LIBERTÀ

CONTRORDINE, LA GENTE È STUPIDA

Quando ero giovane pensavo che la gente fosse stupida. Ah ah quanto è stupida le gente, pensavo ogni volta che vedevo qualcuno fare qualcosa di stupido, ah ah che stupido questo, ah ah che stupido quello e così via, poi un giorno mi sono detto: aspetta un attimo, è un po' sospetto che ci sia tutta questa gente stupida mentre io, guarda caso, non lo sono; non è che forse sto facendo lo stesso errore che fanno i credenti con la loro religione? Hai presente, no? I credenti pensano che solo loro sono nati col dio giusto, mentre tutti gli altri sono solo dei poveri boccaloni che credono a un dio farlocco ah ah. Magari è così anche con la stupidità, magari ognuno pensa di essere intelligente solo lui e i suoi simili e chiama stupidi tutti quelli che fanno cose che non capisce. E così, da quel giorno, ho smesso di dire "ah ah che stupido" quando qualcuno faceva cose apparentemente incomprensibili come, che so, chiamare suo figlio Tarzanelly. Se l'ha chiamato così, mi dicevo, avrà i suoi intelligentissimi motivi che a me sfuggono.
Mi ero talmente convinto che la gente non potesse essere stupida, che ho quasi ammazzato il blog nel tentativo di dimostrarlo. Non so se ti ricordi, ma nel 2013 ho scritto ben diciotto post sull'argomento, uno dietro l'altro, con tanto di grafici e spassosissime formule ah ah, e li ho chiamati La buca dell'amore. La tesi era questa: il grande amore che uno prova per se stesso può portarlo a fare cose molto stupide, ma lui, di suo, non è stupido. Le visite al blog collassavano, ma io andavo comunque dritto per la mia strada, ormai mi ero incaponito: il mondo deve sapere che la gente non è stupida!
C'è gente che crede che gli immigrati siano manovrati da un ebreo novantenne per sostituire la "razza" bianca con quella nera? Beh, tutti abbiamo creduto a qualche stupidaggine nel corso della nostra vita, no? Poi di fronte all'evidenza abbiamo cambiato idea.
Questa gente continua a credere alla sua stupidaggine preferita anche di fronte all'evidenza? Saranno casi rari, la gente non è stupida.
Internet letteralmente trabocca di propagatori di stupidaggini? È solo un bias, è risaputo che sui social network uno è tanto più motivato a dire una cosa quanto più questa è stupida, ma fuori da internet, nel cosiddetto mondo reale, tutti questi estremisti della stupidità non si vedono.
Questa gente inizia ad apparire in massa anche dal salumiere, in televisione e sui libri Einaudi? Ehm... boh, non è che posso avere una risposta per tutto. Una cosa è certa: la gente non è stupida, lo sembra e basta.
Poi è arrivato Trump.


Chi ha seguito tutte le peripezie di quest'uomo dal 16 giugno 2015, giorno della sua famosa discesa dalla scala mobile, sa che solo uno stupido può pensare nei suoi confronti qualcosa di diverso da "che ci fa un babbuino in giacca e cravatta?".  Tralasciamo la misoginia, il razzismo, l'ignoranza, la disonestà, l'amoralità, l'amatorialità e la totale mancanza della più piccola parvenza di empatia, sia autentica che simulata, per qualunque persona tranne sua figlia, anche se in questo caso, più che di empatia, bisognerebbe forse parlare di fantasie incestuose. Concentriamoci solo sulla stupidità, ok?
Bene, ecco un piccolissimo e incompletissimo elenco delle prime stupidaggini trumpiane che mi vengono in mente: ha chiesto quanto costa la Groenlandia, ha dato ordine via Twitter di sospendere ogni attività commerciale con la Cina, ha proposto di sconfiggere gli uragani con le bombe atomiche, ha detto di voler scavare un fossato pieno di coccodrilli al confine col Messico, ha pensato che iniettarsi la candeggina potrebbe sconfiggere i virus, ha detto che ci sono brave persone anche fra i neonazisti, che le pale eoliche fanno venire il cancro, che lui capisce la scienza perché suo zio lavorava al MIT, che lo spray per i capelli non va in atmosfera se tieni le finestre chiuse, che Obama ha fondato l'ISIS, che siccome in inverno fa freddo il global warming non esiste, che l'esercizio fisico accorcia la vita e ovviamente che i vaccini fanno venire l'autismo


che è il marchio di fabbrica degli stupidi.
E non c'è solo ("solo") questo, c'è anche che non si limita a dire le stupidaggini, ma le dice e poi magari il giorno dopo dice di non averle dette, anche se c'è un video in cui chiunque può comodamente verificare che le ha dette davvero. In questo video, per esempio, lo si può apprezzare mentre dice una cosa e il suo esatto contrario all'interno della stessa intervista.


Ehi, ragazzi, il dittatore che uccide la gente per sfizio mi ha mandato una lettera carinissima!

Che cosa c'è scritto?

Cose molto interessanti. Vi piacerebbe leggerla, eh? Eh eh... [verso del babbuino].

Gli ha già risposto?

No, non l'ho ancora aperta.


Questo per dire che il problema del fan trumpiano non è tanto il credere ciecamente alle stupidaggini che gli propina il suo idolo, quanto avere un cervello che non gli permette nemmeno di riconoscere una banale contraddizione logica all'interno dello stesso discorso, cioè un cervello la cui memoria si azzera ogni quindici secondi. In confronto la scheda elettronica di una lavatrice è Einstein.
Tutto questo è deprimente, lo so, ma è anche molto utile, perché ci permette finalmente di stimare con precisione la frazione mondiale di stupidi in modo molto accurato, perché è chiaro che se dopo aver ascoltato un babbuino quello che una persona pensa è "sai cosa? quasi quasi gli affido il governo del paese in cui vivo e l'arsenale nucleare più potente del mondo", allora quella persona è stupida, semplicemente e letteralmente stupida. Qui la politica non c'entra niente ("politica" ah ah), Trump non fa politica, Trump è solo un efficientissimo selettore di stupidi: per contare gli stupidi, basta contare le persone a cui piace Trump.
Quante sono queste persone?
In questi anni i sondaggi hanno sempre dato l'approvazione per Trump più o meno fra il 40% e il 45%, dunque, visto che gli esseri umani sono di base uguali dappertutto, questa deve essere anche la percentuale di stupidi nel mondo. 40% - 45% è tantissimo, ma è ancora una sottostima.
Il problema è che Trump dice tantissime cose misogine e razziste e questo inevitabilmente lo rende odioso a gran parte delle donne e delle minoranze. È molto difficile che un discendente di immigrati messicani ti voti, non importa quanto stupido possa essere, se dici che i messicani sono stupratori (lo ha detto). Per questo motivo, come si vede da questo sondaggio Gallup, il consenso fra gli ispanici è solo del 22%, e per lo stesso motivo è basso anche il consenso di asiatici (27%), neri (13%) e donne (36%), donne che Trump, ricordiamolo perché è sempre bello, si è vantato di conquistare con due Tic Tac e una manata sulla vagina, proprio come Cyrano de Bergerac.
A meno che uno non voglia pensare che donne, neri, eccetera siano geneticamente più intelligenti dei maschi bianchi, cosa che farebbe di lui un Donald Trump di antimateria, dobbiamo necessariamente supporre che la frazione di stupidi sia la stessa per tutti i colori della pelle e per tutti gli organi riproduttivi di qualsiasi forma e dimensione, e dunque una stima attendibile di questa frazione sarà data dalla percentuale di maschi bianchi che dicono di approvare l'operato di Trump. Sempre dallo stesso sondaggio, si vede che questa percentuale è 60%.
60% torna già di più, vero? Per esempio spiega abbastanza bene perché così tanta gente non abbia ancora capito che i ferri da stiro non vanno nell'umido, che suonare la tromba alle tre di notte è un tuo diritto solo se abiti in Antartide e che ogni articolo, post, video che inizi con le parole "quello che non ci dicono su" è sicuramente una stronzata.
Ma comunque, a parte tutto questo, il punto è che la gente è stupida ah ah.

LA BARBA DI ENGELS

E ora veniamo a Engels, è arrivato il suo turno. Per chi non lo sapesse, Engels è quel filosofo con la barba che sembra una scopa di saggina.


E non una scopa di saggina qualsiasi, ma una scopa di saggina coi baffi. Il problema di Engels è presto detto: come si fa a prendere sul serio un filosofo con una barba così? Certo, non è che il suo pensiero filosofico fosse molto meglio. Per farsi un'idea consiglio di leggere "Dialettica della natura", è disponibile a questo link.
In questo lavoro Engles applica il materialismo dialettico alla scienza 😆. Sul serio, non sto scherzando. Engels prende le seguenti tre "leggi" di derivazione Hegeliana:

1) Legge della trasformazione della quantità nella qualità e vice versa,
2) Legge della compenetrazione degli opposti,
3) Legge della negazione della negazione,

e poi dice che si applicano non solo a tutta l'evoluzione della storia umana in tutti i suoi aspetti 😂, ma anche ai fenomeni naturali, quindi sono valide anche per la fisica teorica 🤣.
"Sono valide", testuali parole:

the dialectical laws are really laws of development of nature, and therefore are valid also for theoretical natural science.

Ciò lo porta a fare alcune scoperte sensazionali.
Per esempio, nel capitolo sull'evoluzione sostiene che gli uomini non sono fondamentalmente diversi da tutti gli altri mammiferi. Se i cani non parlano, dice Engels, è solo perché non hanno le corde vocali, mica perché non sono in grado di farlo.
Nell'introduzione dice di avere la certezza (ripeto "la certezza", tipica categoria scientifica) "che la materia rimane eternamente la stessa in tutte le sue trasformazioni, che nessuno dei suoi attributi potrà mai andare perduto e quindi che [...] in qualche altro tempo e in qualche altro luogo dell'universo essa produrrà di nuovo il fenomeno della mente pensante". La certezza...
A un certo punto prova anche a spiegare il paradosso di Olbers: come fa il cielo notturno a essere buio, se, come si pensava al tempo, l'universo è statico e infinito? Vai Engels, spiegacelo: "la luce decresce in intensità con il quadrato della distanza" (giusto!) "e raggiunge un punto in cui diventa invisibile" (sbagliato) 🙃.
Certo, è facile fare questi errori quando ti appassioni da matti a un sistema filosofico e pretendi di applicarlo a qualsiasi cosa, dall'economia mondiale al bricolage. Anch'io ho fatto lo stesso errore con Schopenhauer quando avevo diciassette anni. E poi, siamo onesti, tanti filosofi del passato, anche molto più stimati di Engels, hanno detto delle stupidaggini su come funziona la natura. Le cose che dice Engels possono suonare ridicole al giorno d'oggi, ma ai suoi tempi non c'erano ancora stati Galileo e Newton, che ne poteva sapere lui del metodo scientifico? Per esempio, mica rimproveriamo Aristotele perché diceva che l'etere oppone resistenza alla propagazione della luce e oltre un certo spessore diventa opaco. No, aspetta, questo è sempre Engels.
Comunque, il vero motivo per cui è difficile prendere sul serio Engels non sono le cose che dice, ma quella barba assurda. Rivediamola insieme.


Ora prova a immaginare Engels mentre mangia il latte coi biscotti.
Mette i brividi, vero? Quali riserve di cibo possono nascondersi in una barba del genere? Briciole di pane, grumi di sugo, funghetti sott'olio... probabilmente Engels la usava per i periodi difficili, come la gobba dei cammelli. Una barba così farebbe già impressione ai giorni nostri, figuriamoci con gli standard igienici che c'erano nell'Ottocento. Altro che riserva di cibo, secondo me lì dentro c'era un allevamento di vongole.
In confronto a una barba così, la pretesa di spiegare la Natura con le leggi di Hegel passa decisamente in secondo piano. Avesse anche scritto le cose più intelligenti del mondo (e non le ha scritte), una barba del genere getterebbe su di loro un'inquietante ombra di ridicolo.
"Eh, ma anche Einstein è tutto spettinato con la lingua di fuori, eppure...", un momento. Primo, Einstein ha fatto tutte le sue scoperte geniali prima dei trentacinque anni, cioè quando si pettinava; secondo, non c'è confronto, Einstein ha solo l'aspetto di un vecchietto spettinato, non è la versione elegante di Chewbacca.
Se Engels fosse un attore, uno stilista, un lottatore di wrestling, ok, non ci sarebbe niente da dire, questa è gente che lavora con la propria immagine, ma, cazzo, è un filosofo! Come può un grande pensatore, uno che ci si immagina preso da profondissimi ragionamenti sull'umanità e l'universo, dedicare una frazione significativa della propria vita alla cura dei peli che gli crescono sulla faccia? Perché una barba così porta via un sacco di tempo, devi lavarla ogni giorno, devi pettinarla, profumarla, pareggiarla e di tanto in tanto coccolarla con tenere parolette, non la puoi trascurare. Se l'abbandoni a se stessa, dopo tre giorni non hai più una barba, hai un nido di pterodattili. C'è poco da fare, l'impegno che richiede una barba del genere non è compatibile con l'essere un grande pensatore.
Un'altra possibilità è che Engels in realtà non dedicasse molto tempo alla barba, ma se la sistemasse solo per le grandi occasioni: le foto, i ritratti, il pranzo di Pasqua dai suoceri eccetera, e per il resto del tempo la lasciasse proliferare selvaggiamente, ma questo significa che per tutto il resto della sua vita Engels se ne andava in giro con la testa infilata in un cespuglio di peli puzzolenti. In poche parole significa essere pazzi. Te lo immagini entrare in pizzeria e chiedere un tavolo per tre? Lui, sua moglie e la barba? Avrebbero sciolto i cani.  
Comunque la si voglia mettere, le caratteristiche "barba assurda" e "grande pensatore" non possono convivere nella stessa persona. Potrebbero solo nel caso in cui Engels avesse scritto trattati di questo tipo:


In tutti gli altri casi un filosofo con quella barba è semplicemente una persona non credibile, come un centometrista con la panza, un medico che fuma, un prete che bestemmia, Luigi di Maio.
Poi magari un giorno parlerò anche della barba di Marx.

BAMBINI E BISTECCHE

Chiedo scusa ma questo post conterrà una certa dose di turpiloquio, un po' come le commedie greche del Quinto secolo avanti Cristo.
Il concetto è molto semplice e può essere così riassunto: Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo.
Prima di spiegare perché, voglio fare una piccola premessa. Sarà una premessa rigorosamente senza battute, da prendere alla lettera così com'è. Siccome parlerò principalmente di bambini e bistecche, due argomenti molto divisivi, voglio essere sicuro che nessuno si irriti per niente.

PREMESSA
In questo post non viene espresso un giudizio negativo nei confronti di chi fa figli. Non viene espresso un giudizio negativo e nemmeno un giudizio positivo, a essere precisi non viene espresso proprio nessun giudizio. Il numero di figli non è un criterio su cui baso il mio giudizio di una persona. Sapere che uno ha fatto tre figli non mi dice assolutamente niente di quella persona, è come dirmi che ha tre biciclette, è un'informazione che mi lascia indifferente.
Stessa cosa per le bistecche: questo post non contiene nessun giudizio negativo o positivo su chi mangia o non mangia bistecche. A meno che uno non mangi bistecche di una specie in via di estinzione, nel qual caso avrei un giudizio negativo. O bistecche umane, cosa che non solo mi farebbe avere un giudizio negativo, ma mi farebbe anche dubitare della salute mentale del mangiante e, nel caso fosse consenziente, del mangiato.
Fine della premessa.
Da qui in poi il post potrà contenere battute, esagerazioni, sottintesi e spiritosaggini varie, dunque non andrà più preso alla lettera ma dovrà essere interpretato, come i testi sacri.

Dov'ero rimasto?
Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo. Sì, perché è vero che non ho nessun giudizio su figli e bistecche, ma ho invece un giudizio negativo, molto negativo, su chi pretende di dire agli altri come devono vivere. Presente? Sono quelli che vorrebbero proibire a tutti ciò che a loro non piace. Se poi riescono a trovare una qualche ideologia che sostenga che le loro scelte personali sono la salvezza del mondo, allora si sentiranno moralmente legittimati a romperti il cazzo fino a livello subatomico, proprio come fa Jonathan Safran Foer. In questo caso l'ideologia in questione è il veganismo.
Un po' di tempo fa quest'uomo ha scritto un articolo sul New York Times che diceva, cito testualmente, "if you care about climate change, you have to stop eating animals". Chiaro? "You have to stop", non ci sono altre possibilità, o smetti di mangiare bistecche o sei un distruttore di pianeti, come Darth Vader.
Un problema di questa affermazione è che nel mondo reale, cioè fuori dalla testa di Jonathan Safran Foer, non esistono solo due possibilità: "0 bistecche" o "∞ bistecche", ma, tanto per fare un esempio, esiste anche la possibilità "poche bistecche". Sembra che Jonathan Safran Foer abbia solo due modalità: o tutto o niente.


Jonathan, caro, ti sei ricordato di dare l'antibiotico al bambino?

Certo! Gli ho dato tutta la scatola.


In base ai dati FAO del 2009, un americano mangia in media 120 kg di carne in un anno, un italiano 90 kg, un ganese 14 kg, ma non credo che sia una scelta.


Facendo una rapida stima, ho calcolato che io mangio circa 60 kg di carne all'anno, compresi i pesci, le vongole e i moscerini che mi entrano in bocca quando vado in bicicletta. Se invece conto solo la carne degli animali a sangue caldo, che è quella considerata in queste statistiche, arrivo al massimo a 30 kg all'anno. E questo è il primo motivo per cui Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo. Se proprio vuole, può scrivere "if you care about climate change, you, eccetto Astutillo Smeriglia e gli abitanti del Gana, have to stop eating animals".
Ma c'è anche un altro motivo per cui Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo, un motivo molto più importante: lui ha fatto due figli, io zero. Due figli che, o tanto o poco, produrranno scarti, rifiuti, gas di scarico e romperanno il cazzo esattamente come il padre.
Sto forse dicendo che non avrebbe dovuto farli? No.
Sto dicendo che dovrebbe mangiare bistecche? No noissimo.
Quello che sto dicendo è che, se proprio vuole, Jonathan Safran Foer può rompere il cazzo a chi ha fatto due figli come lui, non a me. Io sono ecologicamente in vantaggio rispetto a lui.
Un figlio l'ha fatto mentre stava scrivendo il suo famoso libro "Non mangiate bistecche cazzo!", o qualcosa del genere, il secondo l'ha fatto un po' dopo, sullo slancio del primo. Capito il furbacchione? Lui può fare tutti i figli che gli pare, io invece devo smettere di mangiare bistecche se no gli distruggo il pianeta. Ed è molto probabile che ne farà anche un terzo, di figlio, visto che ora ha sostituito la donna vecchia con un modello di donna più recente, probabilmente ibrida. 
Secondo questo articolo, un mangiatore medio di carne (eccomi!) contribuisce all'emissione in atmosfera di 5,7 kg di CO2 equivalente al giorno, mentre un vegano come Foer contribuisce con 2,9 kg. Ora, come detto, Foer e consorte hanno fatto due figli, mi pare si chiamino Secerny e Trambusto, dunque un figlio a testa. Supponendo che entrambi questi figli diventeranno vegani come il padre, abbiamo che Foer e la porzione di prole che gli spetta contribuiranno complessivamente all'emissione di 5,8 kg di CO2 equivalente al giorno, cioè 0,1 kg più di me e dei miei zero figli. Ah! (questo "ah!" è da pronunciare come Al Pacino).
Ah!
In più il contributo in gas serra della progenie Foeriana, negli anni a venire, non sarà solo quello della loro dieta, ma anche quello dei loro viaggi, dei loro acquisti, dei loro caminetti nei rifugi sulle vette incontaminate del Wyoming. A questo punto, se volessi, potrei anche mangiarmi una carriola di manzo al giorno e essere ancora in difetto rispetto a San Foer. Se poi, come è facile immaginare, lasciata la casa paterna, i due ragazzi si ribelleranno al Padre e inizieranno a strafogarsi di costate dinosauriche e interminabili salsicce, come fanno tutti gli americani, supereranno facilmente l'emissione di CO2 dell'Emilia Romagna. Mi sono fatto l'idea che non debba essere molto piacevole abitare sotto lo stesso tetto di un rompicazzo come Jonathan Safran Foer, se quest'uomo dà gli ordini al mondo, mi sono detto, figurati ai figli, poveretti. Avrà la loro obesità sulla coscenza.
Sì, lo so, ho scritto coscenza senza i, e allora? Che cazzo me ne fotte? (Chiedo scusa, ma avevo promesso che sarei stato scurrile).
"Allora cosa dovrebbe fare Foer, dopo aver letto questo post? Uccidere i suoi figli?".
Certo che no. È Foer che dice agli altri cosa devono fare, mica io. Foer ha fatto la scelta di fare figli e di non mangiare bistecche, mentre io ho fatto la scelta di non fare figli e di mangiare bistecche, sono entrambe scelte legittime e rispettabili. Io mi limito solo a constatare l'incontrovertibile dato di fatto che la mia scelta ha molto più a cuore il cambiamento climatico della sua.
Quello che pretendo da Jonathan Safran Foer non è che uccida i suoi figli (anche se male al clima non farebbe), ma solo che non mi rompa il cazzo.

IL PIATTO

IL MANSPLAINING SPIEGATO ALLE DONNE

Donne, oggi spiegherò cos'è il mansplaining. Agli uomini non è necessario spiegarlo perché lo conoscono già abbastanza bene.


Dicesi "mansplaining", dall'inglese "man" ("uomo") e "splaining" (parola senza significato), quel comportamento che si osserva quando un uomo spiega al suo interlocutore cose che l'interlocutore sa meglio di lui.
Questo comportamento è particolarmente fastidioso perché lo spiegante sembra dare per scontato che la persona cui si rivolge sia, come dire, scema. È quello che di solito si fa con i bambini: anche se un bambino ti dice che sa tutto sui dinosauri, tu glieli spieghi lo stesso, un po' perché i bambini in realtà non sanno niente, un po' perché, sappiano qualcosa o no, uno può comunque far valere la sua autorità di adulto e trattarli dall'alto in basso come se fossero scemi. È divertente.
Il mansplaining è la stessa cosa, ma fatta con gli adulti.
Esiste il womansplaining? Naturalmente sì, come esistono donne che lampeggiano in autostrada a 250 all'ora, donne che bevono sei ettolitri di birra davanti a una partita di calcio, donne che fanno attentati terroristici e così via, ma sono rare. Io personalmente non ho mai assistito a casi di womansplaining, a parte mia madre, mentre ho assistito tantissime volte a casi di mansplaining. Una situazione tipica in cui vedo questo fenomeno è per esempio la seguente: appena esco di casa.
Il mansplaining per essere tale deve possedere due caratteristiche fondamentali:
1) la persona che riceve lo spiegone deve conoscere bene l'argomento;
2) il fatto che la persona conosca bene l'argomento deve essere evidente.
Quindi attenzione, donne: non basta che ci sia un uomo che spiega qualcosa a una donna per poter parlare di mansplaining. Se per esempio un meccanico spiega il funzionamento del motore a una parrucchiera (o, se si preferisce, se un parrucchiere spiega il funzionamento dei capelli a una meccanica) questo non costituisce fattispecie di mansplaining. Il problema non è lo spiegare, ma lo spiegare a chi sa. Naturalmente ciò non toglie che può essere comunque fastidioso se uno si mette a spiegarti cose non richieste, ma in questo caso non c'è bisogno di scomodare il concetto di mansplaining, si tratta di un banale caso di attaccabottoni.
Oltre a ciò, come detto al punto 2, per essere in presenza di mansplaining, all'uomo che spiega deve anche essere noto che la persona cui si rivolge è un'esperta, o perché ciò è chiaro dal contesto o perché gli viene reso noto verbalmente con le parole "sì, lo so, conosco bene l'argomento". Se, ricevute queste parole, l'uomo interrompe il suo spiegone e si scusa, è tutto ok, se invece prosegue come se niente fosse, allora lo abbiamo colto in flagranza di mansplaining e si può procedere al vilipendio.
I punti 1) e 2) sono abbastanza noti e ho voluto spiegarli solo per una questione di esaustività mascolina. C'è però un terzo punto molto meno noto su cui si fa abbastanza confusione. Vado a spiegarlo.
3)
Come si è detto, il mansplaining è molto più diffuso del womansplaining, tanto che in prima approssimazione si può dire che sono sempre gli uomini a fare questa cosa, per cui a molti viene spontaneo pensare che allora le loro vittime siano sempre donne.
Chi la pensa così è come se vedesse il mondo diviso in due squadre antagoniste: gli uomini e le donne, come se fossero la Roma e la Lazio. Se durante la partita uno della Roma commette fallo su qualcun altro, è chiaro che questo qualcun altro sarà per forza uno della Lazio, mica si fa fallo sui propri compagni di squadra. In realtà non c'è nessuna partita in corso e gli uomini che fanno mansplaining lo fanno sia con gli uomini che con le donne. È come con gli incidenti stradali: a provocarli sono soprattutto gli uomini, ma chi ci va di mezzo sono sia gli uomini che le donne. Negli incidenti stradali non c'è la squadra degli uomini e la squadra delle donne, c'è la squadra di quelli che guidano da deficienti (principalmente uomini) e la squadra di quelli che li subiscono (uomini e donne).
Lo stesso vale per il mansplaining.
Io sono decenni che subisco questo benedetto mansplaining, lo subisco da ben prima che la parola "mansplaining" apparisse nelle menti degli inventori di neologismi, e lo subisco in tutte le sue fantasiose forme e modalità, da colleghi, amici, idraulici e perfetti sconosciuti. Manca poco che la gente mi fermi per strada per spiegarmi perché sono uscito di casa. Più volte mi è stata inflitta anche la forma più estrema e spietata di mansplaining, quella in cui tu spieghi una cosa a un tizio, questo ti deride accusandoti di dire cazzate, e poi, tipicamente una settimana dopo, questo stesso tizio viene da te tutto felice e ti rispiega (in forma peggiorata) la stessa identica cosa che gli avevi spiegato tu la settimana prima, pensando che sia un'idea sua. Si tratta sempre di uomini, certo, ma ora, solo per il semplice fatto che io non sono una donna, donne, non mi si può proibire di lamentarmente. Nessuno può togliere dalla mia esperienza personale, bollandola come cosa esclusivamente femminile, una delle esperienze che maggiormente ha contribuito a segnare il mio carattere: l'aver subito per tutta la vita il mansplaining.
Ora la domanda è: questo post può essere considerato mansplaining?
La risposta è no, donne.

COMPLOTTI. ISTRUZIONI PER CREDERCI

Come si fa a credere alle teorie del complotto? Intendo quelle teorie dove ci si immagina l'azione coordinata di giornalisti, scienziati, industrie, servizi segreti, NASA, ESA, UE, IMF, WTO, WHO, WTF e tutti i governi del mondo (tranne quelli populisti), cioè milioni di persone perfettamente organizzate e decise a mettere in atto un segretissimo piano per controllare il resto dell'umanità, piano di cui, strano a dirsi, è a conoscenza ogni quindicenne su YouTube. Come si può, non dico credere a una cosa del genere, ma anche solo pensare che sia plausibile, quando nella vita è difficile mettersi d'accordo in tre per andare a mangiare la pizza?
A me questo sembra un mistero incredibile, un mistero cui non sono mai riuscito a dare una risposta soddisfacente.
Le spiegazioni banali che di solito vengono date sono tre e sono così riassumibili:
1) Chi crede alle teorie del complotto (da qui in avanti "complottista") è ignorante;
2) Il complottista è stupido.
3) Il complottista è matto.
Purtroppo nessuna di queste spiegazioni è anche solo lontanamente soddisfacente. Vediamole una per una.
L'ignoranza.
D'accordo, l'ignoranza aiuta. È difficile che un astrofisico sia terrapiattista, è vero, ma c'è bisogno di essere astrofisici per rendersi conto che il terrapiattismo è una scemenza? Oppure, prendiamo un complotto più recente. Esiste questa teoria secondo cui Bill Gates avrebbe creato segretamente il famigerato coronavirus a Fort Detrick in North Carolina, lo avrebbe portato a Wuhan e da lì diffuso nel mondo per dare ai governi la scusa di chiuderci tutti in casa, per non farci prendere il sole, per non farci assumere vitamina D, per distruggerci il sistema immunitario, per obbligarci a fare i vaccini, per poterci controllare meglio e instaurare così il fascismo globale. È una teoria che esiste davvero, non me la sono inventata. Ora, c'è bisogno di essere un virologo per rendersi conto che è una stupidaggine? No. Non c'è neanche bisogno della seconda elementare.
Allora è colpa della stupidità.
Dopo tutto gli stupidi credono alle stupidaggini, lo dice la parola stessa. Ma per credere a una stupidaggine così grande quanto stupidi bisogna essere? Voglio dire, se uno crede a una tale sequela di panzane perché il cervello non gli funziona bene, allora dovrebbe essere così stupido da non essere neanche in grado di accendere un computer. Invece non solo sa accenderlo, ma sa anche aprire Google e cercare la sua brava teoria del complotto.


E questo è proprio il cuore del mistero: il complottista, tolta la sua fissa per i complotti, ha una vita come tutti gli altri: lavora, gioca, guarda la TV, al massimo si mette in giardino un chembuster orgonico per sconfiggere le scie chimiche, ma le sue funzioni psichiche non sono compromesse al di fuori dell'attività delirante.
Quindi è matto, spiegazione 3.
Si dice spesso che il complottista soffra di paranoia, ma sarà vero? Cosa significa "paranoia"?

Psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio di persecuzione, lucido, sistematizzato, dotato di una propria logica interna, che non è associato a allucinazioni, e non comporta la compromissione delle funzioni psichiche al di fuori dell’attività delirante.

Ok, è matto, uno a zero per te, dizionario. Tuttavia questa non è ancora una spiegazione soddisfacente, ma al massimo una buona descrizione.
Come fa il complottista a credere ai complotti?
È paranoico.
Ok, come fa il paranoico a credere alle sue paranoie?
Wikipedia dice che potrebbe essere colpa di una ridotta circolazione del sangue nel cervello. Ci sta. Dice anche che la causa va forse ricercata nella frustrazione del complottista e nel suo proiettare su altre persone (i complottanti) sentimenti negativi verso il mondo che in realtà sono i suoi. In altre parole il complottista immagina che i complottanti vogliano distruggere il mondo perché in realtà è lui che vorrebbe distruggere il mondo. Wikipedia dice anche tante altre cose, io non so se siano vere, ma anche se lo fossero sono tutte spiegazioni esterne, cioè possono dirmi quale sia la base fisica o psichica da cui si origina la personalità complottista, ma non mi dicono in che modo il complottista, che non è stupido, spieghi a se stesso il credere in teorie così stupide. Per esempio, uno potrebbe spiegarmi l'esatto meccanismo chimico che produce la felicità, ma questo non mi direbbe niente su cosa si provi a essere felici.
Cosa si prova a essere complottisti?
Nel leggere la vasta letteratura sull'argomento (i commenti dei complottisti sui social network), ho potuto notare un atteggiamento ricorrente: è raro che un complottista dica di credere ai complotti, di solito dice di non escludere che siano veri.
Prendiamo per esempio questo commento che un complottista indispettito, uno dei tanti, ha lasciato sotto al mio video Cosa sono le scie chimiche

La cosa grave è che non ci si fa neanche venire un dubbio, non si ha nemmeno la curiosità di approfondire. Se una cosa non piace, si rifiuta / si respinge l'eventuale problema a priori. Presunzione, ottusità e ignoranza dominano.

Nella mia lunga carriera internettiana, ne ho letti a centinaia di commenti così. Il complottista non vede se stesso come uno che crede a una teoria del complotto, ma si concepisce come una persona con tanti dubbi e aperta a tutte le possibilità, tra cui appunto le teorie del complotto. È convinto di essere una persona di larghe vedute, uno che non chiude gli occhi davanti a quelle idee che la maggioranza, nel suo conformismo, considera stupidaggini, perché proprio fra le presunte stupidaggini possono nascondersi le teorie rivoluzionarie. Non era forse deriso Copernico? Galileo? Wanna Marchi?
In pratica è come dire: mi si è rotta la caldaia? Benissimo, non solo ascolterò il parere di quella maggioranza di idraulici che mi dicono che c'è un problema al bruciatore e magari anche il parere di quella minoranza di idraulici che invece dicono che si è rotto lo scambiatore secondario, ma ascolterò anche il parere di quell'idraulico presso se stesso che sostiene che le caldaie siano in realtà dei mini reattori nucleari a base di Promezio e Disprosio installati da Bill Gates nel 1968 per trasformare le molecole d'acqua in pagliacci assassini di cioccolato e conquistare il mondo. Non dico di crederci, per carità, ma perché respingere a priori questa interessante teoria denominata "caldaismo nucleare"? La verità può essere ovunque.
In realtà chi dice di non essere un caldaista nucleare, ma non esclude la possibilità che le caldaie siano reattori nucleari, non è uno aperto di vedute, è un caldaista nucleare che non vuole assumersi la sua responsabilità di credere a una teoria idiota. I dubbi sono legittimi quando sono fondati su una conoscenza della materia, mentre mettere in dubbio le nozioni condivise da chi si occupa di quella materia senza averne nessuna conoscenza non è "avere dei dubbi", è solo un espediente retorico per poter dire la propria anche quando non se ne sa niente.
Come fanno i complottisti a credere alle teorie del complotto? Beh, molti di loro non sanno di crederci. Cioè ci credono, ma raccontano a se stessi di non crederci.
È come chi si ripromette di non bere alcolici e poi la sera si apre una birretta perché tanto, si sa, la birra è leggera. Io lo faccio sempre, funziona. Hai entrambe le cose: alcol e coerenza.
Questo è un passo avanti? Sì.
Sono soddifatto? No.

CONFINI E BARRIERE

IL MITO DELLA SCIENZA NON UFFICIALE

La scienza non ufficiale non esiste.
Lo so, è una banalità, ma purtroppo nel mondo là fuori c'è tanta gente che pensa che esista una contrapposizione fra la cosiddetta "scienza ufficiale", espressione dei Poteri Forti (sempre loro), e la "scienza non ufficiale", ridotta al silenzio perché darebbe fastidio agli interessi economici del capitalismo. Grazie Marx! Ecco l'eredità che ci hai lasciato!


Se la scienza non ufficiale non esiste, non esiste nemmeno la scienza ufficiale, per lo stesso motivo per cui non esiste, che so, il calcio ufficiale. Esiste il calcio, sport a cui chiunque può giocare, basta che abbia una palla, un campo e ventun persone. Anch'io potrei giocare se volessi, poi se sono bravo mi faranno un contratto triennale con la mia squadra del cuore (la Pro Vercelli) con la quale potrò sperare di vincere il tanto agognato 8° scudetto (dita incrociate), se invece sono scarso continuerò a giocare nel campetto dietro la chiesa di Papozze con mio fratello, Giampiero e il Bovazzi (sono tutti nomi inventati, tranne "mio fratello"). Nessuna squadra si sognerebbe mai di non far giocare Maradona, così come nessuna squadra farebbe mai giocare un tizio che finge di essere Maradona. Una cosa bella dello sport è proprio questa, che non puoi fingere di essere bravo, tutti vedono se fai gol o se incespichi nel pallone. In ambito scientifico è più o meno la stessa cosa: se un'ipotesi non è in accordo con le osservazioni viene scartata (Papozze), se invece è in accordo con le osservazioni viene approfondita e messa alla prova insieme a tante altre ipotesi concorrenti. Non esiste che un'idea buona venga scartata perché è scomoda, è come se una squadra non facesse giocare Maradona perché ha la forfora.
Probabilmente chi parla di "scienza ufficiale" si immagina la scienza come un sistema di credenze condiviso dove non è ammesso il dissenso, ma questa è la religione. Nessuna disciplina scientifica funziona così. I ricercatori non sono una comunità di persone che custodiscono una verità da tramandare, ma persone il cui lavoro è spiegare i fenomeni naturali. I ricercatori sono più o meno d'accordo sul metodo con cui procedere, il famoso metodo scientifico (che altro non è se non un trucco per aggirare i bias cognitivi del cervello umano), ma su tutto il resto ci si scanna.
Mia moglie Maria Paola (che in realtà non si chiama né Maria né Paola e non è nemmeno mia moglie), mi ha detto che ai congressi, quando fai il tuo intervento, i ricercatori avversari non vedono l'ora di farti a pezzi con domande bastarde per dimostrare a tutti che non hai capito niente. C'è anche qualcuno che prende la parola solo per manifestare il suo disprezzo con un lapidario "so what?". Ci sono le fazioni e i tifosi, ci sono quelli che pensano sempre di avere capito tutto e quelli che si tengono stretti i loro dati per evitare che qualcuno freghi loro l'idea. Incredibile, eh? Proprio come nel mondo reale. Ma se a uno capita fra le mani l'idea buona, la usa senza nessun problema, se è "eretica" ancora meglio, sarà più facile vincere lo scudetto.
Ovviamente nel dibattito scientifico esistono nozioni ormai assodate e ipotesi molto dibattute, ma nessuna idea viene sottoposta al vaglio del Potere. Il lavoro di ogni ricercatore viene sottoposto al vaglio dei suoi pari.
Approfondisco questo punto perché vorrei che fosse chiaro anche a Nicola (nome di fantasia). Quando un ricercatore sottopone il suo lavoro a una rivista specializzata, questa non lo farà controllare a un funzionario del Governo o a Goldman Sachs, ma lo sottoporrà molto più semplicemente a un collega dell'autore. Questo collega, in forma anonima e in modo del tutto indipendente, potrà rigettare il lavoro, proporre revisioni o approvarlo così com'è. Naturalmente può capitare che approvi un lavoro sbagliato, succede, in questo caso non mancheranno gli articoli che lo faranno notare nel modo più spiacevole possibile, ma in nessun caso può succedere che uno scarti un lavoro senza motivi validi, magari perché il suo autore appartiene alla fazione avversaria, perché in tal caso interviene l'editor della rivista. È un po' la logica garantista dei sistemi giudiziari nei paesi democratici: meglio un colpevole pubblicato, che un innocente rigettato.
Questo per dire che se non esistono pubblicazioni sulla Terra piatta, le scie chimiche o le pandemie create in laboratorio, non è perché sono idee scomode, è perché sono stronzate.
Allora perché c'è questo mito della scienza non ufficiale?
L'opinione pubblica è completamente all'oscuro degli argomenti di cui si discute in una disciplina scientifica. È normale, dopotutto non esistono trasmissioni televisive in cui si può assistere alla discussione fra un astrofisico che dice che la materia oscura è fatta di materia non barionica e un altro astrofisico che invece dice che è un effetto spiegabile modificando le leggi di Newton. Volerebbero gli schiaffi come in tutti gli altri talk show, ma pochi avrebbero voglia di capire di cosa si sta parlando.
L'opinione pubblica, però, sa che la Terra non è piatta e questa è già la base su cui costruire uno show trash come si deve, si tratta solo di scovare un tizio che dica che la Terra è piatta. Al mondo siamo in otto miliardi, non dovrebbe essere difficile. Che importa sapere chi sia questo tizio? L'importante è che sia uno con una spolverata di espertitudine, non so, tipo un astronomo in pensione che non lavora dai tempi di Aristarco, oppure l'addetto alla pulizia dei pozzi neri dell'osservatorio di Vimercate. Magari questo tizio (chiamiamolo Maurizio Sbatacchi, un nome come un altro) si è fatto pure pubblicare degli articoli in qualcuna di quelle riviste finte in cui ti pubblicano qualsiasi cosa purché paghi. Esistono davvero, ecco un esempio.

A questo punto lo show si fa da sé: si invita in trasmissione questo professor Sbatacchi con la sua teoria "scomoda" della Terra piatta, lo si mette a confronto con un astrofisico qualsiasi che rappresenti tutta la comunità scientifica ed ecco servita la scienza non ufficiale.

Questo post è stato approvato con revisioni minori da Maria Paola.

QUAL È IL FUTURO DEL CINEMA?

Questa settimana FilmTv esce con la mia copertina. Spero di non essere stato troppo ottimista.


In versione digitale qui.

IL QUADRO

ANNIVERSARIO

A chi si fosse distratto ricordo che quest'anno questo blog compie 10 anni, yuhu.
In realtà ne compie 13, visto che era nato nel 2007 su un'altra piattaforma che oggi forse più nessuno ricorderà, si chiamava Sbrinder, Sfinter... qualcosa del genere. Se poi si vuole proprio essere pignoli, questo blog esisteva già nel 2006 (2005?), solo che non si chiamava "In coma è meglio" ma "Il cerchio solodz", sottotitolo: "all'inizio è piacevole". Ora di queste cose non c'è più traccia. Che tristezza che tutto sia destinato a sparire, persino le cose che scrivi su un server sconosciuto che si trova chissà dove.
Chi passa più o meno regolarmente qua sopra, spero abbia apprezzato che non mi sono mai rivolto a chi legge usando la seconda persona plurale, come se dall'altra parte del monitor ci fosse una massa indistinta di inferiori. Come potrei? Il lettore immaginario a cui mi rivolgo sono io e io sono in numero di uno, massimo due. Spero sia stato anche apprezzato che non ho mai usato le parole "gustoso", "veicolare" e "bimbo", se non per prenderne le distanze, e che non ho mai fatto nessun tipo di pubblicità a niente, né esplicita né tanto meno occulta, benché a me piacciano tantissimo le Gocciole (Pavesi), in particolare le Gocciole Wild, ricche di fibre e con solo il 19% di zuccheri, che per un biscotto è pochissimo. Io odio la pubblicità.
Per commemorare degnamente questa storica ricorrenza, la sera del 27 marzo era in programma una lettura di post selezionati al Festival della Lettura CaLibro. Era tutto organizzato: Guglielmo Favilla avrebbe letto, io avrei preso il Lexotan e tutti saremmo vissuti felici e contenti. E invece niente, è successa questa cosa qua e il festival è stato rinviato (se il lettore del futuro non sa a cosa io mi stia riferendo, si guardi Cantando sotto la pioggia. Non c'entra niente, ma almeno è un bellissimo film).
Per sopperire a questa mancanza ho pensato che uno potrebbe leggersi da solo i post che avevo selezionato per il festival. Basta immaginare che a leggerli sia Favilla.
Per imprimersi bene nelle orecchie la voce di Favilla, si può guardare la serie Tutto quello che c'è da sapere su tutto quanto, dopo di che bisogna memorizzare la sua faccia


e infine procedere alla lettura dei post.

I MIEI DIECI COMANDAMENTI
IMPARA A CONOSCERE IL TUO FANATICO
ONTOLOGIA DELL’ITALIANITÀ
PICCOLA GUIDA PER RICONOSCERE I NAZISTI
ISTITUZIONI DI ESTETICA DEI SELFIE
COME NASCE UNA TEORIA DEL COMPLOTTO
CIVILTÀ E TEMPO
HO CAPITO

Bravissimo Favilla, grazie! Grazie anche agli organizzatori per questa bellissima serata, non ho nemmeno dovuto prendere il Lexotan.

LA FINE

ACCATTONI NON GENUINI

Il mondo è pieno di accattoni. Ci sono gli accattoni genuini, cioè quelli col barattolo e il cane, e poi ci sono gli accattoni che si travestono da qualcos’altro: venditori porta a porta, assicuratori, guaritori, prestigiatori, promotori finanziari e in generale tutte quelle persone che non si presentano dicendo “mi servono i tuoi soldi”, ma dicendo “a te servono i miei servizi, quindi sarebbe carino che tu mi dessi qualcosa in cambio, non so, per esempio i tuoi soldi”. Anche questi accattoni sono accattoni come gli altri, solo che non sono genuini.
Il mondo è pieno di accattoni non genuini, ma non bisogna generalizzare. Per esempio, i venditori. Distinguere un accattone da un normale venditore è facilissimo: il venditore è quello che tu cerchi per comprare una cosa che ti serve, mentre l’accattone è quello che cerca te per venderti una cosa che non ti serve. La regola è molto semplice: chiunque ti suoni il campanello e/o ti telefoni per proporti un convenientissimo (per lui) affare è un accattone travestito da venditore, cioè uno che non merita né attenzione né ovviamente la compassione cui avrebbe potuto ambire se si fosse presentato col barattolo e il cane come tutti gli accattoni normali. L’unica cosa da fare in questi casi è sbattergli la porta e/o il telefono in faccia, magari aggiungendo “sparisci accattone”. Non per offenderlo, ci mancherebbe, non bisogna mai offendere nessuno, ma solo per ricordargli chi è, nel caso se lo fosse dimenticato. A questi accattoni non genuini non importa quanti soldi tu abbia, se tanti o pochi, loro li vogliono e basta, possibilmente tutti. Se non ci credi puoi fare una prova: la prossima volta che ti imbatti in una di queste persone, prova a dargli direttamente il bancomat, poi vediamo quanti soldi ti lascia sul conto.
La prima cosa che io farei se fossi l’uomo più ricco del mondo, sarebbe accontentare tutti gli accattoni non genuini che mi abbordano. Proprio così. Appena mi si avvicinasse un promotore finanziario, tirerei subito fuori la mia valigia piena di soldi e gli direi che può prenderne quanti ne vuole, anche tutti. A una condizione, però: che se li metta nel sedere.


Buon giorno, signore, ho per lei un investimento che assolutamente non deve lasciarsi sfuggire.

Grazie! Centomila euro possono bastare?

Certo!

Perfetto. Devi metterteli nel sedere.

Prego...?

È semplice, devi toglierti le mutande e metterti i soldi nel sedere.

Oh, ah... ma... 

Adesso, qui, davanti ai miei occhi. Puoi portarti via tutti i soldi che riesci a metterti nel sedere. È chiaro? Se centomila non bastano, ne ho altri.

Adesso?

Non li vuoi? Li do a qualcun altro.

No, no! Ok.

Ok?

Ok, va bene.

Naturalmente ho tutto in monete da un euro.

PARADISO TERRESTRE

SQUEK PINGUINASUT

Un tipo di fanatico molto sottovalutato è il musicista fissato con la filologia. Può sembrare una cosa da poco, in realtà costui dà il suo piccolo ma costante contributo a rovinare una delle poche cose piacevoli che esistono sulla Terra: la musica. E non sto parlando della “musica”, ma della musica. Per lui un brano musicale è solo l’insieme delle note di cui è composto, così come una pietanza non è altro che i suoi ingredienti, come dimostra il fatto che quando deve farsi una pasta col tonno, prende pasta e tonno e mischia tutto insieme in un secchio. O almeno questo è quello che faceva G., un celebre virtuoso del violino e studioso di musica antica.
Nel 1967, mentre era a Nuuk per una conferenza sugli abbellimenti nella musica Groenlandese del 1604 (dicembre escluso), G. entrò in possesso di un documento contenente un’antica melodia artica, da lui rinvenuto in maniera del tutto casuale durante una faticosa ricerca in una scatola di corn flakes. Si trattava del canto popolare “squek pinguinasut”, che in groenlandese significa “canto dell’angelo”. Osservando attentamente il modo musicale utilizzato e la grande libertà del ritmo, G. si rese conto di essere di fronte a una melodia databile fra il 1510 e il 1520, il che tornava perfettamente con la didascalia stampata sul foglio: 1515. La delicatezza di quella monodia non accompagnata e la sua fluida cantabilità colpirono a tal punto G. che svenne. Quando con molta fatica si riprese, svenne ancora. Poi si riprese di nuovo e si propose solennemente un progetto: sarebbe tornato in patria e avrebbe dato un concerto pubblico dedicato solo ed esclusivamente a quel meraviglioso canto. E poi svenne.
G. stesso si sarebbe incaricato di eseguirlo. Durava solo un paio di minuti, è vero, ma era così bello che da solo valeva il prezzo del biglietto, senza contare che gli applausi avrebbero ampiamente coperto l’ora e mezza standard di un concerto. Non c’era neanche bisogno di fare il bis. C’era solo un problema: come eseguirlo?
Era una melodia per strumento ad arco, ma G. non poteva certo suonarla col suo violino, uno strumento occidentale, moderno e per di più accordatissimo. Per questo motivo G. si fece costruire un apposito strumento con le corde di budello di pinguino, l’archetto con vibrisse di pinguino e la cassa di risonanza rivestita di pelle di pinguino essiccata al sole di pinguino. Non aveva idea di come si suonasse una cosa del genere, ma prendendo spunto da alcune incisioni Groenlandesi di fine Quattrocento capì che era indispensabile avere le dita congelate, cosa che avrebbe realizzato senza problemi mettendo semplicemente le mani nel ghiaccio per un paio d’ore prima del concerto, dopo di che, per meglio simulare i sintomi del congelamento, avrebbe pregato i suoi assistenti di prendergliele delicatamente a martellate, poco poco, quel tanto che bastava per staccargli un paio di falangi. Per l’autenticità dell’arte, questo e altro.
Ma questo non poteva bastare. Siccome i musicisti groenlandesi del Cinquecento non potevano sicuramente essere dei professionisti, G. smise anche di esercitarsi al violino per tutti gli otto anni precedenti il concerto, dedicandosi esclusivamente alla caccia al pinguino: mangiava solo pinguini, parlava solo di pinguini e, per mantenere la concentrazione, decise anche di cambiare il suo nome da G. a P.
Il concerto ebbe luogo il 6 dicembre 1975, nel palazzetto del ghiaccio della sua città natale. C’era un’atmosfera strana, potremmo quasi definirla groenlandese. A tutti gli spettatori furono distribuiti all’ingresso un eschimo rigorosamente non lavato, un rampone e dieci libbre di grasso di pinguino da spalmarsi su tutto il corpo.
Quando il sipario si aprì, P. si presentò sul palco in pelliccia, con la faccia gonfia, le dita blu (quelle rimaste) e una specie di violino a forma di pinguino. Gettò un rapido sguardo filologico al pubblico in sala e subito iniziò a suonare: sembrava di sentire un gatto col mal di pancia. Questo era disastroso, non ci sono gatti in Groenlandia.


Originariamente pubblicato qui 👉 Guida per alieni