DIO NON È UNO CHE SA STARE ALLO SCHERZO

A ripensarci, le persone più fastidiose del mondo non sono quelle che ho detto l’altra volta, ma i narcisisti. Tutti sono narcisisti, ognuno a modo suo. Lo sono i neonati, che se smetti di adorarli ti perforano i timpani, lo sono i vecchi, sempre smaniosi di raccontare tutto quello che non sanno, lo è la gente comune, che si vanta continuamente delle sue miserabili cianfrusaglie, e lo sono anche i cosiddetti intellettuali, cioè tutte quelle persone che vivono sulle spalle della gente comune con la scusa che hanno cose molto importanti da dire, anche se poi tutto quello che dicono è solo una lunga perifrasi di “mi piaccio”. La cosa che rende il narcisismo così fastidioso è che è inconsapevole. Per qualche strano effetto distorcente del cervello umano (secondo me è stato montato al contrario), ognuno si vede molto più affascinante, arguto e sveglio di quello che è e dà per scontato che anche chi vive fuori dalla sua testa lo veda così, invece chi vive fuori dalla sua testa lo vede com’è in realtà, e questo crea non pochi problemi nei rapporti sociali, primo fra tutti il fatto che sia considerato offensivo ricordare a una persona la verità, e cioè il suo non essere particolarmente affascinante, arguta o sveglia (nota per gli extraterrestri: sulla Terra la verità si chiama insulto).
Ma purtroppo il narcisismo non è limitato alle manifestazioni individuali. Se così fosse sarebbe tutto sommato sopportabile, anzi in certi casi sarebbe addirittura utile, visto che non c’è persona al mondo più facilmente manovrabile del narcisista.


Allora prendimi latte, uova, patate, anguille, grappa, prezzemolo e otto chili di farina. Mi raccomando, distribuisci la farina in bustine trasparenti da dieci grammi l’una.

Ma --

Se qualcuno ti fa storie sovrastalo con la tua smisurata intelligenza superiore.

Lo farò a polpette.

E non dimenticare il mercurio: sei bottiglie da un litro e mezzo da portare rigorosamente sulla schiena.

Ma --

Intelligenza superiore.

Vado.


Il narcisismo diventa veramente fastidioso quando assume forme collettive, come per esempio le religioni. Contrariamente a quello che si dice, il sentimento che sta alla base della religione non è l’amore per l’umanità, l’amore per la verità o l’amore per le frasi a effetto, ma l’amore per se stessi. Il tacito assunto di ogni religione è sempre e solo uno: “sono talmente affascinante, arguto e sveglio che solo un dio può avermi creato, di certo non una volgare trombata”. Ogni idolatria è in fondo un’egolatria e tutti i preti del mondo non sono altro che delle specie di ventriloqui, gente che si mette sulle ginocchia un pupazzetto di dio e gli fa dire quello che vuole. Mi dai torto? Relativista! Non mi obbedisci? Peccatore! Mi sfotti? Empio! Il sentimento religioso è solo narcisismo messo dietro il paravento della metafisica, in modo che uno possa lasciarsi andare alla più sfrenata autocelebrazione al riparo da occhi indiscreti, compresi i suoi (nota per gli extraterrestri: sulla Terra l’autocelebrazione si chiama “devozione”, l’autostima si chiama “fede” e i gusti personali si chiamano “leggi morali”). Quando un paravento è fatto bene ed è stato intessuto e amorevolmente preparato per millenni, magari con l’aiuto di qualche filosofo specializzato in paraventi, allora un narcisista può veramente realizzare il suo più grande sogno, che non è tanto autocelebrarsi, quanto sfondare il cranio a chiunque non lo celebri. Perché, dice il narcisista mentre impugna il badile, se non mi celebri non stai mancando di rispetto a me, nel qual caso potrei anche chiudere un occhio, ma stai mancando di rispetto a dio, e dio non è uno che sa stare allo scherzo (nota per gli extraterrestri: in caso di sbarco sulla Terra, meglio non togliersi il casco).