GLI ANIMALI SONO STUPIDI

Quando si dice che gli animali sono intelligenti, lo si dice in relazione all’intelligenza che ci si aspetta da un animale, non in assoluto, altrimenti non ci sarebbe tutto questo stupore quando un gatto riesce a riconoscersi allo specchio. Tutti siamo pieni di ammirazione se un animale mostra un piccolo segno di attività cognitiva complessa, proprio perché non ce l’aspettiamo; invece per stupirci dell’intelligenza di un essere umano, il povero cristo deve come minimo comporre una fuga a quattro voci o risolvere un’equazione tensoriale differenziale del secondo ordine. Nessuno dice “ehi, guarda che intelligente mio figlio! Sa riconoscersi allo specchio!”.

È vero, ci sono animali che sanno fare cose inimmaginabili per un essere umano, come gli scimpanzé che sanno memorizzare in pochi secondi lunghe sequenze di simboli, ma poi la cosa finisce lì, non è che puoi farci conversazione. Prova ad andare a mangiare la pizza con uno scimpanzé: nessuno definirebbe “intelligente” una persona che entra in pizzeria senza mutande e mangia con i piedi nel piatto.

Penso che siamo tutti d’accordo se dico che ogni specie animale è intelligente nel proprio ambito, in relazione alle azioni per cui è evolutivamente predisposta e rispetto a ciò che le è necessario per sopravvivere e riprodursi. Un’aragosta che non coglie il punto della dialettica hegeliana non è stupida, è solo che, a differenza degli esseri umani, la metafisica non è una cosa che le serve per riprodursi. Secondo questa accezione relativa dell’intelligenza, ha perfettamente senso dire che un cane o un gatto sono intelligenti, caninamente e gattescamente intelligenti. Il problema è che molti parlano di intelligenza animale in senso assoluto, come quelli che dicono che i delfini parlano una vera e propria lingua, che i pappagalli possono comprendere le conversazioni umane, che i corvi sanno contare (omettendo di precisare che sanno contare solo fino a quattro), che i gatti capiscono tutto ma sono troppo pigri per darlo a vedere e così via. Ovviamente sono tutti miti, per quanto un animale possa essere intelligente, rispetto a un essere umano è stupido. Un animale intelligente è stupido anche rispetto al più stupido degli esseri umani.

Per esempio, anni fa i miei avevano un cane che sapeva aprire le porte di casa; sapeva persino aprire una porta facendo scorrere il chiavistello. Era un cane molto intelligente, ma se avesse avuto il cervello, che so, di un leghista, tutti lo avremmo considerato sconvolgentemente più intelligente. Immagina un cane che viene a dirti “oh, lo sai che il cambiamento climatico è una bufala?”, sarebbe il cane di gran lunga più intelligente di tutta la Storia del pianeta, eppure, in termini assoluti, sarebbe un idiota.

Un animale intelligente, intendo veramente intelligente, non intelligente nel senso di “ogni creatura di Dio è intelligente a modo suo”, dovrebbe come minimo essere in grado di conversare.


Ciao, Gatty! Hai fame?

No, sto meditando su come risolvere i problemi del mondo.

Cioè?

Tipo come insegnarti a non chiedermi certe ovvietà.

Non potresti dire “miao” come fanno tutti i gatti normali?

“Miao”, contento? Ora dammi da mangiare.

Ordiniamo una pizza?

Ok. Per me una crocchette e friarielli.


Questo è un dialogo fra me e ChatGPT, dopo che gli ho chiesto di interpretare il personaggio di un gatto. Ci pensi cosa direbbe la gente se un gatto sapesse dialogare come ChatGPT? Probabilmente gli darebbero subito il Nobel per la letteratura, invece al povero ChatGPT niente: è solo un programma che mette in fila parole secondo algoritmi probabilistici.

LA COSIDDETTA CARBON FOOTPRINT

Il cambiamento climatico è un fatto accertato: ci sono i dati, c'è una spiegazione fisica, c'è il largo consenso della comunità scientifica (non dei media o dei tuttologi da social, ma di chi studia il clima per lavoro). Per gli stessi motivi (dati, spiegazione, consenso) è anche un fatto accertato che questo cambiamento sia dovuto alle attività umane e che, altro fatto ancora, senza contromisure di qualche tipo saranno cazzi non solo per i coralli e le foreste di kelp, ma anche per gli esseri umani.

Questi sono tutti fatti e tutte le persone informate e obiettive li riconoscono senza problemi; c'è invece più difficoltà a riconoscere un altro fatto altrettanto fattuale e molto più elementare, cioè che la mia iniziativa personale non ha nessun effetto sul clima del pianeta. Anche qui ci sono i dati: la concentrazione di CO₂ in atmosfera non è in nessun modo correlata con i chilometri che faccio in macchina ogni settimana (ho controllato); c'è una spiegazione fisica nota: io consumo molta meno energia rispetto a un intero pianeta; e c'è anche il largo consenso di tutte le persone che sanno contare: 1 è molto minore di 8 miliardi.
Io, da solo, non conto niente. Neanche tu conti niente, eh, non è un problema che ho solo io. Che io domani decida di andare a Pechino con un trattore a gasolio o in pattini a rotelle, per il clima del pianeta non fa assolutamente nessuna differenza. Purtroppo i problemi globali sono fatti così: li si può risolvere solo con politiche globali, non con l'iniziativa personale.

Ciononostante spesso mi capita di sentire qualcuno che rinuncia a prendere l'aereo perché gli aerei hanno un'alta carbon footprint, cioè emettono molta CO₂ per passeggero e per chilometro percorso. Magari si ponesse questo problema anche Putin prima di lanciare i suoi missili...
Sicuramente la preoccupazione è giusta, ma la conclusione è sbagliata: se tu, per conto tuo e senza consultare il resto del pianeta, decidi di non andare mai più in vacanza in aereo e di nutrirti solo con polpette di compost, il risultato che ottieni non è salvare l'umanità, è solo farti del male. Purtroppo i tuoi comportamenti privati non modificano la CO₂ in atmosfera nemmeno di un ppm.

L'obiezione che viene fatta in questi casi è "ma se tutti facessero così eccetera", che è vero: se tutti rinunciassero a usare l'aereo, questo ridurrebbe le emissioni globali di CO₂ di circa il 2 o 3%, ma ciò non significa che tutti rinunceranno a usare l'aereo dopo che ci avrò rinunciato io, perché fra quello che faccio io e quello che fa il resto del mondo non c'è nessun nesso di causa-effetto (anche questo è un fatto). Se una proposizione condizionale è vera, questo non fa avverare la sua condizione.

Se io fossi Leonardo DiCaprio o Taylor Swift sarebbe diverso, i miei comportamenti potrebbero essere di esempio per milioni di persone e magari contribuire a cambiare le abitudini del mondo, ma io sono io e, credo di averlo già detto, non conto niente. Aggiungiamo poi che Leonardo DiCaprio e Taylor Swift non solo prendono l'aereo senza problemi ogni volta che pare a loro, ma hanno pure il jet privato. Ti rendi conto? Ci sono persone comuni che rinunciano alle loro vacanze per salvare il pianeta (le conosco) e questi stronzi usano il jet privato anche per andare a fare la spesa. A me sembra ingiusto.

Ingiusto e anche concettualmente sbagliato, perché in realtà, basta pensarci un attimo, la rinuncia di prendere un aereo non solo non fa diminuire le emissioni di CO₂, ma le fa aumentare. È un effetto trascurabile e totalmente insignificante, ma pur sempre opposto rispetto all'effetto altrettanto trascurabile e totalmente insignificante che ci si era prefissati di ottenere con la decisione di non prendere l'aereo.
È molto semplice: supponiamo che il mio sogno sia andare in vacanza alle Maldive (c'è gente che ha queste perversioni), in questo caso la mia carbon footprint per un volo di andata e ritorno Bologna - Malè sarebbe circa 2000 kg di CO₂. Siccome 2 tonnellate è tantino, il senso di colpa potrebbe indurmi a rinunciare a un viaggio a cui tengo tanto e farmi ripiegare su San Benedetto del Tronto: 300 km con una macchina a benzina, andata e ritorno, corrispondono a circa 200 kg di CO₂, che è un fattore 10 in meno. Evviva! Farò delle vacanze di merda, ma almeno potrò illudermi di avere salvato l'umanità!
Invece no.
Se io non salgo su quel Boeing 777, non è che lui non parte; il volo parte né più né meno e emetterà tutta la CO₂ totale che deve emettere con o senza di me, visto che il peso di un solo passeggero è trascurabile rispetto al peso di tutto l'aereo. Quindi l'unico effetto che avrà la mia scelta ecologista di andare a San Benedetto del Tronto è che verranno immessi in atmosfera 200 kg di CO₂ in più rispetto a quelli che sarebbero stati emessi se fossi andato in aereo alle Maldive.

Salvare l'umanità da soli è più complicato di quello che si potrebbe pensare.

DOCUMENTARI SUGLI ESSERI UMANI

Siccome sabato non avevo voglia di fare niente, mi sono detto: perché non passare la giornata a guardare documentari? Visto che c'è qualcuno che ha condiviso con me il suo abbonamento a una di queste piattaforme di streaming video, ora mi ritrovo con un sacco di film e documentari da guardare a scrocco (grazie qualcuno!).
Ho scelto di vedere documentari invece che film per lo stesso motivo per cui, se devo andare a caso, preferisco leggere saggi invece che romanzi: è molto raro che un'opera di finzione valga davvero la pena di essere letta/vista, mentre un'opera informativa, chiamiamola così, può essere interessante anche se non è particolarmente significativa, qualcosa impari sempre.
Quindi documentari.

La prima cosa che noto (1) è che sono quasi tutti su animali (perlopiù squali), Hitler e catastrofi, qualcuno su paradisi terrestri o gente che fa cose avventurose, nessuno sulla fisica (vale a dire su tutto il resto dell'universo). Squali e Hitler sono interessanti, certo, ma perché non c'è neanche un documentario sulla nucleosintesi primordiale o sul dualismo onda-particella? Sono fenomeni naturali molto più incredibili dei vermi luminosi delle grotte di Waitomo (che comunque sono assolutamente incredibili).
Ma questo non è un problema, gli animali mi interessano, purché siano a debita distanza e ci sia uno schermo televisivo fra me e loro. Sulla Terra ci sono più di otto milioni di specie diverse di cui non so assolutamente niente ed è bellissimo non sapere niente quando hai tanti documentari da guardare. Così inizio il mio binge watching documentaristico.
Al terzo video, mentre sto guardando l'accoppiamento dei leoni marini delle Galapagos, noto alcune altre cose che tutti questi documentari hanno in comune:

2) Sono pieni di musica. La musica non tace praticamente mai e imbottisce ogni scena con la massima enfasi. È come quei telecronisti sportivi che urlano esaltati per tutti i 90 minuti di Empoli - Sassuolo 0 - 0.

3) Sono pieni di riprese spettacolari. Questa è una cosa positiva, a chi non piacciono le riprese spettacolari? Se non fosse che, con tutti quei droni e quella post-produzione, a volte sono talmente spettacolari da sembrare finte. A volte sembra di guardare un film Marvel.

4) Sono pieni di frasi a effetto e retorica ma avari di dettagli e spiegazioni. Come direbbe qualcuno: "la gente non ne ha mai abbastanza di retorica". È vero che una storia, vera o finta che sia, va saputa raccontare, ma proprio i dettagli e le spiegazioni sono la storia di un documentario, non possono essere sostituiti da pistolotti motivazionali come nelle pubblicità delle auto.
Il risultato è che si passa velocemente da un argomento all'altro senza mai approfondirne nessuno. Voglio dire, mi parli delle vongole? Benissimo, dimmi tutto delle vongole! Dimmi quante specie ci sono, come funziona il loro olfatto (hanno l'olfatto?), da cosa si sono evolute, di cosa si nutrono, quali predatori hanno, come passano il tempo libero, tutto. Non limitarti a farmele vedere per trenta secondi con una bella musica mentre corrono nella savana.

5) (E questa è la cosa più triste) chi più chi meno, questi documentari cercano sempre di umanizzare gli animali: li descrivono come se avessero emozioni e desideri umani, attribuiscono loro scopi e progetti, li inseriscono in storie simili a quelle umane con amici, parenti, mariti e mogli. Tanto per rendere l'idea, la prole viene chiamata "bambini", gli accoppiamenti "storie d'amore" e non è raro che il narratore dia voce ai "pensieri" degli animali con esclamazioni del tipo: "e ora che vuole questo?!" (quando un coccodrillo d'acqua dolce dell'Australia settentrionale si imbatte in un coccodrillo marino) o "finalmente a casa!" (quando una formica tagliafoglie ritrova la strada verso il suo formicaio nella foresta pluviale) o "uhm.... vediamo se così funziona" (quando un amphioctopus marginatus del pacifico si protegge da un odontodactylus scyllarus col guscio di una codakia tigerina).
Che bisogno c'è di tutto questo?

Siccome lo scopo di queste piattaforme è avere più spettatori possibili, possiamo assumere che questi documentari siano ritenuti i più interessanti per il maggior numero di persone possibili, non solo per quanto riguarda gli argomenti trattati ma anche per il modo in cui sono raccontati. È difficile credere che una multinazionale che investe miliardi di dollari commetta l'errore di comprare mille documentari tutta musica e retorica sugli squali, quando invece la gente preferirebbe vedere gli scienziati del CERN che spiegano per un'ora e mezza come funziona il Large Hadron Collider. Quindi è ragionevole concludere che questi documentari siano davvero ciò che la stragrande maggioranza della gente vuole vedere quando decide di vedere un documentario, questo significa che dicono molto di più sugli esseri umani che sugli animali che descrivono.

Vediamo cosa dicono.
La prima informazione che si ricava (vedi punto 1) è che alla specie umana non frega niente di sapere come funziona l'universo in cui vive. Sembra assurdo, lo so, ma vista la premessa data sopra (multinazionale miliardi eccetera), non c'è altra conclusione possibile. Ovviamente ci sono alcuni individui a cui questo universo interessa, altrimenti vivremmo ancora nelle caverne con la TV in bianco e nero, ma a noi umani, come specie, non interessa. Non so perché. Forse in un mondo in cui la gente crede a figli di Dio che risorgono, alieni nascosti dal Governo e memorie dell'acqua, l'esperimento della doppia fenditura non sembra poi così spettacolare.

Altra informazione immediata (punto 2), gli esseri umani hanno un perenne bisogno di avere un sottofondo musicale, qualcosa di più o meno melodioso che cancelli ogni possibilità di imbattersi in un momento di silenzio.

Poi.
La stato d'animo che più accende l'attenzione umana è la paura (squali, Hitler e catastrofi).

Il bisogno di essere stupiti vince su quello di capire (punti 3 e 4).

Un essere umano si interessa a qualcosa solo se riesce a rivedere se stesso (punto 5). 

E infine (tutti i punti), la mente umana viaggia più sui binari dell'emotività che su quelli della razionalità, che è un po' il motivo per cui la nostra specie esiste da circa 300000 anni ma ha capito che un'ipotesi va verificata sperimentalmente solo 400 anni fa.
Questo è abbastanza sorprendente.

La razionalità è la funzione più potente del cervello umano, nessun altro animale ce l'ha, nemmeno gli scimpanzé nonostante siano così carini. Ogni esemplare della specie umana è dotato di razionalità, è lì a disposizione sempre pronta all'uso nella testa di ogni homo sapiens: nella tua, nella mia, persino in quella di un testimone di Geova. Ha l'inconveniente di essere faticosa, è vero, va tenuta in allenamento, spesso dà risultati controintuitivi o addirittura sgradevoli, ma è la funzione cerebrale che garantisce le maggiori probabilità di successo quando si tratta di capire una cosa, qualsiasi cosa: dalla formazione delle galassie a come si cambia l'ora sul display del forno. Eppure gli esseri umani scelgono di lasciarsi guidare dall'emotività: preferiscono credere alle storie che suonano bene invece che a quelle fondate; si fanno impressionare da trucchi e paroloni invece che dai dati; trovano più convincente chi li rassicura nelle loro convinzioni soggettive a chi invece cerca di descrivere il mondo in modo oggettivo.
Questo è un peccato. È un po' come fanno quegli avari che hanno i milioni in banca ma vivono da pezzenti. 

VANDALISMO A FIN DI BENE

Ogni tanto c'è qualcuno che vandalizza un'opera d’arte o un edificio storico per sensibilizzare l'opinione pubblica sul cambiamento climatico. Il cambiamento climatico, non so se mi spiego. C'è davvero ancora qualcuno che non ha mai sentito nominare il cambiamento climatico?

È un vandalismo innocuo, dicono i vandali. Non è che l'opera d'arte o l'edificio storico vengano davvero danneggiati, vengono solo temporaneamente deturpati con materiali facilmente rimovibili che non provocano nessun danno permanente, dicono sempre i vandali. C'è da fidarsi?
Supponiamo di sì. Supponiamo che tutti questi vandali presenti e futuri siano persone coscienziose e profonde conoscitrici di opere d'arte e materiali imbrattanti, dopotutto lo fanno per una giusta causa, quindi sono dei nostri e la nostra squadra non può fare cose stupide, giusto? 

Bene. Questa pratica funziona? Sensibilizza?
Questo è un punto molto dibattuto. Ovviamente nessuno lo può sapere per certo e qualcosa mi dice che non lo sanno nemmeno i vandali in questione, a meno di non assumere che oltre a essere esperti di arte e materiali imbrattanti, siano anche in grado di prevedere il futuro.
L'unica cosa che posso dire è che, per le persone simili a me, i metodi più efficaci per sensibilizzarmi sono di altro tipo, come per esempio le argomentazioni razionali e i dati. Per quanto mi riguarda, queste performance mi fanno solo venire voglia di comprare una tonnellata di copertoni e bruciarli nel caminetto. Ma io sono io, magari c’è qualcuno con cui queste performance funzionano. Che ne so? Magari quando un negazionista del cambiamento climatico vede vandalizzare un’opera d’arte pensa: "caspita, ma allora mi sono sempre sbagliato! Non è vero che è tutto un complotto della lobby ebraica per costringerci a mangiare insetti!".

Ma al di là di tutto questo, che è soggettivo e dibattibile, una cosa che nessuno può negare è che la prima cosa che un gesto vandalico comunica in modo diretto e immediato, indipendentemente da quale sia il suo scopo indiretto e mediato, è che l'oggetto che viene vandalizzato è degno di essere distrutto. Poi, in un secondo momento, chi ha compiuto il gesto potrà spiegare con calma che si trattava di un'azione dimostrativa e che il vero messaggio non è quello immediatamente evidente che l'azione comunica, ma un altro: la critica delle politiche ambientali, la pace nel mondo, l'importanza di una dieta sana e equilibrata, tutto quello che si vuole, ma prima del messaggio indiretto che forse a qualcuno arriverà (chi lo sa?), arriva di sicuro e a tutti quello diretto: opere d'arte e monumenti storici sono degni di essere distrutti.
Spero che siamo tutti d'accordo che questo è un messaggio di merda, giusto?

Viviamo in un mondo pieno di opere umane inutili quando non dannose, obbrobri inguardabili, città costruite per lavorarci e morirci più che per viverci, paesaggi urbani che sembrano appena bombardati, per non parlare di quelli che vengono veramente bombardati, e ogni tanto, come fosse un miracolo, in questo contesto di orrore ordinario appare un'opera umana capace di parlare a tutti, persino ai vandali, altrimenti non si premurerebbero di distruggerla. In un mondo così, il messaggio "le opere d'arte sono degne di essere distrutte", vero o fittizio che sia, è un messaggio di merda.

È come se io mi procurassi la riproduzione di una pistola, cioè una pistola finta che in tutto e per tutto assomiglia a una pistola vera ma che in realtà non è in grado di sparare, e poi uscissi di casa e la puntassi contro i passanti fingendo di volerli uccidere. Molti scapperebbero, forse qualcuno cercherebbe di disarmarmi, è probabile che qualcuno mi picchierebbe. È comprensibile, il messaggio diretto che sto comunicando è "voglio ammazzarvi tutti". Quale sarà la reazione di queste persone quando dirò loro che in realtà la pistola è finta e che il mio gesto serviva per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla carenza di architettura antisismica in Italia? Dubito che le persone si tratterranno dal linciarmi, e questo perché il mio messaggio diretto è molto diretto (benché fittizio), mentre il messaggio indiretto è troppo indiretto (benché vero).

DUE PAROLE SUGLI ANTIABORTISTI

Alla mia età dovrei ormai avere raggiunto l'insbalordibilità di fronte a tutti i comportamenti umani, un po' come chi guarda lo stesso film per la centesima volta, e invece.
Per esempio gli antiabortisti.

Quello che mi sbalordisce degli antiabortisti non è tanto l'irrazionalità, chi non è irrazionale? L'irrazionalità è una facoltà fondamentale dell'essere umano e secondo me, ma anche un po' secondo Alan Turing, l'intelligenza umana non è concepibile senza l'irrazionalità. Quello che mi stupisce, credo, è vedere delle persone che mettono la loro razionalità al servizio dell'irrazionalità. Secondo me, e anche un po' secondo Platone, dovrebbe essere la razionalità a guidare l'irrazionalità, non viceversa.
Per spiegare questo concetto ho fatto un disegnino.


Ma non è solo questo che mi sbalordisce.
Gli antiabortisti sono antiabortisti perché, dicono, i prodotti del concepimento umano che si trovano ancora all'interno della madre sono in tutto e per tutto persone, cioè non sono semplicemente vivi, come sono vivi anche i globuli rossi o i batteri dell'intestino, ma sono proprio persone come me e te.
Piccolo inciso: qui non userò mai la famosa parola di quattro lettere che inizia con "f" (non quella, l'altra), perché la trovo orribile. Al suo posto userò la parola "gamberetto" che mi sembra molto più carina.

Dicevamo: gli antiabortisti pensano, o almeno dicono di pensare, che i gamberetti siano persone e questa è una cosa che non smette mai di sbalordirmi. Come ho già detto da qualche parte su questo blog: pensare che un gamberetto sia una persona solo perché un giorno la diventerà è come pensare che una persona sia un cadavere solo perché un giorno lo diventerà. Gamberetto, persona e cadavere sono tre cose diverse con comportamenti diversi e non credo ci sia bisogno di avere studiato Husserl per rendersene conto (io per esempio non l'ho studiato).

Faccio davvero molta fatica a credere che un antiabortista non riesca a fare questo banale passaggio logico, ma supponiamo che davvero non riesca a farlo o che, per qualche motivo metafisico, non possa farlo, supponiamo cioè che gli antiabortisti siano, diciamo così, "in buona fede".

Perfetto. Questo attenuerebbe un bel po' il loro potenziale sbalordente.
Allora proviamo a immedesimarci in un antiabortista (sì, lo so...) e costringiamoci a pensare che i gamberetti siano davvero persone. Se ci riusciamo allora diventerà comprensibile l'esultanza antiabortistica ogni volta che viene impedita l'eliminazione di un gamberetto, perché è come se venisse impedita l'eliminazione, che so, di un bambino di dieci anni. Per quanto i bambini di dieci anni possano essere rumorosi e maleducati, io non vorrei mai vivere in un posto dove fosse possibile eliminarli fisicamente, o almeno non lo direi in pubblico. 

Dunque, da questo punto di vista, l'antiabortista non sarebbe altro che una persona illogica ma incredibilmente buona e rispettosa della vita di tutte le persone del mondo, così rispettosa da essere persino disposta a fare del male agli altri pur di salvare la vita di un gamberetto. Suona strano definire "buona" una persona pronta a fare del male agli altri, vero? Eppure questo non è per niente sbalordente: tu non faresti del male a qualcuno che volesse eliminare un bambino di dieci anni?

Purtroppo però c'è una cosa che non torna in questa descrizione degli antiabortisti: se sono davvero così rispettosi di tutte le persone del mondo, perché non applicano questo rispetto anche alla vita delle persone che vivono fuori dagli uteri? Guarda gli Stati Uniti, per esempio: perché gli antiabortisti sono più o meno le stesse persone che sono favorevoli alla pena di morte e alla vendita di fucili semiautomatici agli schizofrenici? Come ha detto Bill Maher:

Welcome to right wing America, where if you want to end a young life you have to shoot them.

Quindi la mia teoria è questa: gli antiabortisti non sono persone illogiche ma buone, ma sono semplicemente persone che provano piacere nel dare dispiacere agli altri. Secondo me, ma anche un po' secondo Aristotele, chi non è in grado di dare piacere a se stesso si consola cercando di dare dispiacere agli altri.

LE 10 CANZONI PIÙ BELLE DAI BEATLES FINO A OGGI

Siccome ho frequentato per un pezzo palestre e bar, mi sono fatto una certa cultura in fatto di canzoni, quindi ora vorrei usarla per fare la lista delle 10 canzoni più belle dai Beatles fino a oggi.

Prima di iniziare, una piccola premessa metodologica: cosa si intende con "bello"?
Allora, diciamo subito che se stessi facendo la lista dei 10 quartetti per archi più belli da Haydn fino a oggi, guarderei cose tipo, non so, l'originalità, l'essenzialità, l'equilibrio e quanto assomigliano al quartetto in do diesis minore op. 131 di Beethoven. Ma quando ascolto un quartetto non sono nella stessa configurazione esistenziale di quando ascolto una canzone. Quando ascolto una canzone sto di solito facendo altre cose (ubriacandomi, chiacchierando, ubriacandomi chiacchierando e così via), quando invece ascolto un quartetto sto facendo solo quello, come quando guardo un film o leggo un libro, cioè sono in configurazione "dedico la mia attenzione a una cosa che mi dà soddisfazione solo se le dedico tutta la mia attenzione”. Credo che nessuno si sieda sul divano in silenzio ad ascoltare una canzone senza fare nient'altro, giusto?

Cos'è allora una canzone "bella"?
Come dice Shiva Bakta, musicista e visionario compositore di canzoni in 6/4:

Gli ascoltatori non devono "capirne" di musica. La musica (pop, ovviamente) si dà per quello che è, deve creare effetti emotivi, non deve essere necessariamente "capita", va vissuta.

Quindi le canzoni che ho scelto sono "le più belle" in questo senso Baktiano, cioè nel senso che esprimono meglio di altre canzoni analoghe un certo tipo di stato emotivo.
Ovviamente ho dovuto fare delle scelte. Di canzoni bellissime ce ne sono molte più di 10, forse addirittura 15, ma alla fine sono abbastanza soddisfatto di questa playlist.

La selezione parte dal periodo dei Beatles perché è quello in cui più o meno c'è stata l'invenzione della musica pop come la intendiamo oggi. Se avessi preso in considerazione tutta la storia delle canzoni, avrebbe vinto a mani basse Franz Schubert. Ancora oggi il suo Winterreise (1827) è di gran lunga il miglior concept album mai realizzato.

Un'ultima cosa prima di iniziare: un po' mi spiace non avere scelto niente dei REM, ma alla fine ho deciso che sono troppo lagnosi. Canzoni perfette, per carità, ma melodie un po' troppo lagnose, con armonie lagnose arrangiate in modo lagnoso. Ma perfette.

Ok, iniziamo.

1.
Questa canzone usa il trucco dell'intervallo ascendente di sesta minore (e.g. "fi-re"), che è un po' come il doping nello sport, però qui si giudica solo il risultato, non il modo in cui lo si è ottenuto. Quando entro in un bar spero sempre che ci sia questa canzone, ammortizza un po' lo squallore di tutto quello che ho intorno, soprattutto se la accompagno con un paio di spritz.


2.
Sono stato molto indeciso se scegliere questa o My Sharona (1979) visto che per qualche motivo mi sembrano esprimere più o meno lo stesso stato emotivo, non so perché, forse è per via di tutte quelle ottave di sol. Alla fine ho scelto Girls and Boys perché in questa lista ci sono già altre due canzoni degli anni '70 e non vorrei dare l’impressione di essere troppo vecchio.


3.
Be my baby (1963)
Avevo letto un articolo di bbc.com che spiegava perché questa è probabilmente LA canzone pop perfetta. Non ricordo bene quali fossero le argomentazioni, ma mi pare che c'entrassero la sua semplicità, l'inizio con la batteria e quel caratteristico "oh-oh-oh-oh" che pare sia nato esercitandosi in bagno. Qualunque sia il motivo, è effettivamente una canzone perfetta.


4.
Lo so, molti appassionati di canzoni odiano i Queen e credo anche di sapere perché: spesso non si capisce se sono seri o se stanno scherzando. In realtà i Queen sono dei bravissimi musicisti e persone molto intelligenti (non per niente uno di loro ha un dottorato in astrofisica) e le loro canzoni hanno quello che non dovrebbe mai mancare nella musica pop per non rischiare di sembrare ridicola: l'ironia. In pratica sono l'antitesi dei Radiohead.


5.
Magari esistono canzoni più orecchiabili di questa, però gli AC/DC sono il gruppo che meglio di tutti rappresenta il cosiddetto hard rock, perché le loro canzoni sono essenziali (come i quartetti per archi), cioè non hanno fronzoli, melodie inutilmente arzigogolate o quegli effettacci che andavano tanto di moda in questo tipo di musica. Potremmo dire che gli AC/DC sono l'idea platonica dell'hard rock.


6.
Burn (2013)
Questa l'ho presa da un film orribile che mi è piaciuto tantissimo: The Killing of a Sacred Deer (2017). Non so perché succedano queste cose, è un po' come con le patatine al lime e pepe rosa: disgustose, ma non riesci a smettere di mangiarle. Forse anche questa canzone è un po' così.


7.
Ho fatto di tutto per non mettere questa canzone nella lista, troppo famosa. Per esempio avevo anche pensato di intitolare il post "Le 10 canzoni più belle dai Beatles fino a oggi esclusa I will survive perché è troppo famosa", ma poi non mi sembrava onesto. Se una canzone è bella, è bella, è inutile che ce lo nascondiamo.
L'unico accorgimento che ho preso è stato quello di scegliere questa cover (1996), che oltre ad avere un video molto divertente è anche utile per fare lo spelling del testo.


8.
Creep (1992)
Nonostante la mia antipatia per queste persone, ho dovuto mettere Creep in lista perché è senza dubbio la canzone più bella fra tutte le canzoni di questo tipo degli anni ’90. Spero che venga apprezzata la mia obiettività. So che non è molto amata dai fan del gruppo, i fan sono così, e pare che non piaccia molto nemmeno agli stessi Radiohead e si può capire perché: di tutte le loro canzoni è quella diventata di gran lunga la più famosa e purtroppo assomiglia tantissimo a questa roba qua (1972).


9.
Questa rappresenta perfettamente la musica pop anni '80, ma senza tutte le brutture degli anni '80: i riverberi tipo grotte di Frasassi, quel modo di cantare in stile "cane che abbaia", le tastierine ridicole eccetera. Gli anni ’80, dal punto di vista estetico, sono stati forse il decennio peggiore dopo quello della Rinascenza liutprandea (730-740)



10.
E per finire una canzone d'amore. Poteva mancare la canzone d’amore? Questa è di Ryan Adams, da non confondere con Bryan Adams, la versione lagnosa di Bon Jovi.


Bene, con questa abbiamo finito. Ci vediamo al prossimo post: i 10 migliori film da Monicelli fino ai giorni nostri.

































Ok, visto che sei ancora qui c’è una bonus track.

11. 
All of me (2013)
Questa è la canzone che avrei voluto mettere in rappresentanza delle canzoni d'amore, ma non ho avuto il coraggio. Come potevo dopo tutte le cose brutte che ho detto sulle canzoni lagnose? Perché questa canzone è effettivamente un po’ lagnosetta, non lo si può negare, ma io la trovo comunque bellissima perché esprime perfettamente lo stato emotivo "notti insonni passate all'aeroporto di Dubai con Maria Paola aspettando il volo per casa”.

GLI ITALIANI SONO BIANCHI?

Oppure, come si chiedono in molti nel mondo e in particolare negli USA, are italians poc?
 
Prima di rispondere, piccola premessa.
Porsi una domanda del genere è già di per sé un po' razzista. Primo, perché sembra che una delle due possibilità fra l'essere bianchi e il non esserlo sia preferibile all’altra. Chissà quale?
Secondo, perché è come se si desse per scontato che gli italiani con genitori non bianchi non siano veramente italiani.
Terzo, è una domanda che sembra suggerire che al mondo esistano solo due colori: il bianco e il poc (person of colour), categoria che contiene tutta l’umanità che non può permettersi di aspirare alla pura razza bianca (stavo per dire “ariana”).

Ma lasciamo stare tutto questo e supponiamo che si tratti invece di una semplice domanda assolutamente neutra e innocente, come potrebbe farla un gattino. Perfetto, ma chi sono "i bianchi"?
Lo chiedo perché io vedo persone color corniolo pallido (#edcdc2)


rosa champagne (#f1ddcf)


o al massimo conchiglia (#fff5ee)


ma in tutta la mia vita non ho mai visto una persona bianca (#ffffff).



Poi, prendiamo per esempio Trevor Noah, il grande comico sudafricano.


Trevor Noah ha un padre bianco e una madre nera, dunque viene considerato da tutti di colore. Intendo dire che viene considerato così non solo dalle leggi dell’apartheid degli anni Ottanta, che prevedevano la classificazione razziale di ogni neonato, ma anche dal suo pubblico, un pubblico principalmente liberale e progressista. Eppure, se si fa uno zoom della fronte, si vede che il colore di Trevor Noah è questo qua (#feb3a2)


Ti sembra “di colore”? Almeno metà della popolazione italiana è più scura di così. Prendiamo per esempio Di Maio, il grande comico italiano famoso per le sue imitazioni politicamente scorrette di un bambino ritardato


ecco qua l'ingrandimento della sua fronte (#d79479):


Questo sarebbe “bianco”? Chiaramente c’è qualcosa che non torna.
Ma questo non è tutto.

Supponiamo che Trevor Noah faccia un figlio con una donna classificata come bianca, il nascituro, di qualsiasi colore sia, sarà unanimamente considerato di colore, cioè non bianco. Benissimo, andiamo avanti. Immaginiamo che questo o questa Trevor Noah Jr si accoppi a sua volta con una persona bianca, il figlio come sarà considerato? Quanti passaggi generazionali ci vogliono per essere considerati bianchi e lavarsi via tutto il “colore”? Tutte le persone del mondo hanno dei progenitori non bianchi, non fosse altro perché l’umanità è nata in Africa. Quindi? Siamo tutti di colore? O siamo tutti bianchi? E se non è il colore della pelle a stabilire chi è bianco e chi è di colore, che cos’altro è? Sicuramente Arthur de Gobineau avrebbe tante cose da dire su questo argomento, ma lasciamo stare anche tutta questa storia e limitiamoci a considerare il colore della pelle come fosse il colore delle scarpe: gli italiani sono bianchi?

Beh, di certo gli italiani danno per scontato di esserlo visto che in Parlamento hanno ben due partiti xenofobi (forse tre, sto perdendo il conto), ma penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che quello che uno pensa di sé conta poco, altrimenti tutti gli scemi sarebbero dei geni.
Proviamo allora a rispondere in modo cromaticamente oggettivo.

Perlopiù gli italiani occupano tutte le sfumature che vanno dal bianco mascarpone (#f8efde)


al marrone schiuma di cappuccino (#c29d68).


Naturalmente ci sono italiani ancora meno bianchi e italiani ancora più bianchi, ma attualmente il grosso degli italiani cade più o meno dentro l’intervallo delimitato da questi due colori: mascarpone e cappuccino.
Il motivo di questa grande varietà cromatica è che nei secoli la penisola Italiana è stata attraversata da popolazioni di tutti i colori: Normanni, Celti, Nordafricani, Greci, Fenici, Arabi e altre che sicuramente mi sto dimenticando e quindi è inevitabile che tutte queste persone, per quanto si odino, prima o poi finiscano per accoppiarsi e che i bianchi diventino un po’ meno bianchi e i non bianchi un po’ meno non bianchi, progredendo tutti insieme in modo lento ma costante verso il beige.

Quindi, in conclusione, se proprio vogliamo essere rigorosi, dobbiamo rispondere che mediamente gli italiani non sono bianchi. Ma siccome abbiamo un PIL pro capite di circa 34000$, possiamo dire di essere bianchi.

I PRO VAX NON ESISTONO

Fra le cose orribili che ci ha regalato quest'ultima pandemia, oltre alla malattia e a tutti i vari provvedimenti per cercare di contenerla, ci sono i no vax.
Certo, i no vax esistevano anche prima, ma prima erano solo una delle tante categorie di svitati che si aggiravano su internet, insieme ai negazionisti della shoah, agli sciachimisti, agli undicisettembristi e alla gente che sostiene le qualità terapeutiche dell'urina; ora invece l'antivaccinismo è diventato mainstream e ha unito insieme tutta una variegata accozzaglia di paranoici, dando loro forza e forse anche un motivo per vivere. Prima del 2020 i no vax erano solo una delle tante attrazioni dello zoo internettiano, noti perlopiù solo agli appassionati di casi umani, ora invece ne parlano anche i TG e i loro deliri sono ripetuti in TV da una schiera di mitomani di professione. È come quando pensavi di essere speciale perché eri fra i pochi ad avere letto Il Signore degli Anelli e poi salta fuori quel buzzurro neozelandese e ci fa 136 film.
Con la promozione dei no vax dalla serie B dei flame online alla serie A dei talk show di cosiddetta informazione, si sono inevitabilmente create alcune banalizzazioni nel modo di descriverli.

Una di queste è che i no vax siano soprattutto ignoranti. Di certo non sono degli eruditi, ma non mi sembra che il loro problema principale sia quello di non essere informati, anzi sul loro argomento del cuore possiedono molte più nozioni della media della popolazione: sanno cosa dice il comunicato del ministro della salute danese, ti citano a memoria l’abstract di un articolo di The Lancet, possono snocciolare i dati dei contagi dell'ultima settimana in Azerbaigian e così via. I no vax dedicano tantissimo tempo a documentarsi e a raccogliere informazioni sulla pandemia e sui vaccini, il loro problema non è l'ignoranza, il loro problema è che non capiscono quello che leggono.
Faccio solo tre esempi, tre sorprendenti modi di non capire che sono tipici non solo dei no vax, ma di tutti i complottisti in generale.

Esempio 1
Tanto per cominciare non capiscono la differenza tra aneddoti e statistica (a questo proposito avevo detto delle cose qui).
Questo significa che, per quanto si sforzino, non sono in grado di concepire l'idea che lo studio controllato di un campione rappresentativo possa dare risultati che valgono per l'intera popolazione, ma sorprendentemente sono allo stesso tempo convinti che gli aneddoti che catturano la loro attenzione, reali o immaginari, siano sufficienti per arrivare a conclusioni generali.
Per un no vax, uno studio statistico su 5000 persone vale solo ed esclusivamente per quelle 5000 persone, ma se il barbiere gli racconta che il figlio di sua cognata è stato investito da un monopattino mentre usciva dall'hub vaccinale, questo vuol dire che i vaccini causano investimento da monopattino. Affermazione solitamente seguita dall’ormai celebre constatazione: “ma non ce lo dicono!”.

Esempio 2
Non hanno nessuna capacità di distinguere tra fonti attendibili e fonti non attendibili. Qualsiasi fonte è potenzialmente sullo stesso livello di attendibilità: una rivista scientifica, l'articolo di un quotidiano, un medico, lo screenshot di uno sconosciuto, l'OMS, la zia Ines, tutto. Non è vero che i no vax danno più credito alla zia Ines che all'OMS, come spesso si dice; i no vax danno credito a chiunque loro pensino che confermi le loro tesi. Se la zia Ines dice una cosa che piace e l'OMS una cosa che non piace, allora la zia Ines è più attendibile dell'OMS; viceversa, sarà l'OMS a essere più attendibile della zia Ines. E può benissimo succedere che nello stesso discorso una certa fonte sia dichiarata inattendibile (“ah ah e tu credi ancora a quella certa fonte?!”) e poche parole dopo quella stessa identica fonte sia utilizzata per dimostrare le proprie tesi (“lo dice quella stessa identica fonte, non io!”).

Esempio 3
In questi anni ho rovistato fra i post di no vax di tutti i tipi (è una specie di hobby), da quelli che fanno fatica a mettere in fila tre parole di senso compiuto a quelli che riescono persino a scrivere in italiano corretto. Bene, in tutti questi casi, tutti, non ho mai trovato un solo no vax che sia in grado di concepire più di due numeri contemporaneamente oltre a 1 e 0. Per lui ogni fenomeno, non importa quanto sia complesso, può sempre essere descritto in modo soddisfacente da questi due soli numeri. Per esempio, o un vaccino funziona (1) o non funziona (0); non viene nemmeno preso in considerazione che possa funzionare molto (0.89) o abbastanza (0.64) o addirittura che possa funzionare molto per quanto riguarda un certo aspetto e abbastanza per quanto riguarda un secondo aspetto (0.89, 0.64), perché in questo caso ci sarebbero ben due aspetti da tenere in considerazione, ma il numero 2 non esiste. Esistono solo 1 e 0, e fra 1 e 0 non c'è niente. Questo modo binario di ragionare si applica a qualsiasi cosa. Per ogni fenomeno c'è una sola causa, non due, tre o settantasei: una causa o nessuna causa. Una sola variabile, un solo punto di vista, una sola teoria che spiega tutto. Oppure niente. 
Incredibile, eh? Avere un cervello così complesso come quello umano e usarlo come fosse un interruttore: on/off.

Dunque i no vax non sono banalmente ignoranti. Tutti siamo ignoranti su questo o quell'argomento e, se l'argomento ci interessa, proviamo a informarci per esserlo di meno. Anche i no vax si informano. La caratteristica che li definisce nel modo più preciso non è l'ignoranza, è che non capiscono niente.

Ma la banalizzazione più assurda è l'idea che ai no vax si contrappongano dei presunti "pro vax".
Ora, io capisco il senso di questa espressione: i pro vax sarebbero le persone che, a differenza dei no vax, hanno superato la paura ancestrale della punturina che hanno tutti gli animali quando li porti dal veterinario, e posso anche capire che sia un'espressione molto comoda, ma purtroppo, come sempre succede quando si abusa di una semplificazione, a lungo andare ci si dimentica il suo senso originario e si finisce con l'attribuirle una realtà oggettiva.
I pro vax non esistono, così come non esistono i pro Deltarinolo. Uno si mette il Deltarinolo se ne ha bisogno e se il suo medico non glielo sconsiglia per qualche motivo particolare, non c'è nessuno che la sera arriva a casa e dice "ah, ho proprio voglia di farmi un bel Deltarinolo con l'Aperol!". Ma se per caso esistessero i no Deltarinolo e diventassero famosi come i no vax, allora la TV e i giornali inizierebbero a chiamare tutti gli altri "pro Deltarinolo".
I no vax sono quelle persone che non vogliono vaccinarsi per nessun motivo e che non cambiano idea di fronte a nessun tipo di evidenza o circostanza perché pensano (a) di saperne più di tutti e (b) che ci sia un complotto mondiale per costringerli a iniettarsi una sostanza malefica o, nel migliore dei casi, inutile. Questo però non significa che esistano persone che vogliono vaccinarsi a tutti i costi indipendentemente da quello che dicono i loro medici, le autorità sanitarie di tutto il mondo e la comunità scientifica. Se domani l'OMS dicesse qualcosa del tipo “scoperta finalmente la cura! Basta prendere una bottiglia di olio di oliva e guardarci dentro per dieci secondi!“, non ci sarebbe nessun cosiddetto pro vax a dire “l’OMS è al soldo di big alternative pharma, io mi voglio vaccinare lo stesso!", non ci sarebbero manifestazioni pro vax contro la dittatura antisanitaria o quelli che si fanno il vaccino in casa con il Bronchenolo e la Cibalgina ripassata in padella. Tutti sarebbero felici di uscire da questo supplizio e tornare finalmente alla vita di prima. Tutti tranne i no vax, probabilmente.

Ok, allora se queste persone non le vogliamo chiamare pro vax, come le chiamiamo?
Boh, per esempio "persone che non sono no vax".

IL CALCIO NON È UNO SPORT RIDICOLO


Il calcio mi è sempre sembrato uno sport ridicolo. A parte la solita cosa che si dice dei 22 milionari in calzoncini corti che rincorrono un pallone (verissimo), mi ha sempre fatto ridere anche il contrasto fra tutta quell'enfasi da guerrieri maori e l'incredibile facilità con cui si buttano per terra a piangere appena li sfiori. Io non capisco come facciano gli arbitri a sopportare queste sceneggiate: prima si rotolano con le convulsioni come se avessero una caviglia in una tagliola e due secondi dopo stanno saltellando per i prati come se niente fosse. Io, uno che mi fa così, lo espellerei subito, espellerei lui, il suo allenatore e tutta la sua famiglia. Le partite finirebbero probabilmente in 3 contro 5, ma almeno sarebbero più serie.
E poi il calcio mi è sempre sembrato noioso. Per ogni gesto atletico esteticamente degno di nota, devi sorbirti cento azioni confuse, mischie, rimpalli casuali e infiniti passaggini inutili avanti e indietro a metà campo.
Però, col fatto che l'Italia ha vinto gli Europei, ho iniziato a guardare qualche partita anch'io e devo dire che il calcio non è poi così male, basta guardarlo con la giusta prospettiva. Per esempio ho capito che non è uno sport che va goduto come pura esperienza estetica, tipo il beach volley, ma come surrogato momentaneo della vita sul quale focalizzare per 90 minuti (più recupero) la propria volontà. Da questo punto di vista funziona benissimo, basta avere una squadra per cui tifare ed è fatta: ti annulli completamente per tutta la partita, diventi un tutt'uno con la tua squadra e non pensi più alle scadenze, al mutuo, alla guarnizione della caldaia che sono due mesi che va fatta sostituire e all’inesorabile avvicinarsi della morte, ma pensi solo a fare gol. Le azioni confuse, i rimpalli casuali eccetera non sono più noiosi, sono momenti in cui soffri e speri. E se alla fine della partita la tua squadra ha vinto sei felice per almeno un paio di giorni, anche se la tua vita è rimasta esattamente come prima, se invece ha perso... beh, se ha perso la colpa è dell'arbitro o dell'allenatore o di qualche giocatore scarso, mai tua. Se vinci hai vinto tu, se perdi è colpa di qualcun altro. Non è bellissimo? (Tutto questo funziona meglio con un paio di birre).
Così, per curiosità, ho guardato i risultati delle altre squadre e ho visto che la Francia ha battuto il Kazakistan 8 a 0. Pazzesco, no? 8 a 0 vuol dire un gol quasi ogni 10 minuti. Com'è possibile?
Ho dato un'occhiata agli altri risultati del Kazakistan:
Kazakistan - Finlandia: 0 - 2
Kazakistan - Bosnia ed Erzegovina: 0 - 2
Macedonia del Nord – Kazakistan: 4 -0
Albania – Kazakistan: 2 - 0
Kazakistan – Lituania: 1 - 2
Ha perso pure con la Lituania? In casa? L'Italia con la Lituania ha vinto 5 a 0. Ma quanto è scarso il Kazakistan?
Con Andorra invece se la gioca: un pareggio (1-1) e una vittoria (4-0).
Andorra: 77260 abitanti.
Kazakistan: 18750000 abitanti.
Se la gioca...
Com'è possibile che con 19 milioni di abitanti a disposizione, il Kazakistan non abbia nessuno di meglio da mandare in campo di Aýımbetov, Zharynbetov, Taykenov eccetera? E perché si chiamano tutti Qualcosaov?
Il Kazakistan non è un paese ricco, ok, ma ha pur sempre un PIL procapite che è quasi il doppio di quello del Brasile.
PIL procapite Kazakistan: 26500 $, ranking FIFA 125°.
PIL procapite Brasile: 15500 $, ranking FIFA: 2°.
E poi il calcio non è uno sport da ricchi. Non è come il golf o la Formula 1 che per praticarli da bambino devi avere i soldi per comprarti le mazze o una Ferrari, per il calcio basta avere una palla e almeno un amico disposto ad andare in porta.
L'unica spiegazione è che agli abitanti del Kazakistan, del calcio, non freghi assolutamente niente, un po' come gli italiani con il cricket. Allora mi è tornato in mente che i Kazaki vanno pazzi per i cavalli, proprio così. L'avevo scoperto guardando John Oliver. 
Quindi, ho pensato, lo sport nazionale del Kazakistan sarà sicuramente qualcosa con i cavalli. Cosa potrà mai essere? L'ippica? Il dressage? Il volteggio? No, il buzkashi, detto anche "polo con capra".
Interessante.
Siccome non ho mai sentito nominare questo buzkashi, mi limito a riportare quello che c'è scritto su Wikipedia:

Il buzkashi è praticato su un grande campo, la cui lunghezza può variare da circa 400 metri alle dimensioni di un campo da calcio, da due squadre di cavalieri. Scopo del gioco è impadronirsi della carcassa di una capra e lanciarla oltre un segno di demarcazione o in una area definita.

Credo non sia sfuggita l'espressione "carcassa di una capra".
In Kazakistan il buzkashi viene preso molto sul serio. C'è un campionato nazionale con giocatori professionisti, tifosi e dipattiti del dopo partita esattamente come in Italia per il calcio. C'è anche una competizione internazionale eurasiatica tipo la Champions League, visto che il buzkashi è popolare anche in Afghanistan, Pakistan, Kirghizistan e, chi l'avrebbe mai detto, Tagikistan.
Ovviamente ci sono anche le nazionali. In questo video si può vedere un gol segnato durante una finale del 2016 fra Kazakistan e Kirghizistan: dopo una prolungata azione in area, si vede l'attaccante del Kazakistan (o forse del Kirghizistan) che di prepotenza mette il cadavere di capra in porta.


Il calcio non è uno sport poi così ridicolo.

SCHOPENHAUER E I RAPPER ITALIANI

Oggi avrei voluto scrivere un post su quanto mi danno fastidio il chiasso e i rumori, ma siccome l'ha già scritto Arthur Schopenhauer sul suo blog Parerga e Paralipomena, io mi limito a trascrivere le sue parole.
Sostituirò solo "schioccare delle fruste" con "canzoncine dei rapper italiani" e poco altro ("carro di sabbia" con "telefono", "concime" con "casse bluetooth", "far camminare gli animali da tiro" con "intrattenere il popolo", "un nodo in cima ogni frusta" con "l'uso degli auricolari", "proletari" con "borghesi", "cavalli di posta liberi" con "l'autoradio a palla", "montando un cavallo da tiro sciolto" con "in sella a una bicicletta con le casse", "a fianco degli animali" con "con uno di quegli zaini stereo", "carrettieri" con "truzzi", "facchini" con "punkabbestia", "gente oziosa" con "studenti fuoricorso di Lettere e Filosofia", "Germania" con "Bologna"). 

«Il chiasso è la più impertinente di tutte le interruzioni, poiché interrompe, anzi perfino spezza i nostri pensieri. Ma dove non vi è nulla da interrompere, il chiasso non sarà avvertito in modo particolare. [...]
Ora però, passando dal genus alla species, debbo denunciare come il rumore più imperdonabile e infame le canzoncine veramente infernali dei rapper italiani nelle vie rumorose della città. Queste improvvise e acute canzoncine, che paralizzano il cervello e spezzano e ammazzano i pensieri, dovrebbero essere sentite dolorosamente da ognuno che porti nella sua testa qualcosa che somiglia a un pensiero, e dovrebbero, dunque, disturbare centinaia di persone nella loro attività spirituale, per quanto di genere comune: al pensatore, però, questo rumore penetra nelle sue meditazioni con un dolore così micidiale, come quando la spada del boia stacca la testa dal tronco. Nessun suono ferisce il cervello in modo così tagliente, quanto queste maledette canzoncine dei rapper italiani; [...] non capisco perché un qualsiasi villano, che sta portando un telefono o delle casse bluetooth, debba solo perciò avere il privilegio di soffocare in germe ogni pensiero che sgorga nel cervello di diecimila teste in successione (una mezz'ora di strada attraverso la città). Martellate, abbaiar di cani e strilli di bambini sono orribili; ma l'unico vero e proprio assassino dei pensieri sono le canzoncine dei rapper italiani. La loro destinazione è di distruggere ogni momento di raccoglimento, che ad uno sia dato ogni tanto di avere. Soltanto nel caso che non vi fossero altri mezzi per intrattenere il popolo, se non questo rumore più abominevole di tutti, ciò potrebbe essere scusato. Ma proprio al contrario, queste maledette canzoncine dei rapper italiani non soltanto non sono necessarie, ma perfino inutili. [...] Che una simile infamia venga tollerata nelle città è una grande barbarie e ingiustizia; tanto più che sarebbe facile eliminarla se la polizia prescrivesse l'uso degli auricolari. Non può essere cosa nociva attirare l'attenzione dei borghesi sul lavoro mentale delle classi superiori: essi, infatti, provano un timore enorme verso ogni lavoro cerebrale. Ma che un villano, il quale, attraversando le vie strette di una città molto popolata con l'autoradio a palla o in sella a una bicicletta con le casse, o addirittura camminando con uno di quegli zaini stereo, emetta senza tregua e con tutte le forze canzoncine di rapper italiani lunghissime, non meriti di essere obbligato a scendere immediatamente per ricevere cinque bastonate date con convinzione, non mi convinceranno tutti i filantropi del mondo. [...] Deve, dunque, mentre tutti hanno cura del corpo e delle sue soddisfazioni, lo spirito che pensa essere l'unico al quale mai viene concesso il minimo riguardo o protezione, per non parlare di rispetto? Truzzi, punkabbestia, studenti fuoricorso di Lettere e Filosofia che stanno agli angoli della strada e altri simili sono gli animali da soma della società umana; essi vanno senz'altro trattati umanamente, con giustizia, benevolenza, indulgenza e con le cure necessarie; ma non dovrebbe essere permesso loro di diventare un impedimento col chiasso petulante alle aspirazioni più alte del genere umano. Vorrei sapere quanti grandi e bei pensieri questi rapper italiani abbiano già cacciato via dal mondo con le loro  canzoncine. Se potessi comandare io, si dovrebbe creare nella mente dei truzzi un nexus idearum indiscutibile fra le canzoncine dei rapper italiani e il ricevere bastonate. [...] La tolleranza generale riguardo al chiasso inutile, ad esempio riguardo allo sbattere le porte, abitudine oltre modo maleducata e volgare, è addirittura un sintomo dell'ottusità generale e della povertà di idee. In Bologna le cose stanno come se si mirasse a far sì che per il chiasso nessuno riesca a riflettere; per esempio, battendo il tamburo senza scopo».
Arthur Schopenhauer

MINIMIZZATORI E NEGATORI

Una cosa interessante di questa pandemia è vedere come alcuni l'abbiano usata come pretesto per prendersela con le persone che odiavano già prima della pandemia. Alcuni esempi: i pigri hanno deciso che gli untori sono quelli che corrono (bei tempi quando le persone avevano la delicatezza di andare a correre in posti appartati, ora invece ti vengono a sgambettare sotto il naso vestiti nel modo più catarifrangente possibile, costringendoti inevitabilmente a pensare a tutti i Tegolini che non stai smaltendo); chi non sopporta il gioventume che tutte le notti fa baldoria sotto la sua finestra incolpa la (chiedo scusa per la parola) mo(scusa, davvero)vida; gli appassionati di Marx incolpano il capitalismo; gli xenofobi incolpano gli stranieri; chi odia la scuola incolpa le scuole; chi ama la scuola incolpa chi chiude le scuole; e, più in generale, chi ama un certo tipo di attività (cinema, palestra, discoteca, carcere) riterrà quelle attività magicamente protette da ogni possibilità di propagazione del contagio e crederà di individuare la fonte di ogni male nelle attività che invece odia. È  davvero strano e per certi versi affascinante come alcune persone siano riuscite a passare attraverso più di un anno di pandemia senza avere capito assolutamente niente.
Per un virus, soprattutto un virus che si trasmette attraverso le vie respiratorie e non attraverso, che so, l'ingestione dei peli delle ascelle, ogni contatto sociale è un'occasione di contagio, non importa se coloro che si contattano socialmente sono stranieri, proletari, discotecari, vigili urbani, fisici nucleari o Presidenti delle Repubbliche, il virus non guarda in faccia a nessuno, e ogni occasione di contagio è per lui una possibilità in più di replicarsi, propagarsi e evolversi. Certo, ci sono alcune attività sociali che sono più virus-friendly di altre (per esempio giocare a rugby nello sgabuzzino è sicuramente più a rischio che giocare a ping pong nel deserto), ma rimane il fatto che, ogni volta che si entra in contatto con un'altra persona senza adottare tutte le precauzioni che ormai dovremmo avere imparato a memoria, si sta giocando nella squadra del virus. Perché è così, è come se ci fosse una partita Umani - Virus, una specie di derby, visto che entrambe le squadre giocano in casa, e chi ignora le suddette precauzioni è uno che, per qualche motivo, ha deciso di giocare col virus. Chi dice cose tipo "se non mi metto la mascherina sono cazzi miei" è esattamente come un giocatore della Juventus, poniamo, che dice ai suoi compagni di squadra "se durante la partita Juventus – Torino provo a fare autogol sono cazzi miei". Cioè, se vuoi fare autogol fai pure autogol, hai il libero arbitrio, ma non è vero che sono “cazzi tuoi”; se fai autogol il punteggio diventa Juventus – Torino: 0–1, non Juventus – Torino – Giocatore della Juventus che ha fatto autogol: 1–1–0.
Quindi, visto che non ci sono untori, bisogna rassegnarsi all'idea di non dare la colpa a nessuno? Beh, non saltiamo subito alle conclusioni. Se oggi la situazione è molto più grave di quella che avrebbe potuto essere, se dovremo trascinarci dietro questo flagello per chissà quanto tempo ancora e se per un bel pezzo le nostre vite non sono state e non saranno più quelle di prima, i colpevoli ci sono. Sono i minimizzatori e i negatori, a cominciare dal Governo cinese.
In questo articolo (Covid-19: Five days that shaped the outbreak), Jane McMullen ricostruisce in modo chiaro e preciso il comportamento delle autorità cinesi nei primi giorni della non-ancora-pandemia. Il concetto è grosso modo questo: in una fase in cui per la prima volta il virus stava esplodendo in modo esponenziale (n.b. la parola "esponenziale" è qui usata nel senso di "esponenziale" e non nel senso di "pazzesco") e in cui, cito, "ogni giorno e ogni ora erano determinanti", la Cina ha deciso di minimizzare e negare l'esistenza del problema per più di due settimane, silenziando i suoi medici e i suoi scienziati. "That was the shot we had, and we lost it", dice l'articolo.
Dopo di che (qui sono io che parlo, non è più l'articolo) la torcia del minimizzare e del negare è passata al resto del mondo: ad altri Governi non democratici o aspiranti tali, a politici opportunisti, a giornalisti ignoranti, a sedicenti esperti a caccia di notorietà e, infine, ai semplici scemi (gli scemi sono sempre la base della piramide di ogni disastro). Tutti questi minimizzatori e negatori sono colpevoli, esattamente come sarebbe colpevole chi invitasse la gente a guidare ubriaca minimizzando o negando gli effetti dell'alcol sulla lucidità della mente umana, o come chi si mettesse lui stesso a guidare ubriaco, o perché ha deciso che non gli frega niente delle conseguenze o magari semplicemente perché è disperatamente scemo.
Sono troppo severo? Non mi pare. Se non fosse per quelli che "le mascherine sono inutili", "è solo un'influenza", "muoiono solo i vecchi", "la cura esiste ma non ce lo dicono", "i numeri sono gonfiati" eccetera, ora non saremmo nella situazione in cui siamo, e visto che non si può dare la colpa di tutto questo a un virus che sta semplicemente facendo il suo lavoro in modo egregio, a chi altri la si può dare se non a quelli che, pur non essendo nella squadra del virus, hanno deciso di giocare con lui?
Se hai un amico minimizzatore o negatore, per favore, fagli leggere questo post e digli da parte mia che è un criminale, ma senza la dignità di quei criminali che pianificano i loro crimini e li portano a termine, no, è più un criminale tipo Schettino. “Te lo ricordi Schettino?” digli, “ecco, tu sei così. Un criminale deficiente”.

CONTRORDINE, LA GENTE È STUPIDA

Quando ero giovane pensavo che la gente fosse stupida. Ah ah quanto è stupida le gente, pensavo ogni volta che vedevo qualcuno fare qualcosa di stupido, ah ah che stupido questo, ah ah che stupido quello e così via, poi un giorno mi sono detto: aspetta un attimo, è un po' sospetto che ci sia tutta questa gente stupida mentre io, guarda caso, non lo sono; non è che forse sto facendo lo stesso errore che fanno i credenti con la loro religione? Hai presente, no? I credenti pensano che solo loro sono nati col dio giusto, mentre tutti gli altri sono solo dei poveri boccaloni che credono a un dio farlocco ah ah. Magari è così anche con la stupidità, magari ognuno pensa di essere intelligente solo lui e i suoi simili e chiama stupidi tutti quelli che fanno cose che non capisce. E così, da quel giorno, ho smesso di dire "ah ah che stupido" quando qualcuno faceva cose apparentemente incomprensibili come, che so, chiamare suo figlio Tarzanelly. Se l'ha chiamato così, mi dicevo, avrà i suoi intelligentissimi motivi che a me sfuggono.
Mi ero talmente convinto che la gente non potesse essere stupida, che ho quasi ammazzato il blog nel tentativo di dimostrarlo. Non so se ti ricordi, ma nel 2013 ho scritto ben diciotto post sull'argomento, uno dietro l'altro, con tanto di grafici e spassosissime formule ah ah, e li ho chiamati La buca dell'amore. La tesi era questa: il grande amore che uno prova per se stesso può portarlo a fare cose molto stupide, ma lui, di suo, non è stupido. Le visite al blog collassavano, ma io andavo comunque dritto per la mia strada, ormai mi ero incaponito: il mondo deve sapere che la gente non è stupida!
C'è gente che crede che gli immigrati siano manovrati da un ebreo novantenne per sostituire la "razza" bianca con quella nera? Beh, tutti abbiamo creduto a qualche stupidaggine nel corso della nostra vita, no? Poi di fronte all'evidenza abbiamo cambiato idea.
Questa gente continua a credere alla sua stupidaggine preferita anche di fronte all'evidenza? Saranno casi rari, la gente non è stupida.
Internet letteralmente trabocca di propagatori di stupidaggini? È solo un bias, è risaputo che sui social network uno è tanto più motivato a dire una cosa quanto più questa è stupida, ma fuori da internet, nel cosiddetto mondo reale, tutti questi estremisti della stupidità non si vedono.
Questa gente inizia ad apparire in massa anche dal salumiere, in televisione e sui libri Einaudi? Ehm... boh, non è che posso avere una risposta per tutto. Una cosa è certa: la gente non è stupida, lo sembra e basta.
Poi è arrivato Trump.


Chi ha seguito tutte le peripezie di quest'uomo dal 16 giugno 2015, giorno della sua famosa discesa dalla scala mobile, sa che solo uno stupido può pensare nei suoi confronti qualcosa di diverso da "che ci fa un babbuino in giacca e cravatta?".  Tralasciamo la misoginia, il razzismo, l'ignoranza, la disonestà, l'amoralità, l'amatorialità e la totale mancanza della più piccola parvenza di empatia, sia autentica che simulata, per qualunque persona tranne sua figlia, anche se in questo caso, più che di empatia, bisognerebbe forse parlare di fantasie incestuose. Concentriamoci solo sulla stupidità, ok?
Bene, ecco un piccolissimo e incompletissimo elenco delle prime stupidaggini trumpiane che mi vengono in mente: ha chiesto quanto costa la Groenlandia, ha dato ordine via Twitter di sospendere ogni attività commerciale con la Cina, ha proposto di sconfiggere gli uragani con le bombe atomiche, ha detto di voler scavare un fossato pieno di coccodrilli al confine col Messico, ha pensato che iniettarsi la candeggina potrebbe sconfiggere i virus, ha detto che ci sono brave persone anche fra i neonazisti, che le pale eoliche fanno venire il cancro, che lui capisce la scienza perché suo zio lavorava al MIT, che lo spray per i capelli non va in atmosfera se tieni le finestre chiuse, che Obama ha fondato l'ISIS, che siccome in inverno fa freddo il global warming non esiste, che l'esercizio fisico accorcia la vita e ovviamente che i vaccini fanno venire l'autismo


che è il marchio di fabbrica degli stupidi.
E non c'è solo ("solo") questo, c'è anche che non si limita a dire le stupidaggini, ma le dice e poi magari il giorno dopo dice di non averle dette, anche se c'è un video in cui chiunque può comodamente verificare che le ha dette davvero. In questo video, per esempio, lo si può apprezzare mentre dice una cosa e il suo esatto contrario all'interno della stessa intervista.


Ehi, ragazzi, il dittatore che uccide la gente per sfizio mi ha mandato una lettera carinissima!

Che cosa c'è scritto?

Cose molto interessanti. Vi piacerebbe leggerla, eh? Eh eh... [verso del babbuino].

Gli ha già risposto?

No, non l'ho ancora aperta.


Questo per dire che il problema del fan trumpiano non è tanto il credere ciecamente alle stupidaggini che gli propina il suo idolo, quanto avere un cervello che non gli permette nemmeno di riconoscere una banale contraddizione logica all'interno dello stesso discorso, cioè un cervello la cui memoria si azzera ogni quindici secondi. In confronto la scheda elettronica di una lavatrice è Einstein.
Tutto questo è deprimente, lo so, ma è anche molto utile, perché ci permette finalmente di stimare con precisione la frazione mondiale di stupidi in modo molto accurato, perché è chiaro che se dopo aver ascoltato un babbuino quello che una persona pensa è "sai cosa? quasi quasi gli affido il governo del paese in cui vivo e l'arsenale nucleare più potente del mondo", allora quella persona è stupida, semplicemente e letteralmente stupida. Qui la politica non c'entra niente ("politica" ah ah), Trump non fa politica, Trump è solo un efficientissimo selettore di stupidi: per contare gli stupidi, basta contare le persone a cui piace Trump.
Quante sono queste persone?
In questi anni i sondaggi hanno sempre dato l'approvazione per Trump più o meno fra il 40% e il 45%, dunque, visto che gli esseri umani sono di base uguali dappertutto, questa deve essere anche la percentuale di stupidi nel mondo. 40% - 45% è tantissimo, ma è ancora una sottostima.
Il problema è che Trump dice tantissime cose misogine e razziste e questo inevitabilmente lo rende odioso a gran parte delle donne e delle minoranze. È molto difficile che un discendente di immigrati messicani ti voti, non importa quanto stupido possa essere, se dici che i messicani sono stupratori (lo ha detto). Per questo motivo, come si vede da questo sondaggio Gallup, il consenso fra gli ispanici è solo del 22%, e per lo stesso motivo è basso anche il consenso di asiatici (27%), neri (13%) e donne (36%), donne che Trump, ricordiamolo perché è sempre bello, si è vantato di conquistare con due Tic Tac e una manata sulla vagina, proprio come Cyrano de Bergerac.
A meno che uno non voglia pensare che donne, neri, eccetera siano geneticamente più intelligenti dei maschi bianchi, cosa che farebbe di lui un Donald Trump di antimateria, dobbiamo necessariamente supporre che la frazione di stupidi sia la stessa per tutti i colori della pelle e per tutti gli organi riproduttivi di qualsiasi forma e dimensione, e dunque una stima attendibile di questa frazione sarà data dalla percentuale di maschi bianchi che dicono di approvare l'operato di Trump. Sempre dallo stesso sondaggio, si vede che questa percentuale è 60%.
60% torna già di più, vero? Per esempio spiega abbastanza bene perché così tanta gente non abbia ancora capito che i ferri da stiro non vanno nell'umido, che suonare la tromba alle tre di notte è un tuo diritto solo se abiti in Antartide e che ogni articolo, post, video che inizi con le parole "quello che non ci dicono su" è sicuramente una stronzata.
Ma comunque, a parte tutto questo, il punto è che la gente è stupida ah ah.