LA RUGA

TRE VERITÀ COMODISSIME

Ci sono verità scomode e verità comode. Le verità scomode fanno vendere tanti libri e alzano lo share di molte trasmissioni ansiogene, quindi sono scomode solo per chi le ascolta ma certamente non per chi le dice. Nella maggior parte dei casi sono indistinguibili dalle comode balle. Le verità comode, invece, sono quelle che un po’ tutti già sanno, ma siccome sono comode la gente pensa che ci sia sotto una fregatura (“troppo comodo!”), così si comporta come se non fossero vere e alla fine, dopo qualche secolo, se le dimentica. Per esempio una verità comoda è che dio è solo io con la “d” davanti.
Poi c’è una terza categoria di verità: le verità comodissime. Vere e proprie pantofole per le orecchie. Eccone tre.

1.
L’hip hop non è un movimento culturale, non è un genere musicale, non è un modo di esprimersi e non è nemmeno una semplice moda, ma è un disturbo della personalità. Un disturbo che, se trascurato, può portare a non sapersi più nemmeno mettere il berretto dritto o scegliere la taglia dei pantaloni. Nei casi più gravi (hiphoppabbestia) il malato sente il bisogno di essere guidato da un cane, sia in strada che nelle scelte di tutti i giorni (cibo, abbigliamento, eccetera), e, cosa forse ancor più grave, perde gradualmente ogni controllo del proprio labbro inferiore, il quale inizia a penzolargli sulla faccia come un inutile salsicciotto facendogli perdere la stima degli altri e, in particolare, del suo cane. Finché questo disturbo non verrà riconosciuto in tutta la sua gravità dalle organizzazioni sanitarie e finché non ci saranno strutture adeguate per curare ed eventualmente riabilitare le persone che soffrono di hip hop, il mondo non potrà dirsi un posto veramente civile. Nell’attesa si può abolire il rap.

2.
Il fumo non uccide. Lo so perché tempo fa sono uscito a cena con dei colleghi di mia moglie e a un certo punto, senza nessun preavviso, uno di loro si alza e tira fuori una sigaretta. Dio mio, penso, ora s’ammazza! E senza neanche aspettare il dessert! Mi guardo intorno per vedere la reazione degli altri, ma nessuno sembra farci caso. Com’è possibile? Uno si punta una pistola in bocca e tutti fanno finta di niente? È perché sanno che tanto andrà a suicidarsi fuori? In disparte e senza sporcare? O forse non sanno che il fumo uccide? Eppure è scritto su tutti i pacchetti di sigarette in modo chiaro e ben leggibile. Non sapete leggere? Chiedo. Tutti mi guardano male. Evidentemente li ho feriti nell’orgoglio. Ma la cosa più incredibile di tutte è che, dopo appena due minuti, il suicida torna a tavola come se niente fosse, sereno e sorridente, col fumo che ancora gli esce dalle narici. Pazzesco. Lo tengo d'occhio per tutto il resto della serata, ma niente, non muore. E nemmeno gli invecchia la pelle. Evidentemente, penso intanto che degusto il mio sorbetto mascarpone e ciccioli, dev’essere l’intero contenuto del pacchetto a uccidere, non la singola sigaretta, altrimenti in tabaccheria si venderebbero pacchetti con una sigaretta sola, visto che di solito uno compra una corda sola per impiccarsi, non venti. Per verificare questa teoria, cerco un pretesto qualsiasi per rivedere quest’uomo.


Ci rivediamo?

Okay.


Lo frequento per due settimane di fila, ottantadue sigarette in tutto, e non muore. Che sia a scoppio ritardato? Ieri sera l’ho chiamato e abbiamo ricordato insieme i bei tempi andati di quella cena di seimilacinquecentosettanta sigarette fa, e posso confermare che è ancora vivo. Quindi, se con la frase “il fumo uccide” s’intende in realtà dire “il fumo alla lunga potrebbe, anche se non si sa bene quando e comunque non è detto, uccidere”, significa che il fumo non uccide. Almeno finché le parole della lingua italiana non cambieranno significato.

3.
I ciclisti che si muovono in branco, cioè quelli che occupano lo spazio di una macchina ma vanno alla velocità di un ciclista, non hanno l’anima. Quindi possono essere tranquillamente investiti.

IL NARCISISMO DI HIGGS

Pronto, parlo col signor Higgs?

Sì.

Salve, sono Dio.

Ah, sì?

Sì, Dio. Dovrebbe esserle evidente dal fatto che il coso in cui sta parlando non è il telefono ma il piede di sua moglie.

Ah, già.

Ho una notizia buona e una cattiva.

Ah.

La cattiva è che lei morirà.

No!

Anche se non so dirle precisamente quando. La buona invece è che il suo bosone non esiste.

Mah...

Che c’è? Non le piace nemmeno questa?

No.

È una scoperta importante.

Sì, ma...

Al CERN scopriranno un bosone nello stesso intervallo di massa del bosone di Higgs, fondamentale come il bosone di Higgs, ma non sarà il bosone di Higgs. Sarà il bosone di Fabiola, dal nome di colei che interpreterà correttamente i dati e formulerà una nuova rivoluzionaria teoria, tutta rigorosamente in comic sans. Non è felice?

No.

Scusi, pensavo che lei preferisse la conoscenza alla fama. Gli scienziati fanno il mestiere che fanno per la conoscenza, no?

Sì.

Non sono come i promotori finanziari.

No.

Che ognuno cerca di rifilarti il suo piano d’investimento e chi se ne frega se funziona. Gli scienziati cercano la verità.

Sì.

Poi è secondario chi la trovi, giusto?

Beh...

Lei è uno scienziato, no?

Sì!

Forse le dispiace per la magnum di Champagne che teneva in fresco da tre anni?

No, no.

Se può consolarla, sa di tappo.

Ah.

Ogni tanto succede.

Io...

Senta, facciamo così.

Sì.

Le do due possibilità fra cui scegliere.

Sì.

La prima: scoprono il Bosone di Higgs anche se non esiste. Nessuno si accorgerà mai dell’errore e lei sarà ricordato e celebrato per sempre come uno dei più grandi fisici del mondo.

Mm.

So a cosa sta pensando: questo bloccherà ogni futuro avanzamento della conoscenza. È vero, ma solo per ciò che riguarda l’universo, tutto il resto invece è okay.

Ah.

Seconda possibilità: scoprono che il Bosone di Higgs non esiste e io, qui e adesso, le spiego anche perché, le spiego cosa c’è che non va nel Modello Standard e le dico tutto quello che c’è da sapere sull’universo, tutto, anche quello che nessuna Fabiola saprà mai. Ovviamente non potrà --

La prima.

Mi lasci finire, ovviamente non potrà dire niente a nessuno.

La prima!

Può pensarci su qualche giorno, se vuole.

La prima! La prima! La prima!

Che c’è Peter? Non stai bene?

Eh?

Vado a prenderti le pastiglie.

La prima...

Puoi lasciarmi il piede, per favore?

LUOGO COMUNE #176

I luoghi comuni sull’omosessualità sono tantissimi, forse anche più dei luoghi comuni sulla sessualità in generale, ma non bisogna fare molta fatica per scoprire quali sono, basta far parlare dell’argomento una persona qualsiasi e questa li snocciolerà tutti dal primo all’ultimo senza nemmeno prendere fiato, ovviamente pensando che siano tutte idee sue. È molto deprimente scoprire che un’idea che ritenevi tua e di cui magari andavi pure fiero è in realtà il tipico luogo comune della tipica persona qualsiasi, e infatti le persone hanno sistemi di difesa molto efficaci per impedirsi di scoprirlo, metodi come “tapparsi le orecchie”.
Uno dei luoghi comuni più amati e ripetuti è senza dubbio questo:

Mah, non capisco a cosa servirebbe andare in giro a dire di essere gay. Perché gli eterosessuali non lo fanno?

Lo ha detto un certo Gianni Rivera sul Corriere. Come dico sempre, mai fidarsi delle persone con la testa a forma di fustino del Dixan


Se il tizio appena citato si fosse limitato a dire “mah, non capisco”, avrebbe detto certamente una cosa vera, forse l’unica cosa vera mai detta in tutta la sua vita, e non è poco, visto che di solito le persone non ne dicono neanche una, invece ha voluto arrischiarsi ad aggiungere altre parole e così alla fine ha detto quello che ha detto, cioè:

Mah, non capisco perché certa gente esista. Se proprio non possono farne a meno, almeno che facciano finta di non esistere.

Perché gli eterosessuali non vanno in giro a dire di essere eterosessuali?
L’altro giorno, mentre facevo jogging in giacca e cravatta per far finta di essere un uomo d’affari in ritardo (le persone che fanno jogging sono ridicole), un ragazzo dalla testa spigolosa guarda nella mia direzione e emette un fischio. Lì per lì ho pensato che stesse salutando una delle persone fra cui mi stavo facendo largo a gomitate (faccio sempre jogging in mezzo alla folla e all’ora di punta per non dare nell’occhio), ma quando gli passo vicino capisco che non stava salutando nessuno, stava solo esprimendo il proprio apprezzamento estetico per qualche donna nelle mie vicinanze, infatti mi guarda e dice “c’è tanta gnocca in giro, eh?”. Evidentemente questo finissimo esemplare di eterosessuale maschio non sa che gli eterosessuali non vanno in giro a dire di essere eterosessuali. E non è l’unico. Non lo sanno nemmeno le coppie che passeggiano tenendosi per mano, le coppie che si sbaciucchiano in mezzo alla strada, quelli che appendono i calendari con le donne nude, quelli che elencano le loro attrici preferite, quelli che scrivono canzoni d’amore, quelli che si vantano di aver rimorchiato, quelli che menzionano anche solo di sfuggita la loro moglie e in generale tutti quelli che parlano delle loro ambizioni sessuali o semplicemente della loro vita affettiva. In pratica non lo sa nessuno, visto che su questo pianeta non c’è un solo eterosessuale che non dica ventiquattro ore al giorno, con le parole o con i comportamenti, di essere eterosessuale. Ovviamente nessuno va a battere sulla spalla del tizio menzionato sopra per dirgli “ehi, Gianni, sai una cosa? Sono eterosessuale”, ma chiunque abbia un barlume di vita affettiva la dichiarerà semplicemente vivendo.
Quindi a cosa serve andare in giro a dire di essere gay? A niente di particolare, solo a vivere senza fingere. Dopo di che, caro tizio, l’omosessualità mica ti deve piacere per forza. Per esempio a molte persone non piace il calcio, ma quando vedono dei calciatori che dopo un gol esultano in quel modo così innaturale e offensivo per il pubblico decoro, magari denudandosi e ammucchiandosi l’uno sull’altro senza pudore, nessuno dice:

Mah, non capisco a cosa serva andare in giro a dire di aver fatto gol.

MATERIALE INESISTENTE

CHE COS’È LA DEMOCRAZIA

Ho pensato che forse è il caso di spiegare in due parole cos’è la democrazia, visto che leggendo i giornali ho l’impressione che non lo sappia nessuno. Poi magari lo sanno tutti e sono io che leggo i giornali sbagliati (giornali italiani), in tal caso queste parole potranno comunque servire come utile ripasso.

1
Allora, prima cosa, la democrazia non esiste. È vero che sul dizionario c’è scritto “forma di governo in cui la sovranità appartiene al popolo”, ma quale popolo può mai essere sovrano? È già difficile trovare una persona sovrana di se stessa, figuriamoci un popolo. Qualsiasi forma di governo reale avrà sempre un gruppo più o meno ristretto e più o meno temporaneo di persone che prendono le decisioni e una massa di gente più o meno belante che obbedisce.

2
Comunque nemmeno il popolo esiste, ma questo è un altro discorso.

3
Fra le forme di governo reali ci sono per esempio le “democrazie”, che sono tante e sempre circondate da opportune virgolette. Queste sono forme di governo in cui la sovranità non appartiene al popolo, ma a un gruppo di persone dal quale quasi nessuno del popolo è per principio escluso e sul quale quasi chiunque del popolo può esercitare un qualche tipo di condizionamento. Questa è la definizione di “democrazia” più rigorosa che si possa dare, della quale pregherei di notare principalmente tre cose: a) “più o meno”, b) “quasi”, c) “un qualche tipo”.
In pratica la democrazia è un ideale, mentre le “democrazie” sono le realizzazioni concrete di questo ideale. Un po’ come la differenza che c’è fra la foto sulla scatola della pizza surgelata e la “pizza” che poi esce dal forno.

PROBLEMA
Prendere uno Stato a caso e decidere se è “democratico”. Bisogna vedere se ci sono le elezioni? Bisogna vedere se c’è libertà di espressione? Bisogna lanciare una moneta?

SOLUZIONE
Le risposte sono, rispettivamente, no, no e no. Esistono Stati non democratici in cui ci sono le elezioni (Iran) e Monarchie Assolute in cui la gente può dire tutto quello che vuole senza essere decapitata (Città del Vaticano).
Per capire se uno Stato è “democratico” bisogna guardare la sua Costituzione.

4
Le Costituzioni sono di solito divise in due parti. Una parte dove si enunciano dei principi, tipo “Repubblica fondata sulla gioia di vivere e la spensieratezza, che ripudia il brutto tempo e riconosce l’indiscutibile affettuosità dei gattini”, e una parte dove invece si stabilisce l’organizzazione politica dello Stato. La prima parte è la scatola della pizza, la seconda è la pizza, e, naturalmente, la maggior parte della gente mangia la scatola e butta via la pizza. Questa straordinaria facoltà umana di concentrarsi sempre su ciò che è inessenziale e ignorare ciò che è essenziale ha veramente del prodigioso, ma anche questo è un altro discorso.
Per decidere se uno Stato è “democratico” bisogna fare solo due cose:
I) Guardare se la sua Costituzione è in accordo con la definizione di “democrazia” data sopra,
II) Se sì, verificare che chi è al potere rispetti la Costituzione.

5
Verificare la condizione I non è facile. Se per esempio si prende l’Italia, si ha che i minorenni sono esclusi dal Parlamento (niente sovranità) e non possono nemmeno votare (niente condizionamento sui sovrani), eppure tutti sono più o meno concordi nel dire che la Costituzione italiana è “democratica”. Io non so se sia vero, ma prendiamolo per buono.

POSTULATO
La Costituzione italiana è “democratica”.

6
Quindi in Italia ogni Governo è “democratico” se e solo se si forma, si comporta e si scioglie nei modi prescritti dalla Costituzione.

ESEMPIO
La Costituzione italiana contiene i due seguenti articoli:
92: il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
94: Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere.
Ora, supponiamo che il Presidente della Repubblica nomini Presidente del Consiglio Gennarino, il barbone che bivacca davanti al supermercato di Borgo San Pietro, e che poi Gennarino ottenga la fiducia del Parlamento. Allora in questo caso si deve affermare che il Governo Italiano è “democratico”, e lo è nonostante Gennarino non abbia mai preso un voto in tutta la sua vita. Neanche a scuola, visto che è analfabeta.
Se l’articolo 92 dicesse “il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto” allora questo ipotetico Governo Gennarino non sarebbe “democratico”, ma l’articolo 92 non dice così, e quindi il Governo Gennarino, bello o brutto che sia, è un Governo “democratico”.
In Italia sarebbe proprio un Governo eletto direttamente dal popolo a non essere “democratico”, per esempio il Governo di un erotomane ossessionato dalla calvizie che alle elezioni per il Parlamento facesse stampare “nome e cognome presidente” sui simboli del partito.

CONCLUSIONI
I giornalisti che dicono che un Governo Italiano non è democratico perché non eletto dal popolo o sono ignoranti o cercano solo di compiacere i propri lettori. Non ci sono altre possibilità. Nel primo caso sono pregati di aggiornarsi, nel secondo sono pregati di smettere di chiamarsi giornalisti.

VEDI BOLOGNA E POI MUORI

Le città più belle d’Italia non sono Firenze, Roma e Venezia, come vorrebbe farci credere il turismo di massa. Il turismo di massa è un fenomeno manovrato occultamente dalle grosse compagnie aeree, le quali mirano solo a consolidare le gerarchie aeroportuali esistenti e a incrementare le vendite di pinocchi, calzoncini col pene del David e santini. In realtà le città più belle d’Italia sono Foggia, Campobasso, Piombino, Budrio, Cogoleto e naturalmente Bologna. Per rendersene conto basta guardare queste immagini del centro di Bologna, uno dei luoghi più belli e suggestivi non solo d’Italia, ma anche del Turkmenistan. 














Se tutto questo non rende abbastanza l’idea è solo perché le foto non hanno odore.

PER PIACERE, SI CHIAMANO GRILLINI

Nota: si avvisa l’eventuale lettore del futuro che questo post parla di argomenti di ordinaria attualità spicciola, cioè cose che non avranno più nessuna importanza in un futuro più o meno prossimo (per esempio domani). È dunque possibile che ciò che segue, benché accompagnato da alcune didascalie esplicative, risulti in parte o del tutto incomprensibile al suddetto lettore, il quale è pertanto invitato a leggersi qualcosa di un po’ più eterno, per esempio: questo.

Pare che ora (prima metà del XXI secolo) sia arrivato il momento dei seguaci di Grillo (comico televisivo della seconda metà del XX secolo). Seguaci che, quando avevano l’1%, tutti chiamavano “grillini” e disprezzavano altamente, partiti e giornali in testa, mentre ora che hanno il 20% tutti rispettano e chiamano “esponenti del movimento eccetera”. Non so come sia lì nel futuro, ma qui nel presente c’è tanta gente che basa la propria opinione di una persona non su quello che dice, ma sulla sua popolarità. Si chiamano “leccaculo”, parola che mi sembra molto appropriata e su cui non ho niente da ridire. Invece i seguaci di Grillo si chiamano “grillini”, non “esponenti del movimento eccetera”. Ci tengo molto alla precisione. Dopo i manutengoli di Berlusconi (barzellettiere da crociera della seconda metà del XX secolo), ora è arrivato il loro momento e, se le cose continueranno così, il prossimo Parlamento sarà composto in maggioranza da loro, cosa che, sia detto per inciso, è difficile vedere come un peggioramento. Anche un Parlamento di barbabietole sarebbe meglio del Parlamento che c’è ora.
È incredibile quanto piacciano i comici agli abitanti dell’Italia (Stato europeo al largo della Tunisia), soprattutto se si conta che il senso dell’umorismo non è certo fra i pregi di questa gente. È forse più facile trovare un italiano onesto che un italiano col senso dell’umorismo. Gli italiani hanno tanti pregi, per esempio hanno creato alcune fra le più importanti organizzazioni criminali del mondo e sono fra i principali produttori di lagnosità, ma fra questi pregi non c’è di sicuro l’umorismo. Non quello volontario, almeno. Infatti la comicità dei comici italiani non sta quasi mai in quello che dicono, ma nel personaggio che interpretano. È un umorismo fatto di macchiette, non di scrittura. L’unico comico italiano che faceva monologhi divertenti era Luttazzi (aspirante comico della seconda metà del XX secolo), ma poi si è scoperto che i suoi monologhi non erano italiani.
Il comico italiano strabuzza gli occhi e la gente ride, si dimena come un orango e la gente ride, manda affanculo tutti e la gente ride. Ride e vota. Perché è evidente che la gente non vota gli “esponenti del movimento eccetera”, ma vota il comico. Per esempio a Parma ha vinto un certo Spizzettoni (perfetto sconosciuto della prima metà del XXI secolo), ma sono sicuro che solo una minima parte di quelli che l’hanno votato aveva idea di chi fosse, mentre tutti gli altri votavano sulla parola di Grillo, e una frazione non trascurabile di questi, sono pronto a scommetterci, erano convinti di votare proprio Grillo. Grillo candidato contemporaneamente in novecentoquarantuno comuni Italiani. Chissà come ci sono rimasti male quando si sono trovati sindaco Pizzoccheri e non Grillo.
Io l’ho sentito parlare questo Pizzutelli, e devo dire che mi ha fatto una buona impressione: misurato, cordiale e ragionevole, ma non fa ridere e nessuno voterebbe mai uno che non fa ridere. Tutti dicono che Grillo è solo “il megafono”, “l’aratro”, “l’apripista”, “l’autospurghi”, e che non bisogna fare caso alle stupidaggini che dice o ai suoi modi poco democratici, perché la sua funzione è solo quella di far conoscere il movimento eccetera, poi sotto c’è tutto un eccetera eccetera. Magari è vero, solo che la gente vota l’aratro. Intendo il grosso della gente, cioè quelli che non sanno niente di meetup e blog e vanno a votare con lo stesso spirito con cui vanno allo stadio, che sono poi quelli che contano. Questi votano proprio quelle stupidaggini e quei modi poco democratici, e che dietro l’aratro ci sia Pinzillaccheri, Sbertuccelli o chiunque altro non ha nessuna importanza. Non ha importanza come sia organizzato il movimento eccetera, chi ne faccia parte e quanto si avvicini all’ideale democratico di Tocqueville (storico francese che tutti citano ma pochi hanno letto della prima metà del XIX secolo), il giorno in cui Grillo dirà di votare una barbabietola, questi qui voteranno una barbabietola.
Quindi, per piacere, si chiamano “grillini”.

DUE SIGARETTE AL GIORNO LEVANO IL MEDICO DI TORNO

IL FUMO UCCIDE, lo sanno tutti, chi è morto lo sa per esperienza, gli altri hanno un pacchetto di sigarette che glielo ricorda ogni giorno. Gli effetti della campagna mondiale antifumo sono stati devastanti, almeno su di me. Un tempo fumavo serenamente: caffè e sigaretta, birra e sigaretta, sesso e sigaretta, ogni cosa chiamava la sigaretta, anche la sigaretta. Certo non pensavo che facesse bene, sapevo perfettamente che IL FUMO UCCIDE. Quando si fa una scelta di semplice edonismo poi non bisogna pensarci più, è la regola, se no che edonismo è? Adesso invece è impossibile fumare senza qualcosa o qualcuno che ti ricordi che IL FUMO UCCIDE. Si potrebbe pensare che lo facciano per il tuo bene, se non fosse che lo dicono fregandosi le mani. Più che un consiglio, sembra un augurio. È un po’ la logica del peccato originale: se ti procuri un piacere devi essere punito, quindi se fumi devi morire e se non muori, beh, che almeno ti vada di traverso.
IL FUMO UCCIDE, perfetto, ma come funziona? Zero sigarette sei salvo, una muori? Non è possibile. Niente in natura funziona così, a salti, a parte ovviamente la meccanica quantistica, ma non mi pare che le sigarette siano particelle subatomiche.
Per esempio l’uranio fa male, molto più male di qualsiasi marca di sigarette, infatti su Hiroshima hanno buttato una bomba all’uranio, non un pacchetto di MS senza filtro. Ma l’uranio non viene dall’iperspazio, è presente in natura normalmente, sparpagliato un po’ ovunque, e questo non perché il pianeta sia inquinato o altro, ma perché madre Natura nella sua infinita saggezza ha pensato bene di dare una bella spolverata di uranio a tutta la superficie terrestre, di modo che è praticamente impossibile non farsi la propria dose tutti i giorni. Ogni persona ne assume in media un microgrammo al giorno, tutti i giorni, cioè circa trenta milligrammi nell’arco di tutta la vita. Trenta milligrammi sembrano pochi, certo, ma stiamo parlando di uranio, non di olio di palma. Per radere al suolo Hiroshima è bastato mandarne in fissione sette etti, con trenta milligrammi si può a occhio e croce far saltare in aria un condominio.
Un microgrammo di uranio al giorno fa male, sì, ma poco, così poco che in pratica non fa assolutamente niente. È il concetto di quantità trascurabile, un concetto facile da capire, ma evidentemente non alla portata degli scrittori di avvisi di pericolo. Dopotutto è comprensibile, è come per i cani, se non vuoi che entrino in casa devi dire LA CASA UCCIDE e magari rafforzare il concetto con una ciabattata sul naso, non puoi metterti a spiegare che in fondo, sì, possono entrare ma solo con le pattine, facendo attenzione al ficus e se poi hanno proprio voglia di farsi uno spuntino, dio santo, almeno che non mangino quell’orrendo cibo per cani.
Qualche giorno fa ho fatto una visita da uno pneumologo. Non che avessi niente di particolare, è che preferisco prevenire invece che curare.


Dov’è che le fa male esattamente?

Qui.

Perfetto, ora potrebbe indicarmi un punto sul suo corpo?


Alla fine non avevo niente, “sano come un pesce” mi ha detto, e sono sicuro che non intendeva un pesce in via di estinzione. Così, visto che rimaneva del tempo, gli ho chiesto un parere sul fumo.


IL FUMO UCCIDE.

Sì, dottore, questo lo so, quello che volevo sapere --

UCCIDE.

Okay.

...

Ma --

UCCIDE.

Ora l’ha detto meno convinto.


Non lo so, forse gli ho solo fatto compassione, fatto sta che dopo un lungo sospiro si alza, chiude a chiave la porta dell’ambulatorio, tira le tende, ammaina tutti i poster sul tumore ai polmoni e strappa una piccolissima striscia di carta da una rivista medica. Ci scrive sopra qualcosa in fretta, a matita, e me la passa senza guardarmi: “due sigarette al giorno non c’è rischio”. Non faccio in tempo ad alzare gli occhi che la sta già deglutendo.


IL FUMO UCCIDE.

Sì. Grazie, dottore.


Non sono mai uscito così felice da una visita medica. È fantastico, due sigarette al giorno! Una per polmone! Questa sì che è una buona notizia! Se gli scrittori di avvisi di pericolo fossero onesti dovrebbero scrivere IL FUMO UCCIDE, CERTO, MA SE FUMI DUE SIGARETTE AL GIORNO NON C’È RISCHIO.
Ora non mi resta che trovare sigarette di ottanta centimetri.

IL CIRCOLO MEDICO

Buongiorno, dottore. Mi fanno male le orecchie.

Tutte quante?

Sì.

Ha appetito?

Sì, perché?

Il corpo umano è come una macchina, se non si mette benzina si ferma. Da quanto tempo le fanno male?

Circa una settimana.

Bene, allora non è niente di serio. Per precauzione prenda --

No, un anno.

Allora non è niente di serio. Per precauzione prenda due compresse di Deursil al dì per un mese. Avanti il prossimo!

Non dovrebbe visitarmi?

Non le piace il Deursil?

In che senso, scusi?

Non c’è problema, prenda due compresse di Dissenten al dì per un mese.

No, non è questo.

Per una settimana?

Mi chiedevo se non è il caso che mi visiti.

Prego, faccia pure. Intanto, se non le spiace, io proseguo con gli altri pazienti.

Intendevo lei.

Non la seguo.

Lei che visita me.

...

Le orecchie.

Purtroppo le orecchie non sono il mio campo.

E quale sarebbe il suo campo?

Io mi occupo di prescrivere medicine, se vuole qualcuno che si occupi di visitare, deve andare da un otorino. Intanto prenda due compresse di Acarden al dì per un mese.

Buongiorno, otorino. Mi fanno male le orecchie.

Questo è tutto da dimostrare, si spogli.

Anche le mutande?

Soprattutto. Sta prendendo qualcosa?

Acarden.

Cosa!?

Me l’ha prescritto il medico.

È un totale incompetente!

Infatti l’orecchio sinistro è peggiorato, ora sento anche un fischio.

Il suo non è un problema di orecchie, ma di postura.

Ma a me fanno male le orecchie.

Se le facessero male le orecchie me ne accorgerei, non crede? Lei ha solo un problema di postura lungamente trascurato. Per caso sta tutto il giorno davanti al computer?

No.

Come pensavo. Il corpo umano è come una macchina, se non si fa manutenzione prima o poi si rompe. Si faccia vedere da un ortopedico.

Va bene.

Nel frattempo prenda una compressa di Ramipril dopo i pasti, tre gocce di Fluoxetina, Cibalgina quanto basta e soprattutto cambi la montatura degli occhiali.

Pensa sia necessario?

Sono orribili.

Buongiorno, ortopedico. Ho un problema di postura.

No, lei ha un problema intestinale.

Sul serio?

Si vede a occhio. Chi le ha messo in testa la postura?

L’otorino.

È un totale incompetente. Lei ha un igroma subdurale enzimatico regresso al tratto quiescente del colon sinistro.

Mi fanno male anche le orecchie, è possibile?

Certo, il corpo umano è come una macchina.

Sì, mi pare di averlo sentito.

Se un pezzo non funziona, tutta la macchina ne risente. Prenda del cognac con un po’ di latte caldo e vedrà che in una settimana le passa tutto.

Il rimedio della nonna.

Anche sua nonna era medico?

Non credo.

Intanto, per precauzione, faccia un’ecografia all’addome.

Buongiorno, gastroenterologo.

Sumatriptan, Verapalim, Bioscalin.

Dovrei fare un’ecografia.
   
Non serve a niente l’ecografia quando si ha un’otite.

Lo dicevo che mi facevano male le orecchie!

Molto seria, anche.

Quanto seria?

Potrebbe morire.

No!

Mi duole molto dirglielo, mi creda.

Allora perché sorride?

Chi l’ha mandata qui è un totale incompetente, deve farsi subito vedere da un urologo.

Un urologo?

Il corpo umano è come una macchina, quando si rompe bisogna portarla dall’urologo.

Buongiorno, urologo. Mi fanno male le orecchie.

Si sieda e mi dica tutto.

Allora, all’inizio sembrava solo un problema di postura, poi si è scoperto che ho qualcosa che non va all’intestino, ma, dall’ecografia che non ho mai fatto, si è visto che in realtà ho un’otite molto grave alla vescica. Ho anche cambiato gli occhiali, ma non è servito a niente.

Tutte stupidaggini.

Davvero?

Sì.

Mi rincuora molto sentirglielo dire.

Ha mai pensato di farsi vedere da un medico?

Un medico?

Sì, un medico.

Be’...

Cosa?

Niente.

Si faccia vedere da un medico.

Buongiorno, dottore.

Buongiorno. Allora? Le fa ancora male la cinghia di trasmissione?

Le orecchie.

Le fanno ancora male?

Da morire. Mi è stato detto di andare da un medico.

Chiunque gliel’abbia detto è un totale incompetente.