GLICOLE

Che cosa vuol dire glicole? Cito testualmente il dizionario Garzanti: “nessun risultato trovato”.
Esiste proprio una parola per tutto. C’è però un secondo significato che il dizionario non dice: il glicole è un liquido viscido e trasparente, in pratica come l’olio, solo che in più appiccica. È una sostanza densa e puzzolente che non evapora mai. Unge, inzuppa, imbratta, penetra, puzza, ma non evapora. È eterno e incorruttibile, come l’etere di Aristotele.
Se per caso ti finisce una secchiata di glicole sotto i mobili ci sono solo due cose da fare: smontare tutto e pulire, oppure aspettare che coli fuori da sotto, magari inclinando un po’ la casa. Se invece finisce sui muri è più semplice, basta suicidarsi.
Ma perché mai dovrebbe finire del glicole sotto i mobili o sui muri? Per favore. Probabilmente neanche esiste il glicole, lo dice la parola stessa: “nessun risultato trovato”. E anche se esistesse, perché uno dovrebbe essere così stupido da portarselo in casa? Anche il plutonio sporca tantissimo, eppure le macchie ostinate di plutonio sono l’ultimo dei pensieri di una casalinga (a parte Marie Curie).
Nella città dove abito io, che convenzionalmente chiameremo “città”, c’è l’obbligo di installare un impianto solare termico. Fantastico, il solare mi piace moltissimo come concetto. Solo come concetto, però, visto che per ammortizzare i costi dell’installazione poi ci vogliono circa sessant’anni di bollette, e tra sessant’anni non saranno certo i combustibili fossili a mancarmi. Converrebbe farle da neonati queste cose, ma pochi neonati vengono adeguatamente informati sui vantaggi del solare.
Un giorno, che per comodità chiameremo “giorno”, si presenta a casa mia l’idraulico, che per comodità chiameremo “imbecille”. Capisco subito che è l’idraulico perché ha una camicia a quadretti arrotolata sulle braccia, una salopette con tasca centrale, baffoni pettinati, berretto blu e una cassetta degli attrezzi, e poi perché mi dice “sono l’idraulico”. È una cosa che tutti gli idraulici prima o poi dicono.


E tutto il resto?

Il resto cosa?

I pannelli solari, i tubi... non so, ci vorranno dei tubi, immagino.

Ah, il resto... senti, possiamo fare così: io ti certifico di averti installato l’impianto solare e tu mi dai duecento euro, così io me la sbrigo in cinque minuti e tu risparmi un sacco di soldi.

Ma è illegale.

Certo! Per chi mi hai preso?

Non lo so. Non mi sembra giusto.

Lo sai da quanti anni faccio questo mestiere?

E se poi fanno dei controlli?

Trent’anni.

Preferisco fare le cose in regola.

E lo sai quanti impianti solari ho installato?

Poi il solare mi piace come concetto.

Zero.

Zero?

Zero.

Non sono un po’ pochi?

Fanno tutti così.

No, guarda, poi per coerenza mi toccherebbe votare PDL.


La cosa non gli fa per niente piacere. Lo capisco perché passa improvvisamente dal tu al lei: “mi piacerebbe smontarle la testa e vedere cosa c’è dentro”, mi dice.
Il giorno dopo si presenta a casa mia coi pannelli solari, i tubi e due gigantesche taniche blu.


Cosa c’è in quelle taniche?

Glicole.

Glicole?

Esatto, e ci terrei a ricordarle che in trent’anni di attività non ho mai installato un impianto solare.