DUE PAROLE SUGLI ANTIABORTISTI

Alla mia età dovrei ormai avere raggiunto l'insbalordibilità di fronte a tutti i comportamenti umani, un po' come chi guarda lo stesso film per la centesima volta, e invece.
Per esempio gli antiabortisti.

Quello che mi sbalordisce degli antiabortisti non è tanto l'irrazionalità, chi non è irrazionale? L'irrazionalità è una facoltà fondamentale dell'essere umano e secondo me, ma anche un po' secondo Alan Turing, l'intelligenza umana non è concepibile senza l'irrazionalità. Quello che mi stupisce, credo, è vedere delle persone che mettono la loro razionalità al servizio dell'irrazionalità. Secondo me, e anche un po' secondo Platone, dovrebbe essere la razionalità a guidare l'irrazionalità, non viceversa.
Per spiegare questo concetto ho fatto un disegnino.


Ma non è solo questo che mi sbalordisce.
Gli antiabortisti sono antiabortisti perché, dicono, i prodotti del concepimento umano che si trovano ancora all'interno della madre sono in tutto e per tutto persone, cioè non sono semplicemente vivi, come sono vivi anche i globuli rossi o i batteri dell'intestino, ma sono proprio persone come me e te.
Piccolo inciso: qui non userò mai la famosa parola di quattro lettere che inizia con "f" (non quella, l'altra), perché la trovo orribile. Al suo posto userò la parola "gamberetto" che mi sembra molto più carina.

Dicevamo: gli antiabortisti pensano, o almeno dicono di pensare, che i gamberetti siano persone e questa è una cosa che non smette mai di sbalordirmi. Come ho già detto da qualche parte su questo blog: pensare che un gamberetto sia una persona solo perché un giorno la diventerà è come pensare che una persona sia un cadavere solo perché un giorno lo diventerà. Gamberetto, persona e cadavere sono tre cose diverse con comportamenti diversi e non credo ci sia bisogno di avere studiato Husserl per rendersene conto (io per esempio non l'ho studiato).

Faccio davvero molta fatica a credere che un antiabortista non riesca a fare questo banale passaggio logico, ma supponiamo che davvero non riesca a farlo o che, per qualche motivo metafisico, non possa farlo, supponiamo cioè che gli antiabortisti siano, diciamo così, "in buona fede".

Perfetto. Questo attenuerebbe un bel po' il loro potenziale sbalordente.
Allora proviamo a immedesimarci in un antiabortista (sì, lo so...) e costringiamoci a pensare che i gamberetti siano davvero persone. Se ci riusciamo allora diventerà comprensibile l'esultanza antiabortistica ogni volta che viene impedita l'eliminazione di un gamberetto, perché è come se venisse impedita l'eliminazione, che so, di un bambino di dieci anni. Per quanto i bambini di dieci anni possano essere rumorosi e maleducati, io non vorrei mai vivere in un posto dove fosse possibile eliminarli fisicamente, o almeno non lo direi in pubblico. 

Dunque, da questo punto di vista, l'antiabortista non sarebbe altro che una persona illogica ma incredibilmente buona e rispettosa della vita di tutte le persone del mondo, così rispettosa da essere persino disposta a fare del male agli altri pur di salvare la vita di un gamberetto. Suona strano definire "buona" una persona pronta a fare del male agli altri, vero? Eppure questo non è per niente sbalordente: tu non faresti del male a qualcuno che volesse eliminare un bambino di dieci anni?

Purtroppo però c'è una cosa che non torna in questa descrizione degli antiabortisti: se sono davvero così rispettosi di tutte le persone del mondo, perché non applicano questo rispetto anche alla vita delle persone che vivono fuori dagli uteri? Guarda gli Stati Uniti, per esempio: perché gli antiabortisti sono più o meno le stesse persone che sono favorevoli alla pena di morte e alla vendita di fucili semiautomatici agli schizofrenici? Come ha detto Bill Maher:

Welcome to right wing America, where if you want to end a young life you have to shoot them.

Quindi la mia teoria è questa: gli antiabortisti non sono persone illogiche ma buone, ma sono semplicemente persone che provano piacere nel dare dispiacere agli altri. Secondo me, ma anche un po' secondo Aristotele, chi non è in grado di dare piacere a se stesso si consola cercando di dare dispiacere agli altri.

LE 10 CANZONI PIÙ BELLE DAI BEATLES FINO A OGGI

Siccome ho frequentato per un pezzo palestre e bar, mi sono fatto una certa cultura in fatto di canzoni, quindi ora vorrei usarla per fare la lista delle 10 canzoni più belle dai Beatles fino a oggi.

Prima di iniziare, una piccola premessa metodologica: cosa si intende con "bello"?
Allora, diciamo subito che se stessi facendo la lista dei 10 quartetti per archi più belli da Haydn fino a oggi, guarderei cose tipo, non so, l'originalità, l'essenzialità, l'equilibrio e quanto assomigliano al quartetto in do diesis minore op. 131 di Beethoven. Ma quando ascolto un quartetto non sono nella stessa configurazione esistenziale di quando ascolto una canzone. Quando ascolto una canzone sto di solito facendo altre cose (ubriacandomi, chiacchierando, ubriacandomi chiacchierando e così via), quando invece ascolto un quartetto sto facendo solo quello, come quando guardo un film o leggo un libro, cioè sono in configurazione "dedico la mia attenzione a una cosa che mi dà soddisfazione solo se le dedico tutta la mia attenzione”. Credo che nessuno si sieda sul divano in silenzio ad ascoltare una canzone senza fare nient'altro, giusto?

Cos'è allora una canzone "bella"?
Come dice Shiva Bakta, musicista e visionario compositore di canzoni in 6/4:

Gli ascoltatori non devono "capirne" di musica. La musica (pop, ovviamente) si dà per quello che è, deve creare effetti emotivi, non deve essere necessariamente "capita", va vissuta.

Quindi le canzoni che ho scelto sono "le più belle" in questo senso Baktiano, cioè nel senso che esprimono meglio di altre canzoni analoghe un certo tipo di stato emotivo.
Ovviamente ho dovuto fare delle scelte. Di canzoni bellissime ce ne sono molte più di 10, forse addirittura 15, ma alla fine sono abbastanza soddisfatto di questa playlist.

La selezione parte dal periodo dei Beatles perché è quello in cui più o meno c'è stata l'invenzione della musica pop come la intendiamo oggi. Se avessi preso in considerazione tutta la storia delle canzoni, avrebbe vinto a mani basse Franz Schubert. Ancora oggi il suo Winterreise (1827) è di gran lunga il miglior concept album mai realizzato.

Un'ultima cosa prima di iniziare: un po' mi spiace non avere scelto niente dei REM, ma alla fine ho deciso che sono troppo lagnosi. Canzoni perfette, per carità, ma melodie un po' troppo lagnose, con armonie lagnose arrangiate in modo lagnoso. Ma perfette.

Ok, iniziamo.

1.
Questa canzone usa il trucco dell'intervallo ascendente di sesta minore (e.g. "fi-re"), che è un po' come il doping nello sport, però qui si giudica solo il risultato, non il modo in cui lo si è ottenuto. Quando entro in un bar spero sempre che ci sia questa canzone, ammortizza un po' lo squallore di tutto quello che ho intorno, soprattutto se la accompagno con un paio di spritz.


2.
Sono stato molto indeciso se scegliere questa o My Sharona (1979) visto che per qualche motivo mi sembrano esprimere più o meno lo stesso stato emotivo, non so perché, forse è per via di tutte quelle ottave di sol. Alla fine ho scelto Girls and Boys perché in questa lista ci sono già altre due canzoni degli anni '70 e non vorrei dare l’impressione di essere troppo vecchio.


3.
Be my baby (1963)
Avevo letto un articolo di bbc.com che spiegava perché questa è probabilmente LA canzone pop perfetta. Non ricordo bene quali fossero le argomentazioni, ma mi pare che c'entrassero la sua semplicità, l'inizio con la batteria e quel caratteristico "oh-oh-oh-oh" che pare sia nato esercitandosi in bagno. Qualunque sia il motivo, è effettivamente una canzone perfetta.


4.
Lo so, molti appassionati di canzoni odiano i Queen e credo anche di sapere perché: spesso non si capisce se sono seri o se stanno scherzando. In realtà i Queen sono dei bravissimi musicisti e persone molto intelligenti (non per niente uno di loro ha un dottorato in astrofisica) e le loro canzoni hanno quello che non dovrebbe mai mancare nella musica pop per non rischiare di sembrare ridicola: l'ironia. In pratica sono l'antitesi dei Radiohead.


5.
Magari esistono canzoni più orecchiabili di questa, però gli AC/DC sono il gruppo che meglio di tutti rappresenta il cosiddetto hard rock, perché le loro canzoni sono essenziali (come i quartetti per archi), cioè non hanno fronzoli, melodie inutilmente arzigogolate o quegli effettacci che andavano tanto di moda in questo tipo di musica. Potremmo dire che gli AC/DC sono l'idea platonica dell'hard rock.


6.
Burn (2013)
Questa l'ho presa da un film orribile che mi è piaciuto tantissimo: The Killing of a Sacred Deer (2017). Non so perché succedano queste cose, è un po' come con le patatine al lime e pepe rosa: disgustose, ma non riesci a smettere di mangiarle. Forse anche questa canzone è un po' così.


7.
Ho fatto di tutto per non mettere questa canzone nella lista, troppo famosa. Per esempio avevo anche pensato di intitolare il post "Le 10 canzoni più belle dai Beatles fino a oggi esclusa I will survive perché è troppo famosa", ma poi non mi sembrava onesto. Se una canzone è bella, è bella, è inutile che ce lo nascondiamo.
L'unico accorgimento che ho preso è stato quello di scegliere questa cover (1996), che oltre ad avere un video molto divertente è anche utile per fare lo spelling del testo.


8.
Creep (1992)
Nonostante la mia antipatia per queste persone, ho dovuto mettere Creep in lista perché è senza dubbio la canzone più bella fra tutte le canzoni di questo tipo degli anni ’90. Spero che venga apprezzata la mia obiettività. So che non è molto amata dai fan del gruppo, i fan sono così, e pare che non piaccia molto nemmeno agli stessi Radiohead e si può capire perché: di tutte le loro canzoni è quella diventata di gran lunga la più famosa e purtroppo assomiglia tantissimo a questa roba qua (1972).


9.
Questa rappresenta perfettamente la musica pop anni '80, ma senza tutte le brutture degli anni '80: i riverberi tipo grotte di Frasassi, quel modo di cantare in stile "cane che abbaia", le tastierine ridicole eccetera. Gli anni ’80, dal punto di vista estetico, sono stati forse il decennio peggiore dopo quello della Rinascenza liutprandea (730-740)



10.
E per finire una canzone d'amore. Poteva mancare la canzone d’amore? Questa è di Ryan Adams, da non confondere con Bryan Adams, la versione lagnosa di Bon Jovi.


Bene, con questa abbiamo finito. Ci vediamo al prossimo post: i 10 migliori film da Monicelli fino ai giorni nostri.

































Ok, visto che sei ancora qui c’è una bonus track.

11. 
All of me (2013)
Questa è la canzone che avrei voluto mettere in rappresentanza delle canzoni d'amore, ma non ho avuto il coraggio. Come potevo dopo tutte le cose brutte che ho detto sulle canzoni lagnose? Perché questa canzone è effettivamente un po’ lagnosetta, non lo si può negare, ma io la trovo comunque bellissima perché esprime perfettamente lo stato emotivo "notti insonni passate all'aeroporto di Dubai con Maria Paola aspettando il volo per casa”.

GUIDA RAPIDA DI AMSTERDAM

Dopo non so quanti mesi sono riuscito a fare un'altra guida rapida: Amsterdam.
Almeno credo fosse Amsterdam.


Con la stessa completezza e esaustività avevo fatto anche ParigiLisbona, Valencia, Bilbao e Praga.

L'ORIGINE DELL'INTRINSECA RIDICOLEZZA UMANA

La più grande tragedia dell’essere umano, diciamo pure la tragedia che costituisce l'essenza stessa della sua esistenza, è che più si sforza di essere serio più risulta ridicolo. Ciò è particolarmente evidente in quelle persone che pretendono di sottolineare la loro presunta serietà con appositi costumi (giacca e cravatta, uniforme e medaglie, tunica e aspersorio eccetera), quanto fanno ridere? Ma anche tralasciando questi casi estremi, quanto sono ridicole le persone che non scherzano mai? Mai, neanche una minima allusione autoironica a quanto sia ridicolo non scherzare mai. Quanto sono inesauribilmente fonte di crasse risate?
Tanto.
Perché?
Ottima domanda. La risposta breve è: non lo so.
Ora passiamo alla risposta lunga.
In passato ho sempre dato per scontato che la causa di tutta questa involontaria ridicolezza umana fosse la morte. Ovviamente non parlo della morte come evento, perché tutti gli animali muoiono, anche i criceti, eppure non sono per niente ridicoli.


Ciò che è ridicolo della morte non è il decesso, ma l'ostinazione con cui gli esseri umani vogliono cancellarla dalla loro vita. Lo si vede per esempio ogni volta che uno dice "scomparso" invece di "morto". Non è delicatezza, è il tentativo di manomettere la realtà con le parole, come quando si dice "ti amo" invece di "mi piacerebbe fecondarti". Oppure Dio: quanto fa ridere un povero mammifero consapevole di dover morire che chiede a un essere infinito di sua invenzione di farlo diventare immortale come lui? Non è ridicolo?
Lo è.
Non è spassoso ascoltare tutte queste persone che parlano con la massima serietà di infiniti e aldilà e poi corrono dal medico come tutti gli altri appena hanno il mal di pancia?
Spassosissimo.
Però (c'è un però) questa spiegazione della ridicolezza umana non mi ha mai convinto al 100%, ho sempre trovato che ci fosse qualcosa che non va. Come ho detto, la morte in sé non è ridicola, anzi è un evento molto triste, possiamo tranquillamente dire drammatico. L’idea che uno passi tutta la sua vita a vendere calzini, per dire, guardare partite di calcio e fare figli nella vana speranza di far sopravvivere un po' di se stesso dopo la morte, ispira compassione, non divertimento. Siamo d'accordo su questo, giusto? Pensandoci meglio, questa proiezione dell’essere umano verso l’infinito pur essendo consapevole di essere finito ha un che di eroico, non di ridicolo. O forse eroico e ridicolo allo stesso tempo, come Captain America, il supereroe col costume più ridicolo del mondo (non è una critica, è il suo bello).
Allora perché gli esseri umani sono così ridicoli quando cercano di essere seri, al punto che non c’è niente di più ridicolo al mondo di una persona che non dice mai niente di ridicolo?
Dopo lunga riflessione sono arrivato alla conclusione che la causa di tutto questo non sia la morte, ma la cacca. Lo so, mi dispiace, ma il fatto che il solo nominare la cacca tolga serietà a tutto quello che sto scrivendo è già una prova di quello che voglio dire.
Il fatto che ogni essere umano debba fare la cacca, e che anzi aspiri a fare quotidianamente la cacca altrimenti inizia a provare una sensazione di disagio che a lungo andare può rovinargli la giornata, è qualcosa che non si sposa bene con la serietà. La cacca, esattamente come la morte, è stata rimossa dalla normale conversazione fra esseri umani, anche se i motivi di questa rimozione sono diversi: la morte è stata rimossa perché toglie senso all'esistenza, la cacca perché la rende ridicola. È molto difficile prendere sul serio una persona che dà lezioni di morale alle folle se ce la immaginiamo seduta sul water. E a differenza della morte che viene veramente rimossa dalla consapevolezza umana, la cacca viene rimossa solo dalle conversazioni, ma tutti siamo sempre perfettamente consapevoli che la persona che abbiamo di fronte, chiunque sia, fa la cacca. Tutti, quando stringiamo la mano di qualcuno, sappiamo che quella mano ha pulito il sedere del proprietario della mano qualche ora prima. Curiamo il nostro abbigliamento, decoriamo il nostro corpo con i più disparati segni della serietà, usiamo parole altisonanti e piene di "senti qua come sono serio", ma poi finiamo sempre sul water a fare la cacca, tutti i giorni, o almeno lo speriamo.
È soprattutto questo che rende ridicolo l'essere umano: il far finta di non essere quel tipo di persona che fa la cacca, quando tutti sanno benissimo che la è, anche se dice “metafisica“, “dialettica“ e "fenomenologia".
Dunque come si fa a parlare di cose serie senza sembrare ridicoli?
Allora, qui non ho una risposta definitiva, posso però dire che un modo, non dico per risolvere la situazione, ma almeno per migliorarla, è non sforzarsi di sembrare seri.

TOMBLOTTO

Facciamo un gioco, si chiama Tomblotto, la tombola del complotto.


Funziona così: rovista fra i commenti dell'ultimo video (questo qui), prendi il commento di un complottista imbufalito a caso (uno solo!), controlla la cartella allegata a questo post e scopri quanti luoghi comuni complottari hai trovato.

In palio ricchi premi.

Ambo: complimenti, hai vinto il mio plauso! (Non mi puoi vedere, ma io ti sto applaudendo).

Terno: domani hai il permesso di mangiare tutti i biscotti che vuoi senza sentirti in colpa! Fanne buon uso.

Quaterna: hai vinto un Dom Perignon del 2012! Ora devi solo comprarlo.

Cinquina e più: hai appena trovato la reincarnazione di Giulietto Chiesa. La soddisfazione per questa scoperta è un premio che niente può eguagliare. 

NEI SUCCHI DI FRUTTA CI SONO GLI SQUALI

Come probabilmente avrai notato, nessuna teoria del complotto è abbastanza scema perché non possa aspirare ad avere almeno mezzo milione di seguaci. 


Io e Favilla abbiamo fatto un video sulla nascita e la propagazione delle teorie del complotto¹, questo qui.


Le voci sono come sempre del soverchiantemente dilettevole Guglielmo Favilla².
Il doppiaggio è di Groovy! Studio, detto anche Gabriele Draghetti.
Il testo è quello di un mio vecchio post del 2017.
Contando che i disegni sono quello che sono, in pratica non ho fatto niente.


_______________________________

¹ Con “teoria del complotto” non si intende “Francesco Gattaro e Mary Spiedini, con l’aiuto del comune di Lonate Ceppino³, si sono messi d’accordo per farmi uno scherzo” ma più qualcosa tipo “il Fondo Monetario Internazionale ha tolto uno zero a tutte le banconote del mondo ma non ce lo dicono”.

² Tranne qualche battuta di pochi personaggi secondari per i quali mi sono servito di attori non professionisti presi dal mio soggiorno.

³ Ho detto Lonate Ceppino, ma avrei potuto dire qualsiasi altro comune con meno di diecimila abitanti.

GLI ITALIANI SONO BIANCHI?

Oppure, come si chiedono in molti nel mondo e in particolare negli USA, are italians poc?
 
Prima di rispondere, piccola premessa.
Porsi una domanda del genere è già di per sé un po' razzista. Primo, perché sembra che una delle due possibilità fra l'essere bianchi e il non esserlo sia preferibile all’altra. Chissà quale?
Secondo, perché è come se si desse per scontato che gli italiani con genitori non bianchi non siano veramente italiani.
Terzo, è una domanda che sembra suggerire che al mondo esistano solo due colori: il bianco e il poc (person of colour), categoria che contiene tutta l’umanità che non può permettersi di aspirare alla pura razza bianca (stavo per dire “ariana”).

Ma lasciamo stare tutto questo e supponiamo che si tratti invece di una semplice domanda assolutamente neutra e innocente, come potrebbe farla un gattino. Perfetto, ma chi sono "i bianchi"?
Lo chiedo perché io vedo persone color corniolo pallido (#edcdc2)


rosa champagne (#f1ddcf)


o al massimo conchiglia (#fff5ee)


ma in tutta la mia vita non ho mai visto una persona bianca (#ffffff).



Poi, prendiamo per esempio Trevor Noah, il grande comico sudafricano.


Trevor Noah ha un padre bianco e una madre nera, dunque viene considerato da tutti di colore. Intendo dire che viene considerato così non solo dalle leggi dell’apartheid degli anni Ottanta, che prevedevano la classificazione razziale di ogni neonato, ma anche dal suo pubblico, un pubblico principalmente liberale e progressista. Eppure, se si fa uno zoom della fronte, si vede che il colore di Trevor Noah è questo qua (#feb3a2)


Ti sembra “di colore”? Almeno metà della popolazione italiana è più scura di così. Prendiamo per esempio Di Maio, il grande comico italiano famoso per le sue imitazioni politicamente scorrette di un bambino ritardato


ecco qua l'ingrandimento della sua fronte (#d79479):


Questo sarebbe “bianco”? Chiaramente c’è qualcosa che non torna.
Ma questo non è tutto.

Supponiamo che Trevor Noah faccia un figlio con una donna classificata come bianca, il nascituro, di qualsiasi colore sia, sarà unanimamente considerato di colore, cioè non bianco. Benissimo, andiamo avanti. Immaginiamo che questo o questa Trevor Noah Jr si accoppi a sua volta con una persona bianca, il figlio come sarà considerato? Quanti passaggi generazionali ci vogliono per essere considerati bianchi e lavarsi via tutto il “colore”? Tutte le persone del mondo hanno dei progenitori non bianchi, non fosse altro perché l’umanità è nata in Africa. Quindi? Siamo tutti di colore? O siamo tutti bianchi? E se non è il colore della pelle a stabilire chi è bianco e chi è di colore, che cos’altro è? Sicuramente Arthur de Gobineau avrebbe tante cose da dire su questo argomento, ma lasciamo stare anche tutta questa storia e limitiamoci a considerare il colore della pelle come fosse il colore delle scarpe: gli italiani sono bianchi?

Beh, di certo gli italiani danno per scontato di esserlo visto che in Parlamento hanno ben due partiti xenofobi (forse tre, sto perdendo il conto), ma penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che quello che uno pensa di sé conta poco, altrimenti tutti gli scemi sarebbero dei geni.
Proviamo allora a rispondere in modo cromaticamente oggettivo.

Perlopiù gli italiani occupano tutte le sfumature che vanno dal bianco mascarpone (#f8efde)


al marrone schiuma di cappuccino (#c29d68).


Naturalmente ci sono italiani ancora meno bianchi e italiani ancora più bianchi, ma attualmente il grosso degli italiani cade più o meno dentro l’intervallo delimitato da questi due colori: mascarpone e cappuccino.
Il motivo di questa grande varietà cromatica è che nei secoli la penisola Italiana è stata attraversata da popolazioni di tutti i colori: Normanni, Celti, Nordafricani, Greci, Fenici, Arabi e altre che sicuramente mi sto dimenticando e quindi è inevitabile che tutte queste persone, per quanto si odino, prima o poi finiscano per accoppiarsi e che i bianchi diventino un po’ meno bianchi e i non bianchi un po’ meno non bianchi, progredendo tutti insieme in modo lento ma costante verso il beige.

Quindi, in conclusione, se proprio vogliamo essere rigorosi, dobbiamo rispondere che mediamente gli italiani non sono bianchi. Ma siccome abbiamo un PIL pro capite di circa 34000$, possiamo dire di essere bianchi.

COSE DA SAPERE SUGLI ITALIANI

Fare un viaggio in Italia è sempre una buona idea. L’Italia è un paese pieno di arte


Storia


e bellissimi paesaggi


ma soprattutto arte e Storia, i bei paesaggi ce li hanno un po’ tutti.

Si pensi che l’Italia è il paese al mondo con più siti UNESCO: cinquantotto, dieci in più della Francia. Per non parlare delle gelaterie. Ma per quanto l’Italia possa essere meravigliosa, prima di andarci è bene sapere alcune cose sui suoi abitanti, in modo da evitare spiacevoli fraintendimenti e godersi appieno le proprie vacanze.

Per sapere quali sono le cose più frequenti che il mondo si chiede a proposito degli italiani, basta guardare i suggerimenti di Google.


Allora, vediamo un po':

Are italians latinos?
No.

Are italians friendly?
No.

Are italians short?
Sì.

Are italian wolves dangerous?
Sì.

Are italians universities hard?
No.

Are italians and french similar?
No!

Are italians nice?
No, ma più dei francesi.

Are italians romans?
Alcuni.

Are italians religious?
Ottima domanda. Si potrebbe rispondere semplicemente sì, ma “sì” non rende abbastanza bene l’idea. Per capire quanto gli italiani siano religiosi in una scala da 1 a disturbo ossessivo-compulsivo, si considerino i seguenti fatti:

Uno.
A Torino è conservato un lenzuolo che, dicono, è stato usato duemila anni fa per avvolgere il cadavere del figlio di Dio, non di una qualche divinità minore tipo Mosè, San Giuseppe o lo Spirito Santo (qualsiasi cosa sia), no: Gesù Cristo in persona, Dio Jr.

Due.
A Roma abita il rappresentante ufficiale di Dio nella nostra Galassia: il signor Jorge Mario Bergoglio. Quali altre città del mondo si possono vantare di avere il sostituto di Dio fra i suoi residenti? 19? 8? 3? Te lo dico io quante: 0. Zeta, E, Erre, O.

Tre.
A Napoli, un paio di volte all'anno, la gente si raduna in una chiesa per assistere alla liquefazione di un campione del sangue di un certo Gennaro, il personaggio di un raccontino di fiction scritto secoli fa per la formazione morale del giovane, conservato in un’ampolla sigillata (il sangue, non il giovane) che nessuno è autorizzato ad aprire, analizzare e verificare se sia veramente sangue o, per dire, colatura di alici.

Ma questa non è l’unica religione che gli italiani hanno e non è nemmeno la più importante. La vera religione degli italiani è il cibo. Non per niente l’Italia è il paese dove si mangia meglio al mondo, forse solo dopo il Giappone, la Cina, la Thailandia, l’India, la Corea del Sud e il Vietnam. 7° posto su 195 Stati è un ottimo risultato. E dopo il Portogallo. 8° posto.
Forse anche dopo il Messico ma non è questo il punto, il punto è che in Italia il cibo è una religione.

Per esempio, prendiamo il famoso cappuccino: caffè e latte in una tazza grande con la schiuma, da non confondere con il tristissimo café au lait francese: caffè e latte in una tazza grande senza schiuma, orribile. Noi italiani siamo grandi amanti del cappuccino e siamo convinti di saperlo fare solo noi in tutto il mondo (caffè, latte, tazza grande, schiuma. Solo noi). Ogni mattina milioni di italiani fanno colazione con questa prelibata bevanda, magari accompagnandola con un tipico dolce italiano: un croissant, una brioche, un krapfen. È un’usanza molto piacevole, ma attenzione: per quanto il cappuccino sia delizioso, un vero italiano lo beve solo a colazione. Berlo dopo pranzo è considerato da selvaggi. Non che sia proibito, ci mancherebbe, in Italia puoi fare tutto quello che vuoi purché paghi, ma se bevi un cappuccino dopo pranzo sappi che ogni italiano nei paraggi ti guarderà male e dentro di sé penserà “tornatene a casa tua, maledetto selvaggio!”. Qualcuno lo penserà anche se non bevi niente, basta che tu sia straniero. Agli italiani non piace che qualcuno si permetta di avere abitudini e gusti diversi dai loro, è considerato scortese.
Però il caffè macchiato è consentito: caffè e latte in una tazza piccola con la schiuma. Quindi, se proprio vuoi prendere un cappuccino dopo pranzo, puoi chiedere due caffè macchiati e mischiarli insieme in una tazza grande, nessuno avrà niente da ridire.

Altre cose proibite sono il ketchup sugli spaghetti, il panettone a giugno, la carbonara con i würstel, il parmigiano sulle cozze, il tiramisù con la panna, l’ananas sulla pizza. Curioso, no? Prosciutto e melone: sì; pizza e ananas: no. Per tutti questi divieti non c’è un motivo razionale, è solo una questione puramente religiosa: come i musulmani che non mangiano i panini col prosciutto e i Mon Chéri.

Ma c’è un’altra cosa sacra che gli italiani mettono sopra a Dio e persino sopra al cibo.
Il calcio, ok, ma c’è ancora un’altra cosa che gli italiani mettono sopra a Dio e al cibo: il mare.

1° Calcio
2° Mare
3° Cibo
4° Dio

"Quarto dio" non suona molto bene, ma lasciamo stare. Gli italiani sono completamente fissati con il mare, appena se ne devono privare un attimo, anche solo per andare a fare la spesa, iniziano subito a lamentarsi dell’assenza del mare: “ma quanto è triste questo supermercato senza il mare?”, “ma voi commessi come fate senza il mare?”, “in che scaffale lo tenete il mare?” e così via. Gli italiani che invece non hanno la fortuna di avere il mare vicino a casa, appena hanno un pomeriggio libero, caricano subito sulla macchina valigie, materassini gonfiabili e figli e si precipitano nei pressi del più vicino specchio d’acqua a disposizione; se proprio non è il mare, va bene anche un lago, un fiume, un canale scaricatore, qualsiasi cosa con l’acqua. Questo il risultato


È bene avvisare l’incauto turista che purtroppo in Italia il mare non è così


così


O anche solo così


Ma così


Quando gli italiani dicono “vacanze al mare”, non intendono davvero “vacanze al mare”, intendono “vacanze stipati in mezzo a una folla seminuda piena di bambini ululanti nei pressi di una massa d’acqua torbida e molto probabilmente contaminata da escrezioni umane”.

Bene, sulla questione della religiosità italiana mi pare di avere detto più o meno tutto.
Proseguiamo.

Are italians smart?
No.

NUOVI EPISODI DI PRETI


Sono abbastanza sicuro che nel mondo là fuori c’è ancora qualcuno che non sa che nelle ultime settimane io, Favilla e Odetto abbiamo fatto due nuovi episodi di Preti (questo e questo), intendo qualcuno che sa cos’è Preti e a cui piacerebbe vederne due nuovi episodi se solo sapesse che esistono ma che per qualche motivo non è entrato in contatto con l’informazione che effettivamente esistono, non qualcuno in generale. Le persone che in generale non sanno che esistono questi due nuovi episodi e nemmeno gliene frega niente, secondo le mie stime, sono circa 8 miliardi, ma le persone a cui invece interesserebbe potrebbero comunque essere addirittura qualche decina di migliaia. Sono tante.

È strano come funziona YouTube: il mio canale è seguito principalmente grazie alla serie Preti, ma allo stesso tempo i nuovi video di Preti sono proprio i contenuti meno visualizzati. Carico il video del cazzo (è proprio il titolo, non è dispregiativo): 500 mila visualizzazioni; carico il video della merda (idem): 250 mila visualizzazioni; carico un nuovo episodio di Preti: 20 mila visualizzazioni. Non è strano? È vero che cazzo, merda e gattini sono argomenti molto più allettanti dei preti (il video dei gattini ha 200 mila visualizzazioni), ma non credo che il problema sia solo questo, penso che il problema sia anche che è difficile far capire attraverso solo un titolo e un’immagine che un episodio di Preti appena caricato è un nuovo episodio di Preti e non un vecchio episodio di Preti (se sto ripetendo troppo spesso la parola “preti”, avvisami). Non so, forse dipende anche dal fatto che intitolare un video “Fides ex auditu” non è proprio in linea con i tempi, ma io sono fatto così: 65% acqua, 20% proteine, 12% grassi più altre molecole in piccole quantità.

Mi sarebbe anche piaciuto approfittare di questo post per festeggiare il decennale della nascita di Preti. Siccome ho iniziato a fare i primi disegni nel 2012, questo sarebbe stato proprio il momento giusto per festeggiare tutti insieme questa ricorrenza. Avevo portato anche le patatine.


Purtroppo però all'ultimo momento è intervenuto un piccolo contrattempo: aprendo la cartella di Preti ho scoperto che il primo disegno dei due personaggi non risale al 2012, ma al 2011. Per la precisione 7 aprile 2011. Eccolo qua:


E quindi niente, invece del decennale festeggeremo il centenario nel 2111. Questi sono gli inconvenienti di avere scelto il sistema decimale.
Ma rivediamo ancora un attimo questo disegno.



Ok, basta così.

I PRO VAX NON ESISTONO

Fra le cose orribili che ci ha regalato quest'ultima pandemia, oltre alla malattia e a tutti i vari provvedimenti per cercare di contenerla, ci sono i no vax.
Certo, i no vax esistevano anche prima, ma prima erano solo una delle tante categorie di svitati che si aggiravano su internet, insieme ai negazionisti della shoah, agli sciachimisti, agli undicisettembristi e alla gente che sostiene le qualità terapeutiche dell'urina; ora invece l'antivaccinismo è diventato mainstream e ha unito insieme tutta una variegata accozzaglia di paranoici, dando loro forza e forse anche un motivo per vivere. Prima del 2020 i no vax erano solo una delle tante attrazioni dello zoo internettiano, noti perlopiù solo agli appassionati di casi umani, ora invece ne parlano anche i TG e i loro deliri sono ripetuti in TV da una schiera di mitomani di professione. È come quando pensavi di essere speciale perché eri fra i pochi ad avere letto Il Signore degli Anelli e poi salta fuori quel buzzurro neozelandese e ci fa 136 film.
Con la promozione dei no vax dalla serie B dei flame online alla serie A dei talk show di cosiddetta informazione, si sono inevitabilmente create alcune banalizzazioni nel modo di descriverli.

Una di queste è che i no vax siano soprattutto ignoranti. Di certo non sono degli eruditi, ma non mi sembra che il loro problema principale sia quello di non essere informati, anzi sul loro argomento del cuore possiedono molte più nozioni della media della popolazione: sanno cosa dice il comunicato del ministro della salute danese, ti citano a memoria l’abstract di un articolo di The Lancet, possono snocciolare i dati dei contagi dell'ultima settimana in Azerbaigian e così via. I no vax dedicano tantissimo tempo a documentarsi e a raccogliere informazioni sulla pandemia e sui vaccini, il loro problema non è l'ignoranza, il loro problema è che non capiscono quello che leggono.
Faccio solo tre esempi, tre sorprendenti modi di non capire che sono tipici non solo dei no vax, ma di tutti i complottisti in generale.

Esempio 1
Tanto per cominciare non capiscono la differenza tra aneddoti e statistica (a questo proposito avevo detto delle cose qui).
Questo significa che, per quanto si sforzino, non sono in grado di concepire l'idea che lo studio controllato di un campione rappresentativo possa dare risultati che valgono per l'intera popolazione, ma sorprendentemente sono allo stesso tempo convinti che gli aneddoti che catturano la loro attenzione, reali o immaginari, siano sufficienti per arrivare a conclusioni generali.
Per un no vax, uno studio statistico su 5000 persone vale solo ed esclusivamente per quelle 5000 persone, ma se il barbiere gli racconta che il figlio di sua cognata è stato investito da un monopattino mentre usciva dall'hub vaccinale, questo vuol dire che i vaccini causano investimento da monopattino. Affermazione solitamente seguita dall’ormai celebre constatazione: “ma non ce lo dicono!”.

Esempio 2
Non hanno nessuna capacità di distinguere tra fonti attendibili e fonti non attendibili. Qualsiasi fonte è potenzialmente sullo stesso livello di attendibilità: una rivista scientifica, l'articolo di un quotidiano, un medico, lo screenshot di uno sconosciuto, l'OMS, la zia Ines, tutto. Non è vero che i no vax danno più credito alla zia Ines che all'OMS, come spesso si dice; i no vax danno credito a chiunque loro pensino che confermi le loro tesi. Se la zia Ines dice una cosa che piace e l'OMS una cosa che non piace, allora la zia Ines è più attendibile dell'OMS; viceversa, sarà l'OMS a essere più attendibile della zia Ines. E può benissimo succedere che nello stesso discorso una certa fonte sia dichiarata inattendibile (“ah ah e tu credi ancora a quella certa fonte?!”) e poche parole dopo quella stessa identica fonte sia utilizzata per dimostrare le proprie tesi (“lo dice quella stessa identica fonte, non io!”).

Esempio 3
In questi anni ho rovistato fra i post di no vax di tutti i tipi (è una specie di hobby), da quelli che fanno fatica a mettere in fila tre parole di senso compiuto a quelli che riescono persino a scrivere in italiano corretto. Bene, in tutti questi casi, tutti, non ho mai trovato un solo no vax che sia in grado di concepire più di due numeri contemporaneamente oltre a 1 e 0. Per lui ogni fenomeno, non importa quanto sia complesso, può sempre essere descritto in modo soddisfacente da questi due soli numeri. Per esempio, o un vaccino funziona (1) o non funziona (0); non viene nemmeno preso in considerazione che possa funzionare molto (0.89) o abbastanza (0.64) o addirittura che possa funzionare molto per quanto riguarda un certo aspetto e abbastanza per quanto riguarda un secondo aspetto (0.89, 0.64), perché in questo caso ci sarebbero ben due aspetti da tenere in considerazione, ma il numero 2 non esiste. Esistono solo 1 e 0, e fra 1 e 0 non c'è niente. Questo modo binario di ragionare si applica a qualsiasi cosa. Per ogni fenomeno c'è una sola causa, non due, tre o settantasei: una causa o nessuna causa. Una sola variabile, un solo punto di vista, una sola teoria che spiega tutto. Oppure niente. 
Incredibile, eh? Avere un cervello così complesso come quello umano e usarlo come fosse un interruttore: on/off.

Dunque i no vax non sono banalmente ignoranti. Tutti siamo ignoranti su questo o quell'argomento e, se l'argomento ci interessa, proviamo a informarci per esserlo di meno. Anche i no vax si informano. La caratteristica che li definisce nel modo più preciso non è l'ignoranza, è che non capiscono niente.

Ma la banalizzazione più assurda è l'idea che ai no vax si contrappongano dei presunti "pro vax".
Ora, io capisco il senso di questa espressione: i pro vax sarebbero le persone che, a differenza dei no vax, hanno superato la paura ancestrale della punturina che hanno tutti gli animali quando li porti dal veterinario, e posso anche capire che sia un'espressione molto comoda, ma purtroppo, come sempre succede quando si abusa di una semplificazione, a lungo andare ci si dimentica il suo senso originario e si finisce con l'attribuirle una realtà oggettiva.
I pro vax non esistono, così come non esistono i pro Deltarinolo. Uno si mette il Deltarinolo se ne ha bisogno e se il suo medico non glielo sconsiglia per qualche motivo particolare, non c'è nessuno che la sera arriva a casa e dice "ah, ho proprio voglia di farmi un bel Deltarinolo con l'Aperol!". Ma se per caso esistessero i no Deltarinolo e diventassero famosi come i no vax, allora la TV e i giornali inizierebbero a chiamare tutti gli altri "pro Deltarinolo".
I no vax sono quelle persone che non vogliono vaccinarsi per nessun motivo e che non cambiano idea di fronte a nessun tipo di evidenza o circostanza perché pensano (a) di saperne più di tutti e (b) che ci sia un complotto mondiale per costringerli a iniettarsi una sostanza malefica o, nel migliore dei casi, inutile. Questo però non significa che esistano persone che vogliono vaccinarsi a tutti i costi indipendentemente da quello che dicono i loro medici, le autorità sanitarie di tutto il mondo e la comunità scientifica. Se domani l'OMS dicesse qualcosa del tipo “scoperta finalmente la cura! Basta prendere una bottiglia di olio di oliva e guardarci dentro per dieci secondi!“, non ci sarebbe nessun cosiddetto pro vax a dire “l’OMS è al soldo di big alternative pharma, io mi voglio vaccinare lo stesso!", non ci sarebbero manifestazioni pro vax contro la dittatura antisanitaria o quelli che si fanno il vaccino in casa con il Bronchenolo e la Cibalgina ripassata in padella. Tutti sarebbero felici di uscire da questo supplizio e tornare finalmente alla vita di prima. Tutti tranne i no vax, probabilmente.

Ok, allora se queste persone non le vogliamo chiamare pro vax, come le chiamiamo?
Boh, per esempio "persone che non sono no vax".