PILOTI PRECARI

Quando si pensa alla Formula 1 vengono di solito in mente Montecarlo e le docce di champagne, nessuno pensa mai alla drammatica situazione dei piloti, giovani lavoratori che vengono assunti con contratti a tempo determinato con la promessa di un onesto lavoro da pilota e che invece poi, di punto in bianco, vengono lasciati in mezzo alla griglia di partenza senza un lavoro, senza prospettive e con moglie, figli e yacht a carico. Dove potrà mai trovare lavoro un trentenne abituato a guidare su strade private, più o meno circolari e rigorosamente chiuse al traffico? Un impiego nei trasporti pubblici se lo può sognare.
I piloti di Formula 1 sono in assoluto la categoria di lavoratori più trascurata. Si è mai sentito qualcuno denunciare le condizioni lavorative in Formula 1? No, eppure i piloti non hanno ammortizzatori sociali, lavorano anche la domenica e non possono nemmeno fermarsi ai box per una pausa caffè. Per non parlare di tutti i giovani che ogni anno si laureano in patente B con la speranza di trovare un posto in Formula 1 e poi sono costretti a fare il panettiere o l’idraulico, rinunciando così alla passione di una vita.
Guidare in Formula 1 è un diritto inalienabile di ogni pilota. Non è accettabile che un pilota venga licenziato solo perché è più prudente degli altri. Ognuno ha il suo stile di guida e il tempo sul giro non è l’unico criterio per giudicare la guida di una persona. Un pilota può essere lento ma disegnare bellissime traiettorie, farsi doppiare con eleganza o fare ottimi barbecue sul cofano motore. E poi non l’ha detto anche Gesù? “Beati gli ultimi perché saranno i primi”, invece in Formula 1 è tutto il contrario: gli ultimi sono gli ultimi e i primi sono i primi. Assurdo. E se uno non si piega a questa logica perversa viene sbattuto fuori senza troppi complimenti, come se fosse l’ultimo set di gomme del carro.
Perché il governo sta a guardare e non fa niente? Perché i media non ne parlano? Perché i sindacati se ne lavano le mani invece di fare come fanno di solito: indire uno sciopero generale e poi lavarsene le mani? Eppure le cose da fare sono semplici e le conoscono tutti:
1) Stabilizzare i piloti con contratti a tempo indeterminato (dopo i settant’anni potranno comodamente guidare carrozzine motorizzate).
2) Assumere tutti i giovani neopatentati in modo che possano mettere a frutto le conoscenze acquisite nei duri studi sui test a risposta chiusa.
3) Abolire quelle inutili e discriminanti graduatorie dette “classifiche”. Siamo tutti uguali, non ci sono persone più veloci e persone più lente, e anche se ci fossero io non voglio saperlo.
Quindi, riassumendo: gran premi infrasettimanali con ottantaduemila partecipanti, limite dei 50 all’ora per non mettere in pericolo la vita dei nostri figli, corsie riservate agli autobus e, naturalmente, champagne per tutti.