SE DIO ESISTESSE

Se dio esistesse e gli importasse qualcosa del mondo che, dice, ha creato, i bambini avrebbero la testa di gomma, in modo da poter andare a sbattere spensieratamente contro tutti gli spigoli disseminati per il mondo senza nessun pericolo per se stessi e per l’udito altrui.
I gatti ogni tanto ricambierebbero l’affetto dei loro padroni, prendendoli amorevolmente fra le zampe e dando loro delle grattatine sotto il mento.
Da qualche parte sul corpo umano ci sarebbe il tasto “off”.
I Papi saprebbero moltiplicare pani, pesci e champagne, non solo chiacchiere.
Alle Olimpiadi vincerebbero sempre Arabia Saudita, Vaticano e Israele, in ordine di rivelazione decrescente.
Certe malattie che sembrano uscite da un sogno di Mengele sarebbero riservate a creature meno predilette.
Le preghiere verrebbero ascoltate.


Vorrei una connessione più veloce.

Okay.

Una barba più folta.

Okay, d’accordo.

Così posso parlare di Marxismo con cognizione di causa.

Giusto.

Un carattere meno frivolo.

Stavo per suggerirtelo.

E la patente nautica.

No, questo no. Non sarebbe giusto nei confronti di chi se l’è guadagnata onestamente.

Ti prego, Signore!

Okay, okay...


I testicoli sarebbero equamente distribuiti fra entrambi i sessi, in modo che tutti abbiano le stesse possibilità di rendersi ridicoli.
Le mestruazioni si attiverebbero solo in presenza di corteggiatori molesti o potenziali stupratori, con la possibilità di orientare e regolare a piacere la potenza del getto.
La Terra sarebbe molto più grande o, in alternativa, riprodursi sarebbe molto più complicato.
A chi progetta stragi in suo nome chiederebbe di pagare i diritti per lo sfruttamento del marchio.
I rapporti sessuali non sarebbero peccato e la gente si radunerebbe in moschee, chiese e sinagoghe essenzialmente per leccarsi. Invece adorare immagini di dubbio gusto estetico sarebbe peccato.
Giovanni Allevi non avrebbe le dita, neanche quelle dei piedi (per sicurezza).
I cani d’appartamento farebbero i loro bisogni solo nel suddetto appartamento, chi ha la coda di paglia avrebbe una coda di paglia, i censori non supererebbero mai i diciotto anni, i bugiardi nascerebbero muti e soprattutto, cosa più importante di tutte, la sua esistenza potrebbe essere dimostrata.

L'ODIO

L’ANTICO GIUOCO DEL CORTEO

Lo sport più popolare in Italia non è il calcio, come di solito viene detto, ma l’antico giuoco del corteo. Il fatto che i suoi giocatori non siano divi strapagati come i calciatori non è una buona ragione per snobbarlo.
Funziona così. Ci sono due squadre, la squadra con le bandiere e la squadra coi manganelli. Quelli con le bandiere sono molto più numerosi, ma quelli coi manganelli sono dotati un abbigliamento protettivo simile al football americano, sport a cui il giuoco del corteo assomiglia molto, a parte il fatto che non ha la palla, il campo e l’arbitro.
La partita si svolge per le strade di una grande città, di solito la capitale. Qui, qualche giorno prima della partita, viene scelto un posto a caso e lo si designa come “area proibita”. Ovviamente l’indirizzo di questo posto viene estratto a sorte da un’urna alla presenza delle autorità locali, in modo da garantire che la scelta sia genuinamente casuale e non favorisca nessuna delle due squadre.
Il giuoco è molto semplice. Lo scopo della squadra dei manganelli è impedire agli avversari di entrare nell’area proibita senza rompere la testa a nessuno, mentre lo scopo della squadra delle bandiere è riuscire a farsi rompere la testa. Si osservi che se la squadra delle bandiere riesce a entrare nell’area proibita (touchdown) questo non significa che ha vinto, ma solo che ha tolto la possibilità di vittoria alla squadra dei manganelli, la quale può ancora perlomeno pareggiare nel caso in cui riesca a trattenersi dal rompere la testa a qualcuno fino allo scadere del tempo regolamentare (grosso modo verso l’ora dell’aperitivo). Si tratta di regole molto semplici, ma è proprio questa semplicità che ha reso così popolare questo sport.
La partita ha inizio quando la squadra delle bandiere si mette in formazione dietro il giocatore col megafono (playmaker) e inizia a marciare per le strade della città alla ricerca dell’area proibita. Durante la marcia il playmaker incita i suoi con urla selvagge e antichi slogan preistorici, mentre piccole unità della squadra dei manganelli si dispongono in vari punti lungo il percorso allo scopo di confondere gli avversari e depistarli, mantenendo però sempre una certa distanza da loro, in modo da non correre il rischio di ingaggiare inutili mischie lontano dall’area. Ricordo infatti che basta una sola testa rotta per assegnare la vittoria alla squadra delle bandiere.
Quando la squadra delle bandiere riesce a raggiungere la linea dell’area proibita inizia la fase dello sfondamento, la parte più interessante e spettacolare del giuoco: i giocatori con le bandiere possono provare a oltrepassare la difesa degli avversari con qualsiasi mezzo, niente è proibito: lancio di estintori, colpi bassi, allusioni a disfunzioni sessuali varie dell’avversario e così via, praticamente tutto tranne il solletico, se no è troppo facile. Di contro i giocatori coi manganelli devono cercare di respingerli con i caratteristici strumenti di questo giuoco: lacrimogeni, idranti, spray urticanti e persino col mezzo più temuto e terribile di tutti: l’indifferenza. I veri fuoriclasse possono passare anche tutto un pomeriggio a prendersi sputi e sassi dalla folla facendo finta di essere da soli in un prato di montagna. Ma anche qualora ricorressero a mezzi meno offensivi come ad esempio il classico manganello, lo scopo principale rimane sempre fare la massima attenzione a non sfiorare la testa di nessuno, perché alla prima testa rotta la squadra delle bandiere alza subito le braccia in segno di simbolica resa, che nel linguaggio del giuoco del corteo significa vittoria. Nel caso invece in cui l’area rimanga inviolata e nemmeno un giocatore con le bandiere perda sangue, la vittoria è assegnata alla squadra dei manganelli. Trattandosi di un evento più raro, in questo caso i vincitori ricevono i complimenti dal Presidente della Repubblica in persona. In caso di pareggio è invece tradizione che ognuno dica scherzosamente di avere vinto.
Ovviamente è uno sport molto pericoloso e a volte, come nella boxe o nel motociclismo, succede che qualcuno perda la vita. È un momento molto drammatico che colpisce tutti nel profondo, giocatori e tifosi, eppure non è certo questo che può fermare la passione per lo sport di questi ragazzi.

FENG SHUI

CUMULI CHIMICI

Un giorno, mentre facevo la mia corsetta in uno dei pochi posti della città non ancora invasi dal traffico (il mio soggiorno), fuori dalla finestra ho visto questo


una massa di gas bianco, fluttuante e per di più inodore. Mai visto niente del genere.
Una volta il cielo era pulito e limpido come l’acqua del mare (quando era pulita e limpida), ora invece è pieno di questi incredibili agglomerati gassosi, molto probabilmente composti da elementi chimici. Sarà un caso che oggi ci sono così tante malattie? Ci dicono che il tasso di mortalità stia diminuendo


ma tutto dipende da come si leggono i dati. Per esempio, così fa tutto un altro effetto:


Per fortuna non sono uno che si fa prendere dal panico, così mi sono seduto sul divano, ho fatto un lungo respiro e, dopo aver riflettuto attentamente sul da farsi, mi sono fatto prendere dal panico. Dopo di che ho deciso di approfondire l’argomento con un apposito strumento informatico denominato Google e ho trovato questo


Le chiamano “ciminiere”, ma in realtà non sono altro che grossi camini. Non sarà certo l’averli dipinti a strisce bianche e rosse che potrà farmeli sembrare qualcosa di diverso. Sono camini che spargono nell’aria gas bianco, fluttuante e, guarda caso, inodore. Una coincidenza? Forse, o forse sono proprio questi camini che producono i cumuli chimici che stanno invadendo i cieli di tutto il mondo. Perché la scienza al soldo delle multinazionali corrotte dai banchieri sionisti che non arrivano alla fine del mese non ne parla? Eppure gli scienziati si occupano delle cose più insignificanti: pianetini irraggiungibili, costanti fisiche piccolissime, fondi cosmici a microonde che non riescono a scaldare neanche un toast. Il risultato è che questi gas vengono emessi sotto lo sguardo indifferente dell’umanità. Ma la vera domanda è: a cosa servono?
Io penso che servano a nascondere dei velivoli. È solo un’ipotesi, è vero, ma un’ipotesi che nessuno ha ancora smentito. Dovrebbero essere fatti più o meno così


Queste gigantesche macchine volanti ci passano sopra la testa in continuazione, giorno e notte. Sono dei veri e propri mondi artificiali in cui vivono spensieratamente i potenti di tutto il mondo. Sto parlando di gente come Bill Gates


Mario Draghi


o il signor McDonald.


Mentre la gente onesta lavora tutto il giorno per potersi pagare la benzina per andare a lavorare tutto il giorno, questi signori attraversano il cielo nei loro lussuosi velivoli e fanno spensieratamente festa sopra le nostre teste.
Ecco perché la notte, ogni tanto, si possono sentire echeggiare nell’aria musiche festaiole, magari accompagnate da schiamazzi e urla di ubriachi. (Per qualche motivo il fenomeno è più facilmente udibile nei pressi dei locali pubblici. Sarà l’acustica).

LA GIORNATA DEL CENSORE

PREZZEMOLO ANIMATO

Il mio prossimo filmino di animazione non sarà visibile nei festival di cortometraggi né su Youtube, ma al cinema. Così, tanto per cambiare.
Ovviamente non sarà un’animazione di un’ora e mezza, ma di cinque minuti scarsi. Siccome vado alla vergognosa velocità di un minuto di animazione al mese, per fare un film di un’ora e mezza impiegherei sette anni, giorno più giorno meno, e in sette anni potrebbe succedermi qualsiasi cosa, potrei diventare Presidente degli Stati Uniti. Così ho pensato di sparpagliare le mie animazioni dentro l’ultimo film di Luca Miniero, un po’ come il prezzemolo. Ovviamente prima ho chiesto il permesso.
Il film si intitola “La scuola più bella del mondo” e uscirà nelle sale il 13 novembre. Si tratta di una commedia con personaggi umani in carne e ossa dove però, di tanto in tanto, uno di loro ha delle fantasie animate, come succede a tutti.
Fra i personaggi che ho disegnato ci sarà naturalmente Dio.


In realtà non sarà proprio così, ma è per non rovinare la sorpresa. Poi ci sarà il personaggio dell’essere umano, fatto a sua immagine e somiglianza


e per finire due uccelli


che non guastano mai.
Del film non rivelo niente, a parte che non vedo l’ora di vederlo.

SABBIA

COME AUTOGIUDICARSI CON OBIETTIVITÀ E, EVENTUALMENTE, PUNIRSI

Una cosa che mi ha sempre stupito è come tutti siano sempre convinti di essere nel giusto. Certo ci sono anche quelli che fanno cose ingiuste sapendo di farle e ci provano gusto, ma sono pochi. Si chiamano sadici. Ogni tanto qualcuno di loro prende il potere e rade al suolo mezzo pianeta, ma per fortuna non succede spesso, solo due o tre volte al secolo. Per il resto ognuno, chiunque sia, qualsiasi cosa abbia fatto nella vita, anche la più terribile, è sempre convinto di essere uno dei rarissimi casi di persona giusta in un mondo di carogne. 
Il motivo è semplice: ognuno ha sempre una valida ragione per spiegare a se stesso quello che fa (evado le tasse perché sono troppe, picchio i figli per educarli, uccido la gente per migliorare il mondo), mentre quando giudica gli altri giudica solo le azioni e ignora le ragioni (evade le tasse perché è una carogna, picchia i figli perché è una carogna, uccide la gente perché è una carogna). Fa sempre impressione vedere come uno usi tutte le cautele e i riguardi quando giudica se stesso e poi con gli altri vada giù piatto come uno zerbino. Ogni tanto bisognerebbe provare a fare il contrario.
Così succede che per quanto uno sia convinto di essere giusto, buono e sexy, esiste sempre almeno una persona che invece lo considera una carogna. Dico “almeno una persona”, ma in realtà di solito sono molte di più, all’incirca tutti gli altri. Quindi la domanda è: come si fa a sapere se si è veramente giusti o se, come tutti, si dà solo per scontato di esserlo?
Un modo c’è: basta chiedersi “come mi troverei in un mondo dove tutti si comportassero esattamente come me?”. Se la risposta è “bene” allora sono giusto, se è “male” sono ingiusto, se è “mio dio che banalità” sono ingiusto e ipocrita. Facile, no?
Esempio. Sei solito urlare, battere i pugni sul tavolo e inzupparti la maglietta di saliva appena qualcuno ti dà torto? Non c’è niente di cui vergognarsi, lo fanno anche i neonati. Ora immagina che la stessa cosa la facciano gli altri con te. “Beh, ma io faccio così perché ho ragione, gli altri invece lo fanno quando hanno torto”. Perfetto, questa è precisamente la tipica risposta di una persona ingiusta. Una persona giusta avrebbe detto “mi piace da matti, adoro la gente che mi sfonda i timpani di insulti e, se proprio devo dirla tutta, il massimo è quando mi fracassano il boccale di birra sul naso”.
Chi fa le cose di cui è solito lamentarsi (evadere, picchiare, uccidere), non importa quanto siano valide le ragioni per cui le fa, è lui stesso una delle carogne che tanto disprezza, e lo è proprio secondo i suoi stessi criteri di giudizio. È triste riconoscerlo, lo so, ma se ne può comunque ricavare qualche soddisfazione, per esempio si può mettere la testa fuori dal finestrino e sputare contro vento.

TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE SULLE SCIE CHIMICHE

Le scie chimiche sono una bufala, e questo è tutto.
Ciò detto, vorrei fare qualche considerazione sulle persone che ci credono. Qualcuno potrebbe dire: è vero, le scie degli aerei sono solo scie di condensazione, ma siccome il processo fisico che porta alla loro formazione non è così semplice, allora chi crede che siano veleni spruzzati in cielo per soggiogare l’umanità è tutto sommato perdonabile. E invece no, chi crede alle scie chimiche è solo un insuperabile boccalone, scie di condensazione o non scie di condensazione, perché per capire che è un bufala non serve la fisica, basta solo ascoltare chi propaganda questa teoria: in confronto i Testimoni di Geova sembrano dei sottili studiosi di logica matematica.
Prendiamo per esempio questo video che mi ha gentilmente segnalato un mio collega di cazzeggio. Uno degli argomenti principali di questa specie di documentario è che prima degli anni Novanta gli aerei non lasciavano scie. Proprio così: negli anni Ottanta i cieli erano puliti, l’aria sana, il clima migliore e gli aerei sfrecciavano in cielo senza lasciare nessuna traccia del loro passaggio, niente, neanche “ciao”. Ora, per capire che si tratta di una stupidaggine non è certo necessario avere studiato termodinamica, servono solo tre cose:

1. essere nati prima degli anni Novanta,
2. avere almeno un occhio funzionante fin dalla nascita,
3. non essere degli insuperabili boccaloni.

Io ricordo bene che gli aerei lasciavano scie anche negli anni Ottanta e me lo ricordo proprio perché da bambino pensavo “guarda quanti veleni spruzzano in cielo gli aerei”, cosa che ho continuato più o meno a pensare finché un giorno non ho sentito parlare uno che crede alle scie chimiche. Se non fosse per chi crede alle scie chimiche, io oggi crederei alle scie chimiche.
Un altro indizio della boccalonaggine di queste persone è la smaccata illogicità di un video come questo. Per esempio, a un certo punto si dimostra (“dimostra”) che è impossibile che le scie degli aerei siano scie di condensazione, quindi sono scie di [elenco di tutta la tavola periodica] spruzzate in cielo secondo un piano segretissimo ordito da [tutto il mondo eccetto chi crede alle scie chimiche]. Che è come dire: oggi non è venerdì, quindi è domenica 2 dicembre 1804 e tra poco diventerò imperatore dei francesi. Certo, sarebbe bello, se non fosse che dimostrare la falsità di una proposizione non implica che sia vera una proposizione a caso che piace a me. Purtroppo la logica non è molto rispettosa della libertà di espressione.
E poi naturalmente ci sono gli esperti. Ogni documentario che si rispetti ha sempre degli esperti che garantiscono a tutti gli inesperti in ascolto che le cose stanno veramente come dice il documentario. Siccome nessuno può sapere tutto, bisogna affidarsi al giudizio autorevole di chi sa, e in questo caso i giudizi autorevoli sono quelli di un biologo


e di un fisico.


Certo è curioso che prima mi si dica di non fidarmi della “scienza ufficiale” e poi, per convincermi dell’autorevolezza di due persone, queste mi siano presentate come “biologo” e “fisico” invece che, non so,  come “biologo non ufficiale” e “fisico non ufficiale”, ma lasciamo stare. Chiediamo a Google quanto esperti sono questi esperti, una cosa che si può fare anche senza dottorato in fisica teorica. Dunque, il “biologo” è laureato in scienze biologiche e di mestiere fa gli esami del sangue in ospedale. Fine. Nessun lavoro di ricerca e nessuna pubblicazione, se si escludono i suoi articoli pubblicati su “Notiziario ufo”, “Dossier alieni” e “Ufo”, riviste sicuramente interessanti ma scientificamente attendibili quanto l’Uomo Ragno. Il “fisico”, invece, insegna fisica in un liceo. Anche lui niente ricerca e niente pubblicazioni. Lui stesso scrive nel suo sito: “dopo aver collaborato a varie fanzine e pubblicazioni underground a carattere musicale, letterario e politico, affida ora alla rete i suoi scritti”, che è una cosa bellissima ma non molto autorevole. Si possono anche scaricare le sue canzoni.


Quindi il “biologo” non è un biologo e il “fisico” non è un fisico, così come un laureato in filosofia non è un filosofo, un diplomato in pianoforte non è un pianista e uno che ha preso la patente B non è un pilota di Formula 1. Questo dovrebbe non solo far capire che questi esperti non sono poi così esperti, ma anche far dubitare della buona fede di chi ha fatto il video. E gli stessi dubbi dovrebbero venire ogni volta che si sentono citare formule matematiche da chi ne ignora completamente il significato. Formule tipo questa.


Il video la mostra senza preoccuparsi minimamente di dire cosa significhi, proprio come chi, volendosi fingere dotto, cita massime in latino maccheronico al solo scopo di impressionare l’ascoltatore. Per di più viene letta così: “e, ics, pi meno erre a”, come se “exp” fosse il prodotto di tre variabili invece che la funzione esponenziale.
Il comportamento normale, quando si sente una cosa che non si capisce, sarebbe di provare a capirla oppure di ignorarla, invece il boccalone si lascia convincere anche da quello che non capisce, purché confermi ciò che gli piacerebbe tanto che fosse vero.
Con le teorie che ci piacciono dovremmo essere molto più diffidenti che con quelle che non ci piacciono, perché mentre da queste ultime ci protegge il naturale scetticismo dell’amor proprio, dalle prime non ci protegge nessuno. Invece i boccaloni fanno l’esatto contrario: diffidano solo di ciò che non conferma le loro convinzioni. Non c’è nemmeno bisogno di raggirarli, ci pensano loro stessi a offrirsi già opportunamente raggirati al primo che passa.