NUOVI EPISODI DI PRETI


Sono abbastanza sicuro che nel mondo là fuori c’è ancora qualcuno che non sa che nelle ultime settimane io, Favilla e Odetto abbiamo fatto due nuovi episodi di Preti (questo e questo), intendo qualcuno che sa cos’è Preti e a cui piacerebbe vederne due nuovi episodi se solo sapesse che esistono ma che per qualche motivo non è entrato in contatto con l’informazione che effettivamente esistono, non qualcuno in generale. Le persone che in generale non sanno che esistono questi due nuovi episodi e nemmeno gliene frega niente, secondo le mie stime, sono circa 8 miliardi, ma le persone a cui invece interesserebbe potrebbero comunque essere addirittura qualche decina di migliaia. Sono tante.

È strano come funziona YouTube: il mio canale è seguito principalmente grazie alla serie Preti, ma allo stesso tempo i nuovi video di Preti sono proprio i contenuti meno visualizzati. Carico il video del cazzo (è proprio il titolo, non è dispregiativo): 500 mila visualizzazioni; carico il video della merda (idem): 250 mila visualizzazioni; carico un nuovo episodio di Preti: 20 mila visualizzazioni. Non è strano? È vero che cazzo, merda e gattini sono argomenti molto più allettanti dei preti (il video dei gattini ha 200 mila visualizzazioni), ma non credo che il problema sia solo questo, penso che il problema sia anche che è difficile far capire attraverso solo un titolo e un’immagine che un episodio di Preti appena caricato è un nuovo episodio di Preti e non un vecchio episodio di Preti (se sto ripetendo troppo spesso la parola “preti”, avvisami). Non so, forse dipende anche dal fatto che intitolare un video “Fides ex auditu” non è proprio in linea con i tempi, ma io sono fatto così: 65% acqua, 20% proteine, 12% grassi più altre molecole in piccole quantità.

Mi sarebbe anche piaciuto approfittare di questo post per festeggiare il decennale della nascita di Preti. Siccome ho iniziato a fare i primi disegni nel 2012, questo sarebbe stato proprio il momento giusto per festeggiare tutti insieme questa ricorrenza. Avevo portato anche le patatine.


Purtroppo però all'ultimo momento è intervenuto un piccolo contrattempo: aprendo la cartella di Preti ho scoperto che il primo disegno dei due personaggi non risale al 2012, ma al 2011. Per la precisione 7 aprile 2011. Eccolo qua:


E quindi niente, invece del decennale festeggeremo il centenario nel 2111. Questi sono gli inconvenienti di avere scelto il sistema decimale.
Ma rivediamo ancora un attimo questo disegno.



Ok, basta così.

I PRO VAX NON ESISTONO

Fra le cose orribili che ci ha regalato quest'ultima pandemia, oltre alla malattia e a tutti i vari provvedimenti per cercare di contenerla, ci sono i no vax.
Certo, i no vax esistevano anche prima, ma prima erano solo una delle tante categorie di svitati che si aggiravano su internet, insieme ai negazionisti della shoah, agli sciachimisti, agli undicisettembristi e alla gente che sostiene le qualità terapeutiche dell'urina; ora invece l'antivaccinismo è diventato mainstream e ha unito insieme tutta una variegata accozzaglia di paranoici, dando loro forza e forse anche un motivo per vivere. Prima del 2020 i no vax erano solo una delle tante attrazioni dello zoo internettiano, noti perlopiù solo agli appassionati di casi umani, ora invece ne parlano anche i TG e i loro deliri sono ripetuti in TV da una schiera di mitomani di professione. È come quando pensavi di essere speciale perché eri fra i pochi ad avere letto Il Signore degli Anelli e poi salta fuori quel buzzurro neozelandese e ci fa 136 film.
Con la promozione dei no vax dalla serie B dei flame online alla serie A dei talk show di cosiddetta informazione, si sono inevitabilmente create alcune banalizzazioni nel modo di descriverli.

Una di queste è che i no vax siano soprattutto ignoranti. Di certo non sono degli eruditi, ma non mi sembra che il loro problema principale sia quello di non essere informati, anzi sul loro argomento del cuore possiedono molte più nozioni della media della popolazione: sanno cosa dice il comunicato del ministro della salute danese, ti citano a memoria l’abstract di un articolo di The Lancet, possono snocciolare i dati dei contagi dell'ultima settimana in Azerbaigian e così via. I no vax dedicano tantissimo tempo a documentarsi e a raccogliere informazioni sulla pandemia e sui vaccini, il loro problema non è l'ignoranza, il loro problema è che non capiscono quello che leggono.
Faccio solo tre esempi, tre sorprendenti modi di non capire che sono tipici non solo dei no vax, ma di tutti i complottisti in generale.

Esempio 1
Tanto per cominciare non capiscono la differenza tra aneddoti e statistica (a questo proposito avevo detto delle cose qui).
Questo significa che, per quanto si sforzino, non sono in grado di concepire l'idea che lo studio controllato di un campione rappresentativo possa dare risultati che valgono per l'intera popolazione, ma sorprendentemente sono allo stesso tempo convinti che gli aneddoti che catturano la loro attenzione, reali o immaginari, siano sufficienti per arrivare a conclusioni generali.
Per un no vax, uno studio statistico su 5000 persone vale solo ed esclusivamente per quelle 5000 persone, ma se il barbiere gli racconta che il figlio di sua cognata è stato investito da un monopattino mentre usciva dall'hub vaccinale, questo vuol dire che i vaccini causano investimento da monopattino. Affermazione solitamente seguita dall’ormai celebre constatazione: “ma non ce lo dicono!”.

Esempio 2
Non hanno nessuna capacità di distinguere tra fonti attendibili e fonti non attendibili. Qualsiasi fonte è potenzialmente sullo stesso livello di attendibilità: una rivista scientifica, l'articolo di un quotidiano, un medico, lo screenshot di uno sconosciuto, l'OMS, la zia Ines, tutto. Non è vero che i no vax danno più credito alla zia Ines che all'OMS, come spesso si dice; i no vax danno credito a chiunque loro pensino che confermi le loro tesi. Se la zia Ines dice una cosa che piace e l'OMS una cosa che non piace, allora la zia Ines è più attendibile dell'OMS; viceversa, sarà l'OMS a essere più attendibile della zia Ines. E può benissimo succedere che nello stesso discorso una certa fonte sia dichiarata inattendibile (“ah ah e tu credi ancora a quella certa fonte?!”) e poche parole dopo quella stessa identica fonte sia utilizzata per dimostrare le proprie tesi (“lo dice quella stessa identica fonte, non io!”).

Esempio 3
In questi anni ho rovistato fra i post di no vax di tutti i tipi (è una specie di hobby), da quelli che fanno fatica a mettere in fila tre parole di senso compiuto a quelli che riescono persino a scrivere in italiano corretto. Bene, in tutti questi casi, tutti, non ho mai trovato un solo no vax che sia in grado di concepire più di due numeri contemporaneamente oltre a 1 e 0. Per lui ogni fenomeno, non importa quanto sia complesso, può sempre essere descritto in modo soddisfacente da questi due soli numeri. Per esempio, o un vaccino funziona (1) o non funziona (0); non viene nemmeno preso in considerazione che possa funzionare molto (0.89) o abbastanza (0.64) o addirittura che possa funzionare molto per quanto riguarda un certo aspetto e abbastanza per quanto riguarda un secondo aspetto (0.89, 0.64), perché in questo caso ci sarebbero ben due aspetti da tenere in considerazione, ma il numero 2 non esiste. Esistono solo 1 e 0, e fra 1 e 0 non c'è niente. Questo modo binario di ragionare si applica a qualsiasi cosa. Per ogni fenomeno c'è una sola causa, non due, tre o settantasei: una causa o nessuna causa. Una sola variabile, un solo punto di vista, una sola teoria che spiega tutto. Oppure niente. 
Incredibile, eh? Avere un cervello così complesso come quello umano e usarlo come fosse un interruttore: on/off.

Dunque i no vax non sono banalmente ignoranti. Tutti siamo ignoranti su questo o quell'argomento e, se l'argomento ci interessa, proviamo a informarci per esserlo di meno. Anche i no vax si informano. La caratteristica che li definisce nel modo più preciso non è l'ignoranza, è che non capiscono niente.

Ma la banalizzazione più assurda è l'idea che ai no vax si contrappongano dei presunti "pro vax".
Ora, io capisco il senso di questa espressione: i pro vax sarebbero le persone che, a differenza dei no vax, hanno superato la paura ancestrale della punturina che hanno tutti gli animali quando li porti dal veterinario, e posso anche capire che sia un'espressione molto comoda, ma purtroppo, come sempre succede quando si abusa di una semplificazione, a lungo andare ci si dimentica il suo senso originario e si finisce con l'attribuirle una realtà oggettiva.
I pro vax non esistono, così come non esistono i pro Deltarinolo. Uno si mette il Deltarinolo se ne ha bisogno e se il suo medico non glielo sconsiglia per qualche motivo particolare, non c'è nessuno che la sera arriva a casa e dice "ah, ho proprio voglia di farmi un bel Deltarinolo con l'Aperol!". Ma se per caso esistessero i no Deltarinolo e diventassero famosi come i no vax, allora la TV e i giornali inizierebbero a chiamare tutti gli altri "pro Deltarinolo".
I no vax sono quelle persone che non vogliono vaccinarsi per nessun motivo e che non cambiano idea di fronte a nessun tipo di evidenza o circostanza perché pensano (a) di saperne più di tutti e (b) che ci sia un complotto mondiale per costringerli a iniettarsi una sostanza malefica o, nel migliore dei casi, inutile. Questo però non significa che esistano persone che vogliono vaccinarsi a tutti i costi indipendentemente da quello che dicono i loro medici, le autorità sanitarie di tutto il mondo e la comunità scientifica. Se domani l'OMS dicesse qualcosa del tipo “scoperta finalmente la cura! Basta prendere una bottiglia di olio di oliva e guardarci dentro per dieci secondi!“, non ci sarebbe nessun cosiddetto pro vax a dire “l’OMS è al soldo di big alternative pharma, io mi voglio vaccinare lo stesso!", non ci sarebbero manifestazioni pro vax contro la dittatura antisanitaria o quelli che si fanno il vaccino in casa con il Bronchenolo e la Cibalgina ripassata in padella. Tutti sarebbero felici di uscire da questo supplizio e tornare finalmente alla vita di prima. Tutti tranne i no vax, probabilmente.

Ok, allora se queste persone non le vogliamo chiamare pro vax, come le chiamiamo?
Boh, per esempio "persone che non sono no vax".

COME SEDURRE UNA DONNA


In questo nuovo video un'intelligenza artificiale spiega a Horny Porny tutte le regole da seguire per sedurre una donna rispettando le leggi terrestri (paesi islamici esclusi).
Farei anche il video "Come sedurre un uomo" se non fosse che durerebbe 5 secondi: afferrare il pene.

Comunque, il video è questo qui


Purtroppo stavolta non c'è la voce di Guglielmo Favilla, al momento è impegnato sul set di un film, così ho dovuto ripiegare su Luciano Pastiglia che non è un attore. Sarà per questo che nei commenti su YouTube tutti scrivono che il video fa schifo.

Altre storie di Horny Porny le ho messe in questo fumetto qui

GRANDE NOVITÀ 2

Da oggi si può seguire questo blog via email, basta inserire il proprio indirizzo qui e dimostrare di non essere un robot.


Lo avevo già fatto con Feedburner, ma siccome Feedburner sta per morire, ora ci riprovo con Mailchimp. Chi si era già iscritto non deve fare niente, ci penso io a trasferire il suo indirizzo dalla vecchia mailing list alla nuova.
Qui di seguito riscrivo il post dell’altra volta, al tempo della prima “grande novità”, visto che mi sembra ancora valido.

Allora, la novità è che adesso, se uno vuole, può ricevere i post di questo blog via email. Sì, lo so, è una cosa che si fa da vent'anni, diciamo che è una piccola e quasi insignificante vecchia novità.
Basta inserire il proprio indirizzo email nel form qui sotto


premere "subscribe” e da quel momento in poi staremo sempre insieme: io, te e Emanuelesi. Non è fantastico? Cioè, non proprio per sempre, perché alla fine uno può sempre disiscriversi, ma fin che rimane iscritto riceverà ogni nuovo post nella sua casella di posta, senza bisogno di dover fare tutta la fatica di venire fin qui sul sito. Con la gente che gira oggi su internet, chi ha voglia di aprire il browser?
A questo punto uno si potrebbe chiedere: ma chi mai dovrebbe avere tutta questa smania di restare aggiornato su quello che viene pubblicato in un blog come tanti?
Ottima osservazione. Un po' scortese, forse, ma ci sta. Allora, prima di tutto, di blog nudi e crudi come questo, dove non si viaggia, non si mangia, non ci si veste e in generale non si ha nessuna velleità influenceriana, non ne sono rimasti poi così tanti, non siamo mica nel 2010. Oggi se dici che hai un blog, fai la stessa impressione di uno che dice che ha un incunabolo.
Poi, mettiamola così, al mondo ci sono milioni di persone che pendono dalle labbra di questo o quel ciarlatano più o meno psicopatico, non vedo cosa c'è di male se uno ha voglia di seguire un blog che non ha mai fatto del male a nessuno.
Almeno finora, sul futuro non garantisco.

FATE ALTRI VIDEO

Sotto l'ultimo video che ho caricato su YouTube per far sapere dell'esistenza del fumetto di "Preti" (questo qui) sono apparsi vari commenti che dicono più o meno "fate altri video",  tipo questo


Visto che su questo blog siamo fra pochi intimi posso dirlo: un commento così è il modo migliore per farmi passare la voglia di fare altri video. Penso sia comprensibile, no? Sono dieci anni che metto video su YouTube, se il giorno in cui faccio un fumetto mi dici "mannooooooooo" a me non viene voglia di fare altri video, a me viene voglia di cancellare anche quelli vecchi.

Perché non faccio video più spesso? Anzi no, prima di rispondere a questo, una premessa.

Anche a me piacerebbe fare tanti video: mi piace scrivere le mie storielle, mi piace vederle realizzate e soprattutto mi piace doppiarle insieme a Guglielmo Favilla e Fabrizio Odetto, due persone divertentissime oltre che due bravissimi attori. È un bellissimo gioco. Purtroppo il problema di fare un video animato sono le animazioni. Per due motivi che ora andrò brevemente a elencare:

1) Animare è una tortura.
Presente le pulizie del bagno? Ecco, animare è peggio delle pulizie del bagno. Infinitamente peggio. Animare è come fare le pulizie di un bagno che non viene pulito da almeno un mese, un bagno di 850 ettari. E qui arriva il secondo motivo per cui le animazioni sono un problema:

2) Il tempo.
Sarà che non sono un animatore, ma per fare animazioni anche semplicissime impiego un'infinità di tempo. Per esempio, per fare "Preti" ci ho messo circa un anno e mezzo. Un anno e mezzo per un video di 21 minuti... è un po' una cosa da matti, no? Una settimana per scriverlo (divertente), due giorni per doppiarlo (divertentissimo), un anno e mezzo per animarlo (tortura).
Invece per fare il fumetto di "Preti", che dura il doppio di "Preti", ci ho messo circa 6 mesi. Questo significa che nel tempo che ho impiegato per fare "Preti" e "Ancora Preti" avrei potuto fare "Preti", "Ancora preti", "Sempre più preti", "Preti a più non posso", "Preti, più preti e strapreti" e "Basta preti".
Ora, se la vita fosse eterna, io potrei dedicare un paio di anni a fare, che so, "Il sentiero dei preti di ragno", tanto che mi frega? Avrei davanti a me infiniti anni di vita in cui poter fare tutto quello che mi pare: nuove animazioni, imparare a memoria l'Orlando Furioso, studiare flauto traverso, riempire una cisterna di saliva, lavare tutti i bagni del mondo o qualsiasi altra attività un po' torturosa che però alla fine mi darebbe moltissima soddisfazione (cosa c'è di più appagante di vedere un bel bagno appena pulito che nessuno ha ancora profanato?). Purtroppo però la vita non è eterna, checché ne dicano i testi sacri, e un anno e mezzo inizia a essere una frazione non trascurabile di quello che mi rimane da vivere.

Ciò premesso, ecco la risposta:
Io sto facendo più video che posso, solo che richiedono un'enormità di tempo, ed essendo tutto lavoro fatto nel tempo libero, ci vuole ancora più tempo.

Ovviamente se un giorno arriverà un emiro miliardario che vorrà pagare una squadra di animatori coreani, io sarò più che felice di sfornare un video alla settimana, sarebbe un sogno, ma finché quell'emiro non arriva dovrò accontentarmi di uno o due video all'anno, se va bene.

Chi non vuole rischiare di perdere questi rari video annuali, può attivare le notifiche di YouTube. Chi addirittura si accontenta di disegni non animati, può seguirmi su Instagram (qui) o comprare i due fumetti che ho appena pubblicato (qui).

Penso sia tutto. Se mi viene in mente qualcos'altro te lo scrivo.
Ciao.

IL CALCIO NON È UNO SPORT RIDICOLO


Il calcio mi è sempre sembrato uno sport ridicolo. A parte la solita cosa che si dice dei 22 milionari in calzoncini che rincorrono un pallone (verissimo), c'è anche il contrasto fra tutta quell'enfasi da gladiatori e l'incredibile facilità con cui cascano per terra a piangere appena li sfiori. Io non capisco come facciano gli arbitri a sopportare quelle ridicole sceneggiate. Io, se uno iniziasse a rotolarsi per terra come un epilettico solo perché è stato sfiorato, lo espellerei immediatamente. Espulsione diretta senza nessuna pietà. Le partite finirebbero probabilmente in 3 contro 5, ma almeno sarebbero più serie.
E poi il calcio è noioso. Per ogni gesto atletico esteticamente degno di nota, devi sorbirti cento azioni confuse, mischie, rimpalli casuali e infiniti passaggini inutili avanti e indietro a metà campo. Uno strazio.
Però, col fatto che l'Italia ha vinto gli Europei, ho iniziato a guardare qualche partita anch'io e devo dire che il calcio non è poi così male, basta guardarlo con la giusta prospettiva. Per esempio ho capito che non è uno sport che va goduto come pura esperienza estetica, tipo il beach volley, ma come surrogato momentaneo della vita sul quale focalizzare per 90 minuti la propria volontà. Da questo punto di vista funziona benissimo, basta avere una squadra per cui tifare ed è fatta: ti annulli completamente per tutta la partita, diventi un tutt'uno con la tua squadra e non pensi più alle scadenze, al mutuo, alla guarnizione della caldaia che sono due mesi che va fatta sostituire, ma pensi solo a fare gol. Le azioni confuse, i rimpalli casuali eccetera non sono più noiosi, sono momenti in cui soffri e speri. E se alla fine della partita la tua squadra ha vinto sei felice per almeno un paio di giorni, anche se la tua vita è rimasta esattamente come prima, se invece ha perso... beh, se ha perso la colpa è dell'arbitro o dell'allenatore o di qualche giocatore scarso, mai tua. Se vinci hai vinto tu, se perdi è colpa di qualcun altro. Non è bellissimo? Nota: tutto questo funziona meglio con un paio di birrette.
Così mi sono messo a guardare i risultati delle altre squadre e ho visto che la Francia ha battuto il Kazakistan 8 a 0. Pazzesco, no? 8 a 0 vuol dire un gol quasi ogni 10 minuti. Com'è possibile?
Ho dato un'occhiata agli altri risultati del Kazakistan:
Kazakistan - Finlandia: 0 - 2
Kazakistan - Bosnia ed Erzegovina: 0 - 2
Macedonia del Nord – Kazakistan: 4 -0
Albania – Kazakistan: 2 - 0
Kazakistan – Lituania: 1 - 2
Ha perso pure con la Lituania? In casa? L'Italia con la Lituania ha vinto 5 a 0. Ma quanto è scarso il Kazakistan?
Con Andorra invece se la gioca: un pareggio (1-1) e una vittoria (4-0).
Andorra: 77260 abitanti.
Kazakistan: 18750000 abitanti.
Se la gioca...
Com'è possibile che con 19 milioni di abitanti a disposizione, il Kazakistan non abbia nessuno di meglio da mandare in campo di Aýımbetov, Zharynbetov, Taykenov eccetera? E perché si chiamano tutti Qualcosaov?
Il Kazakistan non è un paese ricco, ok, ma ha pur sempre un PIL procapite che è quasi il doppio di quello del Brasile.
PIL procapite Kazakistan: 26500 $, ranking FIFA 125°.
PIL procapite Brasile: 15500 $, ranking FIFA: 2°.
E poi il calcio non è uno sport da ricchi. Non è come il golf o la Formula 1 che per praticarli da bambino devi avere i soldi per comprarti le mazze o una Ferrari, per il calcio basta avere una palla e almeno un amico disposto ad andare in porta.
L'unica spiegazione è che agli abitanti del Kazakistan, del calcio, non freghi assolutamente niente, un po' come gli italiani con il cricket. Allora mi è tornato in mente che i Kazaki vanno pazzi per i cavalli, proprio così. L'avevo scoperto guardando John Oliver
Quindi, ho pensato, lo sport nazionale del Kazakistan sarà sicuramente qualcosa con i cavalli. Cosa potrà mai essere? L'ippica? Il dressage? Il volteggio? No, il buzkashi, detto anche "polo con capra".
Interessante.
Siccome non ho mai sentito nominare questo buzkashi, mi limito a riportare quello che c'è scritto su Wikipedia:

Il buzkashi è praticato su un grande campo, la cui lunghezza può variare da circa 400 metri alle dimensioni di un campo da calcio, da due squadre di cavalieri. Scopo del gioco è impadronirsi della carcassa di una capra e lanciarla oltre un segno di demarcazione o in una area definita.

Spero non sia sfuggita l'espressione "carcassa di una capra".
In Kazakistan il buzkashi viene preso molto sul serio. C'è un campionato nazionale con giocatori professionisti, tifosi e moviole del dopo partita esattamente come in Italia per il calcio. C'è anche una competizione internazionale eurasiatica tipo la Champions League, visto che il buzkashi è popolare anche in Afghanistan, Pakistan, Kirghizistan e, chi l'avrebbe mai detto, Tagikistan.
Ovviamente ci sono anche le nazionali. In questo video si può vedere un gol segnato durante una finale del 2016 fra Kazakistan e Kirghizistan: dopo una prolungata azione in area, si vede l'attaccate del Kazakistan (o forse del Kirghizistan) che di prepotenza mette il cadavere di capra in porta.


Penso che non dirò mai più che il calcio è uno sport ridicolo.

ANNUNCIAZIONE!

Il 9 novembre sarà il 3321° giorniversario di Preti, apparso per la prima volta fuori dal mio computer il 6 ottobre 2012 al Colchester Film Festival in (controllo su Google Maps) Inghilterra. Per celebrare degnamente questo evento, uscirà Preti. Il mistero della fede.

Che cos'è?

Grazie per la domanda. È un libro a fumetti (non si sono ancora accorti che non so disegnare) che racconta lo storico stage YouTubiano in modo molto più esteso. Per dire, ci sarà anche il catechismo, le preghiere della sera, la confessione, l'esegesi della genealogia di Gesù, le pulizie del bagno eccetera. Potremmo definirlo un reboot del prequel del sequel Ancora Preti.

Purtroppo non ci saranno le voci di Guglielmo Favilla e Fabrizio Odetto, è vero. È davvero un peccato che in tutti questi anni nessuno abbia ancora inventato un modo per far emettere suoni alla carta, però a questo c'è un rimedio molto semplice: basta ascoltare qualche episodio di Preti su YouTube e poi leggere il fumetto trattenendo nelle orecchie le loro voci. Io faccio così per qualsiasi libro: ascolto cinque minuti di Favilla e Odetto e poi mi metto a leggere Tolstoj.

Il libro contiene anche una prefazione di Saverio Raimondo, con cui condivido la passione per le divinità e i loro adoratori. Non ho ancora capito per quale miracoloso motivo si sia prestato a dare il suo contributo per questo fumetto, so solo che gli ho mandato un timido DM con scritto, più o meno: "Ciao... ehm, eh eh... cioè... scusa se ti disturbo, ma vista la nostra affinità di umorismo, non scriveresti la prefazione del mio fumetto?", e lui, invece di rispondermi “Affinità tua nonna”, mi ha risposto “Conta su di me”. Giuro, “Conta su di me”.  Credo non me l'abbia mai detto nessuno a parte mia madre.

Le altre due persone responsabili dell'esistenza di questo fumetto sono Mattia Fontana, editor e grande appassionato di apocalissi (il libro ha infatti un tocco apocalittico, come il periodo in cui stiamo vivendo), e Donatella Franciosi, manager artistica e nel mio caso anche mental coach, per non dire psichiatra.

Bene, ora credo che mi riposerò per un paio di decenni.


FINESTRE

IL MONDO PIÙ PAZZO DEL MONDO (seconda postilla)

La copie del Mondo¹ con le spille dei personaggi, le frasette buffe e le briciole di biscotti sono finite, sono state vendute tutte. Però il libro esiste ancora e può essere preordinato su Amazon, nelle librerie e nelle fumetterie (qualsiasi cosa siano).
Naturalmente più viene preordinato, più aumentano le richieste dei distributori e più aumentano le probabilità che io riesca finalmente a realizzare il grande sogno della mia vita, che, come forse ho già detto, consiste nel comprare la Pro Vercelli² e portarla a vincere l'8° scudetto della sua storia.
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¹ Il mio, non quello di Schopenhauer³
² È una squadra di calcio.
³ Non è curioso che io abbia le stesse iniziali di Arthur Schopenhauer? Questo mi fa capire che occasione io abbia perso non avendo scelto come titolo “Il mondo come volontà e rappresentazione più pazzo del mondo”.



IL MONDO PIÙ PAZZO DEL MONDO (postilla)

Sempre a proposito del Mondo più pazzo del mondo, tre cose che non ho detto:
1) Le copie della prevendita verranno spedite il 20 settembre;
2) La prevendita prevede consegne solo in Italia;
3) Non me la ricordo.

Segue esempio.