TARE

Le nazioni sono come gli amici: all’inizio vedi solo pregi e simpaticissimi tic, poi solo routine e insopportabili tare. Se per esempio vivessi in Inghilterra odierei gli inglesi (noiosi e ipocriti) e mi piacerebbero gli italiani (così espansivi e disinvolti), ma siccome vivo in Italia odio gli italiani (cafoni e delinquenti) e mi piacciono gli inglesi (così sobri e beneducati). L’ideale sarebbe cambiare nazione ogni tre o quattro anni, prima che ti venga in odio, perché è molto spiacevole quando persone che ti piacevano ti si rivelano un giorno in tutto il loro squallore, anche più spiacevole di quando muoiono, perché mentre in quest’ultimo caso conservi almeno dei buoni ricordi, nell’altro perdi anche quelli. È un po’ come trovare un verme in fondo al piatto: più il cibo ti era piaciuto più ora vorresti vomitarlo. Anche in fondo alle persone c’è un verme, ma purtroppo è impossibile vomitare i ricordi.
Se prendi milioni di persone, le metti a vivere tutte insieme dentro recinti immaginari detti confini e le munisci di convenzioni linguistiche comuni, queste persone svilupperanno presto comportamenti comuni, i cosiddetti costumi nazionali. Non so cosa determini questi costumi, ma di sicuro è qualcosa che non c’entra niente con l’intelligenza o la stupidità delle persone. Com’è noto tutte le nazioni hanno più o meno la stessa frazione di stupidi (ca. 100%), eppure questo non impedisce che qualche volta, in qualche punto del mondo, si possano trovare costumi nazionali intelligenti. Questo può sembrare impossibile: come fanno milioni di stupidi a convivere da intelligenti? Il motivo è che la gente non prende quasi mai decisioni, ma si limita perlopiù a fare quello che si fa, intelligente o stupido che sia. Gli americani hanno costumi democratici non perché sono più intelligenti ma perché in America si fa così, gli svedesi pagano le tasse non perché sono più onesti ma perché in Svezia si fa così, i francesi fanno film migliori non perché sono più bravi ma perché in Francia si fa così, e così via. In Italia sono tutti cafoni e delinquenti perché si fa così, e anche quei pochi che non sono cafoni e delinquenti (ca. 0%) devono comunque fare i conti con la propria cafonaggine e la propria delinquenza di italiani. In Italia il non essere cafoni e delinquenti è una conquista, non un’abitudine.
Ma quello che mi stupisce dell’Italia non è la cafonaggine e la delinquenza della gente, cose a cui mi sono ampiamente abituato, ma che in un posto così, dove ognuno fa più o meno quello che gli pare e dove tutti si danneggiano a vicenda come se fosse la cosa più divertente del mondo, ci sia anche tutto questo amore per la burocrazia. Com’è possibile? Come si fa a essere anarchici e burocrati allo stesso tempo? Eppure gli italiani sono così, mettono sfilze di cartelli stradali che segnalano anche i dossi delle molecole e poi ci sfrecciano davanti a duecento all’ora, spolverano ogni loro singolo ninnolo come fosse una santa reliquia e poi cagano in strada, preparano minuziosi divieti, deroghe ai divieti e eccezioni alle deroghe dei divieti e poi se ne fottono. Uno potrebbe pensare che si tratta di persone diverse: ci sono i burocrati che fanno le leggi e poi ci sono gli anarchici che le trasgrediscono, ma non è così. Anarchici e burocrati sono le stesse identiche persone, perché anche in quei casi dove non ci sono leggi e la gente potrebbe fare come le pare, quella stessa gente si costruisce comunque un suo personale e complicatissimo apparato burocratico da trasgredire, in modo da poter fare come le pare.
Tutte le persone del mondo, sia prese in gruppo che singolarmente, hanno qualche tara, non è questo il problema, il problema è che qualcuno ha tare che rovinano solo la sua vita e qualcun altro ha tare che rovinano anche la mia.