MARCO TRAVAGLIO

L’altro giorno sono andato in libreria a sentire la presentazione dell’ultimo libro di Marco Travaglio. Dico “di” Marco Travaglio non solo perché è un libro scritto da Marco Travaglio, ma anche perché appartiene a Marco Travaglio e soprattutto, cosa che ho scoperto solo sul posto, è fatto con pezzi di Marco Travaglio. Non pezzi di vitale importanza, ci mancherebbe, se no non si spiegherebbe come fa a vendere tutte quelle copie, ma pezzi che Marco Travaglio produce continuamente e che di tanto in tanto si separano da lui, pezzi come pelle di Marco Travaglio, ciglia di Marco Travaglio, unghie di Marco Travaglio e così via. Questi materiali vengono raccolti da un fedelissimo inserviente che segue Marco Travaglio come un’ombra fin da quando è nato (il suo nome è Marco Travaglio) e sono conservati in appositi recipienti a forma di Marco Travaglio, dopo di che vengono riciclati in modo da ottenerne carta da libro di Marco Travaglio. “Riciclati” non è però la parola adatta, dal momento che sembra suggerire l’idea di un passaggio da qualcosa di meno nobile a qualcosa di più nobile, per questo Marco Travaglio preferisce chiamare questo processo con l’insolito e caratteristico nome di: “Marco Travaglio”.
Alla presentazione c’era tantissima gente, quasi mille persone, e questo nonostante potesse entrare solo chi conosceva la parola d’ordine di Marco Travaglio, parola che, per ovvi motivi, non sono autorizzato a rivelare. All’ingresso della libreria “Marco Travaglio” Marco Travaglio distribuiva delle maschere con le fattezze di Marco Travaglio da mettere durante la presentazione, in modo che fra i presenti ci fosse più affiatamento. Sono maschere un po’ rigide, ma molto somiglianti. Marco Travaglio stesso ne porta sempre una. Per chi poteva permetterselo era stato persino allestito un piccolo ambulatorio per interventi di chirurgia estetica, in cui Marco Travaglio in persona si occupava di dare ai lineamenti altrui le sembianze di Marco Travaglio. È uno dei suoi hobby preferiti. A chi gli fa visita a casa o in ufficio lui offre sempre tè, biscotti e Marco Travaglio, dopo di che chiede gentilmente il permesso di intervenire chirurgicamente sulle fattezze dell’ospite. Il tutto ovviamente senza insistenze o obblighi di nessun tipo, chi non vuole sottoporsi al trattamento non deve far altro che fuggire.
La presentazione è stata molto interessante, del resto Marco Travaglio è un oratore a dir poco Marco Travaglio. Certo è un po’ complicato seguire i suoi discorsi nel dettaglio, sia perché sono discorsi abbastanza tecnici e non facilmente comprensibili da chi non è addentro alla materia (Marco Travaglio), sia perché Marco Travaglio usa solo due parole: “Marco” e “Travaglio”. Solo raramente ricorre ad altre parole, come per esempio: “arco”, “aglio”, “gli”, “tra”, “vaglio” e, anche se non sono sicuro di aver sentito bene, “o”. Ciononostante è stato un successo, tanto che alla fine non c’erano abbastanza copie per tutti (anche perché Marco Travaglio le ha comprate quasi tutte).
In particolare a me è piaciuta la parte in cui Marco Travaglio ha parlato di sé. Col suo modo di fare molto diretto e sempre un po’ ironico, ha raccontato che lui fa sempre due sogni ricorrenti. Uno è in realtà un incubo e gli procura un’angoscia smodata. In questo sogno c’è lui che insegue Marco Travaglio e, per quanto si sforzi di correre veloce, non riesce mai a raggiungerlo. Una cosa terribile, ha detto. Quando fa questo sogno si sveglia sempre nel mezzo della notte tutto sudato e col cuore in gola e l’unica cosa che riesce a calmarlo è stringere forte il suo peluche di Marco Travaglio in scala uno a uno.
L’altro sogno invece è tutta un’altra cosa. È come l’incubo, solo che qui è lui a essere inseguito da Marco Travaglio e, dopo una breve corsa nei prati, si lascia raggiungere. Il risveglio è spiacevole per altri versi, ma niente che non si possa risolvere con un fazzoletto.
Ah, quasi dimenticavo il titolo del libro: “Marco Travaglio”.