LA BOLOGNA CHE HO DI NUOVO IN MENTE

Domenica ci sono le elezioni per il sindaco di Bologna e anche questa volta ho deciso di candidarmi. Non lo faccio per me, io neanche ci abito a Bologna. Cioè, il mio corpo ci abita, invece la mia anima abita a Tetiaroa.


Lo faccio per i più piccoli, perché sono loro che più di tutti soffrono il degrado della città e non possono nemmeno andare a votare. Sto parlando dei cani.
Sulla scheda elettorale non ci sarà il mio nome, non ho avuto tempo di farcelo mettere, però, come sempre, chi vuole può semplicemente aggiungere a mano il mio simbolo e farci sopra una X.

Ovviamente c'è lo svantaggio che il voto potrebbe essere considerato nullo da qualche scrutatore pignolo, però c'è anche l'innegabile vantaggio che così posso essere eletto sindaco di Bologna anche in tutte le altre città.
Com'è ormai ampiamente accettato, la causa di tutti i problemi di Bologna sono gli studenti (lo dicono gli studi citati nella bibliografia). Migliaia di ventenni che ogni anno si riversano a Bologna con un'unica idea in testa: fare la Rivoluzione Russa. Cosa che consiste principalmente nello scrivere frasi rivoluzionare sui muri


assumere quantità rivoluzionarie di liquidi


e sovvertire le odiose convenzioni borghesi che costringono il proletariato a fare i propri bisogni in casa.


Durante queste operazioni, gli studenti sono costantemente scortati dalle forze dell'ordine, le quali hanno il compito di proteggerli da eventuali linciaggi della popolazione. Purtroppo il popolo è fatto così.
Il risultato è che la città è in mano a decine di migliaia di barbari assetati di birra Moretti che razziano i discount a cavallo dei loro cani. Questo non sarebbe neanche così grave, se non fosse che queste scorribande non avvengono in qualche quartiere della periferia, ma nel centro storico, anzi proprio in una delle parti più antiche del centro. In pratica, quello che hanno lasciato in piedi le bombe della seconda guerra mondiale, lo stanno buttando giù gli studenti.
Perché proprio il centro? Perché è lì che c'è l'università, così uno può comodamente fare filosofia teoretica, aperitivo e rivoluzione nell'arco della stessa giornata. È una rivoluzione pigra.
Questa è la mappa di Bologna.


In rosso è segnata la zona sotto il controllo dei ribelli. Come si può vedere, si sono arroccati in un piccolo trapezio il cui lato maggiore misura poco più di un chilometro e da cui non si muovono per nessuna ragione al mondo. A nord e a est li argina il traffico dei viali, mentre a ovest e a sud fanno da barriera invalicabile i negozi di abbigliamento di via Indipendenza e via Rizzoli. È il loro territorio, una triste landa dove regna lo spritz col pignoletto e i tramezzini al sapore di salmonella. In dialetto bolognese questa zona è chiamata Mordor.
Ma è proprio questa incredibile inerzia studentesca che mi ha dato l'idea per risolvere il problema in modo definitivo e senza un inutile spargimento di slogan: se diventerò sindaco di Bologna, sposterò Bologna più a sud di un chilometro.



BIBLIOGRAFIA