INTERVISTA A DIO

Prima di tutto una domanda doverosa, qual è il suo vero nome?

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Non so se ha letto i giornali negli ultimi tremila anni, ma c’è un dibattito molto acceso su questo punto.

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Non mi dica che nemmeno lei può nominare il suo nome. Come fa quando telefona? “Pronto, sono tu sai chi”?

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Okay, senta, perché ha creato il mondo?

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Ci pensi pure tutto il tempo che vuole.

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Apprezzo molto le persone riflessive, per non parlare delle divinità riflessive. La riflessività è la cosa che più apprezzo in una persona, ovviamente dopo le dimensioni dei seni.

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Si può dire “seni”, vero?

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Se la cosa la imbarazza cambiamo discorso. No, perché sono quelle cose che non si sa più come chiamare: “seni” è troppo medico, “mammelle” fa venire in mente le mucche, “poppe” è volgare, “tette” sembra la parolaccia di un bambino di dieci anni, come si fa? Purtroppo le parole si consumano, non so se l’ha notato, piano piano diventano come chi le usa, assorbono. Se mucchi di idioti continuano a usare una parola, se la ripetono ogni giorno, a lungo andare quella parola diventa idiota come loro. Io per esempio non dico più “libertà”, preferisco di gran lunga lo schiavismo.

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Intanto che ci pensa, mi dice almeno perché ha creato l’uomo?

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L’uomo, la donna e tutto quel che segue.

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Non lo sa o non vuole che si sappia?

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Se mi permette, vorrei farle vedere come li avrei creati io. È solo uno schizzo, eh.

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Le piace? Mi sarei permesso di aggiungere un cervello di scorta.

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Ah, e questa qui non è una canna da pesca ma il pene. Molta gente lo apprezzerebbe, sa? Io penso che se gli uomini riuscissero a succhiarselo da soli ci sarebbero molte meno guerre.

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Chi tace acconsente?

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Lei è decisamente un tipo di poche parole, è curioso che abbia tutto questo successo.