UNA RIFORMA ELETTORALE PICCOLA PICCOLA

La democrazia è un’idea antichissima, una delle prime cose che sono venute in mente insieme al fuoco, l’acqua calda e l’aria fritta. Un giorno, grosso modo milioni di anni fa, a un gruppo di australopitechi viene un’idea.


Sentite, ragazzi, perché invece di fare sempre tutto a casaccio non ci organizziamo?

Ottima idea. Cosa significa organizzarsi?

Per esempio, invece di andare a caccia di polli selvatici tutti insieme, potremmo delegare qualcuno, così gli altri se ne possono stare a casa a costruire utensili, fare graffiti preistorici e riprodursi.

Approfondisci la parte sul riprodursi.


A quel punto bisognava decidere il modo di scegliere i delegati. C’erano varie possibilità: discutere tutti insieme e decidere all’unanimità, estrarre a sorte, votare a maggioranza.
Alcuni australopitechi hanno scelto la discussione di gruppo: sono andati in cerca di un luogo adatto, si sono seduti tutti insieme a discutere e si sono estinti. L’estrazione a sorte è stata invece scartata per evitare che la scelta cadesse su australopitechi ritardati, visto che all’epoca non era stato ancora inventato il buonismo. La votazione a maggioranza sembrava allora la cosa più ragionevole e rapida, e così è nata la democrazia rappresentativa.
Le cose hanno funzionato per alcune ere geologiche: i delegati cacciavano e tutti gli altri costruivano, dipingevano e si riproducevano con tutto quello che capitava a tiro, donne comprese, e dopo ogni glaciazione si facevano nuove elezioni. Piano piano, però, la gente ha iniziato a disinteressarsi dei propri eletti e a perdere ogni nozione di caccia, polli selvatici e tutto il resto.


Scusi onorevole, ma che roba è?

È un pollo. Guarda, ancora si dibatte.

Non ricordavo che i polli fossero così piccoli e pelosi.

E magari nemmeno che avessero otto zampe.

Zampe?


Il mondo di oggi è un mondo frenetico, bisogna fare tutto di fretta: lavorare di fretta, mangiare di fretta, stare bloccati in tangenziale di fretta, e non sempre c’è il tempo per rendersi conto che il programma elettorale del proprio partito preferito sembra l’ennesimo remake dell’invasione degli ultracorpi. Sarebbe eccezionale se uno avesse la lucidità di dire “anche a questo giro non so proprio un cazzo, sai che faccio? Non voto”, invece no, con questa storia che il voto è un diritto-dovere e che sono dovuti morire mucchi di trisavoli per poterlo garantire, la gente va a votare comunque, entra nella cabina elettorale e fa la X sul primo simbolo che riconosce. Se sulla scheda elettorale ci fosse il logo della Nike, a quest’ora ci sarebbe una scarpa a Palazzo Chigi.
Questo è obiettivamente un problema. Come risolverlo?
La mia idea è molto semplice: basta far precedere la scheda elettorale da un piccolo test di accesso, niente di che, giusto due o tre domande per scremare gli ascoltatori di Studio Aperto.

Quante sono le Camere del Parlamento Italiano?
1. Due.
2. Quattro.
3. Cinque, più il bagno e una piccola cabina armadio.

Chi elegge il Presidente della Repubblica?
1. Il Parlamento.
2. Il Consiglio dei Ministri.
3. I telespettatori.

Quante zampe ha un pollo?
1. Due.
2. Otto.
3. Zampe?