VOI SIETE QUI

LA BUCA DELL’AMORE (5 E 6)

5. MARIO E LUIGI

Mario è nato sul pianeta Terra in un anno non bisestile di un giorno imprecisato del tardo Olocene. Ha due gambe, due braccia, due occhi, ma purtroppo per lui un solo pene. Ama divertirsi, bere in compagnia, andare in vacanza a Olbia e pensa di essere una persona veramente speciale. Sua madre conferma.

aMario = 1

Questo è l’amor proprio di Mario (si veda parte 4). Anche Luigi è nato sulla Terra, ha più o meno lo stesso tipo di organi interni ed esterni di Mario e gli stessi hobby, ma, a differenza di Mario, Luigi pensa di essere una persona ancora più speciale. Il doppio.

aLuigi = 2

Ecco Mario e Luigi sul piano della saggezza e dell’amor proprio, ognuno rappresentato dalla sua buca personale: NMarioI e NLuigiI.


Entrambi hanno un obiettivo: “essere in condizioni di confort podalico su sterrati ad alta quota”. Cioè comprarsi un paio di scarponcini da montagna

so = 0.27


Mario vorrebbe due scarponcini Quenchua da spendere poco (Q). Certo l’idea di andare in montagna con gli stessi scarponcini che ha il novantanove percento della gente, cani compresi, non gli fa per niente piacere, ma dopotutto sono solo scarponcini e l’importante è che funzionino. Quindi li compra senza pensarci troppo e ne ricava la seguente quantità di orgoglio personale

oo, Mario = so aMario

che non è male

oo, Mario = 0.27

Luigi ha invece in mente tutto un altro paio di scarponcini, perché quando ti metti un paio di scarpe queste diventano parte del tuo corpo, e chi sono io se non il mio corpo? Pensa Luigi mentre il rotolamento di migliaia di filosofi nelle rispettive tombe produce un terremoto di magnitudo 6.5 nei pressi di Berlino. Luigi ha organizzato buona parte della sua vita attorno alle scarpe: scarpe da sera, scarpe da giardinaggio, scarpe da doccia, scarpe da scarpe e così via, e ora, dopo tanti anni che lo desiderava, è finalmente riuscito a entrare in possesso di un paio di scarponcini da montagna veramente spaziali (S). Non è stato facile, ma dopo una vita di sacrifici e estenuanti ricerche su eBay si è comprato una rarissima riproduzione degli stivali lunari della missione Apollo 11, autografati da Neil Armostrong in persona e interamente ricoperti con vero pelo di Quenchua, nel senso degli indigeni peruviani. Questo lo fa sentire molto orgoglioso di sé

oo, Luigi = 0.54

talmente orgoglioso che forse non andrà nemmeno in montagna.


6. L’INTELLIGENZA SUL PIANO DELLA SAGGEZZA E DELL’AMOR PROPRIO

Al momento della nascita (N) ognuno si trova in fondo alla buca del suo amor proprio

N: 0, -a

da qualche parte sull’asse dell’ego.


Non sa perché e non sa dov’è, ma per tutta la vita cerca di fare una cosa sola: risalire, obiettivo dopo obiettivo. Sale per soddisfare il suo amor proprio, ma salendo si allontana sempre più da sé, anche se mai abbastanza.
Chiamiamo i l’intelligenza di una persona e stabiliamo che i=0 sia l’intelligenza di chi non riesce a raggiungere nessun obiettivo, nemmeno respirare, mentre i=1 l’intelligenza di chi riesce a raggiungere tutti gli obiettivi che si pone, basta che li desideri. Un cervello umano ha sempre un’intelligenza compresa fra 0 e 1, due valori limite cui può avvicinarsi indefinitamente senza mai raggiungerli. Non sapendo come siano esattamente distribuite le persone rispetto all’intelligenza, assumiamo che l’intelligenza media di un mammifero bipede più o meno eretto e non eccessivamente peloso sia i=0.5, valore attorno a cui è ragionevole pensare che i cervelli si distribuiscano in maniera grosso modo simmetrica: metà cervelli sotto la media, l’altra metà sopra. Per dare dei punti di riferimento diciamo che l’intelligenza dell’essere non umano più intelligente del mondo, che pare sia il formichiere, è i=0.1. Chi ha un’intelligenza inferiore a 0.1 si dice idiota, chi ha un’intelligenza superiore a 0.9 si dice genio. Entrambi sono casi rari, anche se i geni sembrano comunque molti meno degli idioti. Io per ora ne ho contati dieci: Euclide, Ariosto, Michelangelo, Shakespeare, Bach, Kant, Melville, van Gogh, Einstein e Schumacher. Gli idioti invece sono milioni e, per qualche motivo che non so spiegarmi, amano radunarsi tutti insieme in Piazza Verdi a Bologna. Che siano intellettualmente inferiori ai formichieri è dimostrato dal fatto che mangiano cose molto più disgustose. Questo fa capire che la distribuzione dell’intelligenza non può essere esattamente simmetrica, ma può esserlo solo in prima approssimazione.
La difficoltà intellettuale richiesta per raggiungere un obiettivo di saggezza so è la lunghezza del tratto di salita che uno deve percorrere dal fondo della buca fino al punto

M: xM, yM

il momento del raggiungimento dell’obiettivo


cioè

NM = √[(xM-xN)2+(yM-yN)2]

che sostituendo le coordinate di N e di M (parte 4) diventa

NM = so √(a2+1)

Possiamo quindi affermare che una persona con amor proprio a può raggiungere un obiettivo di saggezza so solo se la sua intelligenza i supera la difficoltà intellettuale richiesta, cioè solo se

i ≥ so √(a2+1)

Questa è la legge dell’intelligenza minima necessaria, da cui si vede che per raggiungere un obiettivo è necessaria tanta più intelligenza quanto più ci si ama, al punto che può succedere che una persona sia così innamorata di sé da non riuscire a raggiungere obiettivi alla portata di un qualsiasi formichiere.
Prendiamo per esempio Mario e Luigi (parte 5). Le loro scarpe sono sagge allo stesso modo, sono scarpe, ma per comprare quelle di Mario non serve molta intelligenza, si deve solo avere

i ≥ so √(aMario2+1)

cioè

i ≥ 0.38

In pratica è sufficiente ricordarsi di portare il portafogli e capire il senso in cui gira il tornello del centro commerciale. Invece per comprare le scarpe di Luigi ci vuole un’intelligenza superiore alla media

i ≥ 0.60

cioè un’intelligenza che non tutti hanno. Questo significa che chi ambisce alle scarpe di Neil Armstrong non è necessariamente stupido, magari è solo molto innamorato di sé. L’intelligenza di una persona è come la sua forza fisica: la salita che riesce a fare dipende dalla sua forza, ma quanto riesce ad allontanarsi da sé dipende anche da quanto la salita è ripida, cioè da quanto si ama. Più uno si ama, più tende a usare la sua intelligenza per salire nell’orgoglio invece che per distaccarsi da sé. È una questione di amor proprio, non di stupidità.
Ma cos’è esattamente la stupidità? O, meglio, cos’è che la gente intende veramente dire quando parla di stupidità? Perché mi sembra che in quanto a indeterminatezza la parola “stupidità” se la giochi alla pari con certi classici del vago e dell’arbitrio come “dignità”, “amore” e “friarielli”. E qualche volta vince.

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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

LA BUCA DELL’AMORE (4)

4. IL PIANO DELLA SAGGEZZA E DELL’AMOR PROPRIO

Tenuto conto delle definizioni date (parte 3), la buca in cui ognuno vive può essere rappresentata come un segmento (NI) sul piano della saggezza e dell’amor proprio.


Sull’asse delle x è rappresentata la distanza da se stessi, cioè la saggezza, mentre sull’asse delle y, o asse dell’ego, è rappresentata la profondità dell’amore che si prova per sé. La buca dell’amor proprio è data dall’equazione

y = a(x-1)

dove x può variare da 0 a 1 (diametro della buca) e a rappresenta l’amor proprio della persona (profondità della buca). Risalendo da N verso I una persona si allontana da se stessa e allo stesso tempo soddisfa parte del suo amor proprio, cioè diventa più saggia e in un certo senso si ama di meno, anche se in realtà, a voler essere precisi, l’amore che prova per sé rimane sempre esattamente lo stesso, cioè a, e quello che diminuisce è solo il bisogno di soddisfarlo.
Mi rendo conto che non viene molto spontaneo pensare a una buca guardando un segmento. Per questo, se lo si ritiene utile, si può immaginare che NI sia la sezione di mezza buca conica e che, per visualizzare l’intera buca, si debba far ruotare questo segmento attorno all’asse delle y. In questo modo i punti del piano diventano circonferenze, le rette verticali cilindri e le rette orizzontali superfici piane. Questo dovrebbe rendere più facile pensare a una buca invece che a un triangolo ogni volta che si incontrerà la parola “buca”. Un’alternativa poteva essere quella di sostituire la parola “buca” con “triangolo”, forse era la scelta più naturale, solo che il titolo “il triangolo dell’amore” non mi convinceva.
Più a è grande più la buca è profonda e ripida, e al crescere del suo valore si passa dall’atarassia (quando è molto piccolo) all’autismo (quando è molto grande), passando attraverso l’individualismo, l’egocentrismo, il solipsismo e tutte le infinite forme di egotismo di cui l’amor proprio umano è capace. Non c’è limite alla profondità che una buca può raggiungere, ma nessuna buca può avere profondità nulla, per il semplice fatto che altrimenti non è una buca. Nessuno ha un amor proprio nullo, nemmeno Epicuro, e questo non perché gli uomini, creature corrotte dalla società, non sono in grado di ignorare i propri interessi personali a differenza di quello che fanno le amabili tarantole, così altruiste e generose, ma perché per non essere interessati a se stessi bisogna non essere umani. Se si vuole un esempio di totale e assoluta indifferenza verso se stessi bisogna prendere in considerazione qualcos’altro, per esempio un posacenere. Un posacenere non si ama per niente, però è difficile sostenere che sia una persona. Per avere un’idea delle dimensioni tipiche dell’amor proprio umano, ecco una breve lista di personaggi storici famosi e figure emblematiche

aPericle =  0.12
aMarco Aurelio = 0.28
aThomas Jefferson = 0.31
acasalinga di mezza età = 0.51
aGiuliano detto l’Apostata = 0.88
acalciatore professionista = 0.93
aFederico II di Prussia = 1.00
aAlessandro Magno = 1.73
abanale mitomane = 2.07
aNapoleone = 4.71

Si noti che l’unità di misura usata è l’amor proprio di Federico II di Prussia detto il Grande, così quando nel seguito dirò che una certa persona si ama tot, intenderò sempre dire che si ama tot Federichi II di Prussia detti i Grandi, per brevità tot e basta.
Essere umani significa amarsi, ma significa anche avere degli obiettivi. Un obiettivo caratterizzato da saggezza so è rappresentato sul piano della saggezza e dell’amor proprio da una retta verticale

x = so

con

0 ≤ so ≤ 1

Si va così dalla mera sussistenza corporea (so=0), obiettivo già superbamente realizzato al momento della nascita (N), a obiettivi con saggezza via via crescente, come mangiare, parlare, vestirsi, viaggiare, ascoltare, studiare e così via, fino ad arrivare all’obiettivo in assoluto più saggio di tutti: la cosiddetta illuminazione (so=1), unità di misura della saggezza di tutti gli obiettivi concepibili e inconcepibili, indicata in figura con I. A scanso di equivoci è bene precisare che questa non è una scala di valori, ma solo una scala di distanze dal proprio ego. Dire che studiare il campo magnetico di una pulsar è un’attività più lontana da sé che mangiare una tagliata di tonno non è un giudizio morale, ma solo una constatazione.
Ciò detto, chiamiamo “poco saggi” tutti gli obiettivi più vicini a sé che a tutto il resto (so<0.5) e “saggi” gli obiettivi più vicini a tutto il resto che a sé, o equidistanti (so≥0.5). È importante non confondere la saggezza con l’intelligenza. Un obiettivo può anche essere non particolarmente saggio, ma questo non vuol dire che sia un obiettivo stupido, magari è semplicemente un obiettivo necessario per la propria sopravvivenza, come cambiarsi i calzini. Gli obiettivi non sono mai intelligenti o stupidi, è solo chi li raggiunge che può esserlo. Va anche precisato che con “obiettivo” qui non si intende un obiettivo particolare e definito in ogni suo dettaglio, ma un insieme generale di obiettivi fra loro affini, cioè non si intende “andare in vacanza a Olbia” ma “essere in un posto diverso dal solito”. L’obiettivo particolare è solo il modo personale in cui ognuno raggiunge l’obiettivo generale: “andare in vacanza a Olbia”, “passeggiare sui Pirenei”, “invadere l’India”, eccetera. Quando una persona punta a un obiettivo cerca di raggiungerlo nel modo che più si addice alla sua situazione autoamorosa, e se è in grado di raggiungerlo lo raggiunge in un particolare momento della sua vita, momento che in generale sarà diverso dai momenti in cui lo raggiungono gli altri. Questo momento (M) che individua il raggiungimento dell’obiettivo particolare è dato dall’intersezione fra la retta dell’obiettivo generale (tratteggiata nella figura qui sotto) e la buca della persona, quindi ha coordinate

M: so, aso-a


I punti sul piano della saggezza e dell’amor proprio sono i momenti della vita delle persone, vissuti o desiderati, e ognuno di questi momenti è caratterizzato dalla saggezza dell’obiettivo raggiunto, o che si spera di raggiungere, e dalla quantità di amor proprio che resta ancora da soddisfare per uscire dalla buca. Invece la quantità aso di cui ci si è alzati dal fondo della buca è l’orgoglio personale (oo) che si ricava dal raggiungimento di un obiettivo

oo = aso

Si vede allora che gli obiettivi che danno più soddisfazione sono quelli più lontani da sé, e si vede anche che dato un certo obiettivo uguale per tutti, facile o difficile che sia, nobile o ignobile, originale o scontato, questo obiettivo rende più orgogliose le persone che si amano di più.

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IL CONTATTO

LA BUCA DELL’AMORE (3)

3. LA BUCA

Ognuno alla nascita precipita sulla superficie di un pianeta freddo e inospitale, in mezzo a cataclismi, malattie e orrende bestie in giacca e cravatta, e appena tocca terra, come un meteorite proveniente dalle regioni transnettuniane, scava attorno a sé un enorme cratere e va a conficcarsi sottoterra, dove rimarrà per sempre, completamente all’oscuro di tutto quello che c’è fuori, ma almeno protetto dalle confortevoli pareti della sua buca e riscaldato dal grande amore che prova per se stesso. In realtà i meteoriti spesso si disintegrano e, per quello che se ne sa, non hanno una grande stima di sé, ma per il resto fanno esattamente questo: buche. Le buche delle persone hanno tutte lo stesso diametro, ma profondità diverse: alcune sono poco più profonde di un fosso, la maggior parte sono voragini di cui si fatica a vedere il fondo, altre scendono fino al centro della Terra. Tutti passano la vita a cercare di uscire dalle loro buche, e tutti, indipendentemente da quanto facile o difficile sia la risalita, non ci riescono. Nessuno esce dalla sua buca, nemmeno quelli che dicono di esserci riusciti. Anzi, quelli che dicono di esserci riusciti sono proprio quelli più in fondo di tutti, con la testa sepolta nella terra e le gambe per aria che girano a vuoto, perché solo chi si è completamente perso e non ha nessuna idea di dov’è può dire una cosa del genere.
La buca è l’amore che uno prova per sé. Più questo amore è grande più la buca è profonda. Più la buca è profonda più la salita è ripida e faticosa. Prima però di spiegare per bene com’è fatta questa buca, voglio definire il significato di alcune parole che userò in seguito. Non è detto che queste definizioni siano proprio quelle ufficiali approvate dall’associazione mondiale dei curatori di dizionari riuniti, anzi probabilmente non lo sono, ma sicuramente sono le definizioni che servono a me, non all’associazione di cui sopra, per rendere il più possibile comprensibile quello che io voglio dire, giusto o sbagliato che sia. Quello che mi interessa è il discorso, non le parole, e quello che mi interessa del discorso è spiegarlo, non convincere. In teoria potremmo anche metterci d’accordo di ridefinire tutte le parole del mondo e parlare così: nocche di pancetta Roberta vaporetto menestrello avvicendarsi, solo che ci vorrebbe molto tempo per dare tutte le definizioni, e purtroppo il tempo è proprio quello che manca. Come sai, stiamo morendo.

Intelligenza: capacità di raggiungere un dato obiettivo a prescindere da qualsiasi fattore culturale, caratteriale o accidentale. In pratica è l’insieme delle prestazioni di un cervello provato su banco: rapidità, potenza, consumo, eccetera.

Saggezza: il raggiungere obiettivi saggi.

Obiettivo saggio: obiettivo che porta chi lo raggiunge, ma un po’ anche chi non lo raggiunge, a staccarsi da sé e ad assumere un punto di vista più universale.
Un errore che si fa spesso è confondere la saggezza con l’altruismo, ma saggezza e altruismo sono due cose diverse. Forse collegate, è probabile, ma pur sempre diverse. Anche naso e orecchie sono collegati dalla tromba di Eustachio, eppure nessuno si metterebbe mai gli auricolari nel naso. L’altruismo è l’opposto dell’egoismo, mentre la saggezza è l’opposto dell’egotismo. Qui non si parlerà mai di altruismo, te lo prometto.

Orgoglio personale: la quantità di amor proprio che uno soddisfa nel raggiungere un certo obiettivo.

Amor proprio: lo sai bene.

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LA GALLERIA

LA BUCA DELL’AMORE (0, 1 E 2)

Ciao.
Non so da quanto tempo sei su questo pianeta, ma sono sicuro che nemmeno a te è sfuggita una cosa straordinaria, anzi, senza voler esagerare, una cosa molto più che straordinaria. Una cosa straordinaria è tale sempre in rapporto a qualcosa di ordinario da cui si distingue, per esempio una mano con sei dita, una cane che miagola o un critico cinematografico competente, quindi la sua straordinarietà ha sempre in sé qualcosa dell’ordinario cui rimanda, così, in fin dei conti, lo straordinario è solo l’ordinario con qualche dettaglio diverso. Invece la cosa che dico io non ha niente di ordinario, anche se succede tutti i giorni, dappertutto, miliardi di volte. In pratica è la cosa più comune del mondo, solo che ogni volta che succede per me è come se fosse sempre la prima volta. Di più, è come se fosse la volta prima della prima volta, molto prima. Io non sono uno difficile, mi abituo praticamente a tutto: mi sono abituato allo spam telefonico, ai “pò” sui giornali, alle suonerie al cinema, mi sono persino abituato a quelli che si leccano vicendevolmente la lingua in mezzo alla strada, però a questa cosa non mi sono mai abituato, ed è un peccato. Non è piacevole vivere perennemente stupiti: non si può pensare ad altro, non si può chiacchierare senza gocce, non si può nemmeno smettere di sgranare gli occhi, problema non da poco, soprattutto in bicicletta, ed è molto probabile che tutto questo stupore non mi passerà mai, nemmeno adesso che questa cosa penso di averla capita.
Le poche parole che seguono (per la precisione 20000 parole, 29 figure e 176 formule), sono le parole con cui ora provo a dirti quello che ho capito. 20000 parole possono sembrare tante, ma ti assicuro che non è così. Sono tante se si vuole spiegare qualcosa di comunemente straordinario, ma sono ancora poche per qualcosa di così straordinariamente comune.


1. LA COSA

Gli esseri umani, le creature più intelligenti del mondo a detta di tutti, o almeno a detta di tutti gli esseri umani, si comportano spesso in modo stupido, e non è raro vedere persone molto intelligenti comportarsi in modo così stupido da far vergognare anche una bestia.
Ecco, questa è “la cosa”, cioè quella cosa che tutti vedono ma, per qualche motivo, nessuno sembra notare, come dimostra il fatto che non esiste nemmeno una parola per esprimerla. Io se fossi un dizionario la chiamerei “sapiente amnesia”: “sapiente” perché appartiene alla specie sedicente sapiens, “amnesia” perché è quella predisposizione così tipicamente umana che consente a un essere umano di dimenticarsi di essere umano. Ogni esempio a questo proposito è superfluo, ma non sarà certo il superfluo a fermarmi.


2. PER ESEMPIO

Un tipico caso di sapiente amnesia è quel genere di tifoso calcistico chiamato “ultrà”.


Qui sopra se ne può vedere uno come tanti nell’atto di sventolare la bandiera della sua squadra del cuore (per comodità, d’ora in avanti: Luigi). Può sembrare ridicolo, è vero, ma questo sventolio non è di per sé in contrasto con l’avere un cervello di classe sapiens sapiens correttamente installato nell’opportuna sede cranica. È solo un modo di condividere con gli altri la propria fede, forse un modo goffo, ma di certo non stupido. E nemmeno l’essere agghindati coi simboli identificativi della propria squadra, come il berretto a scodella o la barba cotonata, può essere additato come un segno di quella sapiente amnesia che fa rotolare in due secondi un essere umano in fondo alla scala evolutiva, ben al di sotto del pianerottolo dei procarioti, perché uno si veste come si veste non perché è intelligente o stupido, ma per dire agli altri chi è senza dover fare la fatica di parlare. Quello che fa dubitare dell’intelligenza di Luigi non è nella foto, ma fuori.
Come si può intuire dalla sua espressione corrucciata, l’umore di Luigi non è dei migliori, così, giusto per tirarsi un po’ su di morale, ha deciso di andare con gli amici a bruciare una caserma dei carabinieri. Una a caso. Chissà perché dare fuoco ai carabinieri mette sempre tutti di buon umore. In questo caso il pretesto è vendicarsi della lentezza delle forze dell’ordine nel rimuovere uno striscione apparso durante il derby della domenica prima, uno striscione gravemente infamante della memoria di un mitico giocatore del passato tanto caro a Luigi, uno dei protagonisti dello storico scudetto del 610. Insomma le solite cose da tifosi. Quello che c’è di stupido in questo comportamento e in tutti i comportamenti simili non è tanto il voler vendicare un’offesa, quanto il vendicarsi con chi non c’entra. Vendicare un’offesa ha una sua logica: tu mi offendi, io ti ammazzo. Logico. Magari è ingiusto, odioso, sproporzionato, avventato, imprudente o altro, ma è logico. Invece vendicarsi con uno a caso di un’offesa ricevuta da un altro è stupido: tu mi offendi, io lo ammazzo? È stupido. E non stupido e basta, ma stupido come mettersi il collirio per il mal di denti, mangiare prosciutto per evitare le code in posta o riempire d’acqua il gatto per imparare il cinese. È una cosa talmente stupida da far dubitare dell’umanità di chi la compie. Fa impressione se ci si pensa: milioni di anni per salire una scala, due secondi per scenderla.
A questo punto si potrebbe dire “cosa c’è di strano? Si vede che Luigi è stupido. Mistero risolto”. Già, ma allora com’è possibile che una persona così stupida da buttare via tutta la serata per dare fuoco alle persone sbagliate sia in grado di pettinarsi la barba in quel modo? Una barba così soffice e vaporosa non è una cosa semplice. Prima di tutto bisogna passare una crema lisciante sui peli ancora bagnati, poi, dopo averli asciugati col fon, bisogna dividerli a piccole ciocche e passarli due o tre volte con la piastra, quindi si devono prendere le ciocche una per una e, con un movimento della spazzola dall’alto verso il basso, alzare tutti i peli, facendo su e giù fino a quando non diventano crespi alla base, infine si dà una sapiente spruzzata di lacca e voilà: al posto di un’anonima barba qualsiasi si ha la testa di Micheal Jackson al contrario. Certo non è una cosa da Nobel, ma di sicuro è molto, ma veramente molto più impegnativa del rendersi conto che ammazzare persone a caso non serve ai propri scopi. Anche perché, tanto per dirne una, può succedere di ammazzare tifosi della propria squadra. Quindi il mistero rimane e può essere così espresso: cosa può annebbiare così tanto l’intelligenza di Luigi da non fargli più vedere quello che invece vede benissimo quando si pettina la barba, e cioè il suo stesso interesse personale?

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IL RITARDO

SENZA DI TE SI STAREBBE ANCHE MEGLIO

La settimana scorsa apro la porta di casa e trovo uno che mi urla in faccia SENZA STATO SI STA BENE! Non me lo urla a voce, che sarebbe stato meglio, ma a vernice sul muro di fronte, così adesso, tutte le volte che esco di casa o guardo fuori dalla finestra, questa persona è sempre lì che mi urla SENZA STATO SI STA BENE!


Grazie dell’informazione.

SENZA STATO SI STA BENE!

Sì, credo di avere afferrato il concetto.

SENZA STATO SI STA BENE!

Perfetto.

SENZA STATO SI STA BENE!

Okay, ora ti spiacerebbe frequentare persone che trovano piacevole la tua compagnia?

SENZA STATO SI STA BENE!


Niente. Come parlare al muro.
Se questa persona fosse stata così educata da scrivere anche il suo indirizzo, avrei almeno potuto fargli notare uno dei vantaggi concreti e indiscutibili dello Stato, ammesso che la sua accezione di “Stato” sia più simile a “comunità politicamente organizzata in un territorio” che a “salsiccia alla brace”. Mi sarei comprato un bidone di vernice, un pennello, dei fogli di giornale per non sporcare per terra, e poi sarei andato davanti a casa sua e avrei scritto: SENZA STATO SARESTI MORTO. Sì, perché lo Stato non esiste solo per organizzare politicamente le persone, ma anche per proteggere queste persone da me.
Io non ho un dio a cui rendere conto di quello che faccio, non considero la vita sacra, importante o anche solo degna di nota a prescindere da quello che uno ci fa con questa vita, e non ho nessuna compassione per chi la dedica a peggiorare la mia. Certi problemi morali per me non si pongono.


1891, hai di fronte il piccolo Hitler, ma tu hai la sfera di cristallo e sai chi è, cosa fai?

Lo ammazzo.

Ma ha solo due anni.

Meglio, così è più facile.

E se la sfera di cristallo si sbagliasse?

Preferisco non rischiare.


Io non farei mai del male a chi non mi ha fatto niente, come invece fanno quelli che uccidono persone a caso in nome di uno o più ideali, io mi limiterei a uccidere solo quelli che si dedicano volontariamente e direttamente al peggioramento della mia vita: spammatori telefonici, spargitori di escrementi, festeggiatori notturni a più di 60 decibel, accumulatori di rifiuti speciali in posti ordinari, ignoratori di strisce pedonali, incendiatori di cassonetti, spacciatori di se stessi per qualcun altro e naturalmente scrittori di muri. In pratica è legittima difesa. Se finora non ho ucciso nessuno è solo per due motivi, che ora andrò brevemente a elencare:

1. La pigrizia
2. Lo Stato.

Quindi, caro scrittore di muri, se sei ancora vivo e puoi ricoprire liberamente la città con scritte surreali come LA LEGGE È ILLEGALE, GUERRA ALLA GUERRA, LA PROPRIETÀ PRIVATA È FURTO, eccetera, puoi solo ringraziare lo Stato e in particolare il tuo caro POLIZIOTTO FASCIO ATTENTO AL CRANIO.