L'IMMOBILIARESE

Esiste una diffusa diffidenza nei confronti degli agenti immobiliari, per non dire ostilità, come se si trattasse di persone il cui mestiere consiste nel fregare gli altri. Ovviamente non è così, è la gente che, non conoscendo la loro lingua, fraintende quello che dicono.
La lingua degli agenti immobiliari è piena di cosiddetti "falsi amici", cioè espressioni che suonano simili all'italiano ma che in realtà hanno un significato diverso. Per esempio, in immobiliarese "falso amico" si dice "agente immobiliare".
Quelle che seguono sono alcune delle espressioni immobiliaresi più utilizzate, comprenderne il significato può aiutarci a portare a termine l'acquisto di una casa senza spiacevoli sorprese.

Quando un agente immobiliare dice che una casa "è un ottimo investimento" non sta dicendo che quella casa è un ottimo investimento. È come la frase latina "i Vitelli dei romani sono belli" che in italiano significa "vai Vitellio al suono di guerra del dio romano". L'espressione immobiliarese "è un ottimo investimento" si traduce così: "è un immondo tugurio, ma se la compri puoi affittarla a qualche sprovveduto". Come si può vedere, l'immobiliarese è una lingua molto sintetica.
"Nuda proprietà" significa invece "bisogna aspettare che la vecchia schiatti".
"Graziosi affacci interni" significa "le finestre danno su un cavedio puzzolente".
"100 m quadri" significa "76 m quadri". In immobiliarese si usa un sistema metrico diverso dal nostro: i numeri dell'agente immobiliare vanno sempre divisi per 1,32. Tranne le spese condominiali.
Uno potrebbe dire: perché non lo dicono esplicitamente?
In realtà lo dicono, solo che lo dicono nella loro lingua: "ho del margine sul prezzo" significa infatti "il prezzo è gonfiato di un fattore 1,32".
Proseguiamo.
"Carbon free" significa "non c’è il gas".
"Unico nel suo genere" significa "in realtà non è una casa, ma una mansarda o uno scantinato o un garage o una cisterna riadattata a casa".
"Rifiniture di pregio" significa "spero le piacciano questi obbrobri ah ah".
Per esempio, questo è il bagno di, cito testualmente dall'annuncio, uno "stupendo appartamento".


E così via.
"Zona particolarmente tranquilla" =  "In culo al mondo".
"Attico" = "Squallido sottotetto".
"Piano nobile" = "Primo piano".
"Piano ammezzato" = "Ricavato da un controsoffitto".
"Grazioso monolocale" = "Ex guardiola del portinaio".
"Ottime condizioni" = "Buone condizioni".
"Buone condizioni" = "Pessime condizioni".
"Volendo già abitabile" = "Da ristrutturare".
"Da ristrutturare" = "Cratere fumante".
"Comodo per i mezzi pubblici" = "Su uno stradone trafficato".
"A due passi dalla stazione" = "Nel quartiere dello spaccio".
"Appena ristrutturato" = "Ristrutturato con materiali di bassa qualità per massimizzare il guadagno e intascare in tutto o in parte il bonus per la ristrutturazione".
"Purtroppo questa è una domanda a cui non so rispondere" = "Sì, la camera da letto confina con un circuito di Formula Uno".

Semplice, no? Come per tutte le lingue, basta coglierne lo spirito e il resto viene da sé.
Un'ultima osservazione: se per caso si vuole mettere in fuga un agente immobiliare un po' troppo loquace, basta pronunciare la seguente formula: “magari ripasso con il geometra“.
Non so cosa significhi, ma funziona sempre.

LA VERA RICETTA DELLA CARBONARA

La carbonara è un piatto semplice, ma proprio questa sua semplicità porta spesso chi la prepara a non seguire la ricetta autentica. Qualcuno potrebbe obiettare "ma chi se ne importa della ricetta autentica? Se a me piace la carbonara con la salsiccia, ci metto la salsiccia, no?“.
No.
Non rispettare la vera ricetta di un piatto regionale significa non rispettare le tradizioni di quella terra, è un insulto a tutti coloro che negli anni si sono impegnati a tramandare il loro sapere culinario e con esso i loro valori. 
Poi, certo, ognuno a casa sua può fare la carbonara come gli pare, può metterci la salsiccia e tutto quello che vuole, non c'è problema, ma per favore non la chiami carbonara. La carbonara è un'altra cosa.
Vediamo appunto cosa.

SPAGHETTI ALLA CARBONARA, PER 2 PERSONE
Iniziamo facendo cuocere in acqua bollente 200 grammi di spaghetti IGP  di Contigliano e nel frattempo prepariamo il guanciale (80 g). Mi raccomando: guanciale, no salsiccia, no speck, no pancetta. Ci sono alcune ricette, soprattutto abruzzesi, che contemplano l'uso della pancetta, ma è come mettere l'ananas sulla pizza. Forse non tutti sanno che negli ultimi anni l'Abruzzo ha cercato costantemente di appropriarsi della rinomata tradizione della carbonara, forse in buona fede o forse per arricchire la  sua tradizione culinaria molto più povera di quella Laziale, col risultato di snaturarne la ricetta. La pancetta è solo un esempio. Pratiche come questa, oltre che scorrette sul piano morale, possono rovinare l'immagine nel mondo di un piatto che non ha certo bisogno di migliorie per essere apprezzato. Ognuno mangi le cose della sua regione, per piacere.
Tornando al guanciale, per prima cosa si elimini la cotenna, poi si tagli ciò che resta in pezzetti aventi una dimensione lineare caratteristica inferiore a mezzo centimetro e si metta il tutto a rosolare per 5 minuti insieme a 2 spicchi di scalogno tritati finemente.
Dopo di che si prendano 4 uova di gallina ovaiola autoctona del Lazio, meglio se della zona di Velletri. Può sembrare un'inutile pignoleria, ma la gallina di Velletri è nota fin dal tempo dei romani per l'alta mineralità delle sue uova, cosa che si sposa perfettamente col sapore intenso del guanciale. Gli albumi non vanno scartati, altro tipico errore introdotto dagli abruzzesi, ma vanno separati e sbattuti a parte, poiché richiedono un tempo più lungo per incorporare l'aria: 6 minuti.
Mettere i tuorli in una ciotola insieme a del pecorino romano (25 g), mezzo cucchiaino di zucchero (proprio così, la ricetta originale prevede una piccola quantità di zucchero per ammorbidire l'acidità del condimento),  panna fresca liquida (100 g) e amalgamare il tutto per 3 minuti, avendo cura di servirsi di un mestolo di legno. La frusta di metallo è più comoda, è vero, ma rompe i legami molecolari dei tuorli, compromettendo così la consistenza finale del composto.
Quando il tutto è amalgamato, si uniscano gli albumi e il guanciale con l'aggiunta di sale, pepe e noce moscata (q.b.) e un dado da cucina per insaporire un po'.
Scolati gli spaghetti, se ne concluda la cottura in padella insieme al condimento, si dia una sfumata con mezzo bicchiere di vino bianco dei Castelli DOC, si aggiunga un po' di prezzemolo fresco a piacere ed ecco pronta da servire la carbonara come sempre dovrebbe essere.

Infine una curiosità.
Una variante poco nota è la carbonara con scamorza affumicata, funghi porcini e bottarga, molto apprezzata a Roma soprattutto durante la stagione invernale.

TEST PER CAPIRE SE SEI SIMPATICO AD ARISTOTELE

Ogni tanto mi viene il dubbio di non essere simpatico ad Aristotele. Magari sono lì che mando a quel paese uno che non rispetta la precedenza e penso "ma Aristotele sarebbe fiero di me?", perché io ci tengo molto al giudizio di Aristotele, e non tanto perché sia un grande filosofo (chi non era un grande filosofo nell'antica Grecia?), ma perché è un filosofo che stimo. Per esempio del giudizio di Fichte, Popper o Marx non mi frega assolutamente niente, pensino di me quello che vogliono, invece con Aristotele è diverso. È vero, Aristotele ha detto tante stupidaggini sulla natura, tipo che le stelle sono lucine appese su una sfera rotante invisibile e che i topi nascono dalle camicie sporche (o qualcosa del genere), ma non è da queste cose che si giudica un filosofo, un filosofo lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. No, scusa, non ho resistito alla battuta. Volevo dire che un filosofo lo si giudica in base all'interpretazione che sa darti della realtà, "realtà" intesa come realtà umana, non realtà fisica.
Un buon filosofo è uno che ti fornisce un modo originale, razionale e ubertoso di vedere le cose; "originale" nel senso che ti fa vedere le cose di tutti i giorni, quelle che magari consideriamo banali, da un punto di vista nuovo; "razionale" perché non sono pensierini a caso, ma concetti organizzati in una struttura logica coerente; "ubertoso" nel senso di fertile, solo che non mi andava di usare la parola "fertile". "Fertile" è una parola orribile, mi fa venire in mente una donna che partorisce nove vitelli. Comunque, dicevo, un pensiero filosofico è ubertoso quando può far nascere nuove idee o addirittura nuovi pensieri filosofici. È come quando di fronte a un problema fisico fai una trasformazione di coordinate che rende improvvisamente tutto più chiaro e ti permette di indagare il problema più a fondo. A chi non è mai capitato?
È questo il motivo per cui Aristotele è un grande filosofo, non perché ti dà verità oggettive, ma perché ti dà interpretazioni ubertose. A questo punto dovrebbe essere chiaro perché ci tengo così tanto a essergli simpatico. E anche tu dovresti tenerci.
Per scoprirlo basta prendere l'Etica Nicomachea e passare in rassegna tutto l'elenco delle virtù morali: ogni volta che il tuo comportamento abituale è virtuoso secondo i parametri di Aristotele, puoi assegnarti un punto simpatia, se invece non lo è allora niente punti, o addirittura devi toglierti un punto nel caso in cui Aristotele giudichi il tuo comportamento come tipico del vizio peggiore. Infatti a ogni virtù corrispondono due vizi, cioè due eccessi di cui la virtù è il giusto mezzo, solo che uno dei due vizi fa incazzare Aristotele molto più dell'altro.
Tutto chiaro? Siamo pronti?
Spero che tu mi sia riconoscente per quello che sto facendo.
Pronti?

Virtù 1: Coraggio
Aristotele dice che il "coraggioso" non è una persona che non ha paura di niente, ma una persona che pur avendo paura delle cose di cui giustamente si ha paura (cose come i terremoti e i naufragi, per capirci, non i ragni), fa comunque quello che deve fare perché ritiene sia giusto farlo: gettarsi in mare per salvare una persona che annega, non fuggire dai nemici in guerra, parlare di fronte a più di tre persone, eccetera. Se ti riconosci in questa descrizione, segna un punto.
Al coraggio si contrappongono due vizi opposti: l'eccesso di coraggio e l'eccesso di mancanza di coraggio. Quelli che eccedono nel coraggio sono quelle persone che decidono di scalare l'Everest solo perché sono state capaci di salire sull'Alpe di Siusi (in macchina). Sono persone che di solito fanno più danni che altro e Aristotele le chiama "temerarie", ma credo intendesse dire "irresponsabili teste di cazzo" (ιρρήσπονσαβίλι τεστε  δι καζζο ). Quelli che invece eccedono nel senso opposto sono i "vigliacchi". Se per esempio anche tu prendi in considerazione l'idea di chiamare il pronto soccorso ogni volta che hai un mal di testa, rientri in questa categoria.
Neanche a dirlo, la vigliaccheria (-1 punto) è considerata un vizio peggiore della temerarietà (0 punti). "Il vigliacco", dice Aristotele "è un uomo che non ha speranze".
Ok.

Virtù 2: Temperanza
La temperanza è la virtù di chi sa trattenersi di fronte ai piaceri del corpo, in particolare mangiare e bere. Aristotele dice che "questi sono piaceri degni di bestie e schiavi". Fingiamo che non abbia detto "schiavi" e proseguiamo.
Il "temperante" è una persona che sa moderarsi e che desidera le cose piacevoli nella giusta misura, q.b. Per esempio, se aveva deciso di premiarsi con una bella pizza friarielli e salsiccia dopo una dura giornata passata a fare le pulizie di casa, quando poi succede che per sbaglio la pizza gli arriva a casa totalmente ricoperta di ricotta affumicata, ingrediente che non c'entra un cazzo, non  si lascia rovinare la serata da questo inconveniente, non lancia la pizza nell'immondizia e non si butta sul divano col broncio a mangiare grissini fino alle due di notte. No, il temperante si apre una bella birretta da 33 cl e, senza neanche versare una lacrima, mangia compostamente la sua pizza salsiccia, friarielli e ricotta di merda (+1).
Quelli che invece eccedono nella mancanza di temperanza sono i "crapuloni" (-1), mentre quelli che eccedono nel senso opposto (0) non hanno un nome perché, dice Aristotele, in pratica non esistono. È evidente che ai suoi tempi non c'erano i vegani.

Virtù 3: Generosità
Una persona "generosa" è una persona che "spende proporzionatamente alle sue sostanze e per gli scopi opportuni", sono le parole di Aristotele. Se, poniamo, una persona generosa viene invitata a cena da un amico, porterà uno champagne, non un pignoletto del supermercato, e se alla fine della serata lo champagne non sarà stato bevuto, non chiederà di riportarselo a casa, ma lo lascerà all'amico senza dare a vedere il dolore che prova nel separarsi da quella meravigliosa bottiglia (+1). Aristotele non fa esattamente questo esempio, ma più o meno il senso è questo.
Il "prodigo" invece è quello che si riduce in miseria per portare una mathusalem  di Dom Perignon del 1921 a un amico che fino alla sera prima ha sempre bevuto Gordon Gin allungato con la benzina (0). In pratica il prodigo è un generoso scemo.
Invece nessuno è peggiore dell'"avaro" (-1). Dice Aristotele: "l'avaro non è utile a nessuno, nemmeno a se stesso". L'avaro è quello che ai buffet aziendali arriva con le borse di plastica da riempire.

Virtù 4: Magnificenza
Questa onestamente non l'ho capita.

Virtù 5: Fierezza
Una persona che ha questa virtù si ritiene degna di grandi cose e la è davvero (+1), come Aristotele, per fare un nome a caso, che si considerava uno dei più grandi filosofi della storia ed effettivamente lo era.
Invece Woody Allen, che, lo ricordo per chi non lo conoscesse, ha la caratteristica di avere fatto tutte le cose che ha fatto Woody Allen, non si considera per niente uno dei più grandi registi della storia nonostante lo sia.  Non è incredibile? Woody Allen non si considera un genio, mentre c'è chi si atteggia da stocazzo solo perché ha più di 10 follower su YouTube.
Quelli come Woody Allen che si stimano meno di quanto meritano, Aristotele li chiama "pusillanimi" o "timidi", mentre quelli che si vantano senza motivo li chiama "fanfaroni". Per qualche motivo il nostro Ary giudica peggio i timidi (-1) dei fanfaroni (0).

Virtù 6: Mitezza
Le persone "miti" sono quelle che si arrabbiano solo quando è il caso e che sanno comunque sempre mantenere il controllo di sé, cioè non oltrepassano mai le emissioni sonore di una ruspa cingolata e non spargono più saliva di un irrigatore da giardino, cosa che oltre a essere esteticamente bella da vedere è anche molto utile in tutte quelle situazioni in cui è importante non sembrare pazzi: lavoro, affetti, tutto il resto (+1). 
Quelli che invece scatenano le potenze dell'inferno quando uno non dà loro la precedenza o si permette di criticarli, si chiamano "iracondi" e sono i peggiori (-1). Naturalmente io sono uno di questi, non tanto per le critiche, quelle ho imparato a incassarle abbastanza bene, ma per le precedenze. Io, quando sono al volante, divento Jack Nicholson dietro la macchina da scrivere di Shining.

"Wendy, mettiamo una regola, ok? Quando io sto qua e mi vedi guidare la macchina, o non mi vedi guidare la macchina, qualsiasi cazzo di cosa tu mi veda fare qui, QUANDO MI TROVO QUI SEDUTO IN MACCHINA, VUOL DIRE CHE DEVI SEMPRE DARMI LA PRECEDENZA!".

Quelli che non si arrabbiano mai si chiamano "flemmatici" e anche questo non va bene (0), perché uno che sopporta tutto senza reagire, dice Aristotele, potrebbe essere scambiato per uno schiavo.
Mi pare di capire che ad Aristotele non piacessero gli schiavi.

Virtù 7: Amabilità
Dicesi "amabilità": comportamento di chi dà ragione agli altri quando ritiene che abbiano ragione, senza essere condiscendente, e dà loro torto quando ritiene che abbiano torto, senza incaponirsi (+1). Facile, no?
Quelli che invece eccedono con la condiscendenza sono detti "compiacenti". Sono persone che non sanno dire di no e che tendono a dare ragione a tutti per evitare fastidi a sé o agli altri. La gente è felice quando le dai sempre ragione, ma il problema è che alla lunga inizi ad avere la stessa autorevolezza di un gatto.
Invece i "litigiosi" sono quelli che ci tengono sempre a farti sapere che non la pensano come te, sia mai! E di solito non esprimono il loro dissenso dicendo "non sono d'accordo" ma dicendo "ah ah che cazzo dici!?". Costoro non concedono mai niente alle argomentazioni altrui, hanno la dialettica di un pilastro di cemento e usano i tuoi testicoli come punching ball finché non ti dichiari sconfitto senza condizioni.
Aristotele non dice quale dei due vizi sia il peggiore, quindi assegnerei 0 punti a entrambi.
Non so tu, ma io non sto andando benissimo.

Virtù 8: Arguzia
In realtà ci sarebbe da fare la franchezza, ma siccome non mi sembra poi così diversa dalla fierezza direi di saltarla, anche perché tra un po' devo andare dal fisioterapista.
Arguzia, dicevamo. Il cosiddetto "arguto" è una persona "agile di spirito", che sa scherzare con tatto, sa divertirsi agli scherzi altrui e il suo umorismo si basa più sulle allusioni che sul turpiloquio (+1). Io fin qui ho usato solo quattro o cinque "cazzi", quindi da questo punto di vista dovrei essere a posto.
Chi eccede con gli scherzi si chiama "buffone" (0). Sono quelli che pur di farti ridere si levano le mutande in mezzo alla strada e ti fanno l'elicottero col pene. Con il loro pene, intendo. A me stanno simpatici, mi sembra una forma di considerazione, ad Aristotele invece un po' meno.
Quelli che però gli stanno più sul cazzo di tutti, cioè volevo dire sullo stomaco, sono quelli che non scherzano mai. E qui io e Aristotele siamo in perfetta sintonia, fratelli siamesi. Aristotele chiama queste persone "rustiche" (-1) e voglio citare letteralmente quello che dice di loro perché è perfetto: "coloro che non sono capaci di dire essi stessi qualche motto di spirito, e si irritano con chi li fa, sono ritenuti rustici. [...] Il rustico è sgradito a tutti".
Ben detto. Il rustico è sgradito a tutti e, aggiungerei, è solito fare la morale agli altri.
E infine la giustizia, la virtù a cui Aristotele tiene di più.

Virtù 9: Giustizia
Qui il discorso è un po' complicato. Mi perdoneranno gli esperti di pensiero aristotelico, ma per farla breve diciamo che la giustizia consiste più o meno nel pretendere per se stessi né più né meno di quanto spetti, sia nelle relazioni sociali che nella ripartizione di beni, incarichi e altri beni materiali o immateriali. Una persona di questo tipo si chiama "onesta" (+1).
Uno che pretende meno di quanto gli spetti è disonesto con sé stesso e, visto che Aristotele non gli dà un nome, mi sono permesso di chiamarlo "coglione" (0), mentre chi pretende di più potremmo chiamarlo "italiano medio" (-1).

Bene!
Ora finalmente ognuno può calcolare il suo punteggio finale e scoprire come viene considerato da Aristotele.

Meno di -4 punti: "schiavo"
Tra -3 e 0: persona "dappoco"
Tra 1 e 4: persona "dabbene"
Tra 5 e 7: amico di Aristotele
8: Aristotele

IL SUICIDIO


 

COME SUICIDARSI IN MODO SEMPLICE E DIVERTENTE

Penso di non dire niente di nuovo se dico che ogni persona consapevole preferirebbe non essere mai nata, giusto? E non perché essere vivi sia spiacevole, anzi il contrario, la vita può essere meravigliosa fra una disgrazia e l’altra, il problema non è essere vivi, il problema è essere consapevoli di essere vivi. Presente, no? Essere consapevoli di dover morire, essere consapevoli di dover vedere morire una certa quantità di persone care, essere consapevoli che qualsiasi cosa si faccia nella propria vita, grande o piccola che sia, non farà nessuna differenza, alla fine ognuno di noi sparirà nel nulla e non ritornerà mai più. “Mai più”... sono parole che ti fanno passare la voglia di scendere dal letto. Le persone inconsapevoli si deprimono solo quando capita loro qualcosa di brutto, invece le persone consapevoli si deprimono appena aprono gli occhi la mattina e si rendono conto che anche stavolta non hanno avuto la fortuna di morire nel sonno. Perché il sogno di ogni persona consapevole è che qualcuno ti si avvicini mentre dormi e, delicatamente, ti spari un colpo in testa. Non sto dicendo niente di nuovo, no?
È per questo motivo che le persone consapevoli pensano costantemente al suicidio, solo che non è una cosa semplice: un po’ ti spiace dare un dispiacere alle persone che ti vogliono bene, un po’ c’è il problema di trovare un metodo rapido e indolore, perché va bene uccidersi, ma mica uno è masochista.
Forse l'ho già detto da qualche parte in questo blog, ma per sicurezza lo ripeto: se lo Stato fosse davvero un’istituzione creata nell’interesse dei suoi cittadini, ci sarebbe un qualche tipo di servizio per chi vuole suicidarsi, in modo che uno non sia costretto a buttarsi sotto un treno e incasinare la giornata a migliaia di persone, qualcosa tipo un ufficio suicidi: uno va lì, prende il numerino, firma la liberatoria e tutto quanto e alla fine della procedura gli viene fornito un kit per suicidarsi in tutta sicurezza. Il mio metodo preferito sarebbe la ghigliottina. Un po’ truculento, è vero, ma dicono che non si senta niente. Pensa che bello: prendi cinquanta gocce di Lexotan, metti la testa nell’apposito alloggiamento e poi, mentre dormi, un timer fa scendere la ghigliottina e fine, problema risolto. Hai fatto tutto da solo, nessun medico è dovuto venir meno al suo amatissimo giuramento di Ipparco, Ippomene o quello che è. Intanto che c'erano, i medici potevano anche fare il giuramento di non chiedere più di 100 euro a visita.
Ad ogni modo, è opinione comune che suicidarsi sia da codardi, ma questo è chiaramente assurdo. Un codardo è uno che non trova il coraggio di fare qualcosa che vorrebbe fare, invece chi si suicida fa esattamente il contrario, è uno che ha il coraggio di fare proprio quello che vuole. Chi non ci crede può leggersi un poema cavalleresco a caso: gli eroi sono quelli che vanno incontro alla morte, non quelli che scappano per tenersi stretta la loro misera vita, come se fosse un bene che si può conservare in eterno.
Quindi come se ne esce? Fino a un po’ di tempo fa non avrei saputo cosa rispondere, ma il 4 agosto 2020 è successa una cosa che mi ha aperto gli occhi: nel porto di Beirut sono esplose 2750 tonnellate di fertilizzante. Ok, non è bello parlare in questi termini di una disgrazia in cui sono morte tante persone, ma come ogni persona consapevole sa, nel tempo impiegato a leggere le ultime tre righe, nel mondo sono morte circa quindici persone, di cui tre bambini sotto i cinque anni. Bene, questa esplosione mi ha fatto scoprire che esiste una sostanza chiamata nitrato di ammonio, un banale fertilizzante che però, in certe condizioni particolari, può diventare un esplosivo potentissimo. Com’è ovvio mi sono subito chiesto cosa succederebbe se uno ne ingerisse un po’, ci sarebbe qualche effetto degno di nota? In realtà leggo che è praticamente innocuo. C’è infatti un indice che dà la letalità di una sostanza, si chiama LD50 (lethal dose, 50%) e indica i mg di sostanza che devi ingerire per ogni kg di massa corporea per avere il 50% di probabilità di morire. Comodo! Più LD50 è piccolo, più la sostanza è letale. Nel caso del nitrato di ammonio questo indice è 2217 mg/kg, il che significa che uno come me che pesa circa 70 kg, per avere più del 50% di probabilità di morire, deve mangiarne almeno 155 grammi. Un po' troppo, considerato che avrà sicuramente un sapore di merda. Giusto per avere un riferimento, per ottenere lo stesso risultato con l’aspirina, mi basterebbe mangiarne solo 14 grammi, cioè 43 compresse.
Piccola precisazione, l’indice LD50 delle sostanze è solitamente riferito ai topi, ma alla fine fra uomini e topi non c’è poi tutta questa differenza, lo dice anche il romanzo.
Ad ogni modo, tutta questa storia mi ha fatto capire una cosa a cui non avevo mai pensato: ogni sostanza che esiste è un veleno, basta solo ingerirne la quantità giusta. E con “ogni sostanza” intendo letteralmente ogni sostanza, anche l’acqua. Da questa lista si può vedere che l’acqua ha un LD50 pari a 90000 mg/kg, il che significa che per suicidarmi dovrei berne almeno 6 o 7 litri. Ovviamente uno dietro l’altro a garganella, non con calma in due giorni. Ed è qui che viene il bello: ognuno può suicidarsi scegliendo la sua sostanza preferita e morire felice. Non è meraviglioso? Si muore agonizzanti, ok, ma almeno facendo una cosa che si è sempre sognata di fare.
Per esempio io potrei scegliere lo Champagne, la più geniale invenzione umana dopo i tappi per le orecchie e l’opzione “blocca contatto” sul telefono. Calcolando che l'indice LD50 dell’etanolo è 7060 mg/kg e che lo champagne ha una gradazione alcolica del 12%, viene fuori che dovrei berne circa 5 bottiglie e mezzo. Sembra bello, peccato che dopo un po’ lo champagne mi gonfi la pancia. In più, in base a questa tabella, la risposta tossica dell’etanolo è la seguente: nausea, mal di testa, vomito, vertigini, confusione e perdita di conoscenza, che è sempre meglio della risposta tossica dell’aspirina (dolori gastrici, psicosi, campanelli nelle orecchie, iperventilazione), ma non è comunque il massimo della vita. O della morte.
Quindi forse è meglio se opto per l’altra mia grande passione: gli orsetti gommosi.


Al solo pensiero inizio a secernere saliva da tutti i pori.
Per lo zucchero LD50 è 29700 mg/kg, altino ma fattibile. Siccome gli orsetti gommosi hanno una percentuale di zucchero intorno al 45%, ciò significa che devo mangiarne circa quattro chili e mezzo. Facciamo cinque, va', cifra tonda. Reazione tossica prevista: torpore, disturbi gastrointestinali.
Si può fare.

TELEFONINI

 


FAMOSITE: CHE COS'È E COME RICONOSCERLA

Che cos’è la famosite? Ce lo spiega il professor John P. Oliva, psichiatra e saggista di fama internazionale. Ciò che segue è tratto dal suo ben noto libro "Disaggio con due g".

La famosite, detta anche celebrite, è quella condizione mentale che porta un individuo a essere ruffiano con chi è famoso e sprezzante con chi non lo è. C’è anche sul dizionario.


È un comportamento noto fin dall'antichità, tuttavia solo negli ultimi anni detta condizione è stata riconosciuta come vera e propria patologia, più precisamente come psicosi cronica dissociativa e delirante, caratterizzata da una grave alterazione della percezione di sé, degli altri e del senso del ridicolo.
Per poter affermare che un individuo soffra di famosite, non è sufficiente che sia ossessionato dalla ricerca di un contatto con persone famose (o percepite come tali) e/o si vanti di essere in confidenza (vera o presunta) con qualcuna di loro e/o sogni di poter un giorno uscire a cena con un giudice di MasterChef (a scrocco). In questo caso si può parlare di famosella (o celebrella), cioè di uno stato non patologico che in certi casi può precedere la famosite, ma che in generale non interferisce con il normale svolgimento della vita umana: lavoro, procreazione, ancora più lavoro, morte.
Affinché si possa parlare di famosite vera e propria, deve essere presente anche un altro comportamento essenziale, cioè è necessario che l'individuo non faccia distinzione fra famosi e famosi, poiché ciò che conta è la fama in sé, dopo di che Steven Spielberg o Favij vanno bene uguale. A chi soffre di famosite (famositico o celebritico) non interessa la persona famosa, ma il contatto con la sua fama, dove con il termine "contatto" qui si intende una qualsiasi interazione che possa essere documentata e mostrata agli altri (selfie in due, interazione internettiana, campione di urina ecc.). Si osservi che l'autografo non è una forma di contatto che il famositico ricerca, in quanto essa lo porrebbe su un piano di inferiorità rispetto al famoso, vale a dire il piano del comune fan. Il famositico non è un fan del famoso, il famositico concepisce se stesso come un suo pari.
A questo proposito è bene notare che il famositico, pur essendo un emerito sconosciuto, crede di essere famoso esattamente come chi è famoso per davvero, solo che, per qualche motivo, nessuno se ne è ancora accorto. Nella sua distorsione psicotica della realtà, il contatto col famoso è solo l'occasione per mostrare agli altri la propria famosità.
Questo punto merita un approfondimento. "Famosità" e "fama" sono due concetti diversi. La fama è quella che si conquista quando si diventa noti ai più, mentre la famosità è il sentirsi famosi. Generalmente le due cose vanno insieme: uno raggiunge la fama e dunque si sente famoso, ma in certi casi può esserci l'una e non l'altra. C'è chi ha la fama e si comporta come uno qualsiasi, e c'è chi non è nessuno e si comporta come se fosse stocazzo, per usare un termine tecnico. Chi soffre di famosite non vuole raggiungere la fama, quella pensa già di averla, ma vuole che il mondo riconosca e accetti la sua famosità. Questa famosità senza fama del famositico può essere vista come un essere famoso per nascita, una specie di appartenenza a un'aristocrazia ideale.
In questo contesto patologico è come se la fama del famoso fosse lo specchio in cui il famositico può riflettere la sua famosità-senza-fama e mostrarla agli altri. Per questo motivo il famositico ha bisogno dei famosi come il cane ha bisogno degli esseri umani, e dunque li cerca, li insegue, li lusinga e, per quanto gli è consentito dalla propria autostima, si offre a loro, pronto a tutto pur di ricevere in cambio anche solo un cenno di semplice cortesia che possa essere scambiato per considerazione, se non addirittura amicizia.
Il terzo sintomo che completa il quadro clinico della famosite, come più sopra anticipato, è l'indifferenza o addirittura il disprezzo per chiunque non sia famoso. Si faccia attenzione: indifferenza e disprezzo a prescindere, non in conseguenza di una qualche speciale caratteristica che si considera negativa (tolta naturalmente la mancanza di fama).
Per chi soffre di famosite, i non famosi sono una costante minaccia: sono tantissimi, sono socievoli e nessuno li ha avvertiti che sono inferiori. Non va data loro alcuna confidenza. Mostrarsi in loro compagnia è pericoloso, perché qualcuno potrebbe pensare che il famositico sia al loro stesso livello e questo non deve succedere.
Naturalmente c'è un'eccezione: il caso di coloro che, per qualche motivo, decidono di porsi su un piano di inferiorità rispetto al famositico: occasionali adulatori, madri, bruchi. In tutti gli altri casi il famositico interagirà con la persona non famosa attenendosi sempre a un rigoroso atteggiamento di indifferenza: fingerà di non sentirla, la trapasserà con lo sguardo, le porgerà il bicchiere vuoto come si fa coi camerieri nei film ecc. Nel caso sia invece necessario rispondere, ciò sarà fatto sottolineando nel modo più esplicito possibile l'inferiorità dell'incauto interlocutore, cioè ricorrendo a espressioni poco lusinghiere come "e tu chi saresti?", "non so di che parli e non mi interessa", "ok, ora prova a riformulare la frase senza sembrare scemo" ecc. Non è qui il caso di elencare tutte le espressioni con cui il famositico è solito rivolgersi alle persone non famose. Chi fosse interessato può trovarne numerosi esempi sui cosiddetti social network.
Il famositico è quello che quando gli dicono "genio", lui ci crede.

IL FAMOSO ASTEROIDE

Per anni mi sono chiesto: e se un asteroide stesse per colpire la Terra? Supponiamo una sera di accendere il Tg e la prima notizia è che fra un anno esatto un asteroide di 10 km di diametro colpirà la Terra. Facciamo 50 km, va', per sicurezza. Come reagirebbe il mondo?
Di certo quella sera non ci sarebbe molto spazio per le notizie sui reali d'Inghilterra o la riproduzione dei pesciragno delle Molucche, e questo sarebbe già un piccolo passo avanti. Poi magari, pensavo, di fronte a una minaccia globale così grave, la gente smetterebbe di litigare su chi ha le divinità più fiche o fa gli spaghetti più buoni e inizierebbe a immedesimarsi un po' di più nei propri simili. Sarebbe logico, no? Un problema molto grave dovrebbe mettere in ombra i problemi più piccoli. Come quando hai il mal di denti e ti stramaledici per tutte le volte che stavi bene e non ti sei goduto fino in fondo quanto era bello non avere il mal di denti e ti prometti che, se mai tornerà a esserci un giorno nella tua vita in cui non avrai il mal di denti, passerai almeno metà di ognuno dei giorni che ti restano da vivere a riflettere su quanto sia bello non avere il mal di denti e di certo non ti metterai mai più a lamentarti di stupidaggini come, che so, i vicini che fanno rumore o il non trovare parcheggio, mio dio, quanto è bello non trovare parcheggio senza mal di denti! Un asteroide imminente è come un mal di denti che riguarda tutto il mondo, in una situazione del genere dovrebbe essere facile immedesimarsi negli altri, pensavo, e invece no.
A questo riguardo la pandemia del 2020 mi ha decisamente aperto gli occhi, ora so bene come reagirebbe il mondo al famoso asteroide.
Per una settimana o due ci sarebbe il panico (assalto ai supermercati, scorte di carta igienica, ritorno precauzionale dai genitori, eccetera) con qualche piccola occasionale traccia di quell'immedesimazione che dicevo prima. Dopo di che subentrerebbe l'assuefazione all'asteroide immi... yawnente e la gente ricomincerebbe a litigare come sempre, ma con molta più ottusità.
Ci sarebbero quelli che minimizzano, cioè quelli che dicono che 50 km di diametro per un asteroide sono pochi rispetto ai 13000 km della Terra. È come tirare un sasso contro un palazzo, direbbero costoro, che danni può fare? Al massimo rompi una finestra, sai che tragedia...  e smettiamola di dire che i dinosauri si sono estinti con un asteroide di soli 10 km. Che c'entra? Tutti sanno che i dinosauri erano animali molto impressionabili. E comunque un conto è morire per l'asteroide, un conto è morire con l'asteroide. Impara a ragionare con la tua testa!
Poi ci sarebbero quelli che, molto semplicemente, pensano che non ci sia nessun asteroide e che è tutta un'invenzione degli astronomi per spaventarci e dare ai governi la scusa per instaurare un controllo capillare della società con telescopi, binocoli, occhiali molto spessi, eccetera. Chiunque può vedere con i propri occhi che non c'è nessun asteroide in cielo, ma solo una nuova debolissima stella. L'osservazione del cielo è finanziata dai colossi dell'industria astronomica, come ci si può fidare di persone che vengono pagate (pagate! non so se mi spiego) per trarre conclusioni che dovrebbero essere obiettive? Solo le persone che lavorano gratis sono affidabili. Ancora meglio le persone che vengono pagate per non lavorare, lo dice il buon senso.
Poi salterebbe fuori un premio Nobel ultraottantenne a dire che l'asteroide è stato creato in laboratorio da Samantha Cristoforetti per costringerci a fare i vaccini, e ho anche una mezza idea su chi potrebbe essere costui: Antony Hewish, l'astronomo che nel 1974 ha vinto il premio Nobel per la scoperta delle pulsar, anche se in realtà a scoprirle era stata Jocelyn Bell, la sua dottoranda. Uno schema consolidato.
Poi arriverebbero gli integralisti religiosi a dire che l'asteroide è la punizione divina per i matrimoni gay, l'aborto e le ostie senza glutine, subito seguiti da frotte di ciarlatani che si riverserebbero su internet a esporre vari metodi stravaganti per risolvere il problema, metodi tutti assurdi, tipo fare i suffumigi con gli spaghetti, ma presi sul serio da media, politici e adolescenti.
Ci sarebbero quelli che dicono che l'asteroide è attirato dalle onde elettromagnetiche dei telefoni, che è un'astronave aliena, che per sopravvivere basta mangiare tofu, che è tutta una messinscena per nascondere il fallimento del capitalismo, che le previsioni della meccanica celeste non sono in accordo con i Maya e che non è l'asteroide che sta colpendo la Terra ma è la Terra che sta colpendo l'asteroide, cosa che fa tutta un'altra impressione. Tutto è relativo, lo diceva anche Einstein.


E a un certo punto la stragrande maggioranza della gente direbbe la seguente cosa: ma a noi che ci frega dell'asteroide? Tanto uccide solo i portoghesi (supponendo che cada in Portogallo). Dispiace, ok, è sempre una cosa brutta quando muoiono delle persone (anche se sono portoghesi), ma non mi sembra il caso di fermare tutta l'economia mondiale per risolvere un problema che alla fine riguarda solo loro, in particolare quelli senza adeguate scorte di carta igienica. La vita continua, direbbero, come dicono sempre quelli che pensano che la morte sia una cosa che non li riguarda.
E così alla fine l'asteroide colpirebbe la Terra e farebbe più o meno quello che deve fare: devastazione, morte, le solite cose.
Fine.
Comunque, ho pensato, non c'era bisogno di una pandemia per capire queste cose, perché una terribile tragedia globale che coinvolge tutti gli esseri umani esisteva già e si chiama carie.
No, scherzo, si chiama condizione umana, che è quella condizione che può essere riassunta così: trovare ogni giorno un modo di non pensare che morirai in una maniera orribile.
E comunque gli spaghetti più buoni li fanno i cinesi.

LIBERTÀ

CONTRORDINE, LA GENTE È STUPIDA

Quando ero giovane pensavo che la gente fosse stupida. Ah ah quanto è stupida le gente, pensavo ogni volta che vedevo qualcuno fare qualcosa di stupido, ah ah che stupido questo, ah ah che stupido quello e così via, poi un giorno mi sono detto: aspetta un attimo, è un po' sospetto che ci sia tutta questa gente stupida mentre io, guarda caso, non lo sono; non è che forse sto facendo lo stesso errore che fanno i credenti con la loro religione? Hai presente, no? I credenti pensano che solo loro sono nati col dio giusto, mentre tutti gli altri sono solo dei poveri boccaloni che credono a un dio farlocco ah ah. Magari è così anche con la stupidità, magari ognuno pensa di essere intelligente solo lui e i suoi simili e chiama stupidi tutti quelli che fanno cose che non capisce. E così, da quel giorno, ho smesso di dire "ah ah che stupido" quando qualcuno faceva cose apparentemente incomprensibili come, che so, chiamare suo figlio Tarzanelly. Se l'ha chiamato così, mi dicevo, avrà i suoi intelligentissimi motivi che a me sfuggono.
Mi ero talmente convinto che la gente non potesse essere stupida, che ho quasi ammazzato il blog nel tentativo di dimostrarlo. Non so se ti ricordi, ma nel 2013 ho scritto ben diciotto post sull'argomento, uno dietro l'altro, con tanto di grafici e spassosissime formule ah ah, e li ho chiamati La buca dell'amore. La tesi era questa: il grande amore che uno prova per se stesso può portarlo a fare cose molto stupide, ma lui, di suo, non è stupido. Le visite al blog collassavano, ma io andavo comunque dritto per la mia strada, ormai mi ero incaponito: il mondo deve sapere che la gente non è stupida!
C'è gente che crede che gli immigrati siano manovrati da un ebreo novantenne per sostituire la "razza" bianca con quella nera? Beh, tutti abbiamo creduto a qualche stupidaggine nel corso della nostra vita, no? Poi di fronte all'evidenza abbiamo cambiato idea.
Questa gente continua a credere alla sua stupidaggine preferita anche di fronte all'evidenza? Saranno casi rari, la gente non è stupida.
Internet letteralmente trabocca di propagatori di stupidaggini? È solo un bias, è risaputo che sui social network uno è tanto più motivato a dire una cosa quanto più questa è stupida, ma fuori da internet, nel cosiddetto mondo reale, tutti questi estremisti della stupidità non si vedono.
Questa gente inizia ad apparire in massa anche dal salumiere, in televisione e sui libri Einaudi? Ehm... boh, non è che posso avere una risposta per tutto. Una cosa è certa: la gente non è stupida, lo sembra e basta.
Poi è arrivato Trump.


Chi ha seguito tutte le peripezie di quest'uomo dal 16 giugno 2015, giorno della sua famosa discesa dalla scala mobile, sa che solo uno stupido può pensare nei suoi confronti qualcosa di diverso da "che ci fa un babbuino in giacca e cravatta?".  Tralasciamo la misoginia, il razzismo, l'ignoranza, la disonestà, l'amoralità, l'amatorialità e la totale mancanza della più piccola parvenza di empatia, sia autentica che simulata, per qualunque persona tranne sua figlia, anche se in questo caso, più che di empatia, bisognerebbe forse parlare di fantasie incestuose. Concentriamoci solo sulla stupidità, ok?
Bene, ecco un piccolissimo e incompletissimo elenco delle prime stupidaggini trumpiane che mi vengono in mente: ha chiesto quanto costa la Groenlandia, ha dato ordine via Twitter di sospendere ogni attività commerciale con la Cina, ha proposto di sconfiggere gli uragani con le bombe atomiche, ha detto di voler scavare un fossato pieno di coccodrilli al confine col Messico, ha pensato che iniettarsi la candeggina potrebbe sconfiggere i virus, ha detto che ci sono brave persone anche fra i neonazisti, che le pale eoliche fanno venire il cancro, che lui capisce la scienza perché suo zio lavorava al MIT, che lo spray per i capelli non va in atmosfera se tieni le finestre chiuse, che Obama ha fondato l'ISIS, che siccome in inverno fa freddo il global warming non esiste, che l'esercizio fisico accorcia la vita e ovviamente che i vaccini fanno venire l'autismo


che è il marchio di fabbrica degli stupidi.
E non c'è solo ("solo") questo, c'è anche che non si limita a dire le stupidaggini, ma le dice e poi magari il giorno dopo dice di non averle dette, anche se c'è un video in cui chiunque può comodamente verificare che le ha dette davvero. In questo video, per esempio, lo si può apprezzare mentre dice una cosa e il suo esatto contrario all'interno della stessa intervista.


Ehi, ragazzi, il dittatore che uccide la gente per sfizio mi ha mandato una lettera carinissima!

Che cosa c'è scritto?

Cose molto interessanti. Vi piacerebbe leggerla, eh? Eh eh... [verso del babbuino].

Gli ha già risposto?

No, non l'ho ancora aperta.


Questo per dire che il problema del fan trumpiano non è tanto il credere ciecamente alle stupidaggini che gli propina il suo idolo, quanto avere un cervello che non gli permette nemmeno di riconoscere una banale contraddizione logica all'interno dello stesso discorso, cioè un cervello la cui memoria si azzera ogni quindici secondi. In confronto la scheda elettronica di una lavatrice è Einstein.
Tutto questo è deprimente, lo so, ma è anche molto utile, perché ci permette finalmente di stimare con precisione la frazione mondiale di stupidi in modo molto accurato, perché è chiaro che se dopo aver ascoltato un babbuino quello che una persona pensa è "sai cosa? quasi quasi gli affido il governo del paese in cui vivo e l'arsenale nucleare più potente del mondo", allora quella persona è stupida, semplicemente e letteralmente stupida. Qui la politica non c'entra niente ("politica" ah ah), Trump non fa politica, Trump è solo un efficientissimo selettore di stupidi: per contare gli stupidi, basta contare le persone a cui piace Trump.
Quante sono queste persone?
In questi anni i sondaggi hanno sempre dato l'approvazione per Trump più o meno fra il 40% e il 45%, dunque, visto che gli esseri umani sono di base uguali dappertutto, questa deve essere anche la percentuale di stupidi nel mondo. 40% - 45% è tantissimo, ma è ancora una sottostima.
Il problema è che Trump dice tantissime cose misogine e razziste e questo inevitabilmente lo rende odioso a gran parte delle donne e delle minoranze. È molto difficile che un discendente di immigrati messicani ti voti, non importa quanto stupido possa essere, se dici che i messicani sono stupratori (lo ha detto). Per questo motivo, come si vede da questo sondaggio Gallup, il consenso fra gli ispanici è solo del 22%, e per lo stesso motivo è basso anche il consenso di asiatici (27%), neri (13%) e donne (36%), donne che Trump, ricordiamolo perché è sempre bello, si è vantato di conquistare con due Tic Tac e una manata sulla vagina, proprio come Cyrano de Bergerac.
A meno che uno non voglia pensare che donne, neri, eccetera siano geneticamente più intelligenti dei maschi bianchi, cosa che farebbe di lui un Donald Trump di antimateria, dobbiamo necessariamente supporre che la frazione di stupidi sia la stessa per tutti i colori della pelle e per tutti gli organi riproduttivi di qualsiasi forma e dimensione, e dunque una stima attendibile di questa frazione sarà data dalla percentuale di maschi bianchi che dicono di approvare l'operato di Trump. Sempre dallo stesso sondaggio, si vede che questa percentuale è 60%.
60% torna già di più, vero? Per esempio spiega abbastanza bene perché così tanta gente non abbia ancora capito che i ferri da stiro non vanno nell'umido, che suonare la tromba alle tre di notte è un tuo diritto solo se abiti in Antartide e che ogni articolo, post, video che inizi con le parole "quello che non ci dicono su" è sicuramente una stronzata.
Ma comunque, a parte tutto questo, il punto è che la gente è stupida ah ah.

LA BARBA DI ENGELS

E ora veniamo a Engels, è arrivato il suo turno. Per chi non lo sapesse, Engels è quel filosofo con la barba che sembra una scopa di saggina.


E non una scopa di saggina qualsiasi, ma una scopa di saggina coi baffi. Il problema di Engels è presto detto: come si fa a prendere sul serio un filosofo con una barba così? Certo, non è che il suo pensiero filosofico fosse molto meglio. Per farsi un'idea consiglio di leggere "Dialettica della natura", è disponibile a questo link.
In questo lavoro Engles applica il materialismo dialettico alla scienza 😆. Sul serio, non sto scherzando. Engels prende le seguenti tre "leggi" di derivazione Hegeliana:

1) Legge della trasformazione della quantità nella qualità e vice versa,
2) Legge della compenetrazione degli opposti,
3) Legge della negazione della negazione,

e poi dice che si applicano non solo a tutta l'evoluzione della storia umana in tutti i suoi aspetti 😂, ma anche ai fenomeni naturali, quindi sono valide anche per la fisica teorica 🤣.
"Sono valide", testuali parole:

the dialectical laws are really laws of development of nature, and therefore are valid also for theoretical natural science.

Ciò lo porta a fare alcune scoperte sensazionali.
Per esempio, nel capitolo sull'evoluzione sostiene che gli uomini non sono fondamentalmente diversi da tutti gli altri mammiferi. Se i cani non parlano, dice Engels, è solo perché non hanno le corde vocali, mica perché non sono in grado di farlo.
Nell'introduzione dice di avere la certezza (ripeto "la certezza", tipica categoria scientifica) "che la materia rimane eternamente la stessa in tutte le sue trasformazioni, che nessuno dei suoi attributi potrà mai andare perduto e quindi che [...] in qualche altro tempo e in qualche altro luogo dell'universo essa produrrà di nuovo il fenomeno della mente pensante". La certezza...
A un certo punto prova anche a spiegare il paradosso di Olbers: come fa il cielo notturno a essere buio, se, come si pensava al tempo, l'universo è statico e infinito? Vai Engels, spiegacelo: "la luce decresce in intensità con il quadrato della distanza" (giusto!) "e raggiunge un punto in cui diventa invisibile" (sbagliato) 🙃.
Certo, è facile fare questi errori quando ti appassioni da matti a un sistema filosofico e pretendi di applicarlo a qualsiasi cosa, dall'economia mondiale al bricolage. Anch'io ho fatto lo stesso errore con Schopenhauer quando avevo diciassette anni. E poi, siamo onesti, tanti filosofi del passato, anche molto più stimati di Engels, hanno detto delle stupidaggini su come funziona la natura. Le cose che dice Engels possono suonare ridicole al giorno d'oggi, ma ai suoi tempi non c'erano ancora stati Galileo e Newton, che ne poteva sapere lui del metodo scientifico? Per esempio, mica rimproveriamo Aristotele perché diceva che l'etere oppone resistenza alla propagazione della luce e oltre un certo spessore diventa opaco. No, aspetta, questo è sempre Engels.
Comunque, il vero motivo per cui è difficile prendere sul serio Engels non sono le cose che dice, ma quella barba assurda. Rivediamola insieme.


Ora prova a immaginare Engels mentre mangia il latte coi biscotti.
Mette i brividi, vero? Quali riserve di cibo possono nascondersi in una barba del genere? Briciole di pane, grumi di sugo, funghetti sott'olio... probabilmente Engels la usava per i periodi difficili, come la gobba dei cammelli. Una barba così farebbe già impressione ai giorni nostri, figuriamoci con gli standard igienici che c'erano nell'Ottocento. Altro che riserva di cibo, secondo me lì dentro c'era un allevamento di vongole.
In confronto a una barba così, la pretesa di spiegare la Natura con le leggi di Hegel passa decisamente in secondo piano. Avesse anche scritto le cose più intelligenti del mondo (e non le ha scritte), una barba del genere getterebbe su di loro un'inquietante ombra di ridicolo.
"Eh, ma anche Einstein è tutto spettinato con la lingua di fuori, eppure...", un momento. Primo, Einstein ha fatto tutte le sue scoperte geniali prima dei trentacinque anni, cioè quando si pettinava; secondo, non c'è confronto, Einstein ha solo l'aspetto di un vecchietto spettinato, non è la versione elegante di Chewbacca.
Se Engels fosse un attore, uno stilista, un lottatore di wrestling, ok, non ci sarebbe niente da dire, questa è gente che lavora con la propria immagine, ma, cazzo, è un filosofo! Come può un grande pensatore, uno che ci si immagina preso da profondissimi ragionamenti sull'umanità e l'universo, dedicare una frazione significativa della propria vita alla cura dei peli che gli crescono sulla faccia? Perché una barba così porta via un sacco di tempo, devi lavarla ogni giorno, devi pettinarla, profumarla, pareggiarla e di tanto in tanto coccolarla con tenere parolette, non la puoi trascurare. Se l'abbandoni a se stessa, dopo tre giorni non hai più una barba, hai un nido di pterodattili. C'è poco da fare, l'impegno che richiede una barba del genere non è compatibile con l'essere un grande pensatore.
Un'altra possibilità è che Engels in realtà non dedicasse molto tempo alla barba, ma se la sistemasse solo per le grandi occasioni: le foto, i ritratti, il pranzo di Pasqua dai suoceri eccetera, e per il resto del tempo la lasciasse proliferare selvaggiamente, ma questo significa che per tutto il resto della sua vita Engels se ne andava in giro con la testa infilata in un cespuglio di peli puzzolenti. In poche parole significa essere pazzi. Te lo immagini entrare in pizzeria e chiedere un tavolo per tre? Lui, sua moglie e la barba? Avrebbero sciolto i cani.  
Comunque la si voglia mettere, le caratteristiche "barba assurda" e "grande pensatore" non possono convivere nella stessa persona. Potrebbero solo nel caso in cui Engels avesse scritto trattati di questo tipo:


In tutti gli altri casi un filosofo con quella barba è semplicemente una persona non credibile, come un centometrista con la panza, un medico che fuma, un prete che bestemmia, Luigi di Maio.
Poi magari un giorno parlerò anche della barba di Marx.

BAMBINI E BISTECCHE

Chiedo scusa ma questo post conterrà una certa dose di turpiloquio, un po' come le commedie greche del Quinto secolo avanti Cristo.
Il concetto è molto semplice e può essere così riassunto: Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo.
Prima di spiegare perché, voglio fare una piccola premessa. Sarà una premessa rigorosamente senza battute, da prendere alla lettera così com'è. Siccome parlerò principalmente di bambini e bistecche, due argomenti molto divisivi, voglio essere sicuro che nessuno si irriti per niente.

PREMESSA
In questo post non viene espresso un giudizio negativo nei confronti di chi fa figli. Non viene espresso un giudizio negativo e nemmeno un giudizio positivo, a essere precisi non viene espresso proprio nessun giudizio. Il numero di figli non è un criterio su cui baso il mio giudizio di una persona. Sapere che uno ha fatto tre figli non mi dice assolutamente niente di quella persona, è come dirmi che ha tre biciclette, è un'informazione che mi lascia indifferente.
Stessa cosa per le bistecche: questo post non contiene nessun giudizio negativo o positivo su chi mangia o non mangia bistecche. A meno che uno non mangi bistecche di una specie in via di estinzione, nel qual caso avrei un giudizio negativo. O bistecche umane, cosa che non solo mi farebbe avere un giudizio negativo, ma mi farebbe anche dubitare della salute mentale del mangiante e, nel caso fosse consenziente, del mangiato.
Fine della premessa.
Da qui in poi il post potrà contenere battute, esagerazioni, sottintesi e spiritosaggini varie, dunque non andrà più preso alla lettera ma dovrà essere interpretato, come i testi sacri.

Dov'ero rimasto?
Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo. Sì, perché è vero che non ho nessun giudizio su figli e bistecche, ma ho invece un giudizio negativo, molto negativo, su chi pretende di dire agli altri come devono vivere. Presente? Sono quelli che vorrebbero proibire a tutti ciò che a loro non piace. Se poi riescono a trovare una qualche ideologia che sostenga che le loro scelte personali sono la salvezza del mondo, allora si sentiranno moralmente legittimati a romperti il cazzo fino a livello subatomico, proprio come fa Jonathan Safran Foer. In questo caso l'ideologia in questione è il veganismo.
Un po' di tempo fa quest'uomo ha scritto un articolo sul New York Times che diceva, cito testualmente, "if you care about climate change, you have to stop eating animals". Chiaro? "You have to stop", non ci sono altre possibilità, o smetti di mangiare bistecche o sei un distruttore di pianeti, come Darth Vader.
Un problema di questa affermazione è che nel mondo reale, cioè fuori dalla testa di Jonathan Safran Foer, non esistono solo due possibilità: "0 bistecche" o "∞ bistecche", ma, tanto per fare un esempio, esiste anche la possibilità "poche bistecche". Sembra che Jonathan Safran Foer abbia solo due modalità: o tutto o niente.


Jonathan, caro, ti sei ricordato di dare l'antibiotico al bambino?

Certo! Gli ho dato tutta la scatola.


In base ai dati FAO del 2009, un americano mangia in media 120 kg di carne in un anno, un italiano 90 kg, un ganese 14 kg, ma non credo che sia una scelta.


Facendo una rapida stima, ho calcolato che io mangio circa 60 kg di carne all'anno, compresi i pesci, le vongole e i moscerini che mi entrano in bocca quando vado in bicicletta. Se invece conto solo la carne degli animali a sangue caldo, che è quella considerata in queste statistiche, arrivo al massimo a 30 kg all'anno. E questo è il primo motivo per cui Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo. Se proprio vuole, può scrivere "if you care about climate change, you, eccetto Astutillo Smeriglia e gli abitanti del Gana, have to stop eating animals".
Ma c'è anche un altro motivo per cui Jonathan Safran Foer non mi deve rompere il cazzo, un motivo molto più importante: lui ha fatto due figli, io zero. Due figli che, o tanto o poco, produrranno scarti, rifiuti, gas di scarico e romperanno il cazzo esattamente come il padre.
Sto forse dicendo che non avrebbe dovuto farli? No.
Sto dicendo che dovrebbe mangiare bistecche? No noissimo.
Quello che sto dicendo è che, se proprio vuole, Jonathan Safran Foer può rompere il cazzo a chi ha fatto due figli come lui, non a me. Io sono ecologicamente in vantaggio rispetto a lui.
Un figlio l'ha fatto mentre stava scrivendo il suo famoso libro "Non mangiate bistecche cazzo!", o qualcosa del genere, il secondo l'ha fatto un po' dopo, sullo slancio del primo. Capito il furbacchione? Lui può fare tutti i figli che gli pare, io invece devo smettere di mangiare bistecche se no gli distruggo il pianeta. Ed è molto probabile che ne farà anche un terzo, di figlio, visto che ora ha sostituito la donna vecchia con un modello di donna più recente, probabilmente ibrida. 
Secondo questo articolo, un mangiatore medio di carne (eccomi!) contribuisce all'emissione in atmosfera di 5,7 kg di CO2 equivalente al giorno, mentre un vegano come Foer contribuisce con 2,9 kg. Ora, come detto, Foer e consorte hanno fatto due figli, mi pare si chiamino Secerny e Trambusto, dunque un figlio a testa. Supponendo che entrambi questi figli diventeranno vegani come il padre, abbiamo che Foer e la porzione di prole che gli spetta contribuiranno complessivamente all'emissione di 5,8 kg di CO2 equivalente al giorno, cioè 0,1 kg più di me e dei miei zero figli. Ah! (questo "ah!" è da pronunciare come Al Pacino).
Ah!
In più il contributo in gas serra della progenie Foeriana, negli anni a venire, non sarà solo quello della loro dieta, ma anche quello dei loro viaggi, dei loro acquisti, dei loro caminetti nei rifugi sulle vette incontaminate del Wyoming. A questo punto, se volessi, potrei anche mangiarmi una carriola di manzo al giorno e essere ancora in difetto rispetto a San Foer. Se poi, come è facile immaginare, lasciata la casa paterna, i due ragazzi si ribelleranno al Padre e inizieranno a strafogarsi di costate dinosauriche e interminabili salsicce, come fanno tutti gli americani, supereranno facilmente l'emissione di CO2 dell'Emilia Romagna. Mi sono fatto l'idea che non debba essere molto piacevole abitare sotto lo stesso tetto di un rompicazzo come Jonathan Safran Foer, se quest'uomo dà gli ordini al mondo, mi sono detto, figurati ai figli, poveretti. Avrà la loro obesità sulla coscenza.
Sì, lo so, ho scritto coscenza senza i, e allora? Che cazzo me ne fotte? (Chiedo scusa, ma avevo promesso che sarei stato scurrile).
"Allora cosa dovrebbe fare Foer, dopo aver letto questo post? Uccidere i suoi figli?".
Certo che no. È Foer che dice agli altri cosa devono fare, mica io. Foer ha fatto la scelta di fare figli e di non mangiare bistecche, mentre io ho fatto la scelta di non fare figli e di mangiare bistecche, sono entrambe scelte legittime e rispettabili. Io mi limito solo a constatare l'incontrovertibile dato di fatto che la mia scelta ha molto più a cuore il cambiamento climatico della sua.
Quello che pretendo da Jonathan Safran Foer non è che uccida i suoi figli (anche se male al clima non farebbe), ma solo che non mi rompa il cazzo.

IL PIATTO

IL MANSPLAINING SPIEGATO ALLE DONNE

Donne, oggi spiegherò cos'è il mansplaining. Agli uomini non è necessario spiegarlo perché lo conoscono già abbastanza bene.


Dicesi "mansplaining", dall'inglese "man" ("uomo") e "splaining" (parola senza significato), quel comportamento che si osserva quando un uomo spiega al suo interlocutore cose che l'interlocutore sa meglio di lui.
Questo comportamento è particolarmente fastidioso perché lo spiegante sembra dare per scontato che la persona cui si rivolge sia, come dire, scema. È quello che di solito si fa con i bambini: anche se un bambino ti dice che sa tutto sui dinosauri, tu glieli spieghi lo stesso, un po' perché i bambini in realtà non sanno niente, un po' perché, sappiano qualcosa o no, uno può comunque far valere la sua autorità di adulto e trattarli dall'alto in basso come se fossero scemi. È divertente.
Il mansplaining è la stessa cosa, ma fatta con gli adulti.
Esiste il womansplaining? Naturalmente sì, come esistono donne che lampeggiano in autostrada a 250 all'ora, donne che bevono sei ettolitri di birra davanti a una partita di calcio, donne che fanno attentati terroristici e così via, ma sono rare. Io personalmente non ho mai assistito a casi di womansplaining, a parte mia madre, mentre ho assistito tantissime volte a casi di mansplaining. Una situazione tipica in cui vedo questo fenomeno è per esempio la seguente: appena esco di casa.
Il mansplaining per essere tale deve possedere due caratteristiche fondamentali:
1) la persona che riceve lo spiegone deve conoscere bene l'argomento;
2) il fatto che la persona conosca bene l'argomento deve essere evidente.
Quindi attenzione, donne: non basta che ci sia un uomo che spiega qualcosa a una donna per poter parlare di mansplaining. Se per esempio un meccanico spiega il funzionamento del motore a una parrucchiera (o, se si preferisce, se un parrucchiere spiega il funzionamento dei capelli a una meccanica) questo non costituisce fattispecie di mansplaining. Il problema non è lo spiegare, ma lo spiegare a chi sa. Naturalmente ciò non toglie che può essere comunque fastidioso se uno si mette a spiegarti cose non richieste, ma in questo caso non c'è bisogno di scomodare il concetto di mansplaining, si tratta di un banale caso di attaccabottoni.
Oltre a ciò, come detto al punto 2, per essere in presenza di mansplaining, all'uomo che spiega deve anche essere noto che la persona cui si rivolge è un'esperta, o perché ciò è chiaro dal contesto o perché gli viene reso noto verbalmente con le parole "sì, lo so, conosco bene l'argomento". Se, ricevute queste parole, l'uomo interrompe il suo spiegone e si scusa, è tutto ok, se invece prosegue come se niente fosse, allora lo abbiamo colto in flagranza di mansplaining e si può procedere al vilipendio.
I punti 1) e 2) sono abbastanza noti e ho voluto spiegarli solo per una questione di esaustività mascolina. C'è però un terzo punto molto meno noto su cui si fa abbastanza confusione. Vado a spiegarlo.
3)
Come si è detto, il mansplaining è molto più diffuso del womansplaining, tanto che in prima approssimazione si può dire che sono sempre gli uomini a fare questa cosa, per cui a molti viene spontaneo pensare che allora le loro vittime siano sempre donne.
Chi la pensa così è come se vedesse il mondo diviso in due squadre antagoniste: gli uomini e le donne, come se fossero la Roma e la Lazio. Se durante la partita uno della Roma commette fallo su qualcun altro, è chiaro che questo qualcun altro sarà per forza uno della Lazio, mica si fa fallo sui propri compagni di squadra. In realtà non c'è nessuna partita in corso e gli uomini che fanno mansplaining lo fanno sia con gli uomini che con le donne. È come con gli incidenti stradali: a provocarli sono soprattutto gli uomini, ma chi ci va di mezzo sono sia gli uomini che le donne. Negli incidenti stradali non c'è la squadra degli uomini e la squadra delle donne, c'è la squadra di quelli che guidano da deficienti (principalmente uomini) e la squadra di quelli che li subiscono (uomini e donne).
Lo stesso vale per il mansplaining.
Io sono decenni che subisco questo benedetto mansplaining, lo subisco da ben prima che la parola "mansplaining" apparisse nelle menti degli inventori di neologismi, e lo subisco in tutte le sue fantasiose forme e modalità, da colleghi, amici, idraulici e perfetti sconosciuti. Manca poco che la gente mi fermi per strada per spiegarmi perché sono uscito di casa. Più volte mi è stata inflitta anche la forma più estrema e spietata di mansplaining, quella in cui tu spieghi una cosa a un tizio, questo ti deride accusandoti di dire cazzate, e poi, tipicamente una settimana dopo, questo stesso tizio viene da te tutto felice e ti rispiega (in forma peggiorata) la stessa identica cosa che gli avevi spiegato tu la settimana prima, pensando che sia un'idea sua. Si tratta sempre di uomini, certo, ma ora, solo per il semplice fatto che io non sono una donna, donne, non mi si può proibire di lamentarmente. Nessuno può togliere dalla mia esperienza personale, bollandola come cosa esclusivamente femminile, una delle esperienze che maggiormente ha contribuito a segnare il mio carattere: l'aver subito per tutta la vita il mansplaining.
Ora la domanda è: questo post può essere considerato mansplaining?
La risposta è no, donne.

COMPLOTTI. ISTRUZIONI PER CREDERCI

Come si fa a credere alle teorie del complotto? Intendo quelle teorie dove ci si immagina l'azione coordinata di giornalisti, scienziati, industrie, servizi segreti, NASA, ESA, UE, IMF, WTO, WHO, WTF e tutti i governi del mondo (tranne quelli populisti), cioè milioni di persone perfettamente organizzate e decise a mettere in atto un segretissimo piano per controllare il resto dell'umanità, piano di cui, strano a dirsi, è a conoscenza ogni quindicenne su YouTube. Come si può, non dico credere a una cosa del genere, ma anche solo pensare che sia plausibile, quando nella vita è difficile mettersi d'accordo in tre per andare a mangiare la pizza?
A me questo sembra un mistero incredibile, un mistero cui non sono mai riuscito a dare una risposta soddisfacente.
Le spiegazioni banali che di solito vengono date sono tre e sono così riassumibili:
1) Chi crede alle teorie del complotto (da qui in avanti "complottista") è ignorante;
2) Il complottista è stupido.
3) Il complottista è matto.
Purtroppo nessuna di queste spiegazioni è anche solo lontanamente soddisfacente. Vediamole una per una.
L'ignoranza.
D'accordo, l'ignoranza aiuta. È difficile che un astrofisico sia terrapiattista, è vero, ma c'è bisogno di essere astrofisici per rendersi conto che il terrapiattismo è una scemenza? Oppure, prendiamo un complotto più recente. Esiste questa teoria secondo cui Bill Gates avrebbe creato segretamente il famigerato coronavirus a Fort Detrick in North Carolina, lo avrebbe portato a Wuhan e da lì diffuso nel mondo per dare ai governi la scusa di chiuderci tutti in casa, per non farci prendere il sole, per non farci assumere vitamina D, per distruggerci il sistema immunitario, per obbligarci a fare i vaccini, per poterci controllare meglio e instaurare così il fascismo globale. È una teoria che esiste davvero, non me la sono inventata. Ora, c'è bisogno di essere un virologo per rendersi conto che è una stupidaggine? No. Non c'è neanche bisogno della seconda elementare.
Allora è colpa della stupidità.
Dopo tutto gli stupidi credono alle stupidaggini, lo dice la parola stessa. Ma per credere a una stupidaggine così grande quanto stupidi bisogna essere? Voglio dire, se uno crede a una tale sequela di panzane perché il cervello non gli funziona bene, allora dovrebbe essere così stupido da non essere neanche in grado di accendere un computer. Invece non solo sa accenderlo, ma sa anche aprire Google e cercare la sua brava teoria del complotto.


E questo è proprio il cuore del mistero: il complottista, tolta la sua fissa per i complotti, ha una vita come tutti gli altri: lavora, gioca, guarda la TV, al massimo si mette in giardino un chembuster orgonico per sconfiggere le scie chimiche, ma le sue funzioni psichiche non sono compromesse al di fuori dell'attività delirante.
Quindi è matto, spiegazione 3.
Si dice spesso che il complottista soffra di paranoia, ma sarà vero? Cosa significa "paranoia"?

Psicosi caratterizzata dallo sviluppo di un delirio di persecuzione, lucido, sistematizzato, dotato di una propria logica interna, che non è associato a allucinazioni, e non comporta la compromissione delle funzioni psichiche al di fuori dell’attività delirante.

Ok, è matto, uno a zero per te, dizionario. Tuttavia questa non è ancora una spiegazione soddisfacente, ma al massimo una buona descrizione.
Come fa il complottista a credere ai complotti?
È paranoico.
Ok, come fa il paranoico a credere alle sue paranoie?
Wikipedia dice che potrebbe essere colpa di una ridotta circolazione del sangue nel cervello. Ci sta. Dice anche che la causa va forse ricercata nella frustrazione del complottista e nel suo proiettare su altre persone (i complottanti) sentimenti negativi verso il mondo che in realtà sono i suoi. In altre parole il complottista immagina che i complottanti vogliano distruggere il mondo perché in realtà è lui che vorrebbe distruggere il mondo. Wikipedia dice anche tante altre cose, io non so se siano vere, ma anche se lo fossero sono tutte spiegazioni esterne, cioè possono dirmi quale sia la base fisica o psichica da cui si origina la personalità complottista, ma non mi dicono in che modo il complottista, che non è stupido, spieghi a se stesso il credere in teorie così stupide. Per esempio, uno potrebbe spiegarmi l'esatto meccanismo chimico che produce la felicità, ma questo non mi direbbe niente su cosa si provi a essere felici.
Cosa si prova a essere complottisti?
Nel leggere la vasta letteratura sull'argomento (i commenti dei complottisti sui social network), ho potuto notare un atteggiamento ricorrente: è raro che un complottista dica di credere ai complotti, di solito dice di non escludere che siano veri.
Prendiamo per esempio questo commento che un complottista indispettito, uno dei tanti, ha lasciato sotto al mio video Cosa sono le scie chimiche

La cosa grave è che non ci si fa neanche venire un dubbio, non si ha nemmeno la curiosità di approfondire. Se una cosa non piace, si rifiuta / si respinge l'eventuale problema a priori. Presunzione, ottusità e ignoranza dominano.

Nella mia lunga carriera internettiana, ne ho letti a centinaia di commenti così. Il complottista non vede se stesso come uno che crede a una teoria del complotto, ma si concepisce come una persona con tanti dubbi e aperta a tutte le possibilità, tra cui appunto le teorie del complotto. È convinto di essere una persona di larghe vedute, uno che non chiude gli occhi davanti a quelle idee che la maggioranza, nel suo conformismo, considera stupidaggini, perché proprio fra le presunte stupidaggini possono nascondersi le teorie rivoluzionarie. Non era forse deriso Copernico? Galileo? Wanna Marchi?
In pratica è come dire: mi si è rotta la caldaia? Benissimo, non solo ascolterò il parere di quella maggioranza di idraulici che mi dicono che c'è un problema al bruciatore e magari anche il parere di quella minoranza di idraulici che invece dicono che si è rotto lo scambiatore secondario, ma ascolterò anche il parere di quell'idraulico presso se stesso che sostiene che le caldaie siano in realtà dei mini reattori nucleari a base di Promezio e Disprosio installati da Bill Gates nel 1968 per trasformare le molecole d'acqua in pagliacci assassini di cioccolato e conquistare il mondo. Non dico di crederci, per carità, ma perché respingere a priori questa interessante teoria denominata "caldaismo nucleare"? La verità può essere ovunque.
In realtà chi dice di non essere un caldaista nucleare, ma non esclude la possibilità che le caldaie siano reattori nucleari, non è uno aperto di vedute, è un caldaista nucleare che non vuole assumersi la sua responsabilità di credere a una teoria idiota. I dubbi sono legittimi quando sono fondati su una conoscenza della materia, mentre mettere in dubbio le nozioni condivise da chi si occupa di quella materia senza averne nessuna conoscenza non è "avere dei dubbi", è solo un espediente retorico per poter dire la propria anche quando non se ne sa niente.
Come fanno i complottisti a credere alle teorie del complotto? Beh, molti di loro non sanno di crederci. Cioè ci credono, ma raccontano a se stessi di non crederci.
È come chi si ripromette di non bere alcolici e poi la sera si apre una birretta perché tanto, si sa, la birra è leggera. Io lo faccio sempre, funziona. Hai entrambe le cose: alcol e coerenza.
Questo è un passo avanti? Sì.
Sono soddifatto? No.

CONFINI E BARRIERE

IL MITO DELLA SCIENZA NON UFFICIALE

La scienza non ufficiale non esiste.
Lo so, è una banalità, ma purtroppo nel mondo là fuori c'è tanta gente che pensa che esista una contrapposizione fra la cosiddetta "scienza ufficiale", espressione dei Poteri Forti (sempre loro), e la "scienza non ufficiale", ridotta al silenzio perché darebbe fastidio agli interessi economici del capitalismo. Grazie Marx! Ecco l'eredità che ci hai lasciato!


Se la scienza non ufficiale non esiste, non esiste nemmeno la scienza ufficiale, per lo stesso motivo per cui non esiste, che so, il calcio ufficiale. Esiste il calcio, sport a cui chiunque può giocare, basta che abbia una palla, un campo e ventun persone. Anch'io potrei giocare se volessi, poi se sono bravo mi faranno un contratto triennale con la mia squadra del cuore (la Pro Vercelli) con la quale potrò sperare di vincere il tanto agognato 8° scudetto (dita incrociate), se invece sono scarso continuerò a giocare nel campetto dietro la chiesa di Papozze con mio fratello, Giampiero e il Bovazzi (sono tutti nomi inventati, tranne "mio fratello"). Nessuna squadra si sognerebbe mai di non far giocare Maradona, così come nessuna squadra farebbe mai giocare un tizio che finge di essere Maradona. Una cosa bella dello sport è proprio questa, che non puoi fingere di essere bravo, tutti vedono se fai gol o se incespichi nel pallone. In ambito scientifico è più o meno la stessa cosa: se un'ipotesi non è in accordo con le osservazioni viene scartata (Papozze), se invece è in accordo con le osservazioni viene approfondita e messa alla prova insieme a tante altre ipotesi concorrenti. Non esiste che un'idea buona venga scartata perché è scomoda, è come se una squadra non facesse giocare Maradona perché ha la forfora.
Probabilmente chi parla di "scienza ufficiale" si immagina la scienza come un sistema di credenze condiviso dove non è ammesso il dissenso, ma questa è la religione. Nessuna disciplina scientifica funziona così. I ricercatori non sono una comunità di persone che custodiscono una verità da tramandare, ma persone il cui lavoro è spiegare i fenomeni naturali. I ricercatori sono più o meno d'accordo sul metodo con cui procedere, il famoso metodo scientifico (che altro non è se non un trucco per aggirare i bias cognitivi del cervello umano), ma su tutto il resto ci si scanna.
Mia moglie Maria Paola (che in realtà non si chiama né Maria né Paola e non è nemmeno mia moglie), mi ha detto che ai congressi, quando fai il tuo intervento, i ricercatori avversari non vedono l'ora di farti a pezzi con domande bastarde per dimostrare a tutti che non hai capito niente. C'è anche qualcuno che prende la parola solo per manifestare il suo disprezzo con un lapidario "so what?". Ci sono le fazioni e i tifosi, ci sono quelli che pensano sempre di avere capito tutto e quelli che si tengono stretti i loro dati per evitare che qualcuno freghi loro l'idea. Incredibile, eh? Proprio come nel mondo reale. Ma se a uno capita fra le mani l'idea buona, la usa senza nessun problema, se è "eretica" ancora meglio, sarà più facile vincere lo scudetto.
Ovviamente nel dibattito scientifico esistono nozioni ormai assodate e ipotesi molto dibattute, ma nessuna idea viene sottoposta al vaglio del Potere. Il lavoro di ogni ricercatore viene sottoposto al vaglio dei suoi pari.
Approfondisco questo punto perché vorrei che fosse chiaro anche a Nicola (nome di fantasia). Quando un ricercatore sottopone il suo lavoro a una rivista specializzata, questa non lo farà controllare a un funzionario del Governo o a Goldman Sachs, ma lo sottoporrà molto più semplicemente a un collega dell'autore. Questo collega, in forma anonima e in modo del tutto indipendente, potrà rigettare il lavoro, proporre revisioni o approvarlo così com'è. Naturalmente può capitare che approvi un lavoro sbagliato, succede, in questo caso non mancheranno gli articoli che lo faranno notare nel modo più spiacevole possibile, ma in nessun caso può succedere che uno scarti un lavoro senza motivi validi, magari perché il suo autore appartiene alla fazione avversaria, perché in tal caso interviene l'editor della rivista. È un po' la logica garantista dei sistemi giudiziari nei paesi democratici: meglio un colpevole pubblicato, che un innocente rigettato.
Questo per dire che se non esistono pubblicazioni sulla Terra piatta, le scie chimiche o le pandemie create in laboratorio, non è perché sono idee scomode, è perché sono stronzate.
Allora perché c'è questo mito della scienza non ufficiale?
L'opinione pubblica è completamente all'oscuro degli argomenti di cui si discute in una disciplina scientifica. È normale, dopotutto non esistono trasmissioni televisive in cui si può assistere alla discussione fra un astrofisico che dice che la materia oscura è fatta di materia non barionica e un altro astrofisico che invece dice che è un effetto spiegabile modificando le leggi di Newton. Volerebbero gli schiaffi come in tutti gli altri talk show, ma pochi avrebbero voglia di capire di cosa si sta parlando.
L'opinione pubblica, però, sa che la Terra non è piatta e questa è già la base su cui costruire uno show trash come si deve, si tratta solo di scovare un tizio che dica che la Terra è piatta. Al mondo siamo in otto miliardi, non dovrebbe essere difficile. Che importa sapere chi sia questo tizio? L'importante è che sia uno con una spolverata di espertitudine, non so, tipo un astronomo in pensione che non lavora dai tempi di Aristarco, oppure l'addetto alla pulizia dei pozzi neri dell'osservatorio di Vimercate. Magari questo tizio (chiamiamolo Maurizio Sbatacchi, un nome come un altro) si è fatto pure pubblicare degli articoli in qualcuna di quelle riviste finte in cui ti pubblicano qualsiasi cosa purché paghi. Esistono davvero, ecco un esempio.

A questo punto lo show si fa da sé: si invita in trasmissione questo professor Sbatacchi con la sua teoria "scomoda" della Terra piatta, lo si mette a confronto con un astrofisico qualsiasi che rappresenti tutta la comunità scientifica ed ecco servita la scienza non ufficiale.

Questo post è stato approvato con revisioni minori da Maria Paola.