)
20. The King of Comedy (Martin Scorsese, 1982)
21. The Last Picture Show (Peter Bogdanovich, 1971)
22. Lenny (Bob Fosse, 1974)
23. Le Locataire (Roman Polanski, 1976)
24. Life of Brian (Terry Jones, 1979)
25. Love and Death (Woody Allen, 1975)
26. Mad Max (George Miller, 1979)
27. Manhattan (Woody Allen, 1979)
28. M.A.S.H. (Robert Altman, 1970)
29. The Naked Gun: From the Files of Police Squad! (David Zucker, 1988)
30. Nashville (Robert Altman, 1975)
31. Picnic at Hanging Rock (Peter Weir, 1975)
32. Play It Again, Sam (Herbert Ross, 1972)
33. Raiders of the Lost Ark (Steven Spielberg, 1981)
34. Raising Arizona (Joel Coen, 1987)
35. Ran (Akira Kurosawa, 1985)
36. Rumble Fish (Francis Ford Coppola, 1983)
37. Saturday Night Fever (John Badham, 1977)
38. Scarecrow (Jerry Schatzberg, 1973)
39. Scener ur ett äktenskap (Ingmar Bergman, 1973)
40. Solaris (Andrej Tarkovskij, 1972)
41. Southern Comfort (Walter Hill, 1981)
42. Stalker (Andrej Tarkovskij, 1979)
43. Stand by me (Rob Reiner, 1986)
44. Star Wars (George Lucas, 1977)
45. Straw Dogs (Sam Peckinpah, 1971)
46. Thief (Michael Mann, 1981)
47. The Thing (John Carpenter, 1982)
48. To Live and Die in L.A. (William Friedkin, 1985)
49. A Wedding (Robert Altman, 1978)
50. Zelig (Woody Allen, 1983)

ANCORA PRETI – EP.19 SAMUELE 6:20-22


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

MULTE

ANCORA PRETI – EP.18 CONSUSTANZIALITÀ


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ANCORA PRETI – EP.17 VICARIO DI CRISTO


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

WOLFDORF II, UNA RICETTA SANA E LECCORNIOSA

Come tutti sanno, le cose buone hanno il colesterolo. Non solo, ma più colesterolo hanno più sono buone. Per esempio, il petto di pollo (36 mg di colesterolo su 100 g) è meno buono della bistecca di manzo (65 mg), che è meno buona del salame (90 mg), che è meno buono della mortadella (129 mg), che è incommensurabilmente meno buona dei fegatini di pollo (345 mg). Non oso immaginare quanto possano essere buone le interiora di leone marino (390 mg) fritte nell’olio di sardine (710 mg) con cervello di maiale (2195 mg). Mi viene l’acquolina solo a pensarci. In pratica “squisito” è sinonimo di “colesterolico”.
Ovviamente anche le cose senza colesterolo possono essere buone, il problema è che bisogna elaborarle, condirle, abbinarle, perdendo ore e ore preziose che potrebbero essere utilizzate per attività più costruttive, tipo dormire sul divano. Invece le cose con il colesterolo sono buone così come sono, semplici e pure: uno può anche prendere un maiale vivo e addentargli una chiappa e sarà comunque buonissimo. Il problema, purtroppo, è che il colesterolo fa male. Cito da Yahoo Answer:

DOMANDA
“Ho fatto gli esami del sangue e ho notato che il colesterolo è 340 mg/dl, mentre non dovrebbe superare i 200. Cosa devo fare?”

MIGLIORE RISPOSTA
“Il colesterolo fa male, devi seguire una dieta a base di tofu, avena e schiaffi”.

Evidentemente è il destino di tutte le cose belle della vita: il colesterolo fa venire l’infarto, l’alcol il cancro, il sesso i figli. È come se un dio malvagio avesse nascosto in ogni cosa bella il germe della morte. In fondo la vita stessa è così, no? Per quanto bella possa essere, è pur sempre un film dove il protagonista muore.
Siccome non voglio ridurmi a mangiare tofu, ho deciso di cercare qualcosa senza colesterolo che sia anche buono e facile da preparare. Dopo vari tentativi in cui ho provato ad abbinare alcune cose a caso (melone e olive, fragole e funghi, brodo vegetale e lime) sono arrivato a comporre l’insalata Wolfdorf II, da non confondere con la Wolfdorf, altra insalata di mia invenzione ma ancora imperfetta, a sua volta da non confondere con la famosa Waldorf, disgustosa.
Siccome sono una persona generosa, ora ne darò la ricetta in modo da risolvere il pranzo di tutte le persone pigre ma, allo stesso tempo, buongustaie. Posso assicurare che il risultato dato dalla combinazione di questi pochi ingredienti gareggia in prelibatezza con l’anguilla affumicata o il cotechino, pur non contenendo alcuna traccia di colesterolo.

Ingredienti per 2 persone.
Insalata iceberg in busta, già lavata e asciugata, 150 g.
Carote in busta, già lavate, asciugate e tagliate a julienne, 50 g.
10 Olive nere denocciolate.
Mais tostato e salato q.b.
Olio extravergine e aceto balsamico q.b.

Preparazione.
Aprire il sacchetto dell’iceberg e versare il contenuto in due ciotole capienti, assicurandosi di non farci cadere dentro anche dei frammenti di plastica del sacchetto. Benché non contenga colesterolo, la plastica non è un alimento salutare. Altra cosa importante, affinché le foglie di iceberg siano adeguatamente sode e croccanti, la scadenza segnata sulla busta deve essere di almeno 4 giorni successiva al giorno in cui si decide di consumarla.
Versata l’iceberg, fare la stessa cosa con le carote. In sé iceberg e carote non sanno di niente, servono solo a dare rispettivamente volume e consistenza a quello che si sta per mangiare. Il problema del sapore verrà risolto dagli ingredienti successivi.
Prendere le olive e gettarle nelle ciotole senza perdere tempo a tagliarle, dopo di che versare la quantità di mais che si ritiene necessaria. Questo ingrediente, abbinato all’aceto balsamico e all’olio, darà all’insalata un sapore insospettabilmente leccornioso e il tutto sarà pronto in meno di 2 minuti. Come dico sempre, mai fidarsi dei cibi che ci vuole più tempo a preparare che a mangiare.
Poi alla fine, se uno vuole, può anche aggiungere dei ciccioli.

ANCORA PRETI – EP.16 SANTI


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

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Prima stagione.

IL SAGGIO

ANCORA PRETI – EP.15 INFALLIBILITÀ


Voci: Guglielmo Favilla (Papa) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

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Prima stagione.

GENTE CHE NON RISPONDE ALLE MAIL (MA PRETENDE CHE TU RISPONDA)

L’origine dell’universo è un grande mistero: il Big Bang è veramente l’inizio? Cos’è successo nei primi 10-43 secondi? Perché la materia ha prevalso sull’antimateria? Ma c’è un mistero ancora più grande: perché certe persone non rispondono alle mail? E un mistero anche più grande di questo: perché certe persone che non rispondono alle mail pretendono che tu risponda subito alle loro? Questo è decisamente un mistero più grande dell’origine dell’universo, perché, è vero, l’origine dell’universo è misteriosa, ma è una cosa lontana, successa miliardi di anni fa, in condizioni fisiche estreme, il vero mistero sarebbe se una cosa del genere non fosse misteriosa, invece l’esistenza di questa gente è un mistero che si produce qui, adesso, ogni giorno, sotto gli occhi increduli di tutti, ma soprattutto miei.
Uno si aspetterebbe che chi ha un modo di fare potenzialmente fastidioso, chiamiamolo pure “difetto”, sia poi indulgente verso chi ha il suo stesso difetto. Per esempio, io sono leggermente egotista, quindi non mi spazientisco quando mi trovo in compagnia di altri egotisti, anzi li ascolto con interesse e penso: “dunque è questo l’effetto che faccio? Strano, dall’interno sembra molto meglio”. Invece queste persone non rispondono alle tue mail, però esigono che tu risponda alle loro entro 10-43 secondi, altrimenti iniziano a tempestarti di altre mail, messaggi e telefonate in cui fanno largo uso della parola “urgente”. Perché lo fanno?
Non vorrei sembrare immodesto, ma credo di avere capito.
La cosa che bisogna sempre tenere a mente nei rapporti sociali è che uno tende a pensare che gli altri ragionino come lui: gli imbroglioni pensano che tutti vogliano imbrogliarli, i prepotenti che tutti vogliano schiacciarli, i bugiardi che tutti mentano, eccetera. Questo succede perché ognuno conosce direttamente solo le proprie motivazioni, mentre quelle degli altri può solo desumerle. Degli altri conosciamo direttamente solo le azioni e da queste desumiamo le motivazioni basandoci sul funzionamento della mente dell’unico essere umano che conosciamo dall’interno (noi stessi, non la fidanzata). In pratica la conoscenza degli altri si basa sulla conoscenza di sé: meglio si conosce se stessi, meglio si conoscono gli altri (da cui segue la ben nota superiorità degli egotisti).
Ora, la gente che non risponde alle mail perché è distratta, smemorata, impegnata o perché semplicemente non ha voglia, di solito non pretende che tu risponda immediatamente, invece chi non risponde perché ti considera una piccola fastidiosa zanzara vive nel terrore di essere considerato allo stesso modo. Magari tu non gli rispondi solo perché sei distratto, smemorato o impegnato, invece questi ti immaginano con l’aria infastidita mentre sposti la loro preziosissima mail nel cestino e poi spruzzi del ddt sul monitor. È questo pensiero che li fa impazzire ed è per questo che iniziano a tormentarti.
Spiegato questo, il Big Bang è una passeggiata.