CHE COSA SONO LE SCIE CHIMICHE

Scie chimiche! Cosa sono, dove sono, cosa fanno, ma è vero che se respiri solo col naso i peli che vivono al suo interno filtrano la geoingegneria?
👃🏻
La voce è di Guglielmo Favilla, per gli amici Favilla.

LA VITA DI CIOCCOLATINI COME UNA SCATOLA È

Allora, io non so chi abbia scritto “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, ma penso che questa persona dovrebbe essere frustata in piazza. Penso che uno degli scopi dell’umanità, oltre al progresso, la conoscenza e tutto il resto, dovrebbe essere andare a casa di questa persona, chiederle “sei tu che hai scritto si sta come d’autunno sugli alberi le foglie?” e se risponde “sì, sono io”, prenderla, denudarla, trascinarla in piazza legata a un mulo e frustarla davanti a tutti fino a quando non perde i sensi, e se invece risponde “no”, frustarla lo stesso fino a quando non perde i sensi, perché non è certo con una banale bugia che può sperare di cavarsela. Ma anche nel caso in cui questa persona sia già morta (prima o poi succede a tutti), scopo dell’umanità dovrebbe essere quello di trovare un modo per riportarla in vita, prenderla, denudarla, eccetera e frustarla fino a quando non perde i sensi. È crudele, lo so, ma mai così crudele come l’avere introdotto nel mondo una cosa come “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, perché è oggettivo che questa cosa abbia reso il mondo un posto peggiore, visto che ha reso un numero considerevole di persone, cioè almeno una, cioè me, oggettivamente più infelice. Certo, poco più infelice e per poco tempo, ma non penso di esagerare nel dire che, con tutte le cause di infelicità che già ci sono nel mondo e che spontaneamente si producono in continuazione, produrne volontariamente di nuove è una colpa che difficilmente una punizione corporale potrà mai far espiare, anche se, come si dice, tentar non nuoce. “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” non è una (sto per dirlo) poesia, né una brutta (lo dico di nuovo) poesia e non è nemmeno, a voler essere buoni e facendo finta di non aver sentito bene, una semplice frasetta del cazzo, no, questa è una coltellata nella testa e nessun grande scrittore di questo mondo con tutti i suoi capolavori potrà mai cancellare il segno lasciato da una coltellata, così come nessun sorbetto può togliere il sapore che ti resta in bocca dopo aver mangiato un pesce marcio.
Ricordo ancora il male che ho sentito da bambino la prima volta che questa cosa mi è stata conficcata nella testa. Ricordo che ho pensato “perché mi fai questo, autore della cosa? Neanche ci conosciamo”. Già sarebbe stato ingiusto aggredirmi con un più innocuo “si sta come le foglie sugli alberi d’autunno” o anche solo con un “la vita è come una scatola di cioccolatini”, ma arrivare addirittura a spostare qua e là qualche parola per mascherare la banalità del pensiero è una cosa davvero crudele, ed è assurdo che a diffondere questa cosa vergognosa e orribile sia proprio la scuola, il posto in teoria adibito all’educazione. Un genitore si sforza di tenere suo figlio lontano dai pericoli, di proteggerlo e farlo crescere sano e educato, e poi lo manda in un posto dove non solo gli insegnano parolacce come “foglie d’autunno”, “volto diletto”, “sussulti d’amor” e “frastuoni di pensieri struscianti”, ma gli violentano le orecchie con “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Perché una stupidaggine è solo una stupidaggine, ma una stupidaggine travestita da (giuro, ultima volta) poesia si chiama violenza.
Poi un giorno dirò due parole anche su “m’illumino d’immenso”, chiunque sia l'autore.

POLVERE

TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE SU TUTTO QUANTO

Viviamo in un’epoca in cui siamo costantemente bombardati da notizie di cui è difficile verificare l’attendibilità, diceva Aristotele, e questo oggi è ancora più vero, basti pensare a quanto è facile accedere alla conoscenza. Voglio sapere quante calorie ha la mortadella? Bene, basta fermare uno in strada e chiederglielo. Se poi non conosce la risposta, nessun problema, questo non gli impedirà di darmela lo stesso. E se la risposta non mi piace (può succedere), posso sempre chiedere a qualcun altro. È così che ho scoperto che la birra fa bene alla circolazione.
E poi c’è internet. Con internet ognuno può conoscere immediatamente tutte le informazioni del mondo, non importa quanto irrilevanti esse siano. Per esempio, chi è il presidente del Surimi? Basta digitare su Google “chi è il presidente del Surimi?” ed ecco qua la risposta:
È incredibile cosa si può fare oggi col computer, vero? L’unico problema è che non sempre è facile capire se un’informazione è attendibile oppure no. Per esempio, come faccio io che non so niente di economia a capire se è più attendibile un articolo del Sole 24 Ore o Jerry Calà, tanto per dire un nome? Sul Sole scrivono persone competenti, è vero, ma siamo sicuri che non abbiano conflitti di interesse? Invece Jerry Calà è un essere puro e totalmente disinteressato ai soldi e alla fama, come Gesù bambino. A chi dare credito, dunque? Di chi fidarsi? Chi ha deciso che i puntini di sospensione debbano essere tre e non, per dire, trentanove? È difficile.
Per questo motivo io e Favilla (io le animazioni, Favilla la voce) abbiamo fatto alcuni video animati che affrontano i temi più importanti della nostra epoca: scie chimiche, Hitler, gatti, cazzi, nonni e rivoluzioni proletarie.
Saranno pubblicati uno al mese su YouTube a partire dal 27 gennaio e, ci tengo a precisarlo, sono tutti rigorosamente tratti da questo blog, sito assolutamente attendibile e sul quale, almeno finora, non mi è mai capitato di leggere cose che non condivido.
Abbiamo anche fatto il trailer, più di così.......................................

SOGNI

CARTELLONI

UOMINI E CANI

I cani sono migliori degli uomini. Anche i gatti lo sono, certo, e i delfini, i maiali, il vitello tonnato e tantissimi altri animali, ma ora concentriamoci sui cani.
I cani sbavano, è vero, non posso negarlo; poi hanno questa curiosità un po’ morbosa per l’odore dell’ano altrui, che, voglio dire, è un po’ inquietante; non si fanno la doccia, mai, nemmeno se insisti, e nessuno di loro ha mai scritto un libro anche solo lontanamente leggibile, neanche uno, eppure sono migliori degli uomini. Non dico solo sul piano morale, quello è scontato, dico proprio come esseri umani: i cani sono persone migliori. Dimostrarlo è molto facile.
Prendiamo una data a caso e guardiamo le prime notizie di BBC news. Per esempio, 4 marzo 2018.


Gente bombardata, un calciatore morto, una guerra commerciale, adolescenti assassinati, gli Oscar. Cinque notizie, cinque sventure: quattro causate dagli uomini, una dal caso, zero dai cani, che, com’è noto, non farebbero mai una cosa orribile come la cerimonia degli Oscar. 
È solo una questione di bilancio tra la quantità di infelicità e la quantità di felicità che uno immette nel mondo. Quanta infelicità mondiale producono gli uomini? Anche se trascuriamo le guerre, i genocidi e le altre cose spettacolari, restano comunque tutti quei piccoli comportamenti fastidiosi, quelle cose quotidiane che magari sono troppo banali per finire sui giornali, ma che se le metti tutte insieme fanno tre o quattro guerre mondiali, cose tipo abbandonare l’immondizia in strada, parlare nell’area silenzio, parcheggiare sulle strisce pedonali, saltare la coda, mandare messaggi vocali superiori ai cinque nanosecondi e così via, tutte cose che prese singolarmente possono anche essere sopportabili, ma tutte insieme ti stroncano.
E oltre a tutto questo, oltre a tutta questa infelicità che gli uomini elargiscono così generosamente ai loro simili, va anche aggiunta l’infelicità che ognuno di noi dà a se stesso. Perché è questo il bello dell’uomo, non solo peggiora la vita degli altri, ma è un maestro anche nel peggiorare la propria. Ci sono tantissime tecniche con cui uno riesce a rovinarsi la vita: i rancori, le ripicche, l’invidia, ma ce n’è una che le batte decisamente tutte: l’amor proprio. Sia chiaro, un po’ di amor proprio ci vuole, è ovvio, se no uno diventa uno zerbino ambulante, ma quando l’amore che uno prova per se stesso è superiore a qualsiasi riconoscimento che può ricevere, allora questa persona è destinata alla frustrazione eterna. L’amor proprio è come un buco nero, tu ci butti dentro roba pensando di soddisfarlo: complimenti, like, presunti successi personali, ma il buco, invece di richiudersi, si ingrandisce, e più roba ci butti dentro più lui si ingrandisce, fino a risucchiare te e tutta la tua vita. Per essere frustrati non c’è bisogno di essere dei cosiddetti falliti. Prendi Donald Trump, per esempio. Donald Trump sembra lo stadio Super Sayan di Berlusconi. Uno penserebbe che quest’uomo, essendo ricchissimo e potentissimo, debba essere la persona più soddisfatta del mondo, e invece è un frustrato di merda. Sempre incazzato, sempre pieno d’odio, e la gente che mediamente trovi in rete è uguale a lui. Sono anni che lurko le discussioni della gente su internet e non ho mai, dico mai, trovato uno che dica “ah sì, scusa, ho detto una cazzata”. Mai. Di solito le discussioni sono così:


Bellissimo film.

Orribile.

Si vede che non l’hai capito.

Se l’hai capito tu che sei analfabeta funzionale...

Fascista.

Fascista.

Fascista.

Fascista.


E così via.
È incredibile, no? Nonostante le innumerevoli cause di infelicità naturale che già esistono al mondo, terremoti, tsunami, malattie, gli uomini sfruttano la loro intelligenza superiore per autoinfliggersene di nuove.
I cani invece sono gente semplice. Per carità, anche loro producono una certa dose di infelicità mondiale, per esempio sporcano il terrazzo, abbaiano tutta la notte senza motivo e, se non stai attento, possono mangiare il gatto, ma è poca roba, niente in confronto alle tonnellate di felicità pura e immediata che regalano ai loro padroni.
Chi è che ti vuole bene come un cane? La mamma, forse; in certi casi il tuo coniuge; gli amici no di certo, nessun amico è mai così felice di vederti da volerti leccare tutto; i figli non parliamone, un figlio ti vuole bene fino alla pubertà, poi, quando meno te l’aspetti, ti fa rinchiudere in un ospizio. Un cane non ti metterebbe mai in un ospizio, piuttosto viene a vivere con te sotto un ponte.
Ma non è solo per questo che i cani sono migliori. Per esempio a me il loro affetto non interessa. Non che mi siano antipatici, è solo che ho problemi a frequentare chi non si lava i denti, soprattutto quando il suo hobby preferito è leccarsi le palle. Cioè, tanto di cappello, eh, bravi, però ognuno per la sua strada, e questo è per l’appunto l’altro pregio dei cani: se tu non li vuoi frequentare, loro non ti frequentano, fine. Non mi è mai successo che un cane mi abbia inchiodato sul pianerottolo di casa per un’ora cercando di vendermi “Torre di guardia” o “Lotta comunista”. Ah giusto, anche questa cosa: nessun cane ha mai teorizzato mondi utopici nei quali, chissà come mai, in nome di un grande bene comune è sempre necessario che gli altri rinuncino a più o meno piccole libertà private. Solo gli uomini sono specializzati in questo tipo di cose, dei veri e propri talenti naturali nel rompere le palle al prossimo. Gli uomini e le zanzare.
Quindi si può dire che i cani, complessivamente, contribuiscono ad aumentare il livello di felicità mondiale, mentre gli uomini contribuiscono ad abbassarlo, e, se siamo d’accordo che rendere felici gli altri sia meglio che renderli infelici, da ciò segue che i cani sono migliori degli uomini.
Secondo lo stesso ragionamento, anche il lievito della pizza è migliore degli uomini.

INSTAGRAM

Mi ero promesso di non mettere piede su Instagram e ovviamente ora sono su Instagram: @a_smeriglia.
Solo coincidenze?

APPUNTAMENTO ALL'ANGOLO

I RISPARMI DI UNA VITA

Una delle mie regole di vita è sempre stata: “se uno ti propone un affare incredibile, l’affare è per lui, non per te”, se poi questo qualcuno è seduto dietro la scrivania di una banca, la regola si riduce a “scappa”. È comodo avere delle regole, perché così non devi rifare ogni volta tutto il ragionamento da capo per arrivare alla stessa conclusione, se va bene, o, se va male, alla conclusione sbagliata. È come con la matematica, un teorema lo dimostri una volta per tutte e poi non ci pensi più, lo usi e basta, non è che parti dagli assiomi di Peano ogni volta che devi dividere il conto del ristorante. Così, quando mi trovo davanti a uno che inizia a fare grandi discorsi che contengono la parola “investimento”, io chiudo istantaneamente i boccaporti delle orecchie e inizio a riflettere sulla differenza fra l’essere del fenomeno e il fenomeno dell’essere, e la stessa cosa faccio appena sento le parole “dio”, “omeopatia”, “complotto massonico”, “patriarcato”, “lettiera del gatto”, “Fedez” e tante altre ancora, poi però, siccome non sono perfetto, mi può succedere di non dare ascolto alle mie stesse regole e quando questo succede, naturalmente, me ne pento.
È quello che mi è successo un paio di anni fa, quando sono dovuto andare in banca perché mi serviva un certo servizio, chiamiamolo così. La cosa mi preoccupava molto, primo perché qualsiasi cosa mi preoccupa molto, anche ordinare la pizza, e, secondo, perché non era per niente scontato che la banca acconsentisse alla mia richiesta, non tanto per la richiesta in sé che, in fondo, voglio dire, non era poi chissà che, ma perché in generale è molto difficile che le persone acconsentano alle mie richieste, per quanto semplici e inoffensive possano essere. Non so perché, forse è colpa del mio caratteristico aspetto da persona predisposta a subire in silenzio, fatto sta che in generale, quando una persona si accorge di essere stata messa dalle circostanze in una posizione di provvisoria superiorità nei miei confronti, inizia subito a comportarsi come Eliogabalo, l’imperatore romano noto per la sua eccentricità e la sua dissolutezza, in questo caso un imperatore con un unico suddito: me. Da questo deriva un’altra delle mie più ferree regole: “mai chiedere niente a nessuno, perché chiedere ti mette in condizione di inferiorità e poi la gente se ne approfitta”, però in quel caso come facevo? Ero obbligato a chiedere alla banca questo famoso servizio, ne andava del buon esito delle mie vacanze estive, e così sono entrato, ho aspettato il mio turno, ho esposto il problema all’uomo dietro la scrivania, l’uomo dietro la scrivania ha fatto venire il direttore della filiale, il direttore ha telefonato alla sede centrale e, a quel punto, mi aspettavo che avrebbero chiamato Mario Draghi in persona, e invece no, Mario Draghi era fuori a pranzo.
“Certo, siamo un po’ stretti coi tempi e andrebbero fatte altre verifiche” mi dice il direttore, “ma come possiamo dire di no a un cliente come lei?”. Chiaramente era solo una lusinga e quando uno ti lusinga è sempre perché vuole qualcosa (altra regola). Ora, trovandomi io in una banca, cos’altro poteva volere da me il suo direttore? Un film di animazione ispirato all'Orlando Furioso. No, scherzo, soldi. I miei soldi, per la precisione.
Appena gli sento pronunciare la parola “investimento” inizio la procedura di immersione dentro me stesso, ma ormai era tardi. Purtroppo il mio cervello era inavvertitamente slittato su un altro set di regole, quelle relative alla situazione “elemosina”, regole che fanno più o meno così: “quando un barbone ti chiede dei soldi, prima glieli dai e prima te ne liberi”. Non so come sia successo, sarà stato per la cravatta leggermente allentata che dava al direttore quell’aspetto un po’ vissuto, o forse per la giacca di un grigio diverso da quello dei pantaloni, fatto sta che per riuscire ad andarmene dovevo prima dare qualche euro a quell’uomo.
Così, per la prima volta nella mia vita, faccio un investimento. Quattro investimenti, per la precisione, perché io quando faccio una cazzata devo farla in grande stile. “Sono investimenti a lungo termine” mi dice, “non li controlli tutti i giorni, eh”. “Eh eh...” rispondo io con una goccia di sudore sulla fronte e la mattina dopo, naturalmente, la prima cosa che faccio è aprire il computer e controllare i miei investimenti, e lo stesso faccio la mattina dopo, e quella dopo, e così via per un paio d’anni. La mia regola sulle proposte di investimento si era rivelata esatta, ma l’avere ragione non mi dava nessuna gioia, perché giorno dopo giorno vedevo evaporare quelli che tecnicamente potremmo definire i risparmi di una vita. Certo, non sono molti, ma sono miei, e tanti o pochi che siano io ci tengo. Credo sia lo stesso con i figli.
Devo recuperare i soldi persi, mi dico. Che ci vuole? Tutti riescono a fare soldi con la finanza, perché non dovrei riuscirci io che non ho studiato economia? Inizio a guardare tutti i fondi disponibili sul mercato: azionari, obbligazionari, bilanciati, hedged, non hedged, fondi di fondi, fondi di fondi di fondi, è incredibile quanti ne esistano, ognuno col suo storico dei rendimenti e i suoi indici descrittivi: lo sharpe, la volatilità, il DSR, il VAR 95... qualcuno di questi ho anche capito cosa significa. È proprio vero che i mercati ti rendono cinico, in tutte queste ricerche non ho mai guardato la composizione del fondo ma solo quanto potesse rendermi, se poi dentro c’erano fucili mitragliatori o grissini al gusto pizza, io non ci facevo caso. Io dovevo recuperare i miei soldi. Recuperare i miei soldi e poi magari, perché no, diventare ricco. Già sognavo una villa d’epoca col giardino alla francese, le statue antiche intorno allo stagno con le ninfee, il campo da tennis, i saloni da ballo coi soffitti stuccati, grandi vetrate a parete, la libreria coi pannelli di quercia, i corridoi di marmo colorato, il caminetto monumentale, la doccia di granito grande come un appartamento, la serra con tutte le piante del mondo compresa la cannabis e naturalmente almeno tre Lamborghini, una gialla, una blu opaco e una bianca decapottabile. Se non esiste decapottabile, me la faccio costruire, e se non me la costruiscono mi compro tutto lo stabilimento e gli do fuoco e poi, la sera, lo guardo bruciare da lontano, ammirando i bagliori dell’incendio che illuminano le nuvole come il sole al tramonto, mentre io me ne sto beatamente seduto nella mia terrazza neoclassica a sorseggiare una pregiatissima bottiglia di champagne decapottabile.
Trovo un fondo azionario che sembra fare proprio al caso mio, un fondo che, dice la descrizione, “mira a massimizzare il rendimento investendo a livello mondiale almeno il 70% del patrimonio in azioni di società operanti prevalentemente nel settore tecnologico” e massimizzare il rendimento è esattamente quello che voglio fare io, e poi è una bella cosa che investa nel settore tecnologico (prevalentemente) e non in quello dei fucili mitragliatori. Certo, è classificato come fondo ad alto rischio, ma, mi dico, sono anni che il suo prezzo sale, nel 2015 è salito del 15,40%, nel 2016 dell’8,70%, nel 2017 del 33,02%, cioè, voglio dire, 33%! Se uno avesse investito 1000 euro il 1° gennaio del 2017, alla fine dell’anno avrebbe guadagnato 330 euro, così, senza fare niente. L’entusiasmo è alle stelle. Entro nell’account della banca e faccio la mia puntata su questo magnifico fondo tecnologico. Vai, bello! Corri più forte del vento!
La settimana dopo c’è il crollo in borsa delle aziende tecnologiche di tutto il mondo. Il Wall Street Journal dice che non capitava dal 2011.