LO STOMACO SOVRANO

Qualche anno fa ho conosciuto una persona molto in gamba e dalla compagnia piacevole, non fosse altro perché evitava accuratamente di giustificare i suoi insuccessi chiamando in causa generiche ingiustizie del sistema. Secondo questa persona lo Stato può essere suddiviso in tre classi: i governanti, la polizia e il popolo, cui si possono far corrispondere tre caratteristiche dell’individuo: la ragione, la passione e i bisogni animali, rispettivamente. Non usava esattamente queste parole, anche perché parlava in greco, però più o meno il senso era questo. Uno Stato, così come un uomo, diceva, funziona bene quando è la prima classe che prende le decisioni, non la seconda o la terza, e quando la seconda classe difende le decisioni della prima, non quelle della terza, e insieme alla terza si adatta a obbedire alla prima. Poi si dilungava nell’esporre vari espedienti per far obbedire il popolo facendogli credere che in realtà non sta obbedendo ma decidendo. Io lo ascoltavo sconcertato, non solo perché aveva l’abitudine di farsi le domande e darsi le risposte da solo, ma soprattutto perché mi sembrava un discorso molto cinico. Poi un giorno ho conosciuto il popolo e ho cambiato idea.
Sia chiaro, per “popolo” non intendo le persone con un certo reddito o con un certo grado di istruzione. L’appartenenza al popolo non è tanto una questione di censo o di cultura, ma è prima di tutto una condizione esistenziale: è popolo chiunque si comporta da popolo, indipendentemente da quanti soldi ha in banca o patacche appese alla parete. Persino la stessa persona può essere popolo riguardo a certe questioni (in genere quelle di cui non sa niente) e non esserlo riguardo ad altre (quelle di cui sa qualcosa), cosicché ovunque ci si trovi, tanto in una miniera di carbone quanto alla serata degli Oscar, è sempre facile imbattersi in numerosi e orgogliosi membri del popolo, tanto più orgogliosi quanto più numerosi. Sono quegli individui che vivono con lo scopo di continuare a vivere: mangiano per poter continuare a mangiare, bevono per continuare a bere e si riproducono per lasciare al mondo pezzi del loro corpo che possano continuare a bere e mangiare al posto loro. Non sono persone ma stomaci. Stando così le cose è chiaro che sarebbe disastroso se uno Stato lasciasse prendere le decisioni direttamente al popolo, proprio come sarebbe disastroso se un uomo lasciasse prendere le decisioni al proprio stomaco. Quindi un buon sistema politico è un sistema che sa tenere il popolo lontano dalle decisioni collettive, e da questo punto di vista la democrazia può essere un sistema eccezionale, perché con la cerimonia del suffragio universale dà al popolo l’impressione di decidere qualcosa anche se poi si può benissimo non fargli decidere niente.
Una mia cara amica, grande esperta di politica e con un debole per i filosofi nazisti, mi spiegava che meno diretta è la democrazia, meglio è. L’ideale sarebbe che il popolo non eleggesse direttamente i rappresentanti del Parlamento, se no va a finire che elegge un sacco di popolo, ma i rappresentanti di piccole assemblee locali, che a loro volta eleggono i rappresentanti di assemblee un po’ più grandi e un po’ meno locali, che eleggono i rappresentanti di altre assemblee delle assemblee delle assemblee, e così via, elezione dopo elezione, fino ad arrivare all’elezione dei rappresentanti del Parlamento. In questo modo si dovrebbe prendere il popolo per sfinimento e fargli passare la voglia di fare tutte quelle X, visto che, per sua costituzione, il popolo è disposto a contribuire alle decisioni collettive solo se non deve sforzarsi troppo.
Io non so se questo metodo possa veramente funzionare, purtroppo non so prevedere il futuro, però sarebbe divertente provare.