I PRO VAX NON ESISTONO

Fra le cose orribili che ci ha regalato quest'ultima pandemia, oltre alla malattia e a tutti i vari provvedimenti per cercare di contenerla, ci sono i no vax.
Certo, i no vax esistevano anche prima, ma prima erano solo una delle tante categorie di svitati che si aggiravano su internet, insieme ai negazionisti della shoah, agli sciachimisti, agli undicisettembristi e alla gente che sostiene le qualità terapeutiche dell'urina; ora invece l'antivaccinismo è diventato mainstream e ha unito insieme tutta una variegata accozzaglia di paranoici, dando loro forza e forse anche un motivo per vivere. Prima del 2020 i no vax erano solo una delle tante attrazioni dello zoo internettiano, noti perlopiù solo agli appassionati di casi umani, ora invece ne parlano anche i TG e i loro deliri sono ripetuti in TV da una schiera di mitomani di professione. È come quando pensavi di essere speciale perché eri fra i pochi ad avere letto Il Signore degli Anelli e poi salta fuori quel buzzurro neozelandese e ci fa 136 film.
Con la promozione dei no vax dalla serie B dei flame online alla serie A dei talk show di cosiddetta informazione, si sono inevitabilmente create alcune banalizzazioni nel modo di descriverli.

Una di queste è che i no vax siano soprattutto ignoranti. Di certo non sono degli eruditi, ma non mi sembra che il loro problema principale sia quello di non essere informati, anzi sul loro argomento del cuore possiedono molte più nozioni della media della popolazione: sanno cosa dice il comunicato del ministro della salute danese, ti citano a memoria l’abstract di un articolo di The Lancet, possono snocciolare i dati dei contagi dell'ultima settimana in Azerbaigian e così via. I no vax dedicano tantissimo tempo a documentarsi e a raccogliere informazioni sulla pandemia e sui vaccini, il loro problema non è l'ignoranza, il loro problema è che non capiscono quello che leggono.
Faccio solo tre esempi, tre sorprendenti modi di non capire che sono tipici non solo dei no vax, ma di tutti i complottisti in generale.

Esempio 1
Tanto per cominciare non capiscono la differenza tra aneddoti e statistica (a questo proposito avevo detto delle cose qui).
Questo significa che, per quanto si sforzino, non sono in grado di concepire l'idea che lo studio controllato di un campione rappresentativo possa dare risultati che valgono per l'intera popolazione, ma sorprendentemente sono allo stesso tempo convinti che gli aneddoti che catturano la loro attenzione, reali o immaginari, siano sufficienti per arrivare a conclusioni generali.
Per un no vax, uno studio statistico su 5000 persone vale solo ed esclusivamente per quelle 5000 persone, ma se il barbiere gli racconta che il figlio di sua cognata è stato investito da un monopattino mentre usciva dall'hub vaccinale, questo vuol dire che i vaccini causano investimento da monopattino. Affermazione solitamente seguita dall’ormai celebre constatazione: “ma non ce lo dicono!”.

Esempio 2
Non hanno nessuna capacità di distinguere tra fonti attendibili e fonti non attendibili. Qualsiasi fonte è potenzialmente sullo stesso livello di attendibilità: una rivista scientifica, l'articolo di un quotidiano, un medico, lo screenshot di uno sconosciuto, l'OMS, la zia Ines, tutto. Non è vero che i no vax danno più credito alla zia Ines che all'OMS, come spesso si dice; i no vax danno credito a chiunque loro pensino che confermi le loro tesi. Se la zia Ines dice una cosa che piace e l'OMS una cosa che non piace, allora la zia Ines è più attendibile dell'OMS; viceversa, sarà l'OMS a essere più attendibile della zia Ines. E può benissimo succedere che nello stesso discorso una certa fonte sia dichiarata inattendibile (“ah ah e tu credi ancora a quella certa fonte?!”) e poche parole dopo quella stessa identica fonte sia utilizzata per dimostrare le proprie tesi (“lo dice quella stessa identica fonte, non io!”).

Esempio 3
In questi anni ho rovistato fra i post di no vax di tutti i tipi (è una specie di hobby), da quelli che fanno fatica a mettere in fila tre parole di senso compiuto a quelli che riescono persino a scrivere in italiano corretto. Bene, in tutti questi casi, tutti, non ho mai trovato un solo no vax che sia in grado di concepire più di due numeri contemporaneamente oltre a 1 e 0. Per lui ogni fenomeno, non importa quanto sia complesso, può sempre essere descritto in modo soddisfacente da questi due soli numeri. Per esempio, o un vaccino funziona (1) o non funziona (0); non viene nemmeno preso in considerazione che possa funzionare molto (0.89) o abbastanza (0.64) o addirittura che possa funzionare molto per quanto riguarda un certo aspetto e abbastanza per quanto riguarda un secondo aspetto (0.89, 0.64), perché in questo caso ci sarebbero ben due aspetti da tenere in considerazione, ma il numero 2 non esiste. Esistono solo 1 e 0, e fra 1 e 0 non c'è niente. Questo modo binario di ragionare si applica a qualsiasi cosa. Per ogni fenomeno c'è una sola causa, non due, tre o settantasei: una causa o nessuna causa. Una sola variabile, un solo punto di vista, una sola teoria che spiega tutto. Oppure niente. 
Incredibile, eh? Avere un cervello così complesso come quello umano e usarlo come fosse un interruttore: on/off.

Dunque i no vax non sono banalmente ignoranti. Tutti siamo ignoranti su questo o quell'argomento e, se l'argomento ci interessa, proviamo a informarci per esserlo di meno. Anche i no vax si informano. La caratteristica che li definisce nel modo più preciso non è l'ignoranza, è che non capiscono niente.

Ma la banalizzazione più assurda è l'idea che ai no vax si contrappongano dei presunti "pro vax".
Ora, io capisco il senso di questa espressione: i pro vax sarebbero le persone che, a differenza dei no vax, hanno superato la paura ancestrale della punturina che hanno tutti gli animali quando li porti dal veterinario, e posso anche capire che sia un'espressione molto comoda, ma purtroppo, come sempre succede quando si abusa di una semplificazione, a lungo andare ci si dimentica il suo senso originario e si finisce con l'attribuirle una realtà oggettiva.
I pro vax non esistono, così come non esistono i pro Deltarinolo. Uno si mette il Deltarinolo se ne ha bisogno e se il suo medico non glielo sconsiglia per qualche motivo particolare, non c'è nessuno che la sera arriva a casa e dice "ah, ho proprio voglia di farmi un bel Deltarinolo con l'Aperol!". Ma se per caso esistessero i no Deltarinolo e diventassero famosi come i no vax, allora la TV e i giornali inizierebbero a chiamare tutti gli altri "pro Deltarinolo".
I no vax sono quelle persone che non vogliono vaccinarsi per nessun motivo e che non cambiano idea di fronte a nessun tipo di evidenza o circostanza perché pensano (a) di saperne più di tutti e (b) che ci sia un complotto mondiale per costringerli a iniettarsi una sostanza malefica o, nel migliore dei casi, inutile. Questo però non significa che esistano persone che vogliono vaccinarsi a tutti i costi indipendentemente da quello che dicono i loro medici, le autorità sanitarie di tutto il mondo e la comunità scientifica. Se domani l'OMS dicesse qualcosa del tipo “scoperta finalmente la cura! Basta prendere una bottiglia di olio di oliva e guardarci dentro per dieci secondi!“, non ci sarebbe nessun cosiddetto pro vax a dire “l’OMS è al soldo di big alternative pharma, io mi voglio vaccinare lo stesso!", non ci sarebbero manifestazioni pro vax contro la dittatura antisanitaria o quelli che si fanno il vaccino in casa con il Bronchenolo e la Cibalgina ripassata in padella. Tutti sarebbero felici di uscire da questo supplizio e tornare finalmente alla vita di prima. Tutti tranne i no vax, probabilmente.

Ok, allora se queste persone non le vogliamo chiamare pro vax, come le chiamiamo?
Boh, per esempio "persone che non sono no vax".