L'IMMOBILIARESE

Esiste una diffusa diffidenza nei confronti degli agenti immobiliari, per non dire ostilità, come se si trattasse di persone il cui mestiere consiste nel fregare gli altri. Ovviamente non è così, è la gente che, non conoscendo la loro lingua, fraintende quello che dicono.
La lingua degli agenti immobiliari è piena di cosiddetti "falsi amici", cioè espressioni che suonano simili all'italiano ma che in realtà hanno un significato diverso. Per esempio, in immobiliarese "falso amico" si dice "agente immobiliare".
Quelle che seguono sono alcune delle espressioni immobiliaresi più utilizzate, comprenderne il significato può aiutarci a portare a termine l'acquisto di una casa senza spiacevoli sorprese.

Quando un agente immobiliare dice che una casa "è un ottimo investimento" non sta dicendo che quella casa è un ottimo investimento. È come la frase latina "i Vitelli dei romani sono belli" che in italiano significa "vai Vitellio al suono di guerra del dio romano". L'espressione immobiliarese "è un ottimo investimento" si traduce così: "è un immondo tugurio, ma se la compri puoi affittarla a qualche sprovveduto". Come si può vedere, l'immobiliarese è una lingua molto sintetica.
"Nuda proprietà" significa invece "bisogna aspettare che la vecchia schiatti".
"Graziosi affacci interni" significa "le finestre danno su un cavedio puzzolente".
"100 m quadri" significa "76 m quadri". In immobiliarese si usa un sistema metrico diverso dal nostro: i numeri dell'agente immobiliare vanno sempre divisi per 1,32. Tranne le spese condominiali.
Uno potrebbe dire: perché non lo dicono esplicitamente?
In realtà lo dicono, solo che lo dicono nella loro lingua: "ho del margine sul prezzo" significa infatti "il prezzo è gonfiato di un fattore 1,32".
Proseguiamo.
"Carbon free" significa "non c’è il gas".
"Unico nel suo genere" significa "in realtà non è una casa, ma una mansarda o uno scantinato o un garage o una cisterna riadattata a casa".
"Rifiniture di pregio" significa "spero le piacciano questi obbrobri ah ah".
Per esempio, questo è il bagno di, cito testualmente dall'annuncio, uno "stupendo appartamento".


E così via.
"Zona particolarmente tranquilla" =  "In culo al mondo".
"Attico" = "Squallido sottotetto".
"Piano nobile" = "Primo piano".
"Piano ammezzato" = "Ricavato da un controsoffitto".
"Grazioso monolocale" = "Ex guardiola del portinaio".
"Ottime condizioni" = "Buone condizioni".
"Buone condizioni" = "Pessime condizioni".
"Volendo già abitabile" = "Da ristrutturare".
"Da ristrutturare" = "Cratere fumante".
"Comodo per i mezzi pubblici" = "Su uno stradone trafficato".
"A due passi dalla stazione" = "Nel quartiere dello spaccio".
"Appena ristrutturato" = "Ristrutturato con materiali di bassa qualità per massimizzare il guadagno e intascare in tutto o in parte il bonus per la ristrutturazione".
"Purtroppo questa è una domanda a cui non so rispondere" = "Sì, la camera da letto confina con un circuito di Formula Uno".

Semplice, no? Come per tutte le lingue, basta coglierne lo spirito e il resto viene da sé.
Un'ultima osservazione: se per caso si vuole mettere in fuga un agente immobiliare un po' troppo loquace, basta pronunciare la seguente formula: “magari ripasso con il geometra“.
Non so cosa significhi, ma funziona sempre.

LA VERA RICETTA DELLA CARBONARA

La carbonara è un piatto semplice, ma proprio questa sua semplicità porta spesso chi la prepara a non seguire la ricetta autentica. Qualcuno potrebbe obiettare "ma chi se ne importa della ricetta autentica? Se a me piace la carbonara con la salsiccia, ci metto la salsiccia, no?“.
No.
Non rispettare la vera ricetta di un piatto regionale significa non rispettare le tradizioni di quella terra, è un insulto a tutti coloro che negli anni si sono impegnati a tramandare il loro sapere culinario e con esso i loro valori. 
Poi, certo, ognuno a casa sua può fare la carbonara come gli pare, può metterci la salsiccia e tutto quello che vuole, non c'è problema, ma per favore non la chiami carbonara. La carbonara è un'altra cosa.
Vediamo appunto cosa.

SPAGHETTI ALLA CARBONARA, PER 2 PERSONE
Iniziamo facendo cuocere in acqua bollente 200 grammi di spaghetti IGP  di Contigliano e nel frattempo prepariamo il guanciale (80 g). Mi raccomando: guanciale, no salsiccia, no speck, no pancetta. Ci sono alcune ricette, soprattutto abruzzesi, che contemplano l'uso della pancetta, ma è come mettere l'ananas sulla pizza. Forse non tutti sanno che negli ultimi anni l'Abruzzo ha cercato costantemente di appropriarsi della rinomata tradizione della carbonara, forse in buona fede o forse per arricchire la  sua tradizione culinaria molto più povera di quella Laziale, col risultato di snaturarne la ricetta. La pancetta è solo un esempio. Pratiche come questa, oltre che scorrette sul piano morale, possono rovinare l'immagine nel mondo di un piatto che non ha certo bisogno di migliorie per essere apprezzato. Ognuno mangi le cose della sua regione, per piacere.
Tornando al guanciale, per prima cosa si elimini la cotenna, poi si tagli ciò che resta in pezzetti aventi una dimensione lineare caratteristica inferiore a mezzo centimetro e si metta il tutto a rosolare per 5 minuti insieme a 2 spicchi di scalogno tritati finemente.
Dopo di che si prendano 4 uova di gallina ovaiola autoctona del Lazio, meglio se della zona di Velletri. Può sembrare un'inutile pignoleria, ma la gallina di Velletri è nota fin dal tempo dei romani per l'alta mineralità delle sue uova, cosa che si sposa perfettamente col sapore intenso del guanciale. Gli albumi non vanno scartati, altro tipico errore introdotto dagli abruzzesi, ma vanno separati e sbattuti a parte, poiché richiedono un tempo più lungo per incorporare l'aria: 6 minuti.
Mettere i tuorli in una ciotola insieme a del pecorino romano (25 g), mezzo cucchiaino di zucchero (proprio così, la ricetta originale prevede una piccola quantità di zucchero per ammorbidire l'acidità del condimento),  panna fresca liquida (100 g) e amalgamare il tutto per 3 minuti, avendo cura di servirsi di un mestolo di legno. La frusta di metallo è più comoda, è vero, ma rompe i legami molecolari dei tuorli, compromettendo così la consistenza finale del composto.
Quando il tutto è amalgamato, si uniscano gli albumi e il guanciale con l'aggiunta di sale, pepe e noce moscata (q.b.) e un dado da cucina per insaporire un po'.
Scolati gli spaghetti, se ne concluda la cottura in padella insieme al condimento, si dia una sfumata con mezzo bicchiere di vino bianco dei Castelli DOC, si aggiunga un po' di prezzemolo fresco a piacere ed ecco pronta da servire la carbonara come sempre dovrebbe essere.

Infine una curiosità.
Una variante poco nota è la carbonara con scamorza affumicata, funghi porcini e bottarga, molto apprezzata a Roma soprattutto durante la stagione invernale.

TEST PER CAPIRE SE SEI SIMPATICO AD ARISTOTELE

Ogni tanto mi viene il dubbio di non essere simpatico ad Aristotele. Magari sono lì che mando a quel paese uno che non rispetta la precedenza e penso "ma Aristotele sarebbe fiero di me?", perché io ci tengo molto al giudizio di Aristotele, e non tanto perché sia un grande filosofo (chi non era un grande filosofo nell'antica Grecia?), ma perché è un filosofo che stimo. Per esempio del giudizio di Fichte, Popper o Marx non mi frega assolutamente niente, pensino di me quello che vogliono, invece con Aristotele è diverso. È vero, Aristotele ha detto tante stupidaggini sulla natura, tipo che le stelle sono lucine appese su una sfera rotante invisibile e che i topi nascono dalle camicie sporche (o qualcosa del genere), ma non è da queste cose che si giudica un filosofo, un filosofo lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. No, scusa, non ho resistito alla battuta. Volevo dire che un filosofo lo si giudica in base all'interpretazione che sa darti della realtà, "realtà" intesa come realtà umana, non realtà fisica.
Un buon filosofo è uno che ti fornisce un modo originale, razionale e ubertoso di vedere le cose; "originale" nel senso che ti fa vedere le cose di tutti i giorni, quelle che magari consideriamo banali, da un punto di vista nuovo; "razionale" perché non sono pensierini a caso, ma concetti organizzati in una struttura logica coerente; "ubertoso" nel senso di fertile, solo che non mi andava di usare la parola "fertile". "Fertile" è una parola orribile, mi fa venire in mente una donna che partorisce nove vitelli. Comunque, dicevo, un pensiero filosofico è ubertoso quando può far nascere nuove idee o addirittura nuovi pensieri filosofici. È come quando di fronte a un problema fisico fai una trasformazione di coordinate che rende improvvisamente tutto più chiaro e ti permette di indagare il problema più a fondo. A chi non è mai capitato?
È questo il motivo per cui Aristotele è un grande filosofo, non perché ti dà verità oggettive, ma perché ti dà interpretazioni ubertose. A questo punto dovrebbe essere chiaro perché ci tengo così tanto a essergli simpatico. E anche tu dovresti tenerci.
Per scoprirlo basta prendere l'Etica Nicomachea e passare in rassegna tutto l'elenco delle virtù morali: ogni volta che il tuo comportamento abituale è virtuoso secondo i parametri di Aristotele, puoi assegnarti un punto simpatia, se invece non lo è allora niente punti, o addirittura devi toglierti un punto nel caso in cui Aristotele giudichi il tuo comportamento come tipico del vizio peggiore. Infatti a ogni virtù corrispondono due vizi, cioè due eccessi di cui la virtù è il giusto mezzo, solo che uno dei due vizi fa incazzare Aristotele molto più dell'altro.
Tutto chiaro? Siamo pronti?
Spero che tu mi sia riconoscente per quello che sto facendo.
Pronti?

Virtù 1: Coraggio
Aristotele dice che il "coraggioso" non è una persona che non ha paura di niente, ma una persona che pur avendo paura delle cose di cui giustamente si ha paura (cose come i terremoti e i naufragi, per capirci, non i ragni), fa comunque quello che deve fare perché ritiene sia giusto farlo: gettarsi in mare per salvare una persona che annega, non fuggire dai nemici in guerra, parlare di fronte a più di tre persone, eccetera. Se ti riconosci in questa descrizione, segna un punto.
Al coraggio si contrappongono due vizi opposti: l'eccesso di coraggio e l'eccesso di mancanza di coraggio. Quelli che eccedono nel coraggio sono quelle persone che decidono di scalare l'Everest solo perché sono state capaci di salire sull'Alpe di Siusi (in macchina). Sono persone che di solito fanno più danni che altro e Aristotele le chiama "temerarie", ma credo intendesse dire "irresponsabili teste di cazzo" (ιρρήσπονσαβίλι τεστε  δι καζζο ). Quelli che invece eccedono nel senso opposto sono i "vigliacchi". Se per esempio anche tu prendi in considerazione l'idea di chiamare il pronto soccorso ogni volta che hai un mal di testa, rientri in questa categoria.
Neanche a dirlo, la vigliaccheria (-1 punto) è considerata un vizio peggiore della temerarietà (0 punti). "Il vigliacco", dice Aristotele "è un uomo che non ha speranze".
Ok.

Virtù 2: Temperanza
La temperanza è la virtù di chi sa trattenersi di fronte ai piaceri del corpo, in particolare mangiare e bere. Aristotele dice che "questi sono piaceri degni di bestie e schiavi". Fingiamo che non abbia detto "schiavi" e proseguiamo.
Il "temperante" è una persona che sa moderarsi e che desidera le cose piacevoli nella giusta misura, q.b. Per esempio, se aveva deciso di premiarsi con una bella pizza friarielli e salsiccia dopo una dura giornata passata a fare le pulizie di casa, quando poi succede che per sbaglio la pizza gli arriva a casa totalmente ricoperta di ricotta affumicata, ingrediente che non c'entra un cazzo, non  si lascia rovinare la serata da questo inconveniente, non lancia la pizza nell'immondizia e non si butta sul divano col broncio a mangiare grissini fino alle due di notte. No, il temperante si apre una bella birretta da 33 cl e, senza neanche versare una lacrima, mangia compostamente la sua pizza salsiccia, friarielli e ricotta di merda (+1).
Quelli che invece eccedono nella mancanza di temperanza sono i "crapuloni" (-1), mentre quelli che eccedono nel senso opposto (0) non hanno un nome perché, dice Aristotele, in pratica non esistono. È evidente che ai suoi tempi non c'erano i vegani.

Virtù 3: Generosità
Una persona "generosa" è una persona che "spende proporzionatamente alle sue sostanze e per gli scopi opportuni", sono le parole di Aristotele. Se, poniamo, una persona generosa viene invitata a cena da un amico, porterà uno champagne, non un pignoletto del supermercato, e se alla fine della serata lo champagne non sarà stato bevuto, non chiederà di riportarselo a casa, ma lo lascerà all'amico senza dare a vedere il dolore che prova nel separarsi da quella meravigliosa bottiglia (+1). Aristotele non fa esattamente questo esempio, ma più o meno il senso è questo.
Il "prodigo" invece è quello che si riduce in miseria per portare una mathusalem  di Dom Perignon del 1921 a un amico che fino alla sera prima ha sempre bevuto Gordon Gin allungato con la benzina (0). In pratica il prodigo è un generoso scemo.
Invece nessuno è peggiore dell'"avaro" (-1). Dice Aristotele: "l'avaro non è utile a nessuno, nemmeno a se stesso". L'avaro è quello che ai buffet aziendali arriva con le borse di plastica da riempire.

Virtù 4: Magnificenza
Questa onestamente non l'ho capita.

Virtù 5: Fierezza
Una persona che ha questa virtù si ritiene degna di grandi cose e la è davvero (+1), come Aristotele, per fare un nome a caso, che si considerava uno dei più grandi filosofi della storia ed effettivamente lo era.
Invece Woody Allen, che, lo ricordo per chi non lo conoscesse, ha la caratteristica di avere fatto tutte le cose che ha fatto Woody Allen, non si considera per niente uno dei più grandi registi della storia nonostante lo sia.  Non è incredibile? Woody Allen non si considera un genio, mentre c'è chi si atteggia da stocazzo solo perché ha più di 10 follower su YouTube.
Quelli come Woody Allen che si stimano meno di quanto meritano, Aristotele li chiama "pusillanimi" o "timidi", mentre quelli che si vantano senza motivo li chiama "fanfaroni". Per qualche motivo il nostro Ary giudica peggio i timidi (-1) dei fanfaroni (0).

Virtù 6: Mitezza
Le persone "miti" sono quelle che si arrabbiano solo quando è il caso e che sanno comunque sempre mantenere il controllo di sé, cioè non oltrepassano mai le emissioni sonore di una ruspa cingolata e non spargono più saliva di un irrigatore da giardino, cosa che oltre a essere esteticamente bella da vedere è anche molto utile in tutte quelle situazioni in cui è importante non sembrare pazzi: lavoro, affetti, tutto il resto (+1). 
Quelli che invece scatenano le potenze dell'inferno quando uno non dà loro la precedenza o si permette di criticarli, si chiamano "iracondi" e sono i peggiori (-1). Naturalmente io sono uno di questi, non tanto per le critiche, quelle ho imparato a incassarle abbastanza bene, ma per le precedenze. Io, quando sono al volante, divento Jack Nicholson dietro la macchina da scrivere di Shining.

"Wendy, mettiamo una regola, ok? Quando io sto qua e mi vedi guidare la macchina, o non mi vedi guidare la macchina, qualsiasi cazzo di cosa tu mi veda fare qui, QUANDO MI TROVO QUI SEDUTO IN MACCHINA, VUOL DIRE CHE DEVI SEMPRE DARMI LA PRECEDENZA!".

Quelli che non si arrabbiano mai si chiamano "flemmatici" e anche questo non va bene (0), perché uno che sopporta tutto senza reagire, dice Aristotele, potrebbe essere scambiato per uno schiavo.
Mi pare di capire che ad Aristotele non piacessero gli schiavi.

Virtù 7: Amabilità
Dicesi "amabilità": comportamento di chi dà ragione agli altri quando ritiene che abbiano ragione, senza essere condiscendente, e dà loro torto quando ritiene che abbiano torto, senza incaponirsi (+1). Facile, no?
Quelli che invece eccedono con la condiscendenza sono detti "compiacenti". Sono persone che non sanno dire di no e che tendono a dare ragione a tutti per evitare fastidi a sé o agli altri. La gente è felice quando le dai sempre ragione, ma il problema è che alla lunga inizi ad avere la stessa autorevolezza di un gatto.
Invece i "litigiosi" sono quelli che ci tengono sempre a farti sapere che non la pensano come te, sia mai! E di solito non esprimono il loro dissenso dicendo "non sono d'accordo" ma dicendo "ah ah che cazzo dici!?". Costoro non concedono mai niente alle argomentazioni altrui, hanno la dialettica di un pilastro di cemento e usano i tuoi testicoli come punching ball finché non ti dichiari sconfitto senza condizioni.
Aristotele non dice quale dei due vizi sia il peggiore, quindi assegnerei 0 punti a entrambi.
Non so tu, ma io non sto andando benissimo.

Virtù 8: Arguzia
In realtà ci sarebbe da fare la franchezza, ma siccome non mi sembra poi così diversa dalla fierezza direi di saltarla, anche perché tra un po' devo andare dal fisioterapista.
Arguzia, dicevamo. Il cosiddetto "arguto" è una persona "agile di spirito", che sa scherzare con tatto, sa divertirsi agli scherzi altrui e il suo umorismo si basa più sulle allusioni che sul turpiloquio (+1). Io fin qui ho usato solo quattro o cinque "cazzi", quindi da questo punto di vista dovrei essere a posto.
Chi eccede con gli scherzi si chiama "buffone" (0). Sono quelli che pur di farti ridere si levano le mutande in mezzo alla strada e ti fanno l'elicottero col pene. Con il loro pene, intendo. A me stanno simpatici, mi sembra una forma di considerazione, ad Aristotele invece un po' meno.
Quelli che però gli stanno più sul cazzo di tutti, cioè volevo dire sullo stomaco, sono quelli che non scherzano mai. E qui io e Aristotele siamo in perfetta sintonia, fratelli siamesi. Aristotele chiama queste persone "rustiche" (-1) e voglio citare letteralmente quello che dice di loro perché è perfetto: "coloro che non sono capaci di dire essi stessi qualche motto di spirito, e si irritano con chi li fa, sono ritenuti rustici. [...] Il rustico è sgradito a tutti".
Ben detto. Il rustico è sgradito a tutti e, aggiungerei, è solito fare la morale agli altri.
E infine la giustizia, la virtù a cui Aristotele tiene di più.

Virtù 9: Giustizia
Qui il discorso è un po' complicato. Mi perdoneranno gli esperti di pensiero aristotelico, ma per farla breve diciamo che la giustizia consiste più o meno nel pretendere per se stessi né più né meno di quanto spetti, sia nelle relazioni sociali che nella ripartizione di beni, incarichi e altri beni materiali o immateriali. Una persona di questo tipo si chiama "onesta" (+1).
Uno che pretende meno di quanto gli spetti è disonesto con sé stesso e, visto che Aristotele non gli dà un nome, mi sono permesso di chiamarlo "coglione" (0), mentre chi pretende di più potremmo chiamarlo "italiano medio" (-1).

Bene!
Ora finalmente ognuno può calcolare il suo punteggio finale e scoprire come viene considerato da Aristotele.

Meno di -4 punti: "schiavo"
Tra -3 e 0: persona "dappoco"
Tra 1 e 4: persona "dabbene"
Tra 5 e 7: amico di Aristotele
8: Aristotele

IL SUICIDIO


 

COME SUICIDARSI IN MODO SEMPLICE E DIVERTENTE

Penso di non dire niente di nuovo se dico che ogni persona consapevole preferirebbe non essere mai nata, giusto? E non perché essere vivi sia spiacevole, anzi il contrario, la vita può essere meravigliosa fra una disgrazia e l’altra, il problema non è essere vivi, il problema è essere consapevoli di essere vivi. Presente, no? Essere consapevoli di dover morire, essere consapevoli di dover vedere morire una certa quantità di persone care, essere consapevoli che qualsiasi cosa si faccia nella propria vita, grande o piccola che sia, non farà nessuna differenza, alla fine ognuno di noi sparirà nel nulla e non ritornerà mai più. “Mai più”... sono parole che ti fanno passare la voglia di scendere dal letto. Le persone inconsapevoli si deprimono solo quando capita loro qualcosa di brutto, invece le persone consapevoli si deprimono appena aprono gli occhi la mattina e si rendono conto che anche stavolta non hanno avuto la fortuna di morire nel sonno. Perché il sogno di ogni persona consapevole è che qualcuno ti si avvicini mentre dormi e, delicatamente, ti spari un colpo in testa. Non sto dicendo niente di nuovo, no?
È per questo motivo che le persone consapevoli pensano costantemente al suicidio, solo che non è una cosa semplice: un po’ ti spiace dare un dispiacere alle persone che ti vogliono bene, un po’ c’è il problema di trovare un metodo rapido e indolore, perché va bene uccidersi, ma mica uno è masochista.
Forse l'ho già detto da qualche parte in questo blog, ma per sicurezza lo ripeto: se lo Stato fosse davvero un’istituzione creata nell’interesse dei suoi cittadini, ci sarebbe un qualche tipo di servizio per chi vuole suicidarsi, in modo che uno non sia costretto a buttarsi sotto un treno e incasinare la giornata a migliaia di persone, qualcosa tipo un ufficio suicidi: uno va lì, prende il numerino, firma la liberatoria e tutto quanto e alla fine della procedura gli viene fornito un kit per suicidarsi in tutta sicurezza. Il mio metodo preferito sarebbe la ghigliottina. Un po’ truculento, è vero, ma dicono che non si senta niente. Pensa che bello: prendi cinquanta gocce di Lexotan, metti la testa nell’apposito alloggiamento e poi, mentre dormi, un timer fa scendere la ghigliottina e fine, problema risolto. Hai fatto tutto da solo, nessun medico è dovuto venir meno al suo amatissimo giuramento di Ipparco, Ippomene o quello che è. Intanto che c'erano, i medici potevano anche fare il giuramento di non chiedere più di 100 euro a visita.
Ad ogni modo, è opinione comune che suicidarsi sia da codardi, ma questo è chiaramente assurdo. Un codardo è uno che non trova il coraggio di fare qualcosa che vorrebbe fare, invece chi si suicida fa esattamente il contrario, è uno che ha il coraggio di fare proprio quello che vuole. Chi non ci crede può leggersi un poema cavalleresco a caso: gli eroi sono quelli che vanno incontro alla morte, non quelli che scappano per tenersi stretta la loro misera vita, come se fosse un bene che si può conservare in eterno.
Quindi come se ne esce? Fino a un po’ di tempo fa non avrei saputo cosa rispondere, ma il 4 agosto 2020 è successa una cosa che mi ha aperto gli occhi: nel porto di Beirut sono esplose 2750 tonnellate di fertilizzante. Ok, non è bello parlare in questi termini di una disgrazia in cui sono morte tante persone, ma come ogni persona consapevole sa, nel tempo impiegato a leggere le ultime tre righe, nel mondo sono morte circa quindici persone, di cui tre bambini sotto i cinque anni. Bene, questa esplosione mi ha fatto scoprire che esiste una sostanza chiamata nitrato di ammonio, un banale fertilizzante che però, in certe condizioni particolari, può diventare un esplosivo potentissimo. Com’è ovvio mi sono subito chiesto cosa succederebbe se uno ne ingerisse un po’, ci sarebbe qualche effetto degno di nota? In realtà leggo che è praticamente innocuo. C’è infatti un indice che dà la letalità di una sostanza, si chiama LD50 (lethal dose, 50%) e indica i mg di sostanza che devi ingerire per ogni kg di massa corporea per avere il 50% di probabilità di morire. Comodo! Più LD50 è piccolo, più la sostanza è letale. Nel caso del nitrato di ammonio questo indice è 2217 mg/kg, il che significa che uno come me che pesa circa 70 kg, per avere più del 50% di probabilità di morire, deve mangiarne almeno 155 grammi. Un po' troppo, considerato che avrà sicuramente un sapore di merda. Giusto per avere un riferimento, per ottenere lo stesso risultato con l’aspirina, mi basterebbe mangiarne solo 14 grammi, cioè 43 compresse.
Piccola precisazione, l’indice LD50 delle sostanze è solitamente riferito ai topi, ma alla fine fra uomini e topi non c’è poi tutta questa differenza, lo dice anche il romanzo.
Ad ogni modo, tutta questa storia mi ha fatto capire una cosa a cui non avevo mai pensato: ogni sostanza che esiste è un veleno, basta solo ingerirne la quantità giusta. E con “ogni sostanza” intendo letteralmente ogni sostanza, anche l’acqua. Da questa lista si può vedere che l’acqua ha un LD50 pari a 90000 mg/kg, il che significa che per suicidarmi dovrei berne almeno 6 o 7 litri. Ovviamente uno dietro l’altro a garganella, non con calma in due giorni. Ed è qui che viene il bello: ognuno può suicidarsi scegliendo la sua sostanza preferita e morire felice. Non è meraviglioso? Si muore agonizzanti, ok, ma almeno facendo una cosa che si è sempre sognata di fare.
Per esempio io potrei scegliere lo Champagne, la più geniale invenzione umana dopo i tappi per le orecchie e l’opzione “blocca contatto” sul telefono. Calcolando che l'indice LD50 dell’etanolo è 7060 mg/kg e che lo champagne ha una gradazione alcolica del 12%, viene fuori che dovrei berne circa 5 bottiglie e mezzo. Sembra bello, peccato che dopo un po’ lo champagne mi gonfi la pancia. In più, in base a questa tabella, la risposta tossica dell’etanolo è la seguente: nausea, mal di testa, vomito, vertigini, confusione e perdita di conoscenza, che è sempre meglio della risposta tossica dell’aspirina (dolori gastrici, psicosi, campanelli nelle orecchie, iperventilazione), ma non è comunque il massimo della vita. O della morte.
Quindi forse è meglio se opto per l’altra mia grande passione: gli orsetti gommosi.


Al solo pensiero inizio a secernere saliva da tutti i pori.
Per lo zucchero LD50 è 29700 mg/kg, altino ma fattibile. Siccome gli orsetti gommosi hanno una percentuale di zucchero intorno al 45%, ciò significa che devo mangiarne circa quattro chili e mezzo. Facciamo cinque, va', cifra tonda. Reazione tossica prevista: torpore, disturbi gastrointestinali.
Si può fare.

TELEFONINI

 


FAMOSITE: CHE COS'È E COME RICONOSCERLA

Che cos’è la famosite? Ce lo spiega il professor John P. Oliva, psichiatra e saggista di fama internazionale. Ciò che segue è tratto dal suo ben noto libro "Disaggio con due g".

La famosite, detta anche celebrite, è quella condizione mentale che porta un individuo a essere ruffiano con chi è famoso e sprezzante con chi non lo è. C’è anche sul dizionario.


È un comportamento noto fin dall'antichità, tuttavia solo negli ultimi anni detta condizione è stata riconosciuta come vera e propria patologia, più precisamente come psicosi cronica dissociativa e delirante, caratterizzata da una grave alterazione della percezione di sé, degli altri e del senso del ridicolo.
Per poter affermare che un individuo soffra di famosite, non è sufficiente che sia ossessionato dalla ricerca di un contatto con persone famose (o percepite come tali) e/o si vanti di essere in confidenza (vera o presunta) con qualcuna di loro e/o sogni di poter un giorno uscire a cena con un giudice di MasterChef (a scrocco). In questo caso si può parlare di famosella (o celebrella), cioè di uno stato non patologico che in certi casi può precedere la famosite, ma che in generale non interferisce con il normale svolgimento della vita umana: lavoro, procreazione, ancora più lavoro, morte.
Affinché si possa parlare di famosite vera e propria, deve essere presente anche un altro comportamento essenziale, cioè è necessario che l'individuo non faccia distinzione fra famosi e famosi, poiché ciò che conta è la fama in sé, dopo di che Steven Spielberg o Favij vanno bene uguale. A chi soffre di famosite (famositico o celebritico) non interessa la persona famosa, ma il contatto con la sua fama, dove con il termine "contatto" qui si intende una qualsiasi interazione che possa essere documentata e mostrata agli altri (selfie in due, interazione internettiana, campione di urina ecc.). Si osservi che l'autografo non è una forma di contatto che il famositico ricerca, in quanto essa lo porrebbe su un piano di inferiorità rispetto al famoso, vale a dire il piano del comune fan. Il famositico non è un fan del famoso, il famositico concepisce se stesso come un suo pari.
A questo proposito è bene notare che il famositico, pur essendo un emerito sconosciuto, crede di essere famoso esattamente come chi è famoso per davvero, solo che, per qualche motivo, nessuno se ne è ancora accorto. Nella sua distorsione psicotica della realtà, il contatto col famoso è solo l'occasione per mostrare agli altri la propria famosità.
Questo punto merita un approfondimento. "Famosità" e "fama" sono due concetti diversi. La fama è quella che si conquista quando si diventa noti ai più, mentre la famosità è il sentirsi famosi. Generalmente le due cose vanno insieme: uno raggiunge la fama e dunque si sente famoso, ma in certi casi può esserci l'una e non l'altra. C'è chi ha la fama e si comporta come uno qualsiasi, e c'è chi non è nessuno e si comporta come se fosse stocazzo, per usare un termine tecnico. Chi soffre di famosite non vuole raggiungere la fama, quella pensa già di averla, ma vuole che il mondo riconosca e accetti la sua famosità. Questa famosità senza fama del famositico può essere vista come un essere famoso per nascita, una specie di appartenenza a un'aristocrazia ideale.
In questo contesto patologico è come se la fama del famoso fosse lo specchio in cui il famositico può riflettere la sua famosità-senza-fama e mostrarla agli altri. Per questo motivo il famositico ha bisogno dei famosi come il cane ha bisogno degli esseri umani, e dunque li cerca, li insegue, li lusinga e, per quanto gli è consentito dalla propria autostima, si offre a loro, pronto a tutto pur di ricevere in cambio anche solo un cenno di semplice cortesia che possa essere scambiato per considerazione, se non addirittura amicizia.
Il terzo sintomo che completa il quadro clinico della famosite, come più sopra anticipato, è l'indifferenza o addirittura il disprezzo per chiunque non sia famoso. Si faccia attenzione: indifferenza e disprezzo a prescindere, non in conseguenza di una qualche speciale caratteristica che si considera negativa (tolta naturalmente la mancanza di fama).
Per chi soffre di famosite, i non famosi sono una costante minaccia: sono tantissimi, sono socievoli e nessuno li ha avvertiti che sono inferiori. Non va data loro alcuna confidenza. Mostrarsi in loro compagnia è pericoloso, perché qualcuno potrebbe pensare che il famositico sia al loro stesso livello e questo non deve succedere.
Naturalmente c'è un'eccezione: il caso di coloro che, per qualche motivo, decidono di porsi su un piano di inferiorità rispetto al famositico: occasionali adulatori, madri, bruchi. In tutti gli altri casi il famositico interagirà con la persona non famosa attenendosi sempre a un rigoroso atteggiamento di indifferenza: fingerà di non sentirla, la trapasserà con lo sguardo, le porgerà il bicchiere vuoto come si fa coi camerieri nei film ecc. Nel caso sia invece necessario rispondere, ciò sarà fatto sottolineando nel modo più esplicito possibile l'inferiorità dell'incauto interlocutore, cioè ricorrendo a espressioni poco lusinghiere come "e tu chi saresti?", "non so di che parli e non mi interessa", "ok, ora prova a riformulare la frase senza sembrare scemo" ecc. Non è qui il caso di elencare tutte le espressioni con cui il famositico è solito rivolgersi alle persone non famose. Chi fosse interessato può trovarne numerosi esempi sui cosiddetti social network.
Il famositico è quello che quando gli dicono "genio", lui ci crede.

IL FAMOSO ASTEROIDE

Per anni mi sono chiesto: e se un asteroide stesse per colpire la Terra? Supponiamo una sera di accendere il Tg e la prima notizia è che fra un anno esatto un asteroide di 10 km di diametro colpirà la Terra. Facciamo 50 km, va', per sicurezza. Come reagirebbe il mondo?
Di certo quella sera non ci sarebbe molto spazio per le notizie sui reali d'Inghilterra o la riproduzione dei pesciragno delle Molucche, e questo sarebbe già un piccolo passo avanti. Poi magari, pensavo, di fronte a una minaccia globale così grave, la gente smetterebbe di litigare su chi ha le divinità più fiche o fa gli spaghetti più buoni e inizierebbe a immedesimarsi un po' di più nei propri simili. Sarebbe logico, no? Un problema molto grave dovrebbe mettere in ombra i problemi più piccoli. Come quando hai il mal di denti e ti stramaledici per tutte le volte che stavi bene e non ti sei goduto fino in fondo quanto era bello non avere il mal di denti e ti prometti che, se mai tornerà a esserci un giorno nella tua vita in cui non avrai il mal di denti, passerai almeno metà di ognuno dei giorni che ti restano da vivere a riflettere su quanto sia bello non avere il mal di denti e di certo non ti metterai mai più a lamentarti di stupidaggini come, che so, i vicini che fanno rumore o il non trovare parcheggio, mio dio, quanto è bello non trovare parcheggio senza mal di denti! Un asteroide imminente è come un mal di denti che riguarda tutto il mondo, in una situazione del genere dovrebbe essere facile immedesimarsi negli altri, pensavo, e invece no.
A questo riguardo la pandemia del 2020 mi ha decisamente aperto gli occhi, ora so bene come reagirebbe il mondo al famoso asteroide.
Per una settimana o due ci sarebbe il panico (assalto ai supermercati, scorte di carta igienica, ritorno precauzionale dai genitori, eccetera) con qualche piccola occasionale traccia di quell'immedesimazione che dicevo prima. Dopo di che subentrerebbe l'assuefazione all'asteroide immi... yawnente e la gente ricomincerebbe a litigare come sempre, ma con molta più ottusità.
Ci sarebbero quelli che minimizzano, cioè quelli che dicono che 50 km di diametro per un asteroide sono pochi rispetto ai 13000 km della Terra. È come tirare un sasso contro un palazzo, direbbero costoro, che danni può fare? Al massimo rompi una finestra, sai che tragedia...  e smettiamola di dire che i dinosauri si sono estinti con un asteroide di soli 10 km. Che c'entra? Tutti sanno che i dinosauri erano animali molto impressionabili. E comunque un conto è morire per l'asteroide, un conto è morire con l'asteroide. Impara a ragionare con la tua testa!
Poi ci sarebbero quelli che, molto semplicemente, pensano che non ci sia nessun asteroide e che è tutta un'invenzione degli astronomi per spaventarci e dare ai governi la scusa per instaurare un controllo capillare della società con telescopi, binocoli, occhiali molto spessi, eccetera. Chiunque può vedere con i propri occhi che non c'è nessun asteroide in cielo, ma solo una nuova debolissima stella. L'osservazione del cielo è finanziata dai colossi dell'industria astronomica, come ci si può fidare di persone che vengono pagate (pagate! non so se mi spiego) per trarre conclusioni che dovrebbero essere obiettive? Solo le persone che lavorano gratis sono affidabili. Ancora meglio le persone che vengono pagate per non lavorare, lo dice il buon senso.
Poi salterebbe fuori un premio Nobel ultraottantenne a dire che l'asteroide è stato creato in laboratorio da Samantha Cristoforetti per costringerci a fare i vaccini, e ho anche una mezza idea su chi potrebbe essere costui: Antony Hewish, l'astronomo che nel 1974 ha vinto il premio Nobel per la scoperta delle pulsar, anche se in realtà a scoprirle era stata Jocelyn Bell, la sua dottoranda. Uno schema consolidato.
Poi arriverebbero gli integralisti religiosi a dire che l'asteroide è la punizione divina per i matrimoni gay, l'aborto e le ostie senza glutine, subito seguiti da frotte di ciarlatani che si riverserebbero su internet a esporre vari metodi stravaganti per risolvere il problema, metodi tutti assurdi, tipo fare i suffumigi con gli spaghetti, ma presi sul serio da media, politici e adolescenti.
Ci sarebbero quelli che dicono che l'asteroide è attirato dalle onde elettromagnetiche dei telefoni, che è un'astronave aliena, che per sopravvivere basta mangiare tofu, che è tutta una messinscena per nascondere il fallimento del capitalismo, che le previsioni della meccanica celeste non sono in accordo con i Maya e che non è l'asteroide che sta colpendo la Terra ma è la Terra che sta colpendo l'asteroide, cosa che fa tutta un'altra impressione. Tutto è relativo, lo diceva anche Einstein.


E a un certo punto la stragrande maggioranza della gente direbbe la seguente cosa: ma a noi che ci frega dell'asteroide? Tanto uccide solo i portoghesi (supponendo che cada in Portogallo). Dispiace, ok, è sempre una cosa brutta quando muoiono delle persone (anche se sono portoghesi), ma non mi sembra il caso di fermare tutta l'economia mondiale per risolvere un problema che alla fine riguarda solo loro, in particolare quelli senza adeguate scorte di carta igienica. La vita continua, direbbero, come dicono sempre quelli che pensano che la morte sia una cosa che non li riguarda.
E così alla fine l'asteroide colpirebbe la Terra e farebbe più o meno quello che deve fare: devastazione, morte, le solite cose.
Fine.
Comunque, ho pensato, non c'era bisogno di una pandemia per capire queste cose, perché una terribile tragedia globale che coinvolge tutti gli esseri umani esisteva già e si chiama carie.
No, scherzo, si chiama condizione umana, che è quella condizione che può essere riassunta così: trovare ogni giorno un modo di non pensare che morirai in una maniera orribile.
E comunque gli spaghetti più buoni li fanno i cinesi.

LIBERTÀ

CONTRORDINE, LA GENTE È STUPIDA

Quando ero giovane pensavo che la gente fosse stupida. Ah ah quanto è stupida le gente, pensavo ogni volta che vedevo qualcuno fare qualcosa di stupido, ah ah che stupido questo, ah ah che stupido quello e così via, poi un giorno mi sono detto: aspetta un attimo, è un po' sospetto che ci sia tutta questa gente stupida mentre io, guarda caso, non lo sono; non è che forse sto facendo lo stesso errore che fanno i credenti con la loro religione? Hai presente, no? I credenti pensano che solo loro sono nati col dio giusto, mentre tutti gli altri sono solo dei poveri boccaloni che credono a un dio farlocco ah ah. Magari è così anche con la stupidità, magari ognuno pensa di essere intelligente solo lui e i suoi simili e chiama stupidi tutti quelli che fanno cose che non capisce. E così, da quel giorno, ho smesso di dire "ah ah che stupido" quando qualcuno faceva cose apparentemente incomprensibili come, che so, chiamare suo figlio Tarzanelly. Se l'ha chiamato così, mi dicevo, avrà i suoi intelligentissimi motivi che a me sfuggono.
Mi ero talmente convinto che la gente non potesse essere stupida, che ho quasi ammazzato il blog nel tentativo di dimostrarlo. Non so se ti ricordi, ma nel 2013 ho scritto ben diciotto post sull'argomento, uno dietro l'altro, con tanto di grafici e spassosissime formule ah ah, e li ho chiamati La buca dell'amore. La tesi era questa: il grande amore che uno prova per se stesso può portarlo a fare cose molto stupide, ma lui, di suo, non è stupido. Le visite al blog collassavano, ma io andavo comunque dritto per la mia strada, ormai mi ero incaponito: il mondo deve sapere che la gente non è stupida!
C'è gente che crede che gli immigrati siano manovrati da un ebreo novantenne per sostituire la "razza" bianca con quella nera? Beh, tutti abbiamo creduto a qualche stupidaggine nel corso della nostra vita, no? Poi di fronte all'evidenza abbiamo cambiato idea.
Questa gente continua a credere alla sua stupidaggine preferita anche di fronte all'evidenza? Saranno casi rari, la gente non è stupida.
Internet letteralmente trabocca di propagatori di stupidaggini? È solo un bias, è risaputo che sui social network uno è tanto più motivato a dire una cosa quanto più questa è stupida, ma fuori da internet, nel cosiddetto mondo reale, tutti questi estremisti della stupidità non si vedono.
Questa gente inizia ad apparire in massa anche dal salumiere, in televisione e sui libri Einaudi? Ehm... boh, non è che posso avere una risposta per tutto. Una cosa è certa: la gente non è stupida, lo sembra e basta.
Poi è arrivato Trump.


Chi ha seguito tutte le peripezie di quest'uomo dal 16 giugno 2015, giorno della sua famosa discesa dalla scala mobile, sa che solo uno stupido può pensare nei suoi confronti qualcosa di diverso da "che ci fa un babbuino in giacca e cravatta?".  Tralasciamo la misoginia, il razzismo, l'ignoranza, la disonestà, l'amoralità, l'amatorialità e la totale mancanza della più piccola parvenza di empatia, sia autentica che simulata, per qualunque persona tranne sua figlia, anche se in questo caso, più che di empatia, bisognerebbe forse parlare di fantasie incestuose. Concentriamoci solo sulla stupidità, ok?
Bene, ecco un piccolissimo e incompletissimo elenco delle prime stupidaggini trumpiane che mi vengono in mente: ha chiesto quanto costa la Groenlandia, ha dato ordine via Twitter di sospendere ogni attività commerciale con la Cina, ha proposto di sconfiggere gli uragani con le bombe atomiche, ha detto di voler scavare un fossato pieno di coccodrilli al confine col Messico, ha pensato che iniettarsi la candeggina potrebbe sconfiggere i virus, ha detto che ci sono brave persone anche fra i neonazisti, che le pale eoliche fanno venire il cancro, che lui capisce la scienza perché suo zio lavorava al MIT, che lo spray per i capelli non va in atmosfera se tieni le finestre chiuse, che Obama ha fondato l'ISIS, che siccome in inverno fa freddo il global warming non esiste, che l'esercizio fisico accorcia la vita e ovviamente che i vaccini fanno venire l'autismo


che è il marchio di fabbrica degli stupidi.
E non c'è solo ("solo") questo, c'è anche che non si limita a dire le stupidaggini, ma le dice e poi magari il giorno dopo dice di non averle dette, anche se c'è un video in cui chiunque può comodamente verificare che le ha dette davvero. In questo video, per esempio, lo si può apprezzare mentre dice una cosa e il suo esatto contrario all'interno della stessa intervista.


Ehi, ragazzi, il dittatore che uccide la gente per sfizio mi ha mandato una lettera carinissima!

Che cosa c'è scritto?

Cose molto interessanti. Vi piacerebbe leggerla, eh? Eh eh... [verso del babbuino].

Gli ha già risposto?

No, non l'ho ancora aperta.


Questo per dire che il problema del fan trumpiano non è tanto il credere ciecamente alle stupidaggini che gli propina il suo idolo, quanto avere un cervello che non gli permette nemmeno di riconoscere una banale contraddizione logica all'interno dello stesso discorso, cioè un cervello la cui memoria si azzera ogni quindici secondi. In confronto la scheda elettronica di una lavatrice è Einstein.
Tutto questo è deprimente, lo so, ma è anche molto utile, perché ci permette finalmente di stimare con precisione la frazione mondiale di stupidi in modo molto accurato, perché è chiaro che se dopo aver ascoltato un babbuino quello che una persona pensa è "sai cosa? quasi quasi gli affido il governo del paese in cui vivo e l'arsenale nucleare più potente del mondo", allora quella persona è stupida, semplicemente e letteralmente stupida. Qui la politica non c'entra niente ("politica" ah ah), Trump non fa politica, Trump è solo un efficientissimo selettore di stupidi: per contare gli stupidi, basta contare le persone a cui piace Trump.
Quante sono queste persone?
In questi anni i sondaggi hanno sempre dato l'approvazione per Trump più o meno fra il 40% e il 45%, dunque, visto che gli esseri umani sono di base uguali dappertutto, questa deve essere anche la percentuale di stupidi nel mondo. 40% - 45% è tantissimo, ma è ancora una sottostima.
Il problema è che Trump dice tantissime cose misogine e razziste e questo inevitabilmente lo rende odioso a gran parte delle donne e delle minoranze. È molto difficile che un discendente di immigrati messicani ti voti, non importa quanto stupido possa essere, se dici che i messicani sono stupratori (lo ha detto). Per questo motivo, come si vede da questo sondaggio Gallup, il consenso fra gli ispanici è solo del 22%, e per lo stesso motivo è basso anche il consenso di asiatici (27%), neri (13%) e donne (36%), donne che Trump, ricordiamolo perché è sempre bello, si è vantato di conquistare con due Tic Tac e una manata sulla vagina, proprio come Cyrano de Bergerac.
A meno che uno non voglia pensare che donne, neri, eccetera siano geneticamente più intelligenti dei maschi bianchi, cosa che farebbe di lui un Donald Trump di antimateria, dobbiamo necessariamente supporre che la frazione di stupidi sia la stessa per tutti i colori della pelle e per tutti gli organi riproduttivi di qualsiasi forma e dimensione, e dunque una stima attendibile di questa frazione sarà data dalla percentuale di maschi bianchi che dicono di approvare l'operato di Trump. Sempre dallo stesso sondaggio, si vede che questa percentuale è 60%.
60% torna già di più, vero? Per esempio spiega abbastanza bene perché così tanta gente non abbia ancora capito che i ferri da stiro non vanno nell'umido, che suonare la tromba alle tre di notte è un tuo diritto solo se abiti in Antartide e che ogni articolo, post, video che inizi con le parole "quello che non ci dicono su" è sicuramente una stronzata.
Ma comunque, a parte tutto questo, il punto è che la gente è stupida ah ah.