DALLA PARTE DEI LEGHISTI

Uno dei problemi più seri che ci sono oggi in Italia è la presenza di una grande quantità di leghisti. Riconoscerlo non significa essere razzisti.
Si stima che siano circa due milioni i leghisti presenti sul territorio nazionale, concentrati soprattutto nelle aree industriali del nord, ed è innegabile che la convivenza di questa gente col resto della popolazione non sia una cosa semplice. Le incomprensioni linguistiche, le barriere culturali, le differenze di valori, idee e abitudini producono inevitabili attriti che sarebbe sbagliato minimizzare. Anche l’aspetto del leghista, con quel suo modo di vestire che a noi può sembrare zotico e quei tratti somatici vagamente preistorici, ci porta istintivamente a vederlo con diffidenza, come una specie di barbaro arrivato da chissà dove per sovvertire l’ordine sociale e distruggere la civiltà occidentale. Certamente l’integrazione dei leghisti è un processo lento e faticoso, essendo perlopiù gente non abituata a vivere nelle moderne città europee, ciononostante deve restare l’obiettivo primario di ogni politica responsabile e razionale, sia essa di destra o di sinistra. Possono cambiare gli strumenti, ma non l’obiettivo. Certo è facile annunciare tolleranza zero e espulsioni di massa per racimolare qualche voto in più, ma prima ancora di chiedersi se ciò sia morale (un leghista è pur sempre un essere umano, anche se spesso tendiamo a dimenticarlo), bisogna anche chiedersi se convenga.
Non tutti i leghisti vivono mendicando un posto in parlamento, la maggior parte di loro ha un lavoro come tutti e spesso si tratta proprio di quei lavori che gli italiani non vogliono più fare: tabaccaio, dentista, commercialista e così via. Cacciare tutti i leghisti dal suolo nazionale, ammesso che sia possibile, avrebbe ripercussioni negative sull’economia di tutto il Paese e quindi sul benessere degli stessi italiani. Si dice che i leghisti siano gente propensa a delinquere, e a sostegno di questa tesi si cita spesso il fatto che commettano proporzionalmente più reati di tutti gli altri: evasioni fiscali, lavoro nero, abusi edilizi e strafalcioni linguistici. Anche tralasciando il fatto che questo dato è tutto da dimostrare, è chiaramente assurdo ipotizzare una propensione genetica al crimine, mentre ha più senso parlare di comportamenti che possono essere favoriti dal basso grado di istruzione. È noto infatti che esiste una stretta correlazione fra mancanza di istruzione e delinquenza, e i leghisti sono purtroppo una delle popolazioni col più basso grado di istruzione del mondo. Per questo motivo è importante che a scuola i figli dei leghisti stiano nelle stesse classi dei figli degli italiani: la loro presenza potrà rallentare la programmazione didattica, ma tutti ne guadagneranno in termini di integrazione e educazione alla convivenza. Le giovani generazioni devono imparare che la diversità non è qualcosa di cui aver paura, ma una ricchezza. Per esempio, se il leghista ha l’abitudine di parlare sbraitando e inveendo, invece di sorridere della sua grossolanità si potrebbe usare la sua bocca come fonte di energia eolica: basta montargli una piccola turbina davanti alla bocca e colpirgli di tanto in tanto le orecchie con un acchiappamosche.
Infine una leggenda da sfatare: è assolutamente falso che i leghisti abusino sessualmente dei loro animali domestici. Almeno credo.