MERLO

Tutti parlano della matematica eccetera, che certo è importantissima, per carità, però è come se la matematica fosse il punto centrale di tutto. "Ah, guardate in matematica gli asiatici, eccetera, gli indiani!", beh, non mi pare che l’India sia il primo paese del mondo. Se davvero la matematica fosse così importante tutti questi geni indiani avrebbero portato. "E poi perché gli italiani non amano la matematica?", beh, anche questa è una cosa. Forse perché ce n’è troppa: il numero di telefono, i numeri, il bancomat, il. Persino questa si chiama radio tre, pensi, cioè già devo pensare al numero per identificarla. E il quando premo un tasto per cercare un disco in macchina è sempre con un numero. E vabbe’, comunque, ciii.


PERCHÉ UCCIDERE È SBAGLIATO?

Un giorno, mentre stavo affogando Giuseppe nel bidé, mi viene un dubbio: e se uccidere fosse sbagliato?


Giuseppe, secondo te sto sbagliando?

Gurglegurglegurgle!

È un “no”, vero?


Ma ormai il dubbio mi era venuto e uccidere la gente non era più divertente come prima. Non ci mettevo più l’impegno di una volta e alla fine mi ero ridotto a sparare a caso fuori dalla finestra guardando “Affari tuoi”. Lo so, è una cosa vergognosa, ma non è che ci sia molto altro in TV.
Mi annoiavo, dormivo male, litigavo con tutti. Persino fra me e Roberta c’era tensione.


Che cazzo vuoi? 

...

No, adesso tu mi dici che cazzo vuoi?

...

DIMMI CHE CAZZO VUOI!?


Roberta è la mia pianta grassa, in tre anni di convivenza non avevamo mai litigato. Non poteva andare avanti così, dovevo assolutamente sapere la verità. Chiedo aiuto a Google.

“uccidere è sbagliato”: 2750000 risultati.

“uccidere è giusto”: 18 risultati.

È così che ho scoperto che internet non serve solo per le donne nude.
È strano, ogni giorno ammazziamo migliaia di mucche, milioni di mosche, miliardi di batteri. No, dico, i batteri. Ogni volta che uno si lava le mani, per i batteri è l’olocausto, è terribile se ci si pensa. Per fortuna i batteri non si vedono e le bistecche non si lamentano. Cosa direbbe una bistecca se potesse parlare?


Ti puego, non mangiaumi.

Ma io ho fame.

Lasciami andaue.

Dai, solo un pezzettino piccolo piccolo e poi vai dove vuoi.


Perché le mucche sì, le mosche sì, i batteri sì e gli esseri umani no? Perché proprio gli esseri umani, i più divertenti? Dopotutto un uomo è solo un aggregato di atomi disposti in modo da essere un po’ più rumorosi del solito, se ammazzi uno gli dai solo una rimescolatina. Cosa c'è di male? Per esempio, magari adesso mia nonna è un succo di frutta.
Quando andavo a scuola mi hanno insegnato un sacco di cose, tutte vere e sacrosante, per carità, se no che senso avrebbe insegnarle? Sarebbe veramente crudele insegnare a un bambino delle cose non dico false, ma anche solamente dubbie.


Chi mi sa dire il quinto comandamento?

...

Su, è facile.

...

Vuoi dirmelo tu?

Il quinto?

Sì.

Non mettersi le dita nel naso?

Non uccidere.

Perché?

Mi spiace, non sono programmato per rispondere a questa domanda.


Ma a me questa domanda è sempre rimasta in testa. Nemmeno l’insegnante di religione mi ha mai saputo rispondere. Tutto quello che è riuscito a farfugliare mentre lo strozzavo con un laccio da scarpe è stato “oddio che dolore!”, tutto qui, nessun riferimento ai dieci comandamenti. Perché?



Che cos’è?





Un attimo.


Sì, ma perché?


Certo, l’anima... non sarebbe male. Scusa, anima, intanto che ci sei potresti farmi due uova con la pancetta, delle olive ascolane e un paio di bruschette?

Ti puego, lasciami andaue.

Perché parli come una bistecca?


La filosofia non è la cosa più adatta se si vogliono delle risposte, così sono passato al metodo empirico. Mi sono infilato in macchina e sono partito in cerca di uno da investire, uno rigorosamente qualsiasi perché se a queste cose ci si pensa troppo si rischia di uccidere qualcuno che se lo merita. Il primo che mi è capitato a tiro l’ho messo sotto. Niente di spettacolare, è stato come prendere un dosso artificiale, a parte i pezzetti di cervello sul parabrezza. Sono sceso dalla macchina, ho acceso una sigaretta e mi sono messo ad aspettare. Niente. Non succedeva niente. Avrò aspettato cinque minuti, dieci. Le frattaglie sparse sul cofano iniziavano ad attirare un certo numero di uccelli, ma a parte questo niente, non è successo assolutamente niente. Ovviamente non ci si può fermare al primo tentativo (un pensionato, un paraplegico, un bambino con le lentiggini), con la scienza ci vuole pazienza (un mendicante, una donna incinta, il Dalai Lama), molta pazienza (tutti quelli di ritorno da Lourdes e che nemmeno la Madonna se li è filati), troppa. Non so se uccidere sia giusto o sbagliato, di sicuro è molto faticoso.
Qualche giorno dopo me ne stavo in soggiorno cercando di farmi il nodo al cappio, ma siccome coi nodi non ci ho mai saputo fare, dopo un po’ lascio perdere e decido di suicidarmi con la TV. È una morte lenta ma indolore, si perde conoscenza a poco a poco e la morte cerebrale sopraggiunge mentre il corpo continua a fare zapping. Un sacco di gente muore così, e il giorno dopo va regolarmente al lavoro. Intanto che scorro i canali a un certo punto mi metto un dito nel naso, è una cosa che faccio sempre quando cerco di suicidarmi, mi rilassa, ma stavolta succede una cosa veramente strana: vedo il posacenere che si sposta di un centimetro. Com’è possibile? Così, da solo, come mosso da una forza invisibile. Sì, è vero, tutte le forze sono invisibili, sarebbe davvero fastidioso se la forza di gravità fosse rossa fosforescente. Premo di nuovo il tasto e intanto mi frugo piano piano nel naso. Il posacenere si muove di nuovo: destra, sinistra, destra, sinistra. Mai visto niente del genere, è qualcosa di veramente strano, molto più strano di Sandro.


Sentivo di essere vicino alla risposta. Il luogo recondito e misterioso dove si nasconde il valore della vita era finalmente a portata di mano. Studio giorno e notte tutto quello che ho in casa: i vecchi libri di scuola guida, le enciclopedie faticosamente raccolte in tanti anni di contrattazioni al citofono, persino le istruzioni della lavastoviglie, forse la cosa più difficile che abbia mai letto dopo il menù del ristorante indiano, e alla fine capisco.
C’è una piccola ghiandola a metà strada fra il coccige e la scapola sinistra, denominata ghiandola B o, secondo altri studiosi, ghiandola della seconda lettera dell’alfabeto. Ogni sera detta ghiandola secerne una sostanza che si diffonde in tutto il sistema linfatico e fa vibrare impercettibilmente i traghi dei padiglioni auricolari. Questo serve come richiamo sessuale per le zanzare, che, di notte, mentre dormiamo, si riproducono indisturbate nelle nostre orecchie.
La ghiandola che ci interessa è però la ghiandola A, detta volgarmente “naso”. Questa ghiandola non è proprio una ghiandola, ma più un piccolo acceleratore di particelle, e non parlo solo di particelle appiccicose. Forse non tutti sanno che il naso di ogni uomo è percorso da un continuo flusso di particelle elementari (elettroni, protoni, cose così) che escono da una narice e entrano nell’altra, continuamente, a velocità prossime a quella della luce. Quando la narice d'ingresso viene ostruita, il flusso si interrompe e le particelle vengono sparate fuori in linea retta dalla cavità rimasta libera. Nella maggior parte dei casi questo non produce alcun effetto macroscopico rilevante, a parte la formazione di piccole strutture chiamate “gatti di polvere”. Se però il soggetto in quel momento preme un tasto, la pressione esercitata sul dito attiva il campo magnetico del corpo umano, come predetto già nell’Ottocento dal misconosciuto astrologo tedesco Franz Anton Mesmer, e questo convoglia tutte le particelle nasali in direzione est-ovest. O ovest-est, non mi ricordo mai, comunque è questo che fa ruotare la Terra.


Gli esseri umani si mettono le dita nel naso e premono tasti in continuazione. Miliardi di persone che si frugano nel naso e premono tasti, frugano e premono, premono e frugano, continuamente, fin dalla preistoria. Cosa succederebbe se non ci fossero più gli esseri umani? L’attrito con l’etere fermerebbe la rotazione terrestre e le calotte polari si scioglierebbero, l’atmosfera evaporerebbe e tutta la flora terrestre sparirebbe per sempre, fra cui la genziana asclepiadea. Ecco perché uccidere è sbagliato.
Ora resta da capire perché sia sbagliato far sparire la genziana asclepiadea.

L’AMORE RENDE OTTUSI

Tanto tempo fa mi sono precipitosamente innamorato di una donna: Cristina Gnafaccio. Non che di solito io mi innamori degli uomini, non precipitosamente almeno, anzi non mi innamoro praticamente mai di nessuno, e non perché io sia insensibile, anzi sono una persona sensibilissima (lo dice sempre il mio dentista), ma perché non mi piace innamorarmi. Non mi piace sudare, non mi piace il mal di pancia e non mi piace innamorarmi. Trovo che sia un imbroglio della Natura, la quale, dietro all’apparenza degli “oh amore mio”, “oh mio amore amato” e “oh amato amore mio amoroso amante”, vuole solo servirsi del mio, diciamo, corpo per perpetuarsi. Alla Natura non importa niente del mio innamoramento, se sia per me fonte di benessere o di malessere, a lei interessa solo colonizzare il pianeta, colonizzarlo a più non posso, preferibilmente fino a farlo scoppiare. Quale sia il suo scopo io non lo so, verosimilmente nemmeno ce l’ha uno scopo, tutto quello che so è che appena uno si aperte virgolette innamora chiuse virgolette, la Natura lo trasforma istantaneamente in un grosso spray umano a emissione il più precoce possibile di spore colonizzatrici. E questo senza contare che “innamorarsi” è una parola orribile. Quasi peggio di “intrigante”, “sfizioso” e “bebè”. Un giorno mi piacerebbe parlare con quelli che inventano le parole e dirgliene quattro: “ti”, “spezzo”, “le” e “dita”. Alla fine ho detto “donna” solo per dare una rapida descrizione corporea di Cristina Gnafaccio, anche se, a voler essere proprio pignoli, io mica lo so se è davvero una donna. Non sono entrato a tal punto in confidenza con lei da poterle guardare nelle mutande. È una persona molto riservata, Cristina, e io sono rispettoso della privacy altrui. Se il mondo in cui viviamo ci tenesse veramente alla riservatezza delle persone, l’uso dei generi grammaticali sarebbe proibito. Per correttezza bisognerebbe usare il maschile con tutti. O il femminile. O ancora meglio bisognerebbe omettere la vocale alla fine di tutti i sostantivi, di tutti gli aggettivi e di tutti gli articoli. “Sei stanc? Hai un stran cer. Vuoi un t cald con biscott?”, così nessuno ci resterebbe male e la lingua diventerebbe finalmente abbastanza neutra da non urtare più la sensibilità di nessuno. Io ho detto “donna” solo per dire che esteriormente Cristina ha l’aspetto di una donna: mascella squadrata, naso grande e piatto, sopracciglia folte e una leggera peluria sul mento. Non era mia intenzione offendere. Inoltre il suo nome è femminile, per cui mi sono sentito autorizzato a chiamarla “donna”, sempre che il nome sia “Cristina” e non “Gnafaccio”, altrimenti cambia tutto. Purtroppo non sono mai entrato così in confidenza con lei da chiederle come si chiama.
Un giorno, mentre era in vacanza in un posto che non ha voluto riferirmi, le ho dichiarato il mio amore in ginocchio e con l’anello in mano, come prevedono le usanze delle persone per bene. Le ho anche citato a memoria tutto il testo di “All You Need is Love”, sia in avanti e che all’indietro, e sull’anello ho fatto incidere una bellissima frase che non ricordo. Faceva più o meno così: “amore” eccetera. Il giorno dopo ci siamo sposati, anche se lei non era presente per motivi di riservatezza. Il sindaco, però, mi ha assicurato che il matrimonio è comunque valido. Forse non tutti lo sanno, ma affinché un matrimonio sia valido non è necessaria la presenza della sposa, è sufficiente una delega firmata da lei stessa o da un parente stretto, e quale parente più stretto del futuro marito in persona? Lei è stata così gentile da mandarmi un messaggio di congratulazioni, trovando fra l’altro delle bellissime parole: “prugnole”, “frantoio” e “sorbetto”.
Col tempo ho imparato a conoscere meglio Cristina e ad apprezzarla per quello che è veramente. Non so che fine abbia fatto.

LIBRI

A COSA SERVE L'ASTRONOMIA?

Non appena il cosiddetto uomo della strada sente una qualche notizia di astronomia, subito si indigna: "perché buttare soldi in sonde spaziali e telescopi quando sulla Terra ci sono un sacco di problemi? Problemi come l'Africa, la disoccupazione, quel televisore da 46 pollici che starebbe così bene in soggiorno". L'uomo della strada, contrariamente a quanto dice il nome, non sta solo in strada, ma lo si può trovare anche nei Tg, nei giornali o in quelle famose trasmissioni di denuncia del malaffare, quelle che quando non hanno un malaffare da denunciare se lo inventano.
"A cosa serve sapere di cos'è fatta una cometa se tanto non è commestibile? Che me ne faccio delle foto di Plutone se non ci posso andare in vacanza? Che mi frega dell'anello di congiunzione tra gli ammassi globulari e le galassie sferoidali nane se poi non lo danno al cinema?". Sembra che le cose che "servono" siano solo quelle che danno un contributo materiale al benessere quotidiano: la medicina serve a curare le malattie, l'elettromagnetismo serve ad accendere le lampadine, persino la meccanica quantistica potrebbe servire a qualcosa: creare potentissimi processori coi quali l'umanità potrà finalmente giocare a Candy Crush molto più velocemente. "Utile" è solo ciò che è "materialmente utile" e da questo punto di vista, è vero, l'astronomia non serve assolutamente a niente. Non serve a vivere più a lungo, non serve a stare più comodi, non serve nemmeno a predire il futuro, cosa che invece qualsiasi ciarlatano sa fare. Allora perché studiare l'universo?
Bene. Il motivo per cui migliaia di astronomi in tutto il mondo vengono pagati per fare il loro lavoro è che l'universo è (attenzione) interessante. Incredibile, vero? Se per caso qualcuno incrocia l'uomo della strada è pregato di farglielo sapere: si studia l'universo perché è interessante, si ascolta la musica perché è bella, si beve lo champagne perché è buono, di certo non per dissetarsi. Questa risposta sarebbe già sufficiente a spiegare l'importanza dell'astronomia, ma c'è un'altra cosa.
Studiare l'universo non significa solo cercare di capire il funzionamento di un fenomeno naturale immenso e misterioso, ma significa anche osservare il mondo da una prospettiva nuova, cioè non da dentro il proprio corpo, come si fa tutti i giorni semplicemente aprendo gli occhi, ma dal di fuori, fuori dalle proprie faccende quotidiane, dalle proprie preoccupazioni, dal tanto rassicurante senso comune e da ogni altra cosa che ci è familiare. È qualcosa che ti cambia. Tanto per fare un esempio a caso, dopo aver dato uno sguardo al posto che la Terra occupa nell'universo, è molto più difficile accapigliarsi per un parcheggio.
L'astronomia non serve a vivere più agiatamente, ma è una di quelle cose che danno alla vita un senso, come l'arte, la filosofia, le camminate in montagna e tante altre cose inutili.

L'UOMO PIÙ DI SINISTRA DEL MONDO

FELICITÀ

REFERENDUM

In questi giorni si parla molto di referendum, ogni tanto succede. Tralasciando il caso particolare attualmente dibattuto in tutti i più autorevoli social network, la cosa che mi ha stupito è che tantissime persone danno per scontata l'uguaglianza

referendum = strumento democratico

che è falsa. È talmente falsa che non starei neanche a dirlo, se non fosse che fra queste persone ci sono anche giornalisti e addirittura leader di partito. Com'è possibile? Questo vuol forse dire che i leader di partito non sanno cose che so io che non sono leader di niente? Oppure vuol dire che fanno solo finta di non saperle per ottenere così il consenso di chi non le sa veramente? Questo sarebbe ancora peggio, perché vorrebbe dire che i leader di partito, invece di spiegare ai loro cittadini le cose che questi ultimi non sanno (uno mica può sapere tutto), sfruttano proprio le cose che i cittadini non sanno per raggiungere i loro fini, buoni o cattivi che siano. Per dimostrare che l'uguaglianza detta sopra è falsa, basta citare un caso in cui non è verificata, uno solo. Io ne citerò ben due.
Immaginiamo per esempio un referendum in cui la gente sia chiamata a decidere se consentire o no ai rom di rimanere sul territorio nazionale, non importa che cittadinanza abbiano. Credo non sia necessario spiegare perché un referendum del genere non sarebbe democratico, mi limito solo a ricordare che esiste una certa differenza fra democrazia e oclocrazia. Mi rendo conto che si tratta di un caso estremo, ma il caso estremo serve a isolare un concetto, poi si può discutere su quanto il concetto aiuti a capire un certo caso particolare. 
Ma a parte questo, un referendum può essere considerato democratico solo se viene indetto secondo le regole previste dalla Costituzione (ovviamente assumendo che la Costituzione sia ispirata a principi democratici), in modo tale che quando si determinano certe condizioni più o meno oggettive che non dipendono dalla volontà di un singolo individuo (per esempio la raccolta di N firme e l’approvazione di una Corte Costituzionale), il referendum deve essere fatto, anche se è inutile, anche se alla maggioranza della popolazione non interessa, anche se chi in quel momento è al potere ritiene che sia dannoso. Una cosa che distingue la democrazia da altri sistemi politici è che le regole sono più forti della volontà di chi governa, e anche più forti della volontà della maggioranza. Per esempio sono le regole che tutelano le minoranze, non la volontà del popolo. Se fosse per il popolo, le minoranze verrebbero spazzate via in un secondo.
Appurato questo, consideriamo il caso di uno al potere che proclami un referendum in modo del tutto arbitrario, magari perché gli torna comodo, allora in questo caso il referendum non è uno strumento democratico, ma uno strumento di manipolazione delle masse. Sia chiaro, può anche essere un referendum giusto, ciò non toglie che non sia democratico. Purtroppo “giusto” e “democratico” non sono due concetti totalmente sovrapponibili, per questo esistono due parole diverse per indicarli.

KUSWHHFER:GFDQ

RODOBERTO, DRAMMA STORICO IN VENTISETTE PICCOLI ATTI

ATTO I
Campo di battaglia dopo la battaglia.
Un soldato ferito si aggira fra i cadaveri.

SOLDATO – Sono i tempi dell’ultimo sventurato regno di Ormondo XXXIX di Northumberland, quando l’umanità, dopo centocinquant’anni di guerre, miseria e pestilenze, dovette sopportare anche la crudeltà delle orrende schiere dei Sarpédoni.

ATTO II
Campo di battaglia durante la battaglia.
Sferragliare di spade, grida di guerra, scalpitii equini.

ATTO III
Reggia di Northumberland.
Ormondo XXXIX sul trono, i figli in ginocchio. Edgardo, ministro del Re, pettina i favoriti del suo sovrano.

ORMONDO XXXIX – Ho vissuto tanto a lungo per assistere a una così disonorevole disfatta? Rodoberto! Lepidauro! Barbanzio! Luigi! Figli tanto amati quanto indegni del nome che portate, fuggite via dai miei occhi! Se si ritroverà in alcuno dei nostri territori codeste vostre carcasse di banditi, per voi sarà la morte. Via, per Giove! E non ci sarà revoca per questo!

I figli si guardano sconcertati.

EDGARDO – Mio Signore, in verità abbiamo vinto.
ORMONDO XXXIX – Sul serio?
EDGARDO – Sì, mio Signore.
ORMONDO XXXIX – Allora festeggiamo! Edgardo, ti nomino Maestro degli Uffici.
EDGARDO – Mi ritengo altamente onorato, mio Signore, ma già godo di questo prestigioso titolo.

ATTO IV
Reggia di Northumberland, notte.
Coriandoli, piatti e bicchieri ovunque. Rodoberto e i fratelli si dividono le ultime pizzette.

RODOBERTO – In fede mia, oggi il vecchio mi ha fatto paura.
BARBANZIO – L’età si fa sentire.
LEPIDAURO – Forse qualcuno dovrebbe metterlo a dormire per sempre.

Rodoberto sfodera la spada.

RODOBERTO – Lepidauro! A tal segno osi dar voce al latrato maligno della tua lingua?
LUIGI – Cioè?

Lepidauro sfodera la spada.

LEPIDAURO – L’ho detto e lo ripeto: il vecchio va accoppato!
RODOBERTO – In guardia!
LEPIDAURO – Prendi questo!
RODOBERTO – A-ah!
LEPIDAURO – Tieni!
RODOBERTO – Oh! Ah!
LEPIDAURO – Oplà.

ATTO V
Fortezza di Antiochia.
Satràn Rudànta sul trono. Entra Enobarbo e si inginocchia.

ENOBARBO – Mio nobile Signore, Rodoberto ha assassinato il fratello Lepidauro.
SATRÀN RUDÀNTA – Raduna gli uomini, presto! All’alba marceremo contro i Mirmidoni!

ATTO VI
Palazzo reale di Ninive.
Sapore III sul trono, Tantalio in ginocchio.

SAPORE III – Raduna gli uomini! È arrivato il giorno di prendere Antiochia!

ATTO VII
Roccaforte di Abbiategrasso.
Massimiano il Numismatico sul trono, Boemio in ginocchio.

MASSIMIANO – Richiama subito le legioni sul Po. Al momento buono ci uniremo ai vincitori.

ATTO VIII
Reggia di Northumberland.
Ormondo XXXIX sul trono, Edgardo in ginocchio.

ORMONDO XXXIX – Senza zucchero, grazie.

ATTO IX
Foresta nera.
Rodoberto a cavallo.

RODOBERTO – Che vedono i miei occhi? È fumo quello! Chi si azzarda a vivere negli oscuri antri della Foresta Nera, dimora di orribili fiere e pestilenze atroci? Chi o cosa siete, esecrabili ombre della notte? Parlate! È Rodoberto che ve lo comanda!

ATTO X
Avignone, Palazzo dei Papi.
L’Antipapa sul trono, Luigi e Barbanzio in ginocchio.

ANTIPAPA – Le vostre lotte intestine non mi riguardano.
BARBANZIO – Ha ucciso il fratello e vilipeso il venerando padre!
LUIGI – Il venerando padre!
BARBANZIO – Va tratto in ceppi di fronte alla Suprema Inquisizione e processato con giustizia.
LUIGI – Con giustizia!
ANTIPAPA – A una condizione.
BARBANZIO – Parla, ti ascoltiamo.
LUIGI – Ti amo!
ANTIPAPA – Liberate Padre Urwick. Da venticinque anni langue in vile e mefitica prigione, tratto colà dall’immonda mano di vostro padre.

ATTO XI
Una piana erbosa. Scrosciare di acqua sorgiva.
Satràn Rudànta e Enobarbo a cavallo.

ENOBARBO – Northumberland è ancora lontana, mio Signore. Gli uomini hanno bisogno di riposo. Accampiamoci lungo le rive di questo placido torrente, la quiete e i profumi di queste campagne ristoreranno lo spirito e le membra dei soldati.
SATRÀN RUDÀNTA – Ben detto.

Continua a cavalcare come se niente fosse.

ATTO XII
Una tetra spelonca. Nel mezzo, un calderone che bolle.
I tuoni proiettano le ombre di tre donne decrepite.
Rodoberto sorseggia del brodo.

RODOBERTO – Quindi, se ho inteso bene, succederò a mio padre Ormondo XXXIX di Northumberland, Signore dei Mirmidoni, Re di Norvegia, reggente di Francia e Bielorussia, nonché sindaco di Varese.
OMBRE – Eh eh eh!
RODOBERTO – Ma quanto durerà il mio regno? Avrò eredi? Sconfiggerò Satràn Rudànta? Che ore sono?

ATTO XIII
Reggia di Northumberland.
Edgardo lucida la corona di Ormondo XXXIX. Barbanzio e Luigi in ginocchio.

BARBANZIO – Vedete bene, mio Signore, com’è fatto e impastato costituzionalmente di tradimento, e dopo questa infamia è fuggito.
ORMONDO XXXIX – D’accordo, fate di Rodoberto quel che volete, e intanto che ci siete sterminate tutti quelli che vanno per strada in canottiera e ciabatte. Non li sopporto. A me foglio, penna e sigillo!
EDGARDO – Subito, mio Signore.
BARBANZIO – C’è un’altra soluzione, padre.
ORMONDO XXXIX – Ti ascolto.
BARBANZIO – Ci serve Padre Urwick.
ORMONDO XXXIX – Giusto, che fine ha fatto?
EDGARDO – Mio signore, lo avete venduto ai Persiani per un secchio di burro fuso.
ORMONDO XXXIX - Ah, sì?
BARBANZIO – Questo è il disegno che ho in mente, udite bene: col mezzo di argomenti persuasivi ben mescolati a mielate parole, convinceremo Sapore III a renderci Padre Urwick.
ORMONDO XXXIX – Burro fuso, hai detto?

ATTO XIV
Carceri persiane.
Padre Urwick in catene e un arbusto ardente.

ARBUSTO – Ti ho detto di no.
PADRE URWICK – Non ne posso più!
ARBUSTO – No.
PADRE URWICK – A che serve la religione se non può nemmeno spezzare queste catene?
ARBUSTO - Devi imparare a cavartela da solo.

ATTO XV
Deserto di Bramanzia.
Sapore III e Tantalio a cavallo.

SAPORE III – Ma quelli non sono Barbanzio e Luigi? Là, su quelle rocce.
TANTALIO – Che vogliano assediare Ninive approfittando della nostra assenza?
SAPORE III – Non temere, ho affidato la città a mio figlio. Comunica ai soldati che proseguiremo per quel viale laggiù, quello ricoperto di ombrose betulle e costeggiato da un torrente di birra.
TANTALIO – Mio signore, è solo un miraggio.
SAPORE III – Obbedisci!

ATTO XVI
Palazzo reale di Ninive.
Un neonato sul trono.

ATTO XVII
Accampamento dei Mirmidoni.
Barbanzio e Luigi dormono. Entra Rodoberto e versa una fiala nell’orecchio di Barbanzio.

ATTO XVIII
Reggia di Northumberland.
Ormondo XXXIX e Edgardo.

EDGARDO – Mio Signore, i Sarpédoni hanno invaso la Turingia meridionale e marciano rapidamente su Northumberland.
ORMONDO XXXIX – Che è dove siamo noi, giusto?
EDGARDO – Sì.
ORMONDO XXXIX – Richiama Barbanzio e Luigi.
EDGARDO – Barbanzio, vostro figlio, è morto.
ORMONDO XXXIX – Allora lascia perdere. Invia subito un messaggero alla roccaforte di Abbiategrasso. Massimiano il Numismatico non tarderà a venire in nostro aiuto.
EDGARDO – Sì, Signore.
ORMONDO XXXIX – Edgardo.
EDGARDO – Sì?
ORMONDO XXXIX – Ti nomino Maestro degli Uffici.

ATTO XIX
Carceri persiane.
Padre Urwick e l’arbusto ardente.

PADRE URWICK – Ascolta, facciamo così. Tu fammi uscire di qui e io ti giuro che non t’importunerò mai più.
ARBUSTO - Nemmeno quando giochi a dadi?
PADRE URWICK  – Lo giuro.

ATTO XX
Avignone, Palazzo dei Papi.

ANTIPAPA – Ho un brutto presentimento.

ATTO XXI
Campagne della Turingia.
Satràn Rudànta coi suoi uomini.

SATRÀN RUDÀNTA – Avanti, valorosi soldati! Non dubitate della vittoria e, ottenuta quella, non dubitate di una generosa ricompensa! Siate arditi e spavaldi giacché il giorno del Grande Ripostiglio è vicino!

I soldati prorompono in un orrendo grido di guerra.

ATTO XXII
Mura di Antiochia.
Sferragliare di spade, grida di guerra, scalpitii equini.

SAPORE III – E questo lo chiamate un assedio? Forza, soldati, mostrate di che crudeltà siete capaci! Antiochia sarà nostra prima di cena!

ATTO XXIII
Roccaforte di Abbiategrasso.

MASSIMIANO – Ah ah ah!

ATTO XXIV
Reggia di Northumberland.
Ormondo XXXIX e Edgardo.

EDGARDO – Mio Signore, la lettera di Massimiano dice solo “Ah ah ah!”.
ORMONDO XXXIX – E così sia. Faremo quello che avremmo dovuto fare già da molto tempo: portami le armi, Edgardo, l’alabarda d’oro e l’elmo dal ricco cimiero. Abbatteremo noi stessi le orrende schiere dei Sarpédoni! Noi due soli, Edgardo, come ai bei tempi.
EDGARDO – Sì, mio Signore.

Edgardo è in tenuta da viaggio, con trolley, berretto e occhiali da sole. Esce di corsa. Il rombo di un aereo che decolla.
Entra Rodoberto.

ORMONDO XXXIX – Tu!

Rodoberto trafigge il padre con la spada.

ORMONDO XXXIX – Ti rubi la mia vecchiaia! Ma non m’è tanto doloroso perdere questa fragile vita quanto perdere i titoli di gloria che mi strappi vincendomi così. Mi ferisce i pensieri, questa perdita, non meno che le carni la tua spada. Ma i miei pensieri, schiavi della vita, e la vita, giocattolo del tempo, ed il tempo, che abbraccia col suo occhio l’intero mondo, devono aver fine.

Muore.

ORMONDO XXXIX – Muoio.

ATTO XXV
Campo di battaglia dopo la battaglia.
Un cadavere fra tanti.

CADAVERE – Per otto anni la terra ha bevuto il sangue dei suoi figli. Ora Rodoberto ha ricacciato i Sarpédoni di Satràn Rudànta nella desolata terra di Bramanzia, Sapore III ha preso Antiochia ma ha perso Ninive, Massimiano il Numismatico ha preso Ninive ma ha perso Abbiategrasso, l’Antipapa si è trasferito da Avignone a Saint Tropez senza un motivo preciso.

ATTO XXVI
Deserto di Bramanzia.
Luigi e Padre Urwick strisciano sotto il sole.

LUIGI – Si faccia forza, signor Padre Urwick. Solo altri ventidue giorni di viaggio e ci siamo.
PADRE URWICK – Usiamo i cammelli, ti prego!
LUIGI – I cammelli? A lei piacerebbe se dei cammelli le salissero in groppa?
PADRE URWICK – Beh... sì.
LUIGI – D’accordo. Al Hakim! Selim! Venite!

Due cammelli salgono in groppa a Padre Urwick.
Entra Rodoberto.

LUIGI – Ciao Rodoberto.
RODOBERTO – Ho un regalo per te, Luigi.
LUIGI – Per me?

Rodoberto trafigge il fratello con la spada.

LUIGI – Ma io non ti ho regalato niente!

Muore.

ATTO XXVII
Reggia di Northumberland.
Rodoberto sul trono, Edgardo gli pettina la barba.

EDGARDO – Ormai non v’è più spada di ribelle snudata, e ovunque sopra il vostro regno la pace innalza il suo ramo d’ulivo.
RODOBERTO – Un regno durevole.
EDGARDO – È la speranza di tutti i Mirmidoni.
RODOBERTO – È molto più di una speranza, Edgardo. Me l’hanno profetato le ombre della Foresta Nera: “Non devi temere fintanto che non vedrai una fioriera vuota a cavallo di un cinghiale albino dare lezioni di ricamo a tutto l’esercito di Cornovaglia”.  

Ridono sfrenatamente.

EDGARDO – Brindiamo!
RODOBERTO – All’inizio di un lungo e prosperoso regno!
EDGARDO – Che Dio vi conservi, mio Signore!

Bevono.
Entra una staffetta.

STAFFETTA – Mio grazioso Signore, dovrei dirti di qualcosa che giuro d’aver visto, ma non so come dirlo.
RODOBERTO - Fammi indovinare, si tratta di una fioriera, vero?