CONIGLI

COME RICONOSCERE I CIARLATANI

In questo periodo è tutto un proliferare di virologi: virologi veri, virologi per modo di dire, virologi in pensione, medici che virologheggiano per compiacere le masse, tuttologi. I tuttologi non mancano mai, sono come le brutte notizie: non vorresti mai sentirne una, ma sai bene che prima o poi arriveranno.
In realtà proliferano anche gli epidemiologi, gli infettivologi, i microbiologi e tanti altri qualcosologi, tutta gente che studia gli innumerevoli modi in cui il corpo umano può ammalarsi e morire. Per semplicità li chiamerò tutti "virologi", come fanno i giornali.
Dunque, dicevamo, i virologi.
I virologi proliferano in ordine sparso su tutti i mezzi di comunicazione e con le loro affermazioni coprono più o meno tutto lo spettro del dicibile, con il risultato che alla fine ognuno può scegliere il virologo che preferisce e credere a ciò che vuole: "il virus è clinicamente morto ma non ce lo dicono", "è solo un'influenza ma non ce lo dicono", "si può curare con gli integratori di lattoferrina ma non ce lo dicono" eccetera. È incredibile quante sono le cose che "non ci dicono" che continuano a dirci.
Ora la domanda è: in mezzo a tutti questi virologi, come si fa a riconoscere i ciarlatani?
Vediamo un po'. Prima di tutto, chi sono i ciarlatani? Questa domanda è molto facile: i ciarlatani sono persone non attendibili.
Ovviamente non sto dicendo che tutte le persone non attendibili siano ciarlatani, ma di certo tutti i ciarlatani, per definizione, sono persone non attendibili. Proseguiamo.
Come si fa a distinguere una persona attendibile da una non attendibile? Per rispondere a questa domanda bisogna prima rispondere a una domanda più fondamentale: qual è la fonte dell'attendibilità? O, detto in altro modo, su cosa si fonda l'attendibilità di una persona?
Attenzione, sto parlando di "attendibilità" non di "verità". La verità è una questione molto più complicata di cui dibattono le persone con una preparazione specifica nelle opportune sedi: congressi, seminari, distributori di caffè eccetera, luoghi senza conduttori televisivi dove la verità (o una sua approssimazione) può essere ricercata fra le tante ipotesi attendibili.
In TV non è così, in TV è già tanto se c'è almeno una persona che sa di cosa sta parlando. In questo caso sarà dunque sufficiente essere in grado di distinguere questa persona dai ciarlatani.



Quindi, dicevamo, su cosa si fonda l'attendibilità? L'attendibilità di una persona si fonda sulla sua autorevolezza. Poniamo che sia vero.
Su cosa si fonda l'autorevolezza? L'autorevolezza, come tutti sanno, si fonda sui titoli di studio, la carriera, i premi. Se un virologo e mia madre discutono di virus a RNA a singolo filamento positivo (non so cos'ho detto), le probabilità che il virologo sia più attendibile di mia madre sono molto alte. Questo significa che l'attendibilità del virologo si fonda sul suo essere un virologo? No. Se vedo una Lamborghini so bene che è più veloce della mia FIAT Ritmo del 1982, non ho neanche bisogno di comprarla, ma la maggiore velocità della Lamborghini non si fonda sul suo nome. Chi non ci crede può provare a scrivere "Lamborghini" sul suo scooter e vedere cosa succede.
Una persona è attendibile se fa affermazioni attendibili. Questo è innegabile. Su cosa si fonda l'attendibilità di un'affermazione attendibile? Allora, dicesi "affermazione scientificamente attendibile": una qualsiasi affermazione che sia ricavata da uno o più articoli contenuti in riviste specialistiche. Ok, e perché una rivista specialistica infonde attendibilità alle affermazioni che contiene? Perché è autorevole. No. Perché ci sono degli specialisti indipendenti, i cosiddetti "referee", che esaminano l'attendibilità di quelle affermazioni prima di approvarle per la pubblicazione. Quindi l'attendibilità di un'affermazione dipende dall'approvazione che riceve da altre persone attendibili? Sì. Sicuro? No. Come fanno questi referee a stabilire se un'affermazione è attendibile? Non saprei. Esaminano le apparizioni televisive dell'autore? No. La sua carriera? A volte, ma non dovrebbero. Cosa esaminano? I dati. Esatto! Esaminano i dati. Incredibile come funziona bene la maieutica con gli interlocutori inesistenti.
Siamo dunque arrivati alla sconvolgente scoperta che un'affermazione è attendibile quando è supportata dai dati: esperimenti, osservazioni, simulazioni, qualsiasi evidenza oggettiva che tutti possono vedere e, volendo, cercare di riprodurre. Senza dati, le affermazioni di un virologo valgono tanto quanto quelle di mia madre.
Per esempio, Luc Montagnier (biologo, virologo, professore presso l'Istituto Pasteur di Parigi, premio Nobel) dice che il virus SARS-CoV-2 è stato creato in laboratorio, mentre mia madre (quinta elementare) dice che ha avuto un'origine naturale. Chi dei due è attendibile? L'affermazione di mia madre è fondata su uno studio del genoma del virus pubblicato su Nature, mentre l'affermazione di Montagnier non è fondata su nessuna evidenza, bisogna crederci solo perché lo dice lui. Dunque, in questo caso specifico, la persona attendibile non è il premio Nobel ma mia madre. Bravissima! Peccato le abbia proibito di leggere questo blog.
Quindi un metodo molto efficace per riconoscere i ciarlatani consiste nel fare semplicemente caso alla loro avversione per i dati. Mentre le persone attendibili fanno riferimento a ricerche ben precise e ne citano gli autori, il contesto, il metodo, i risultati e gli eventuali limiti, i ciarlatani non fanno riferimento a niente di tutto ciò, ma solo alla loro autorevolezza (vera o presunta), all'esperienza personale (che non ha rilevanza statistica), all'emotività di chi ascolta ("non ce lo dicono!"), ai sospetti ("solo una coincidenza?") e a tante deduzioni più o meno logiche da premesse arbitrarie ("lo dice il buon senso"), ma niente dati; quando si tratta di evidenze empiriche, i ciarlatani diventano improvvisamente vaghi, elusivi, opachi.
Con questo metodo è dunque possibile scremare la maggior parte dei ciarlatani in circolazione anche senza sapere niente dell'argomento trattato. Non è fantastico? Certo, saperne qualcosa aiuterebbe, ma questo è un altro discorso.
Tutto bello, tutto perfetto, se non fosse che purtroppo esistono anche ciarlatani più evoluti, ciarlatani di secondo livello potremmo chiamarli, cioè ciarlatani che hanno capito il trucco dell'attendibilità e quindi citano anche loro dati (finti) pubblicati su riviste (senza referee) da loro stessi o da altri colleghi (ciarlatani come loro). I ciarlatani di secondo livello sono meno comuni, è vero, ma esistono. La mente umana è incredibilmente fantasiosa quando si tratta di fregare gli altri. Come si fa con questi?
Un esperto è in grado di riconoscerli istantaneamente, è esperto, ma un profano come fa? Non può mica verificare a una a una tutte le fonti citate per capire se sono vere o finte, uno avrebbe anche la sua vita a cui pensare.
Ecco il mio piano.
Quando una trasmissione o qualsiasi altra cosa dà voce a un ciarlatano del primo livello, quelli tutti "autorevolezza" e niente dati, bisogna subito depennarla e consegnarla al proprio personale oblio. I ciarlatani transitano tutti per le stesse strade, se una trasmissione, un giornale, un sito hanno dato voce a un ciarlatano di primo livello, o perché non sono stati in grado di filtrarlo o perché lo hanno fatto apposta per fare un po' di spettacolo, prima o poi daranno voce anche a un ciarlatano di secondo livello, quindi vanno depennati senza nessuna pietà dalla lista dell'ascoltabile e del leggibile.
Precisazione: vanno depennati se lo scopo è informarsi, se invece lo scopo è divertirsi allora vanno benissimo, anche se io personalmente preferisco i video coi gattini.
In questo modo, depennamento dopo depennamento, si dovrebbe arrivare in breve tempo a seguire solo Radio3 Scienza.

PERCHÉ ODIO TRUMP

In questi anni ho passato almeno un'ora al giorno a leggere articoli su Trump, guardare video su Trump, parlare di Trump con amici, parenti e consorti. Sessanta minuti al giorno per quattro anni e nove mesi (ho iniziato intorno a febbraio 2016) fanno 1800 ore, cioè approssimativamente 1000 film, 18000 km di corse al parco, 60 corsi universitari. Forse avrei potuto occupare tutto questo tempo con qualcosa di più utile, per esempio studiare un piano per assassinare Trump. Dopotutto, se uno sciroccato con disturbi schizoidi certificati come Oswald è riuscito a uccidere un presidente degli Stati Uniti, perché non dovrei riuscirci io che ho pochissimi problemi psichici?
Un interlocutore fittizio potrebbe chiedermi: perché tutto questo odio per Trump, un politico di un paese in cui nemmeno vivi? Mi aspettavo questa domanda.
Allora, prima di tutto, se il politico in questione fosse kirghiso potrei anche darti ragione, che mi frega a me del Kirghizistan? Non so neanche dov'è. Trattandosi invece del paese con l'arsenale nucleare più grande del mondo, tanto per dirne una, il fatto che a prendere il potere sia un sociopatico paranoico con deliri di onnipotenza mi dà qualche pensiero.
Ma il motivo principale per cui odio Trump non è questo. E non è nemmeno un motivo politico, visto che Trump non c'entra niente con la politica. Mi fa ridere chi pensa che le persone "di sinistra" ce l'abbiano con Trump perché è "di destra". Trump non è "di destra". Voglio dire, hai mai sentito un comizio di Trump? Non ci sono idee, progetti o cose simili; non dico idee originali o progetti intelligenti, non ci sono neanche idee banali o progetti stupidi, non c'è assolutamente niente che abbia anche solo la parvenza di un discorso politico. Questi "comizi" sono solo bagni di folla in cui Trump insulta i nemici e loda se stesso. Fine. Sono riti religiosi che hanno la non trascurabile caratteristica di avere la divinità presente sul palco, graziosamente disponibile a lasciarsi adorare come un vitello d'oro animato. In questo caso un maiale d'oro. Certo nei suoi discorsi c'è anche la xenofobia, l'autoritarismo, il cospirazionismo e altre cose tipiche dell'estrema destra, ma è politica questa? Questi sono da sempre i trucchi dei demagoghi per aizzare il popolino, non è politica. È come il doping nello sport.
La politica, che io sappia, dovrebbe essere quell'attività umana in cui una o più persone cercano di risolvere problemi collettivi basandosi sui fatti e modulando le scelte a seconda della propria idea di come dovrebbe essere un mondo in cui sia piacevole vivere.
Per esempio, tanto per fare un'ipotesi assurda, supponiamo che scoppi una pandemia di un virus sconosciuto che fa migliaia di morti al giorno in tutto il mondo; un politico propriamente detto prende atto dei seguenti fatti: "nuovo virus", "migliaia di morti al giorno", "bere la candeggina non fa bene" e poi, a seconda che dia più valore all'economia o alla salute, propenderà per soluzioni più rischiose per la salute o per l'economia, rispettivamente. Un politico parte dai fatti, si ispira a dei valori e poi decide che fare. Può anche prendere decisioni orribili ma rimane sempre un politico, magari un politico che non capisce i fatti e si ispira ai valori di Totò Riina.
Trump invece cosa fa? Parte dai propri valori, decide che fare e poi inventa i fatti che gli servono. Si noti anche che i valori di Trump sono essenzialmente due: "Trump" e "più Trump". In pratica è come un bambino di tre anni nel corpo di un suino adulto.
Un politico, quando racconta una bugia, si preoccupa di essere coerente con le bugie precedenti e, in certi casi particolarmente importanti, cerca di mettere in scena qualcosa di finto che possa assomigliare a un fatto vero. Per esempio Bush e i suoi amici, quando volevano sistemare Saddam Hussein, hanno usato la scusa delle famose armi chimiche e si sono sbattuti per recuperare prove finte. Trump non ha bisogno di fare questo sforzo, perché Trump produce i fatti al momento semplicemente aprendo la bocca ("Obama è nato in Kenya!"), e se poi questi "fatti alternativi" non gli fanno più comodo ne crea altri ("Era Hillary Clinton a dire che Obama è nato in Kenya, non io!") senza preoccuparsi della coerenza, della realtà, del giudizio di chi sa o di qualsiasi altra cosa che non sia Trump. Da questo punto di vista ha veramente i tratti della divinità, essendo un ente produttore di mondi. Mondi di parole, ok, ma in questi mondi vivono almeno 73 milioni di persone. Non so come ciò sia possibile, da un certo punto di vista è anche ammirevole, ma di sicuro non è politica, al massimo è ipnosi.
Il motivo principale per cui odio Trump è molto semplice, è lo stesso motivo per cui, quando ho letto Animal Farm, odiavo i maiali.

ARTE CONTEMPORANEA

 


L'IMMOBILIARESE

Esiste una diffusa diffidenza nei confronti degli agenti immobiliari, per non dire ostilità, come se si trattasse di persone il cui mestiere consiste nel fregare gli altri. Ovviamente non è così, è la gente che, non conoscendo la loro lingua, fraintende quello che dicono.
La lingua degli agenti immobiliari è piena di cosiddetti "falsi amici", cioè espressioni che suonano simili all'italiano ma che in realtà hanno un significato diverso. Per esempio, in immobiliarese "falso amico" si dice "agente immobiliare".
Quelle che seguono sono alcune delle espressioni immobiliaresi più utilizzate, comprenderne il significato può aiutarci a portare a termine l'acquisto di una casa senza spiacevoli sorprese.

Quando un agente immobiliare dice che una casa "è un ottimo investimento" non sta dicendo che quella casa è un ottimo investimento. È come la frase latina "i Vitelli dei romani sono belli" che in italiano significa "vai Vitellio al suono di guerra del dio romano". L'espressione immobiliarese "è un ottimo investimento" si traduce così: "è un immondo tugurio, ma se la compri puoi affittarla a qualche sprovveduto". Come si può vedere, l'immobiliarese è una lingua molto sintetica.
"Nuda proprietà" significa invece "bisogna aspettare che la vecchia schiatti".
"Graziosi affacci interni" significa "le finestre danno su un cavedio puzzolente".
"100 m quadri" significa "76 m quadri". In immobiliarese si usa un sistema metrico diverso dal nostro: i numeri dell'agente immobiliare vanno sempre divisi per 1,32. Tranne le spese condominiali.
Uno potrebbe dire: perché non lo dicono esplicitamente?
In realtà lo dicono, solo che lo dicono nella loro lingua: "ho del margine sul prezzo" significa infatti "il prezzo è gonfiato di un fattore 1,32".
Proseguiamo.
"Carbon free" significa "non c’è il gas".
"Unico nel suo genere" significa "in realtà non è una casa, ma una mansarda o uno scantinato o un garage o una cisterna riadattata a casa".
"Rifiniture di pregio" significa "spero le piacciano questi obbrobri ah ah".
Per esempio, questo è il bagno di, cito testualmente dall'annuncio, uno "stupendo appartamento".


E così via.
"Zona particolarmente tranquilla" =  "In culo al mondo".
"Attico" = "Squallido sottotetto".
"Piano nobile" = "Primo piano".
"Piano ammezzato" = "Ricavato da un controsoffitto".
"Grazioso monolocale" = "Ex guardiola del portinaio".
"Ottime condizioni" = "Buone condizioni".
"Buone condizioni" = "Pessime condizioni".
"Volendo già abitabile" = "Da ristrutturare".
"Da ristrutturare" = "Cratere fumante".
"Comodo per i mezzi pubblici" = "Su uno stradone trafficato".
"A due passi dalla stazione" = "Nel quartiere dello spaccio".
"Appena ristrutturato" = "Ristrutturato con materiali di bassa qualità per massimizzare il guadagno e intascare in tutto o in parte il bonus per la ristrutturazione".
"Purtroppo questa è una domanda a cui non so rispondere" = "Sì, la camera da letto confina con un circuito di Formula Uno".

Semplice, no? Come per tutte le lingue, basta coglierne lo spirito e il resto viene da sé.
Un'ultima osservazione: se per caso si vuole mettere in fuga un agente immobiliare un po' troppo loquace, basta pronunciare la seguente formula: “magari ripasso con il geometra“.
Non so cosa significhi, ma funziona sempre.

LA VERA RICETTA DELLA CARBONARA

La carbonara è un piatto semplice, ma proprio questa sua semplicità porta spesso chi la prepara a non seguire la ricetta autentica. Qualcuno potrebbe obiettare "ma chi se ne importa della ricetta autentica? Se a me piace la carbonara con la salsiccia, ci metto la salsiccia, no?“.
No.
Non rispettare la vera ricetta di un piatto regionale significa non rispettare le tradizioni di quella terra, è un insulto a tutti coloro che negli anni si sono impegnati a tramandare il loro sapere culinario e con esso i loro valori. 
Poi, certo, ognuno a casa sua può fare la carbonara come gli pare, può metterci la salsiccia e tutto quello che vuole, non c'è problema, ma per favore non la chiami carbonara. La carbonara è un'altra cosa.
Vediamo appunto cosa.

SPAGHETTI ALLA CARBONARA, PER 2 PERSONE
Iniziamo facendo cuocere in acqua bollente 200 grammi di spaghetti IGP  di Contigliano e nel frattempo prepariamo il guanciale (80 g). Mi raccomando: guanciale, no salsiccia, no speck, no pancetta. Ci sono alcune ricette, soprattutto abruzzesi, che contemplano l'uso della pancetta, ma è come mettere l'ananas sulla pizza. Forse non tutti sanno che negli ultimi anni l'Abruzzo ha cercato costantemente di appropriarsi della rinomata tradizione della carbonara, forse in buona fede o forse per arricchire la  sua tradizione culinaria molto più povera di quella Laziale, col risultato di snaturarne la ricetta. La pancetta è solo un esempio. Pratiche come questa, oltre che scorrette sul piano morale, possono rovinare l'immagine nel mondo di un piatto che non ha certo bisogno di migliorie per essere apprezzato. Ognuno mangi le cose della sua regione, per piacere.
Tornando al guanciale, per prima cosa si elimini la cotenna, poi si tagli ciò che resta in pezzetti aventi una dimensione lineare caratteristica inferiore a mezzo centimetro e si metta il tutto a rosolare per 5 minuti insieme a 2 spicchi di scalogno tritati finemente.
Dopo di che si prendano 4 uova di gallina ovaiola autoctona del Lazio, meglio se della zona di Velletri. Può sembrare un'inutile pignoleria, ma la gallina di Velletri è nota fin dal tempo dei romani per l'alta mineralità delle sue uova, cosa che si sposa perfettamente col sapore intenso del guanciale. Gli albumi non vanno scartati, altro tipico errore introdotto dagli abruzzesi, ma vanno separati e sbattuti a parte, poiché richiedono un tempo più lungo per incorporare l'aria: 6 minuti.
Mettere i tuorli in una ciotola insieme a del pecorino romano (25 g), mezzo cucchiaino di zucchero (proprio così, la ricetta originale prevede una piccola quantità di zucchero per ammorbidire l'acidità del condimento),  panna fresca liquida (100 g) e amalgamare il tutto per 3 minuti, avendo cura di servirsi di un mestolo di legno. La frusta di metallo è più comoda, è vero, ma rompe i legami molecolari dei tuorli, compromettendo così la consistenza finale del composto.
Quando il tutto è amalgamato, si uniscano gli albumi e il guanciale con l'aggiunta di sale, pepe e noce moscata (q.b.) e un dado da cucina per insaporire un po'.
Scolati gli spaghetti, se ne concluda la cottura in padella insieme al condimento, si dia una sfumata con mezzo bicchiere di vino bianco dei Castelli DOC, si aggiunga un po' di prezzemolo fresco a piacere ed ecco pronta da servire la carbonara come sempre dovrebbe essere.

Infine una curiosità.
Una variante poco nota è la carbonara con scamorza affumicata, funghi porcini e bottarga, molto apprezzata a Roma soprattutto durante la stagione invernale.

TEST PER CAPIRE SE SEI SIMPATICO AD ARISTOTELE

Ogni tanto mi viene il dubbio di non essere simpatico ad Aristotele. Magari sono lì che mando a quel paese uno che non rispetta la precedenza e penso "ma Aristotele sarebbe fiero di me?", perché io ci tengo molto al giudizio di Aristotele, e non tanto perché sia un grande filosofo (chi non era un grande filosofo nell'antica Grecia?), ma perché è un filosofo che stimo. Per esempio del giudizio di Fichte, Popper o Marx non mi frega assolutamente niente, pensino di me quello che vogliono, invece con Aristotele è diverso. È vero, Aristotele ha detto tante stupidaggini sulla natura, tipo che le stelle sono lucine appese su una sfera rotante invisibile e che i topi nascono dalle camicie sporche (o qualcosa del genere), ma non è da queste cose che si giudica un filosofo, un filosofo lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. No, scusa, non ho resistito alla battuta. Volevo dire che un filosofo lo si giudica in base all'interpretazione che sa darti della realtà, "realtà" intesa come realtà umana, non realtà fisica.
Un buon filosofo è uno che ti fornisce un modo originale, razionale e ubertoso di vedere le cose; "originale" nel senso che ti fa vedere le cose di tutti i giorni, quelle che magari consideriamo banali, da un punto di vista nuovo; "razionale" perché non sono pensierini a caso, ma concetti organizzati in una struttura logica coerente; "ubertoso" nel senso di fertile, solo che non mi andava di usare la parola "fertile". "Fertile" è una parola orribile, mi fa venire in mente una donna che partorisce nove vitelli. Comunque, dicevo, un pensiero filosofico è ubertoso quando può far nascere nuove idee o addirittura nuovi pensieri filosofici. È come quando di fronte a un problema fisico fai una trasformazione di coordinate che rende improvvisamente tutto più chiaro e ti permette di indagare il problema più a fondo. A chi non è mai capitato?
È questo il motivo per cui Aristotele è un grande filosofo, non perché ti dà verità oggettive, ma perché ti dà interpretazioni ubertose. A questo punto dovrebbe essere chiaro perché ci tengo così tanto a essergli simpatico. E anche tu dovresti tenerci.
Per scoprirlo basta prendere l'Etica Nicomachea e passare in rassegna tutto l'elenco delle virtù morali: ogni volta che il tuo comportamento abituale è virtuoso secondo i parametri di Aristotele, puoi assegnarti un punto simpatia, se invece non lo è allora niente punti, o addirittura devi toglierti un punto nel caso in cui Aristotele giudichi il tuo comportamento come tipico del vizio peggiore. Infatti a ogni virtù corrispondono due vizi, cioè due eccessi di cui la virtù è il giusto mezzo, solo che uno dei due vizi fa incazzare Aristotele molto più dell'altro.
Tutto chiaro? Siamo pronti?
Spero che tu mi sia riconoscente per quello che sto facendo.
Pronti?

Virtù 1: Coraggio
Aristotele dice che il "coraggioso" non è una persona che non ha paura di niente, ma una persona che pur avendo paura delle cose di cui giustamente si ha paura (cose come i terremoti e i naufragi, per capirci, non i ragni), fa comunque quello che deve fare perché ritiene sia giusto farlo: gettarsi in mare per salvare una persona che annega, non fuggire dai nemici in guerra, parlare di fronte a più di tre persone, eccetera. Se ti riconosci in questa descrizione, segna un punto.
Al coraggio si contrappongono due vizi opposti: l'eccesso di coraggio e l'eccesso di mancanza di coraggio. Quelli che eccedono nel coraggio sono quelle persone che decidono di scalare l'Everest solo perché sono state capaci di salire sull'Alpe di Siusi (in macchina). Sono persone che di solito fanno più danni che altro e Aristotele le chiama "temerarie", ma credo intendesse dire "irresponsabili teste di cazzo" (ιρρήσπονσαβίλι τεστε  δι καζζο ). Quelli che invece eccedono nel senso opposto sono i "vigliacchi". Se per esempio anche tu prendi in considerazione l'idea di chiamare il pronto soccorso ogni volta che hai un mal di testa, rientri in questa categoria.
Neanche a dirlo, la vigliaccheria (-1 punto) è considerata un vizio peggiore della temerarietà (0 punti). "Il vigliacco", dice Aristotele "è un uomo che non ha speranze".
Ok.

Virtù 2: Temperanza
La temperanza è la virtù di chi sa trattenersi di fronte ai piaceri del corpo, in particolare mangiare e bere. Aristotele dice che "questi sono piaceri degni di bestie e schiavi". Fingiamo che non abbia detto "schiavi" e proseguiamo.
Il "temperante" è una persona che sa moderarsi e che desidera le cose piacevoli nella giusta misura, q.b. Per esempio, se aveva deciso di premiarsi con una bella pizza friarielli e salsiccia dopo una dura giornata passata a fare le pulizie di casa, quando poi succede che per sbaglio la pizza gli arriva a casa totalmente ricoperta di ricotta affumicata, ingrediente che non c'entra un cazzo, non  si lascia rovinare la serata da questo inconveniente, non lancia la pizza nell'immondizia e non si butta sul divano col broncio a mangiare grissini fino alle due di notte. No, il temperante si apre una bella birretta da 33 cl e, senza neanche versare una lacrima, mangia compostamente la sua pizza salsiccia, friarielli e ricotta di merda (+1).
Quelli che invece eccedono nella mancanza di temperanza sono i "crapuloni" (-1), mentre quelli che eccedono nel senso opposto (0) non hanno un nome perché, dice Aristotele, in pratica non esistono. È evidente che ai suoi tempi non c'erano i vegani.

Virtù 3: Generosità
Una persona "generosa" è una persona che "spende proporzionatamente alle sue sostanze e per gli scopi opportuni", sono le parole di Aristotele. Se, poniamo, una persona generosa viene invitata a cena da un amico, porterà uno champagne, non un pignoletto del supermercato, e se alla fine della serata lo champagne non sarà stato bevuto, non chiederà di riportarselo a casa, ma lo lascerà all'amico senza dare a vedere il dolore che prova nel separarsi da quella meravigliosa bottiglia (+1). Aristotele non fa esattamente questo esempio, ma più o meno il senso è questo.
Il "prodigo" invece è quello che si riduce in miseria per portare una mathusalem  di Dom Perignon del 1921 a un amico che fino alla sera prima ha sempre bevuto Gordon Gin allungato con la benzina (0). In pratica il prodigo è un generoso scemo.
Invece nessuno è peggiore dell'"avaro" (-1). Dice Aristotele: "l'avaro non è utile a nessuno, nemmeno a se stesso". L'avaro è quello che ai buffet aziendali arriva con le borse di plastica da riempire.

Virtù 4: Magnificenza
Questa onestamente non l'ho capita.

Virtù 5: Fierezza
Una persona che ha questa virtù si ritiene degna di grandi cose e la è davvero (+1), come Aristotele, per fare un nome a caso, che si considerava uno dei più grandi filosofi della storia ed effettivamente lo era.
Invece Woody Allen, che, lo ricordo per chi non lo conoscesse, ha la caratteristica di avere fatto tutte le cose che ha fatto Woody Allen, non si considera per niente uno dei più grandi registi della storia nonostante lo sia.  Non è incredibile? Woody Allen non si considera un genio, mentre c'è chi si atteggia da stocazzo solo perché ha più di 10 follower su YouTube.
Quelli come Woody Allen che si stimano meno di quanto meritano, Aristotele li chiama "pusillanimi" o "timidi", mentre quelli che si vantano senza motivo li chiama "fanfaroni". Per qualche motivo il nostro Ary giudica peggio i timidi (-1) dei fanfaroni (0).

Virtù 6: Mitezza
Le persone "miti" sono quelle che si arrabbiano solo quando è il caso e che sanno comunque sempre mantenere il controllo di sé, cioè non oltrepassano mai le emissioni sonore di una ruspa cingolata e non spargono più saliva di un irrigatore da giardino, cosa che oltre a essere esteticamente bella da vedere è anche molto utile in tutte quelle situazioni in cui è importante non sembrare pazzi: lavoro, affetti, tutto il resto (+1). 
Quelli che invece scatenano le potenze dell'inferno quando uno non dà loro la precedenza o si permette di criticarli, si chiamano "iracondi" e sono i peggiori (-1). Naturalmente io sono uno di questi, non tanto per le critiche, quelle ho imparato a incassarle abbastanza bene, ma per le precedenze. Io, quando sono al volante, divento Jack Nicholson dietro la macchina da scrivere di Shining.

"Wendy, mettiamo una regola, ok? Quando io sto qua e mi vedi guidare la macchina, o non mi vedi guidare la macchina, qualsiasi cazzo di cosa tu mi veda fare qui, QUANDO MI TROVO QUI SEDUTO IN MACCHINA, VUOL DIRE CHE DEVI SEMPRE DARMI LA PRECEDENZA!".

Quelli che non si arrabbiano mai si chiamano "flemmatici" e anche questo non va bene (0), perché uno che sopporta tutto senza reagire, dice Aristotele, potrebbe essere scambiato per uno schiavo.
Mi pare di capire che ad Aristotele non piacessero gli schiavi.

Virtù 7: Amabilità
Dicesi "amabilità": comportamento di chi dà ragione agli altri quando ritiene che abbiano ragione, senza essere condiscendente, e dà loro torto quando ritiene che abbiano torto, senza incaponirsi (+1). Facile, no?
Quelli che invece eccedono con la condiscendenza sono detti "compiacenti". Sono persone che non sanno dire di no e che tendono a dare ragione a tutti per evitare fastidi a sé o agli altri. La gente è felice quando le dai sempre ragione, ma il problema è che alla lunga inizi ad avere la stessa autorevolezza di un gatto.
Invece i "litigiosi" sono quelli che ci tengono sempre a farti sapere che non la pensano come te, sia mai! E di solito non esprimono il loro dissenso dicendo "non sono d'accordo" ma dicendo "ah ah che cazzo dici!?". Costoro non concedono mai niente alle argomentazioni altrui, hanno la dialettica di un pilastro di cemento e usano i tuoi testicoli come punching ball finché non ti dichiari sconfitto senza condizioni.
Aristotele non dice quale dei due vizi sia il peggiore, quindi assegnerei 0 punti a entrambi.
Non so tu, ma io non sto andando benissimo.

Virtù 8: Arguzia
In realtà ci sarebbe da fare la franchezza, ma siccome non mi sembra poi così diversa dalla fierezza direi di saltarla, anche perché tra un po' devo andare dal fisioterapista.
Arguzia, dicevamo. Il cosiddetto "arguto" è una persona "agile di spirito", che sa scherzare con tatto, sa divertirsi agli scherzi altrui e il suo umorismo si basa più sulle allusioni che sul turpiloquio (+1). Io fin qui ho usato solo quattro o cinque "cazzi", quindi da questo punto di vista dovrei essere a posto.
Chi eccede con gli scherzi si chiama "buffone" (0). Sono quelli che pur di farti ridere si levano le mutande in mezzo alla strada e ti fanno l'elicottero col pene. Con il loro pene, intendo. A me stanno simpatici, mi sembra una forma di considerazione, ad Aristotele invece un po' meno.
Quelli che però gli stanno più sul cazzo di tutti, cioè volevo dire sullo stomaco, sono quelli che non scherzano mai. E qui io e Aristotele siamo in perfetta sintonia, fratelli siamesi. Aristotele chiama queste persone "rustiche" (-1) e voglio citare letteralmente quello che dice di loro perché è perfetto: "coloro che non sono capaci di dire essi stessi qualche motto di spirito, e si irritano con chi li fa, sono ritenuti rustici. [...] Il rustico è sgradito a tutti".
Ben detto. Il rustico è sgradito a tutti e, aggiungerei, è solito fare la morale agli altri.
E infine la giustizia, la virtù a cui Aristotele tiene di più.

Virtù 9: Giustizia
Qui il discorso è un po' complicato. Mi perdoneranno gli esperti di pensiero aristotelico, ma per farla breve diciamo che la giustizia consiste più o meno nel pretendere per se stessi né più né meno di quanto spetti, sia nelle relazioni sociali che nella ripartizione di beni, incarichi e altri beni materiali o immateriali. Una persona di questo tipo si chiama "onesta" (+1).
Uno che pretende meno di quanto gli spetti è disonesto con sé stesso e, visto che Aristotele non gli dà un nome, mi sono permesso di chiamarlo "coglione" (0), mentre chi pretende di più potremmo chiamarlo "italiano medio" (-1).

Bene!
Ora finalmente ognuno può calcolare il suo punteggio finale e scoprire come viene considerato da Aristotele.

Meno di -4 punti: "schiavo"
Tra -3 e 0: persona "dappoco"
Tra 1 e 4: persona "dabbene"
Tra 5 e 7: amico di Aristotele
8: Aristotele

IL SUICIDIO


 

COME SUICIDARSI IN MODO SEMPLICE E DIVERTENTE

Penso di non dire niente di nuovo se dico che ogni persona consapevole preferirebbe non essere mai nata, giusto? E non perché essere vivi sia spiacevole, anzi il contrario, la vita può essere meravigliosa fra una disgrazia e l’altra, il problema non è essere vivi, il problema è essere consapevoli di essere vivi. Presente, no? Essere consapevoli di dover morire, essere consapevoli di dover vedere morire una certa quantità di persone care, essere consapevoli che qualsiasi cosa si faccia nella propria vita, grande o piccola che sia, non farà nessuna differenza, alla fine ognuno di noi sparirà nel nulla e non ritornerà mai più. “Mai più”... sono parole che ti fanno passare la voglia di scendere dal letto. Le persone inconsapevoli si deprimono solo quando capita loro qualcosa di brutto, invece le persone consapevoli si deprimono appena aprono gli occhi la mattina e si rendono conto che anche stavolta non hanno avuto la fortuna di morire nel sonno. Perché il sogno di ogni persona consapevole è che qualcuno ti si avvicini mentre dormi e, delicatamente, ti spari un colpo in testa. Non sto dicendo niente di nuovo, no?
È per questo motivo che le persone consapevoli pensano costantemente al suicidio, solo che non è una cosa semplice: un po’ ti spiace dare un dispiacere alle persone che ti vogliono bene, un po’ c’è il problema di trovare un metodo rapido e indolore, perché va bene uccidersi, ma mica uno è masochista.
Forse l'ho già detto da qualche parte in questo blog, ma per sicurezza lo ripeto: se lo Stato fosse davvero un’istituzione creata nell’interesse dei suoi cittadini, ci sarebbe un qualche tipo di servizio per chi vuole suicidarsi, in modo che uno non sia costretto a buttarsi sotto un treno e incasinare la giornata a migliaia di persone, qualcosa tipo un ufficio suicidi: uno va lì, prende il numerino, firma la liberatoria e tutto quanto e alla fine della procedura gli viene fornito un kit per suicidarsi in tutta sicurezza. Il mio metodo preferito sarebbe la ghigliottina. Un po’ truculento, è vero, ma dicono che non si senta niente. Pensa che bello: prendi cinquanta gocce di Lexotan, metti la testa nell’apposito alloggiamento e poi, mentre dormi, un timer fa scendere la ghigliottina e fine, problema risolto. Hai fatto tutto da solo, nessun medico è dovuto venir meno al suo amatissimo giuramento di Ipparco, Ippomene o quello che è. Intanto che c'erano, i medici potevano anche fare il giuramento di non chiedere più di 100 euro a visita.
Ad ogni modo, è opinione comune che suicidarsi sia da codardi, ma questo è chiaramente assurdo. Un codardo è uno che non trova il coraggio di fare qualcosa che vorrebbe fare, invece chi si suicida fa esattamente il contrario, è uno che ha il coraggio di fare proprio quello che vuole. Chi non ci crede può leggersi un poema cavalleresco a caso: gli eroi sono quelli che vanno incontro alla morte, non quelli che scappano per tenersi stretta la loro misera vita, come se fosse un bene che si può conservare in eterno.
Quindi come se ne esce? Fino a un po’ di tempo fa non avrei saputo cosa rispondere, ma il 4 agosto 2020 è successa una cosa che mi ha aperto gli occhi: nel porto di Beirut sono esplose 2750 tonnellate di fertilizzante. Ok, non è bello parlare in questi termini di una disgrazia in cui sono morte tante persone, ma come ogni persona consapevole sa, nel tempo impiegato a leggere le ultime tre righe, nel mondo sono morte circa quindici persone, di cui tre bambini sotto i cinque anni. Bene, questa esplosione mi ha fatto scoprire che esiste una sostanza chiamata nitrato di ammonio, un banale fertilizzante che però, in certe condizioni particolari, può diventare un esplosivo potentissimo. Com’è ovvio mi sono subito chiesto cosa succederebbe se uno ne ingerisse un po’, ci sarebbe qualche effetto degno di nota? In realtà leggo che è praticamente innocuo. C’è infatti un indice che dà la letalità di una sostanza, si chiama LD50 (lethal dose, 50%) e indica i mg di sostanza che devi ingerire per ogni kg di massa corporea per avere il 50% di probabilità di morire. Comodo! Più LD50 è piccolo, più la sostanza è letale. Nel caso del nitrato di ammonio questo indice è 2217 mg/kg, il che significa che uno come me che pesa circa 70 kg, per avere più del 50% di probabilità di morire, deve mangiarne almeno 155 grammi. Un po' troppo, considerato che avrà sicuramente un sapore di merda. Giusto per avere un riferimento, per ottenere lo stesso risultato con l’aspirina, mi basterebbe mangiarne solo 14 grammi, cioè 43 compresse.
Piccola precisazione, l’indice LD50 delle sostanze è solitamente riferito ai topi, ma alla fine fra uomini e topi non c’è poi tutta questa differenza, lo dice anche il romanzo.
Ad ogni modo, tutta questa storia mi ha fatto capire una cosa a cui non avevo mai pensato: ogni sostanza che esiste è un veleno, basta solo ingerirne la quantità giusta. E con “ogni sostanza” intendo letteralmente ogni sostanza, anche l’acqua. Da questa lista si può vedere che l’acqua ha un LD50 pari a 90000 mg/kg, il che significa che per suicidarmi dovrei berne almeno 6 o 7 litri. Ovviamente uno dietro l’altro a garganella, non con calma in due giorni. Ed è qui che viene il bello: ognuno può suicidarsi scegliendo la sua sostanza preferita e morire felice. Non è meraviglioso? Si muore agonizzanti, ok, ma almeno facendo una cosa che si è sempre sognata di fare.
Per esempio io potrei scegliere lo Champagne, la più geniale invenzione umana dopo i tappi per le orecchie e l’opzione “blocca contatto” sul telefono. Calcolando che l'indice LD50 dell’etanolo è 7060 mg/kg e che lo champagne ha una gradazione alcolica del 12%, viene fuori che dovrei berne circa 5 bottiglie e mezzo. Sembra bello, peccato che dopo un po’ lo champagne mi gonfi la pancia. In più, in base a questa tabella, la risposta tossica dell’etanolo è la seguente: nausea, mal di testa, vomito, vertigini, confusione e perdita di conoscenza, che è sempre meglio della risposta tossica dell’aspirina (dolori gastrici, psicosi, campanelli nelle orecchie, iperventilazione), ma non è comunque il massimo della vita. O della morte.
Quindi forse è meglio se opto per l’altra mia grande passione: gli orsetti gommosi.


Al solo pensiero inizio a secernere saliva da tutti i pori.
Per lo zucchero LD50 è 29700 mg/kg, altino ma fattibile. Siccome gli orsetti gommosi hanno una percentuale di zucchero intorno al 45%, ciò significa che devo mangiarne circa quattro chili e mezzo. Facciamo cinque, va', cifra tonda. Reazione tossica prevista: torpore, disturbi gastrointestinali.
Si può fare.

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