I CATTOLICI SONO ATEI

Secondo me la cosa peggiore che può capitare a un essere umano è non essere religioso. Sono serio. Credere in un dio benevolo, una giustizia ultraterrena, una vita dopo la morte eccetera deve essere una cosa molto piacevole. Come l’eroina, ma senza danni alla salute.

Pensa che roba: se sei cattolico hai la strada spianata per l’aldilà. La mattina ti svegli, ti fai la doccia senza toccarti troppo, pranzi con moderazione, vai a messa quanto basta e ogni tanto dici le preghiere: “Dio è grande”, “Dio è il massimo”, “Dio è un genio” eccetera. Il sesso potrebbe essere un problema, ma in fondo basta fare quello che si vuole e poi andarsi a confessare. Semplice. E alla fine della giornata vai a letto sereno, sicuro al cento percento che la mattina dopo ti risveglierai in questo o, ancora meglio, nell’altro mondo. Perché è questa la cosa eccezionale: non solo non hai più paura della morte, ma proprio non vedi l’ora.

È ovvio, no? Chi vorrebbe stare ancora cinque minuti in un posto come questo, un mondo pieno di malattie e influencer, quando dall’altra parte c’è il paradiso? Non un posto qualsiasi, ma il paradiso in persona! Cinema e teatri gratis, ristoranti aperti anche alle tre di notte, champagne e nebbiolo a fiumi, anche mischiati, e serafini e cherubini a volontà, tutte nude. Poi, ogni domenica, tutti in piazza a lapidare Giovanni Donzelli. Un sogno.

La gente non vedrebbe l’ora di morire. Si nutrirebbe solo di Bounty e cacciatorini, fumerebbe anche nel sonno e l’inquinamento delle città sarebbe esattamente come ora.

– È successa una disgrazia!

– Cosa?!

– Mia sorella!

– No!

– Sì!

– Che le è successo?

– È ancora viva.

– Oddio no!

– Purtroppo sì...

– Mi dispiace, Carla. Prima tuo cugino, adesso tua sorella...

– Mi chiedo come farò?

– Vedrai che prima o poi morirà.

– Ormai non ci spero più.

– Lo ha detto anche il dottore.

– Non voglio cullarmi con facili illusioni: forse è immortale.

Ogni funerale sarebbe una festa e il sogno di ogni genitore pio e devoto sarebbe quello di vedere morire i propri figli un secondo dopo il battesimo: così puri e immacolati rimbalzerebbero dritti in paradiso, senza neanche passare dal via. Che peccato potrà mai avere commesso un bambino di pochi giorni? Un bambino che non ha mai letto Freud, dico.
Ora che è stato evacuato il limbo non è più nemmeno necessario aspettare il battesimo, li si può affogare appena nati o, ancora meglio, abortirli. Un vero e autentico cattolico dovrebbe abortire a più non posso. Ogni volta che ha cinque minuti liberi, dovrebbe farsi impiantare una bella secchiata di embrioni e poi via, correre ad abortirli, assicurando così il paradiso alla propria prole ma anche a se stesso, perché non è mica da tutti giocarsi le proprie chance ultraterrene per fare un favore agli altri. Se questa non è un’opera di carità, cos’è? Le anime salirebbero in cielo a frotte, ogni giorno migliaia e migliaia di anime fresche e beate. Il paradiso sarebbe più popolato e i Musei Vaticani avrebbero meno code. Come dire, l’utile e il dilettevole.
Ma purtroppo, si sa, i cattolici sono atei.

GLI ANIMALI SONO STUPIDI

Quando si dice che gli animali sono intelligenti, lo si dice in relazione all’intelligenza che ci si aspetta da un animale, non in assoluto, altrimenti non ci sarebbe tutto questo stupore quando un gatto riesce a riconoscersi allo specchio. Tutti siamo pieni di ammirazione se un animale mostra un piccolo segno di attività cognitiva complessa, proprio perché non ce l’aspettiamo; invece per stupirci dell’intelligenza di un essere umano, il povero cristo deve come minimo comporre una fuga a quattro voci o risolvere un’equazione tensoriale differenziale del secondo ordine. Nessuno dice “ehi, guarda che intelligente mio figlio! Sa riconoscersi allo specchio!”.

È vero, ci sono animali che sanno fare cose inimmaginabili per un essere umano, come gli scimpanzé che sanno memorizzare in pochi secondi lunghe sequenze di simboli, ma poi la cosa finisce lì, non è che puoi farci conversazione. Prova ad andare a mangiare la pizza con uno scimpanzé: nessuno definirebbe “intelligente” una persona che entra in pizzeria senza mutande e mangia con i piedi nel piatto.

Penso che siamo tutti d’accordo se dico che ogni specie animale è intelligente nel proprio ambito, in relazione alle azioni per cui è evolutivamente predisposta e rispetto a ciò che le è necessario per sopravvivere e riprodursi. Un’aragosta che non coglie il punto della dialettica hegeliana non è stupida, è solo che, a differenza degli esseri umani, la metafisica non è una cosa che le serve per riprodursi. Secondo questa accezione relativa dell’intelligenza, ha perfettamente senso dire che un cane o un gatto sono intelligenti, caninamente e gattescamente intelligenti. Il problema è che molti parlano di intelligenza animale in senso assoluto, come quelli che dicono che i delfini parlano una vera e propria lingua, che i pappagalli possono comprendere le conversazioni umane, che i corvi sanno contare (omettendo di precisare che sanno contare solo fino a quattro), che i gatti capiscono tutto ma sono troppo pigri per darlo a vedere e così via. Ovviamente sono tutti miti, per quanto un animale possa essere intelligente, rispetto a un essere umano è stupido. Un animale intelligente è stupido anche rispetto al più stupido degli esseri umani.

Per esempio, anni fa i miei avevano un cane che sapeva aprire le porte di casa; sapeva persino aprire una porta facendo scorrere il chiavistello. Era un cane molto intelligente, ma se avesse avuto il cervello, che so, di un leghista, tutti lo avremmo considerato sconvolgentemente più intelligente. Immagina un cane che viene a dirti “oh, lo sai che il cambiamento climatico è una bufala?”, sarebbe il cane di gran lunga più intelligente di tutta la Storia del pianeta, eppure, in termini assoluti, sarebbe un idiota.

Un animale intelligente, intendo veramente intelligente, non intelligente nel senso di “ogni creatura di Dio è intelligente a modo suo”, dovrebbe come minimo essere in grado di conversare.


Ciao, Gatty! Hai fame?

No, sto meditando su come risolvere i problemi del mondo.

Cioè?

Tipo come insegnarti a non chiedermi certe ovvietà.

Non potresti dire “miao” come fanno tutti i gatti normali?

“Miao”, contento? Ora dammi da mangiare.

Ordiniamo una pizza?

Ok. Per me una crocchette e friarielli.


Questo è un dialogo fra me e ChatGPT, dopo che gli ho chiesto di interpretare il personaggio di un gatto. Ci pensi cosa direbbe la gente se un gatto sapesse dialogare come ChatGPT? Probabilmente gli darebbero subito il Nobel per la letteratura, invece al povero ChatGPT niente: è solo un programma che mette in fila parole secondo algoritmi probabilistici.