ANCORA PRETI – EP.11 TRANSUSTANZIAZIONE


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ESSERE UMANO, ISTRUZIONI PER L'USO

L'essere umano è un essere complicato, imprevedibile e per certi versi enigmatico, in estrema sintesi funziona così: se lo tratti bene è felice, se lo tratti male è infelice. Almeno questo è ciò che ho dedotto dopo molti anni di studi e osservazioni sul campo. Per esempio, cosa assai bizzarra, ho notato che quando gli dici "cretino" si offende.
In base a questi risultati, sono arrivato alla conclusione che le corrette modalità di utilizzo dell’essere umano sono le seguenti: se ti sta simpatico lo tratti bene, se ti sta antipatico lo tratti male. Incredibile, vero? Sono certo che il premio Nobel è dietro l'angolo. Questo è il comportamento più semplice e diretto che si possa avere nei confronti degli altri, comportamento che in figura è rappresentato dalla retta dell'ovvio: più ami una persona più la tratti bene, più la odi più la tratti male. Nell’origine degli assi c’è l’indifferenza per chi ti è indifferente.


Si noti che "ovvio" non va inteso come "ovvio", bensì come "ciò che sarebbe ovvio". Esistono infatti varie deviazioni da questo comportamento, tutte ben rappresentate in natura. Per esempio c'è chi tratta bene chi detesta, magari perché spera di avere qualcosa in cambio o forse, chissà, perché vuole solo distrarlo mentre cerca di rubargli il portafogli. Possono essere tanti i motivi per cui la gente decide di umiliarsi. Costoro si pongono nel quadrante in alto a sinistra del grafico e in gergo tecnico sono chiamati "leccaculo".
C'è poi chi, al contrario, tratta male chi apprezza. Questo è un comportamento che può lasciare perplessi: quale giovamento si può trarre dal trattare male (e dunque allontanare) chi apprezziamo (e dunque vorremmo vicino)? In realtà tutto ciò trova una facile spiegazione se si tiene presente che costoro sono idioti. È vero, c'è anche chi tratta male per scherzo, in questo caso si parla di idioti per scherzo. Queste persone, per scherzo o sul serio, popolano il quadrante in basso a destra del grafico e sono in numero confrontabile con quelle che popolano il quadrante dei leccaculo. Molti li popolano entrambi, cioè trattano bene chi disprezzano e male chi apprezzano, in questo caso si parla di leccaculo idioti. Simpaticissimi.
Oltre a questi due comportamenti appena menzionati, ce ne sono altri che deviano dalla retta dell'ovvio, anche se in modo meno eclatante. Su questi non ho intenzione di dilungarmi, mi limito solo a indicarli nelle corrispondenti zone del grafico Gentilezza - Amore.


ANCORA PRETI – EP.10 VIRTÙ TEOLOGALI


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

L'INCROCIO

ANCORA PRETI – EP.9 LA TEIERA DI RUSSELL


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ANCORA PRETI – EP.8 PROVA EMPIRICA


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ANCORA PRETI – EP.7 PROVA CRISTOLOGICA


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

ANCORA PRETI – EP.6 PROVA ONTOLOGICA


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

LE MOLESTATRICI

Oggi parleremo di una storia triste, una storia che Francogian ha deciso di raccontare a condizione di restare anonimo, infatti il suo nome non è "Francogian", ma un suo anagramma.
Tutto è successo nel pieno centro di Madonna Bisarca, in provincia di Benevento, intorno alle otto di sera. «Stavo rientrando a casa dopo una passeggiata nel parco» racconta Francogian ancora visibilmente scosso, «volevo solo farmi una doccia e buttarmi sul divano a guardare la partita. Sono le piccole gioie del vivere da soli: sofficini, birra, partita». Piccole gioie che quella sera resteranno solo un irraggiungibile miraggio per Francogian, quarantadue anni, scapolo, tornitore alla Alcofond, molestato sulla soglia di casa da due giovani pervertite che nel giro della piccola criminalità sannita si fanno chiamare Monica Linguiski e Morbid Nurse.
«Mi si sono avvicinate mentre stavo cercando le chiavi di casa» racconta con un filo di voce, «non pensavo potessero essere pericolose».
«Una era alta, bionda, slanciata, probabilmente ventenne. Aveva una tutina denim che sarebbe stata stretta anche a una Barbie. L’altra invece era più bassa e maggiorata, vestita pressappoco come un’infermiera, solo che io ho capito subito che non era un’infermiera». I genitori di Francogian hanno lavorato in ospedale per oltre trent’anni e quel tipo di uniformi di lattice lui non le aveva mai viste. «Pensavo fossero due testimoni di Geova o qualcosa del genere, ci sono tanti fanatici dove abito io» (Pianeta Terra, ndr).
Le due donne hanno cominciato col fare pesanti apprezzamenti sul fisico di Francogian, ma lui inizialmente non si è preoccupato. Essendo un uomo tozzo, con la pancia sporgente e i ciuffi di peli che gli escono dalle orecchie, è abituato a essere importunato dalle donne. Stavolta però era diverso.
«Quando faccio per entrare in casa, quella alta mi chiede di seguirla. Io rimango paralizzato dalla paura, non dimenticherò mai quello sguardo pieno di libidine. Mi hanno costretto a sedermi su una panchina lì vicino, dicevano che se non avessi obbedito avrebbero sparso la voce che sono calvo. Dopo avermi stordito con facili lusinghe, l’infermiera si è sdraiata proprio davanti a me, ed è stato in quel momento che ho capito che non portava le mutande. Volevo morire. Intanto l’altra si leccava furiosamente i capezzoli, non ho idea di come ci riuscisse. Hanno fatto tutti i loro comodi davanti a me, neanche fossi un gatto. È stato terribile» conclude fra le lacrime, «ho perso moltissimi liquidi».
Giancofran è stato ritrovato in stato di shock in un bar poco distante, mentre affogava quei terribili ricordi nello Champagne.
«Ancora oggi mi sveglio in preda al turbamento per quello che ho visto, ma il dolore più grande è quello interiore».

ANCORA PRETI – EP.5 PROVA ANTROPICA


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

LE 12 CITTÀ PIÙ BELLE D’ITALIA

L’Italia è uno dei paesi più belli del mondo. Secoli di storia hanno dato a questo paese un patrimonio artistico unico. Credo sia per questo che noi italiani abbiamo tutti una cultura di un cierto spesore. Anche il più anonimo e insignificante dei paesini italiani, per esempio Locarno, sarebbe un'attrazione turistica di rilievo in Inghilterra, Francia o Germania Ovest, posti dove la gente si dà tante arie, ma non ha cose come Caravaggio, Prada o il bidè.
Ecco dunque le città più belle d'Italia, in ordine sparso e tutte visitate di persona con Google Street View, perché se in un posto non ci sei stato col computer, non puoi dire di conoscerlo veramente.

Il fascino senza tempo di Firenze


La bellezza incontaminata di Genova


La magia di Napoli


Vacanze da sogno a Catania


Quel non so che di esotico di Lecce


La quieta sobrietà di Venezia


Quell’atmosfera d’altri tempi di Palermo


L’accattivante compostezza di Torino


La composta accattivanza di Trieste


Un qualsiasi elaborato sinonimo di bellezza di Roma


Semplicemente Bologna

ANCORA PRETI – EP.4 POLITEISMO


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

IL DOTTORE

ANCORA PRETI – EP.3 PROVA TELEOLOGICA


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

CIVILTÀ E TEMPO

Com’è possibile che nel corso del tempo il mondo sia diventato sempre più civile, mentre oggi sembra che stia diventando sempre più incivile? Per caso sono stato così sfortunato da capitare in un raro momento di imbarbarimento globale? Oppure è solo che sto diventando vecchio e, come tutti i vecchi, chiamo imbarbarimento quello che invece è solo un tipo di progresso che non sono in grado di capire? Che ne so, magari questi nuovi beniamini del popolo sono un grande passo avanti


e io non riesco a rendermene conto solo perché sono affezionato a un mondo che sta scomparendo, e così, per mia grande sfortuna, il tizio nella foto qui sopra mi sembra solo un povero babbuino ritardato. È possibile, ma è anche possibile che ci sia un’altra spiegazione.
La “civiltà” è la capacità dei singoli componenti di una società di dare importanza alle esigenze degli altri, e non perché questo sia giusto o, ancora peggio, Giusto, ma perché è conveniente. È molto più conveniente vivere in una società dove ognuno dà importanza anche alle esigenze altrui, piuttosto che solo ed esclusivamente alle proprie, e in particolare è conveniente quando non si conta assolutamente niente come me e, presumibilmente, te. In una società civile, il piccolo sacrificio che devo fare quando mi trattengo dal lanciare un gavettone di, diciamo, acqua a chi suona i bonghi in strada, mi viene ampiamente ripagato quando gli amanti degli animali si trattengono dal privarmi della mia bellissima giacca di pelle di agnello (grazie). Ne approfitto per dire che la mia giacca è per me il simbolo della mia individualità e della mia fede nella libertà personale.
Un buon indicatore della civiltà di un posto è la percentuale di macchine che si fermano quando uno attraversa sulle strisce. Certo la civiltà si esprime anche in cose molto più serie, come il livello dei servizi sociali, l’efficienza dei trasporti o la qualità del vino prodotto secondo il metodo champenoise, ma le strisce pedonali sono più facili da verificare. Ecco per esempio una classifica basata sulla mia personale osservazione:

Zurigo 100%
Bilbao 96%
Bruxelles 91%
Londra 90%
Cracovia 85%
Madrid 82%
Parigi 64%
Bologna 50%
Roma -75%

Il numero negativo di Roma significa che, non solo non si fermano, ma accelerano per metterti sotto.
Questa è la mia definizione di civiltà (per non farmi influenzare, non ho controllato il dizionario). Il cosiddetto “progresso” è ovviamente l’aumentare della civiltà, mentre l’”imbarbarimento” è la diminuzione della civiltà.
Ora, mi sembra evidente che ci sia stato un notevole progresso rispetto all’antico Egitto, quando le strisce pedonali nemmeno esistevano, e nel complesso mi pare che tutta la storia dell’umanità vada verso una sempre maggior percentuale di gente che si trattiene dal mettere sotto i suoi simili, tranne che in questi ultimi anni. In questi ultimi anni la gente si è messa ad applaudire entusiasticamente individui che, esplicitamente e senza giri di parole, mirano a mettere sotto tutto ciò che può essere messo sotto, compresi coloro che li applaudono. Quindi, tornando alla domanda iniziale, come si spiega questo improvviso passaggio dal progresso all’imbarbarimento, proprio ora, proprio quando stavo iniziando a godermela?
In realtà non c’è stato nessun passaggio, il mondo sta sempre progredendo e contemporaneamente si sta sempre imbarbarendo, e ciò è possibile perché progresso e imbarbarimento avvengono su scale temporali diverse. L’errore è pensare che il progresso avvenga seguendo questo andamento


Invece segue questo


Come si vede dalla figura, sul lungo periodo la civiltà aumenta, ma lo fa attraversando periodi in cui diminuisce, prima piano piano, poi sempre più velocemente, fino a precipitare in una catastrofe. La catastrofe è rapidissima rispetto ai tempi della Storia, segna un minimo relativo nell’andamento della civiltà e non è derivabile, ma dopo di essa, per quanto grave possa essere stata, la civiltà si risolleva di colpo e raggiunge un livello più alto di quello che aveva alla fine della catastrofe precedente, e così, catastrofe dopo catastrofe, l’umanità progredisce.
La nostra ultima grande catastrofe è stata ovviamente Mr. Baffetti: circa 60 milioni di morti in tutto il mondo per colpa di un tizio fissato coi prepuzi, ma dopo di lui il mondo si è ripreso, la gente è diventata improvvisamente più civile e meglio disposta verso il mondo, come uno che si è appena svegliato da un incubo. Poi, però, la civiltà ha cominciato di nuovo a diminuire, prima lentamente, poi sempre più in fretta man mano che il ricordo della catastrofe diventava sempre più sbiadito. Tanto per fare un esempio, l’assemblea costituente italiana, confrontata col parlamento di oggi, sembra un dream team. Sì, è vero, in quell’assemblea c’era anche Andreotti, ma Andreotti, in confronto a Salvini, è un dream team.
Ora non saprei dire a che punto siamo della discesa e quanto sia lontana la prossima catastrofe, ma, una volta passata anche questa, possiamo stare certi che l’umanità ripartirà da un livello di civiltà più alto. Sempre che sopravviva.

ANCORA PRETI – EP.2 PROVA TRASCENDENTALE


Voci: Guglielmo Favilla (non prete) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

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Prima stagione.

ANCORA PRETI – EP.1 PROCREAZIONE ASSISTITA


Voci: Guglielmo Favilla (citofono) e Fabrizio Odetto (parroco).
Doppiaggio: Paolo Armao.

Episodi pubblicati.

Prima stagione.

PIANO QUINQUENNALE

ANCORA PRETI A SEDICICORTO

Chi è ansioso di vedere Ancora Preti (dove con "Ancora Preti" non si intende "ancora preti", ma la seconda stagione di Preti), potrà farlo dal 9 al 12 ottobre al Festival Sedicicorto di Forlì, dove verranno proiettati in anteprima tutti gli episodi dal numero 1 al 24, con episodioN. Chi invece è ansioso in generale, può farsi prescrivere delle gocce.
Tutti i dettagli su posto e orario: qui. Se poi non dovesse piacere, poco male, visto che in programma ci sono anche tante altre animazioni provenienti da tutto il mondo o forse, come ormai sembra probabile, tutto l'universo.
Seguono alcune immagini invitanti:






Come ha detto Oscar Wilde: quest'ansia è insopportabile, una birra per favore.

LE STRAORDINARIE PISTE CICLABILI DI BOLOGNA

Bologna è una città eccezionale: ci sono tanti bei palazzi antichi su cui scrivere liberamente i propri pensieri, si può gettare l’immondizia in strada senza che nessuno se ne accorga, per essere eleganti basta mettersi le mutande pulite, e, comodità delle comodità, non c’è mai il problema di trovare un bagno pubblico. Infatti a Bologna, da sempre città all’avanguardia, è stato installato il più grande vespasiano del mondo: Bologna. E che dire delle sue caratteristiche feste? Almeno una volta al mese, per le strade del centro storico, si celebra il famoso revival del ‘68, con scontri di piazza tra finti rivoluzionari e poliziotti veri. Divertentissimo. Alcune città hanno la sagra della lumaca, l’infiorata, la rificolona, Bologna ha la sessantottiade.
Ma il vero fiore all’occhiello di questa città sono le sue straordinarie piste ciclabili. In confronto l’Olanda è niente, anzi è Roma. Le piste ciclabili bolognesi sono molte meno che in Olanda, è vero, meno frequentate, e anche questo è vero, e decisamente meno ciclabili, tanto che forse sarebbe più corretto chiamarle “piste inciclabili”, ma ciò che queste piste non hanno in comodità, utilizzabilità, funzionalità, razionalità, praticità e tutto il resto, lo hanno in fantasia (la parola “fantasia” va immaginata circondata da tante stelline luccicanti).
Come si può vedere dalle seguenti foto, i progettatori bolognesi hanno pensato non solo al desiderio del ciclista di spostarsi con questo mezzo obiettivamente stravagante, ma anche al suo svago. Per esempio qui si può vedere uno dei tanti slalom fra i pali della luce.


Bello, vero? E chi lo gradisce può anche fermarsi in uno dei punti ristoro dislocati lungo i percorsi,


o farsi un comodo pisolino in un bidone dell’immondizia.


Che città civile e tollerante nei confronti di chi si ostina a non volersi muovere con la macchina, lo scooter o anche solo dei pattini a scoppio. E visto che chi perde tempo a usare questo antiquato mezzo di locomozione non ha poi tempo per i tanti piaceri della vita, come per esempio sbirciare i cantieri stradali, ci si premura di allestirne alcuni apposta per lui.


In questo modo anche il ciclista più ostinato potrà togliersi lo sfizio di fare l’umarell, magari anche solo per qualche secondo al giorno, senza dover nemmeno fare lo sforzo di scendere dalla sua amata biclicetta, o come cavolo si chiama. Ma siccome tutto questo non può andare a discapito della sicurezza, ci sono anche piste ciclabili per i crash test.


Giuro che al primo che mi dice che le piste ciclabili di Bologna fanno schifo, io rispondo “è vero!”, ma solo perché non mi piace contraddire gli altri.

COME NASCE UNA TEORIA DEL COMPLOTTO

In realtà non ne so niente, ma al giorno d’oggi questo non è un problema, giusto? Diciamo che questo post è un po’ come un discorso al bar. Per rendere tutto più credibile, ecco qua una birra.


Allora, ogni teoria del complotto è perlopiù riassumibile come segue: “Loro™ vogliono tenerci nascosta una cosa terribile (in gergo tecnico “puttanata”) allo scopo di derubarci e/o controllarci e/o ucciderci tutti”. Nota: per riconoscere una teoria del complotto è sufficiente osservare l’uso frequente del pronome “Loro™”, a volte anche senza “™”.

FASE 1: NASCITA
Per avere qualche possibilità di nascere e affermarsi, una teoria del complotto deve avere due caratteristiche fondamentali. La prima: deve essere bello crederci. “Bello” non nel senso che dica cose belle, anzi di solito queste teorie dicono cose terribili, ma nel senso che ci rassicuri nelle nostre certezze (“è tutta colpa Loro™”) e offra spiegazioni semplici a problemi complessi (“non c’è niente da capire, sono Loro™”). Una teoria del complotto che dicesse “quello che ci tengono nascosto è che sei un cretino” avrebbe scarsissime probabilità di diffondersi.
La seconda importante caratteristica di una buona teoria del complotto è che a metterla in giro deve essere uno scienziato o, in mancanza di meglio, uno che si spacci come tale.
È davvero curioso: grazie a queste teorie una persona può sfogare tutta la sua avversione per la scienza, eppure quella stessa persona ha bisogno di illudersi di stare seguendo la scienza. Io sono arrivato alla conclusione che questi individui che usano il loro status di scienziati per dire cose antiscientifiche per compiacere le masse, tipo che la sperimentazione animale è inutile (Marco Mamone Capria, matematico, Università di Perugia), che i vaccini contengono metalli pesanti (Maria Antonietta Gatti, fisico, Università di Modena-Reggio Emilia), che l’AIDS si può curare con lo yogurt (Marco Ruggiero, biologo molecolare, Università di Firenze) e così via, e poi pubblicano i loro risultati non su riviste peer review, ma su riviste open access, sui loro blog, su Facebook, sui libri di Feltrinelli o Einaudi o eccetera, questi individui, dicevo, sono il Male Assoluto.

FASE 2: DIFFUSIONE
Non è detto che una teoria del complotto percorra tutte le fasi qui elencate, alcune teorie nascono e muoiono nel giro di un meme, ma in ogni caso, se una teoria riesce a sopravvivere, il suo percorso sarà questo. È come per la vita umana, se uno ha la fortuna di arrivare alla vecchiaia, le fasi della sua vita saranno: nascita, infanzia, pubertà, masturbazione, masturbazione in due, patetici tentativi di masturbazione e morte.
La fase 2 di una teoria del complotto è la sua diffusione. A differenza delle teorie scientifiche, che si diffondono perché sono convincenti, le teorie del complotto si diffondono semplicemente perché vengono ripetute, esattamente come le leggende metropolitane. Questo è stato spiegato molto bene da Martin Heidegger nel 1927, quando in “Essere e Tempo” ha descritto il funzionamento di Facebook.

E poiché il discorso ha perso, o non ha mai raggiunto, il rapporto ontologico originario con l’ente di cui si discorre, ciò che esso comunica non è l’appropriazione originaria di questo ente, ma la diffusione e la ripetizione del discorso. Ciò-che-è-stato detto come tale si diffonde in cerchie sempre più larghe e ne trae autorità. Le cose stanno così perché così si dice. In questa diffusione e in questa ripetizione del discorso, nelle quali l’incertezza iniziale in fatto di fondamento si aggrava fino a diventare infondatezza, si costituisce la chiacchiera.

“Chiacchiera” è il termine che la filosofia d’inizio Novecento usava per “puttanata”. Quando le puttanate si propagavano con il semplice passaparola, ci potevano volere anni prima che si diffondessero in un numero sufficientemente preoccupante di persone, con i giornali ci vuole qualche mese, con la TV settimane. Oggi scrivi su Facebook “A MORTE LE STREGHE” e due minuti dopo stanno già allestendo un rogo a Sydney.

FASE 3: MOBILITAZIONE
Gruppi più o meno organizzati iniziano a manifestare, protestare e fare altre cose rumorose, mentre i partiti politici di tutte le tendenze li snobbano senza pietà, magari col solenne suggello di un comunicato Presidenziale: “dare credito a una simile puttanata mette in pericolo il futuro dei nostri figli”.

FASE 4: APPROFITTAMENTO
Tutto questo tenderebbe pian piano a scomparire, se non fosse che un giorno a qualcuno viene in mente che con questa teoria ci si possono fare i soldi. Al momento non sono molti quelli che la conoscono e ci credono, forse sono solo lo 0,1%, ma lo 0,1% di 60 milioni è 60 mila, e se uno riesce a vendere un rimedio anti-puttanata o un libro pro-anti-puttanata anche solo alla metà di queste persone a un prezzo di, diciamo, 10 euro, fanno 300 mila euro. Buttali via…

FASE 5: DIBATTITO
L’esistenza di un approfittatore dotato di discrete capacità retoriche e possibilmente carisma (in gergo tecnico “ciarlatano”) genera dibattiti televisivi. Qui, alla presenza di un conduttore, si confrontano il ciarlatano e un esperto a caso preso fra le migliaia di esperti esistenti al mondo. Il conduttore dovrà mostrarsi imparziale, cioè mettere il ciarlatano e l’esperto sullo stesso piano. Il ciarlatano insulta, sghignazza, fa il verso della mucca, ma, il solo fatto che sia in televisione a parlare con una persona seria, lo rende automaticamente serio. I ciarlatani vivono della serietà riflessa dalle persone serie che si mettono a discutere con loro. Questo genera proseliti.

FASE 6: PARTITO
Quando la percentuale di persone che credono alla teoria del complotto supera la soglia di sbarramento per le elezioni politiche, appare almeno un partito che ne sostiene la causa. Tale partito avrà la caratteristica di non essere né di destra né di sinistra, ma il “né di destra” è detto con meno convinzione.

FASE 7: MAINSTREAM
Il suddetto partito piace e il motivo per cui piace, si dice, è che dice le cose come stanno, cioè insulta, sghignazza e fa il verso della mucca. Questo fa sì che tutti gli altri partiti cambino improvvisamente atteggiamento: “ignorare un simile tema mette in pericolo il futuro dei nostri figli”.

FASE 8. FINALE
L’ottava e ultima fase di una teoria del complotto, se mai ci si arriva, è la più spettacolare, di certo quella che meglio si ricorda. Prima, però, un'altra birra.


Milioni di morti.

ASPETTANDO ANCORA PRETI

Dopo i primi ventiquattro episodi di “Preti” (chi non li ha mai visti li trova qui), dal 16 ottobre ne metterò on line altri ventiquattro. Il titolo sarà “Ancora Preti” e le voci saranno sempre di Guglielmo Favilla e Fabrizio Odetto, che nella foto qui sotto possiamo vedere mentre ripassano i dialoghi e pensano “ma perché ha stampato tutto con interlinea singola”?


Oltre ai due preti, nella nuova serie ci saranno tanti altri personaggi. Ci sarà Manuel,


Dio,


quell’altro Dio,


l’Ayatollah,


Superpriest,


un tirannosauro invisibile,















tanti vescovi,


e una donna.


Nel caso uno non si ricordi i vecchi episodi, non serve che se li riguardi tutti, per l’occasione ho preparato un riassunto di due minuti. Prego la regia di far partire il filmato.

BILANCIA

10 REGOLE D'ORO PER VIVERE SERENI

1.
Quando hai dei sintomi che ti preoccupano (un dolore intercostale, un prurito inesistente, una macchia, nessuna macchia, cose di questo tipo) mai cercare informazioni su internet. Con internet dopo tre click sei già arrivato al tumore. Se non ti senti bene, vai dal tuo medico di base e lasciati rassicurare dalla sua incompetenza.

2.
Non cercare mai gli occhiali quando sei senza occhiali, è inutile. Siediti da qualche parte e aspetta, prima o poi ritorneranno.

3.
Leggi solo giornali in lingue che non conosci.

4.
Non metterti mai a discutere con degli sconosciuti, rischi solo di innervosirti. Che ti importa di persone a cui non tieni? Dai sempre ragione a tutti e, quando uno ti nomina la sua città natale, tu digli sempre “magnifica città, non credo esista posto più bello al mondo”, lo farai contento.
Esempio.


Io sono di Busto Arsizio.

Magnifica città, non credo esista posto più bello al mondo.

È orribile.

Hai ragione.


5.
Se per caso ti capita di sporcarti d’olio mentre apri una scatoletta di tonno, mi raccomando, non farti prendere dal panico. Devi resistere alla tentazione di versarti tutta la scatoletta sulle mani e spalmartela rabbiosamente addosso come fosse sapone. Respira profondamente e conta fino a cento, anzi, 1016. Che sarà mai un po’ d’olio? Se stai cenando con una scatoletta di tonno, i tuoi problemi sono altri.

6.
Rinuncia a cercare una logica nel comportamento umano, altrimenti finirai col perdere il senno e ti istupidirai come un qualsiasi babbeo. È successo a molti. Per esempio conoscevo un tizio che era uno stimato professionista nel ramo del commercio degli arredi da bagno, finché, un giorno, si è chiesto com’è possibile che alcuni si lamentino giorno e notte dei cosiddetti “politici corrotti” e poi, come se niente fosse, pretendano di essere pagati in nero. Il giorno dopo si è svegliato così


7.
Non fotografarti, così non saprai mai che sei invecchiato.

8.
Quando ti accorgi che uno sta cercando di fregarti, cerca di facilitargli il compito, così almeno si sbriga. Opporsi non serve a niente, prolunghi solo l'agonia. Io, quando uno mi si avvicina per propormi un “affare”, gli do direttamente 50 euro.

9.
Non iniziare mai a bere Champagne, è come la famosa pillola rossa di Morpheus: dopo che l’avrai presa, ogni altro vino ti sembrerà succo di frutta scaduto.

10.
Cerca di vedere le persone come se fossero cavalli, tutto ti sembrerà più accettabile.

L'ABISSO

CIOLEK & BASU

Iniziamo?

Vorrei aspettare il signor Ciolek, se non le spiace.

Sono io.

Ah, mi scusi... allora intendevo dire che vorrei aspettare il signor Basu.

Io sono il signor Basu.

Pensavo che Ciolek & Basu fossero due persone diverse.

È così, io sono Ciolek e io sono Basu. Possiamo iniziare ora?

Di cosa vi occupate?

Regioni di formazione stellare.


WOW!

In banda radio.


Wow...

Già.

E poi?

Basta.

Formazione stellare, quindi.

Esatto. Io mi occupo della formazione e io dello stellare, poi incrociamo i dati e vediamo che fare. Saper organizzare bene il lavoro vuol dire molto, concordo pienamente. In cucina, per esempio, diglielo, io mi occupo del cibo e io delle stoviglie. Separatamente.

Da quanto tempo studiate la formazione stellare?

Oggi è lunedì?

Sì.

Da sempre.

E non avete ancora finito?

È un campo di ricerca molto vasto. Ancora oggi non si sa quasi nulla delle regioni di formazione stellare, si sa cosa sono, di cosa sono composte, come si formano, da cosa si formano, cosa formano, come, quando e perché, ma per esempio non si sa la loro temperatura, o meglio, non si sa la loro temperatura al centro, cioè la si sa, ma non con la precisione necessaria per poter dire che la si sappia con la precisione necessaria. Per esempio noi abbiamo scoperto che non è 7.98 gradi Kelvin come tutti pensano.

Ah, no?

È 7.96.

Affascinante... e cosa pensate del problema della materia oscura?

Noi ci occupiamo di formazione stellare.

Esiste vita nell’universo?

Non lo so, ma se esiste e si trova al centro di una regione di formazione stellare, la sua temperatura è 7.96 gradi Kelvin. Aspetta! Cosa? 7.95. Sul serio? Giuro! Non mi stai prendendo in giro? Lo sai che non scherzo mai sulla temperatura delle regioni di formazione stellare. Bisogna festeggiare! Crutcher & Troland stiamo arrivando!

Crutcher & Troland?

È la concorrenza.

Anche loro studiano regioni di formazione stellare?

In realtà è una persona sola.

Non mi dire...

Proprio così, ma è convinto di essere in due. Al momento è suo il record di 7.93 gradi Kelvin, ma vatti a fidare... sarei curioso di vedere che equazione del trasporto usa. Già. Secondo me, io posso arrivare almeno a 7.90. Ci puoi scommettere. Vedrai.

Qual è l’errore di queste misure?

Cosa sta insinuando?

L’errore delle misure.

Non ci sono errori nelle misure.

Dico le barre d’errore, avete presente la teoria degli errori?

Noi ci occupiamo di formazione stellare. Ben detto.

CHI RIMANE