RICONOSCERE CHI HA TORTO

Capire quando uno ha torto è davvero molto facile. Non c’è bisogno di sapere assolutamente niente dell’argomento trattato, basta solo fare caso a certi segni esteriori come il tono della voce, il modo di esprimersi, la pettinatura, eccetera. Da questo punto di vista gli esseri umani sono molto comodi: dicono le cazzate sempre nello stesso modo, sia nell’emisfero boreale che in quello australe, oggi come migliaia di anni fa, sia che parlino di meccanica quantistica o di pasta con le acciughe. La cazzata ha un modo tutto suo di uscire dalla bocca di un uomo, e questo modo è sempre lo stesso.
Per esempio è rumorosa. Più una cazzata è grossa, più viene detta ad alta voce. Sembra quasi una legge fisica, come se per espellere una grande cazzata ci fosse bisogno di una grande energia acustica. In realtà il volume della voce serve solo a sopperire alla mancanza di argomentazioni logiche e fonti attendibili, tutte cose su cui non può contare chi parla a vanvera. E la cosa incredibile è che questa regola vale anche per la scrittura: spesso la grandezza di una cazzata è proporzionale alla dimensione dei caratteri e al numero di punti esclamativi. Se per esempio uno sostiene che i maiali volano, non scriverà “i maiali volano”, ma “I MAIALI VOLANO FATE GIRARE!!!!!!!!!”.
Un’altra caratteristica di chi ha torto è che non ha mai dubbi, neanche uno. A sentire lui tutto è semplice e lineare, e per ogni aspetto della questione trattata, anche il più complesso, c’è sempre una risposta netta, risposta che, ovviamente, lui conosce. Tutto quello che sa lo sa per certo e quello che non sa o non è importante o, semplicemente, non esiste. Mentre chi conosce a fondo un argomento ne conosce anche la complessità e dunque sarà portato a esprimersi con cautela, facendo molti distinguo e ammettendo spesso la propria ignoranza su aspetti specifici della questione, chi invece conosce poco o niente un argomento ha l’impressione che ci sia poco o niente da sapere, così succede che meno uno sa, più si sente sicuro di quello che dice. Il risultato paradossale è che, in una discussione, chi sa si esprime come se non sapesse, mentre chi non sa si esprime come se sapesse.


Non escludo che ci possa essere qualche maiale particolarmente in gamba capace di volare, del resto non sono un esperto di maiali, tuttavia non capisco come possa riuscirci senza il necessario equipaggiamento.

ZITTO SCEMO I MAIALI VOLANO!!!!!!!!!!!


È questo il motivo per cui gli uomini che per mestiere cercano il consenso delle masse, se vogliono avere successo, devono imparare a esprimersi come se avessero torto, anche quando magari hanno ragione.
Infine la pettinatura. Pettinatura, barba e baffi, quando sono esibiti, sono come un travestimento: una cosa chiara che dicono dell’uomo che li porta è chi quell’uomo non è, dal momento che solo chi sa di non essere qualcuno ha bisogno di travestirsi da quel qualcuno. Chi si pettina da ribelle non è un ribelle, chi si pettina da artista non è un artista e chi si pettina da scienziato pazzo non è né scienziato né tantomeno pazzo. Questo significa che se uno affronta una discussione minimamente tecnica con un nido di cicogna sulla testa, allora si può stare certi che quello è un ciarlatano. Per inciso osserviamo che Einstein ha fatto tutte le sue scoperte geniali prima dei trentacinque anni, cioè quando si pettinava, ma questo i ciarlatani non lo sanno.
Se poi tutto questo non dovesse bastare, c’è un modo ancora più semplice per capire chi ha torto: è chi dice sempre “ho ragione”.

Estratto da qui.