NEI SUCCHI DI FRUTTA CI SONO GLI SQUALI

Come probabilmente avrai notato, nessuna teoria del complotto è abbastanza scema perché non possa aspirare ad avere almeno mezzo milione di seguaci. 


Io e Favilla abbiamo fatto un video sulla nascita e la propagazione delle teorie del complotto¹, questo qui.


Le voci sono come sempre del soverchiantemente dilettevole Guglielmo Favilla².
Il doppiaggio è di Groovy! Studio, detto anche Gabriele Draghetti.
Il testo è quello di un mio vecchio post del 2017.
Contando che i disegni sono quello che sono, in pratica non ho fatto niente.


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¹ Con “teoria del complotto” non si intende “Francesco Gattaro e Mary Spiedini, con l’aiuto del comune di Lonate Ceppino³, si sono messi d’accordo per farmi uno scherzo” ma più qualcosa tipo “il Fondo Monetario Internazionale ha tolto uno zero a tutte le banconote del mondo ma non ce lo dicono”.

² Tranne qualche battuta di pochi personaggi secondari per i quali mi sono servito di attori non professionisti presi dal mio soggiorno.

³ Ho detto Lonate Ceppino, ma avrei potuto dire qualsiasi altro comune con meno di diecimila abitanti.

GLI ITALIANI SONO BIANCHI?

Oppure, come si chiedono in molti nel mondo e in particolare negli USA, are italians poc?
 
Prima di rispondere, piccola premessa.
Porsi una domanda del genere è già di per sé un po' razzista. Primo, perché sembra che una delle due possibilità fra l'essere bianchi e il non esserlo sia preferibile all’altra. Chissà quale?
Secondo, perché è come se si desse per scontato che gli italiani con genitori non bianchi non siano veramente italiani.
Terzo, è una domanda che sembra suggerire che al mondo esistano solo due colori: il bianco e il poc (person of colour), categoria che contiene tutta l’umanità che non può permettersi di aspirare alla pura razza bianca (stavo per dire “ariana”).

Ma lasciamo stare tutto questo e supponiamo che si tratti invece di una semplice domanda assolutamente neutra e innocente, come potrebbe farla un gattino. Perfetto, ma chi sono "i bianchi"?
Lo chiedo perché io vedo persone color corniolo pallido (#edcdc2)


rosa champagne (#f1ddcf)


o al massimo conchiglia (#fff5ee)


ma in tutta la mia vita non ho mai visto una persona bianca (#ffffff).



Poi, prendiamo per esempio Trevor Noah, il grande comico sudafricano.


Trevor Noah ha un padre bianco e una madre nera, dunque viene considerato da tutti di colore. Intendo dire che viene considerato così non solo dalle leggi dell’apartheid degli anni Ottanta, che prevedevano la classificazione razziale di ogni neonato, ma anche dal suo pubblico, un pubblico principalmente liberale e progressista. Eppure, se si fa uno zoom della fronte, si vede che il colore di Trevor Noah è questo qua (#feb3a2)


Ti sembra “di colore”? Almeno metà della popolazione italiana è più scura di così. Prendiamo per esempio Di Maio, il grande comico italiano famoso per le sue imitazioni politicamente scorrette di un bambino ritardato


ecco qua l'ingrandimento della sua fronte (#d79479):


Questo sarebbe “bianco”? Chiaramente c’è qualcosa che non torna.
Ma questo non è tutto.

Supponiamo che Trevor Noah faccia un figlio con una donna classificata come bianca, il nascituro, di qualsiasi colore sia, sarà unanimamente considerato di colore, cioè non bianco. Benissimo, andiamo avanti. Immaginiamo che questo o questa Trevor Noah Jr si accoppi a sua volta con una persona bianca, il figlio come sarà considerato? Quanti passaggi generazionali ci vogliono per essere considerati bianchi e lavarsi via tutto il “colore”? Tutte le persone del mondo hanno dei progenitori non bianchi, non fosse altro perché l’umanità è nata in Africa. Quindi? Siamo tutti di colore? O siamo tutti bianchi? E se non è il colore della pelle a stabilire chi è bianco e chi è di colore, che cos’altro è? Sicuramente Arthur de Gobineau avrebbe tante cose da dire su questo argomento, ma lasciamo stare anche tutta questa storia e limitiamoci a considerare il colore della pelle come fosse il colore delle scarpe: gli italiani sono bianchi?

Beh, di certo gli italiani danno per scontato di esserlo visto che in Parlamento hanno ben due partiti xenofobi (forse tre, sto perdendo il conto), ma penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che quello che uno pensa di sé conta poco, altrimenti tutti gli scemi sarebbero dei geni.
Proviamo allora a rispondere in modo cromaticamente oggettivo.

Perlopiù gli italiani occupano tutte le sfumature che vanno dal bianco mascarpone (#f8efde)


al marrone schiuma di cappuccino (#c29d68).


Naturalmente ci sono italiani ancora meno bianchi e italiani ancora più bianchi, ma attualmente il grosso degli italiani cade più o meno dentro l’intervallo delimitato da questi due colori: mascarpone e cappuccino.
Il motivo di questa grande varietà cromatica è che nei secoli la penisola Italiana è stata attraversata da popolazioni di tutti i colori: Normanni, Celti, Nordafricani, Greci, Fenici, Arabi e altre che sicuramente mi sto dimenticando e quindi è inevitabile che tutte queste persone, per quanto si odino, prima o poi finiscano per accoppiarsi e che i bianchi diventino un po’ meno bianchi e i non bianchi un po’ meno non bianchi, progredendo tutti insieme in modo lento ma costante verso il beige.

Quindi, in conclusione, se proprio vogliamo essere rigorosi, dobbiamo rispondere che mediamente gli italiani non sono bianchi. Ma siccome abbiamo un PIL pro capite di circa 34000$, possiamo dire di essere bianchi.

COSE DA SAPERE SUGLI ITALIANI

Fare un viaggio in Italia è sempre una buona idea. L’Italia è un paese pieno di arte


Storia


e bellissimi paesaggi


ma soprattutto arte e Storia, i bei paesaggi ce li hanno un po’ tutti.

Si pensi che l’Italia è il paese al mondo con più siti UNESCO: cinquantotto, dieci in più della Francia. Per non parlare delle gelaterie. Ma per quanto l’Italia possa essere meravigliosa, prima di andarci è bene sapere alcune cose sui suoi abitanti, in modo da evitare spiacevoli fraintendimenti e godersi appieno le proprie vacanze.

Per sapere quali sono le cose più frequenti che il mondo si chiede a proposito degli italiani, basta guardare i suggerimenti di Google.


Allora, vediamo un po':

Are italians latinos?
No.

Are italians friendly?
No.

Are italians short?
Sì.

Are italian wolves dangerous?
Sì.

Are italians universities hard?
No.

Are italians and french similar?
No!

Are italians nice?
No, ma più dei francesi.

Are italians romans?
Alcuni.

Are italians religious?
Ottima domanda. Si potrebbe rispondere semplicemente sì, ma “sì” non rende abbastanza bene l’idea. Per capire quanto gli italiani siano religiosi in una scala da 1 a disturbo ossessivo-compulsivo, si considerino i seguenti fatti:

Uno.
A Torino è conservato un lenzuolo che, dicono, è stato usato duemila anni fa per avvolgere il cadavere del figlio di Dio, non di una qualche divinità minore tipo Mosè, San Giuseppe o lo Spirito Santo (qualsiasi cosa sia), no: Gesù Cristo in persona, Dio Jr.

Due.
A Roma abita il rappresentante ufficiale di Dio nella nostra Galassia: il signor Jorge Mario Bergoglio. Quali altre città del mondo si possono vantare di avere il sostituto di Dio fra i suoi residenti? 19? 8? 3? Te lo dico io quante: 0. Zeta, E, Erre, O.

Tre.
A Napoli, un paio di volte all'anno, la gente si raduna in una chiesa per assistere alla liquefazione di un campione del sangue di un certo Gennaro, il personaggio di un raccontino di fiction scritto secoli fa per la formazione morale del giovane, conservato in un’ampolla sigillata (il sangue, non il giovane) che nessuno è autorizzato ad aprire, analizzare e verificare se sia veramente sangue o, per dire, colatura di alici.

Ma questa non è l’unica religione che gli italiani hanno e non è nemmeno la più importante. La vera religione degli italiani è il cibo. Non per niente l’Italia è il paese dove si mangia meglio al mondo, forse solo dopo il Giappone, la Cina, la Thailandia, l’India, la Corea del Sud e il Vietnam. 7° posto su 195 Stati è un ottimo risultato. E dopo il Portogallo. 8° posto.
Forse anche dopo il Messico ma non è questo il punto, il punto è che in Italia il cibo è una religione.

Per esempio, prendiamo il famoso cappuccino: caffè e latte in una tazza grande con la schiuma, da non confondere con il tristissimo café au lait francese: caffè e latte in una tazza grande senza schiuma, orribile. Noi italiani siamo grandi amanti del cappuccino e siamo convinti di saperlo fare solo noi in tutto il mondo (caffè, latte, tazza grande, schiuma. Solo noi). Ogni mattina milioni di italiani fanno colazione con questa prelibata bevanda, magari accompagnandola con un tipico dolce italiano: un croissant, una brioche, un krapfen. È un’usanza molto piacevole, ma attenzione: per quanto il cappuccino sia delizioso, un vero italiano lo beve solo a colazione. Berlo dopo pranzo è considerato da selvaggi. Non che sia proibito, ci mancherebbe, in Italia puoi fare tutto quello che vuoi purché paghi, ma se bevi un cappuccino dopo pranzo sappi che ogni italiano nei paraggi ti guarderà male e dentro di sé penserà “tornatene a casa tua, maledetto selvaggio!”. Qualcuno lo penserà anche se non bevi niente, basta che tu sia straniero. Agli italiani non piace che qualcuno si permetta di avere abitudini e gusti diversi dai loro, è considerato scortese.
Però il caffè macchiato è consentito: caffè e latte in una tazza piccola con la schiuma. Quindi, se proprio vuoi prendere un cappuccino dopo pranzo, puoi chiedere due caffè macchiati e mischiarli insieme in una tazza grande, nessuno avrà niente da ridire.

Altre cose proibite sono il ketchup sugli spaghetti, il panettone a giugno, la carbonara con i würstel, il parmigiano sulle cozze, il tiramisù con la panna, l’ananas sulla pizza. Curioso, no? Prosciutto e melone: sì; pizza e ananas: no. Per tutti questi divieti non c’è un motivo razionale, è solo una questione puramente religiosa: come i musulmani che non mangiano i panini col prosciutto e i Mon Chéri.

Ma c’è un’altra cosa sacra che gli italiani mettono sopra a Dio e persino sopra al cibo.
Il calcio, ok, ma c’è ancora un’altra cosa che gli italiani mettono sopra a Dio e al cibo: il mare.

1° Calcio
2° Mare
3° Cibo
4° Dio

"Quarto dio" non suona molto bene, ma lasciamo stare. Gli italiani sono completamente fissati con il mare, appena se ne devono privare un attimo, anche solo per andare a fare la spesa, iniziano subito a lamentarsi dell’assenza del mare: “ma quanto è triste questo supermercato senza il mare?”, “ma voi commessi come fate senza il mare?”, “in che scaffale lo tenete il mare?” e così via. Gli italiani che invece non hanno la fortuna di avere il mare vicino a casa, appena hanno un pomeriggio libero, caricano subito sulla macchina valigie, materassini gonfiabili e figli e si precipitano nei pressi del più vicino specchio d’acqua a disposizione; se proprio non è il mare, va bene anche un lago, un fiume, un canale scaricatore, qualsiasi cosa con l’acqua. Questo il risultato


È bene avvisare l’incauto turista che purtroppo in Italia il mare non è così


così


O anche solo così


Ma così


Quando gli italiani dicono “vacanze al mare”, non intendono davvero “vacanze al mare”, intendono “vacanze stipati in mezzo a una folla seminuda piena di bambini ululanti nei pressi di una massa d’acqua torbida e molto probabilmente contaminata da escrezioni umane”.

Bene, sulla questione della religiosità italiana mi pare di avere detto più o meno tutto.
Proseguiamo.

Are italians smart?
No.

NUOVI EPISODI DI PRETI


Sono abbastanza sicuro che nel mondo là fuori c’è ancora qualcuno che non sa che nelle ultime settimane io, Favilla e Odetto abbiamo fatto due nuovi episodi di Preti (questo e questo), intendo qualcuno che sa cos’è Preti e a cui piacerebbe vederne due nuovi episodi se solo sapesse che esistono ma che per qualche motivo non è entrato in contatto con l’informazione che effettivamente esistono, non qualcuno in generale. Le persone che in generale non sanno che esistono questi due nuovi episodi e nemmeno gliene frega niente, secondo le mie stime, sono circa 8 miliardi, ma le persone a cui invece interesserebbe potrebbero comunque essere addirittura qualche decina di migliaia. Sono tante.

È strano come funziona YouTube: il mio canale è seguito principalmente grazie alla serie Preti, ma allo stesso tempo i nuovi video di Preti sono proprio i contenuti meno visualizzati. Carico il video del cazzo (è proprio il titolo, non è dispregiativo): 500 mila visualizzazioni; carico il video della merda (idem): 250 mila visualizzazioni; carico un nuovo episodio di Preti: 20 mila visualizzazioni. Non è strano? È vero che cazzo, merda e gattini sono argomenti molto più allettanti dei preti (il video dei gattini ha 200 mila visualizzazioni), ma non credo che il problema sia solo questo, penso che il problema sia anche che è difficile far capire attraverso solo un titolo e un’immagine che un episodio di Preti appena caricato è un nuovo episodio di Preti e non un vecchio episodio di Preti (se sto ripetendo troppo spesso la parola “preti”, avvisami). Non so, forse dipende anche dal fatto che intitolare un video “Fides ex auditu” non è proprio in linea con i tempi, ma io sono fatto così: 65% acqua, 20% proteine, 12% grassi più altre molecole in piccole quantità.

Mi sarebbe anche piaciuto approfittare di questo post per festeggiare il decennale della nascita di Preti. Siccome ho iniziato a fare i primi disegni nel 2012, questo sarebbe stato proprio il momento giusto per festeggiare tutti insieme questa ricorrenza. Avevo portato anche le patatine.


Purtroppo però all'ultimo momento è intervenuto un piccolo contrattempo: aprendo la cartella di Preti ho scoperto che il primo disegno dei due personaggi non risale al 2012, ma al 2011. Per la precisione 7 aprile 2011. Eccolo qua:


E quindi niente, invece del decennale festeggeremo il centenario nel 2111. Questi sono gli inconvenienti di avere scelto il sistema decimale.
Ma rivediamo ancora un attimo questo disegno.



Ok, basta così.

I PRO VAX NON ESISTONO

Fra le cose orribili che ci ha regalato quest'ultima pandemia, oltre alla malattia e a tutti i vari provvedimenti per cercare di contenerla, ci sono i no vax.
Certo, i no vax esistevano anche prima, ma prima erano solo una delle tante categorie di svitati che si aggiravano su internet, insieme ai negazionisti della shoah, agli sciachimisti, agli undicisettembristi e alla gente che sostiene le qualità terapeutiche dell'urina; ora invece l'antivaccinismo è diventato mainstream e ha unito insieme tutta una variegata accozzaglia di paranoici, dando loro forza e forse anche un motivo per vivere. Prima del 2020 i no vax erano solo una delle tante attrazioni dello zoo internettiano, noti perlopiù solo agli appassionati di casi umani, ora invece ne parlano anche i TG e i loro deliri sono ripetuti in TV da una schiera di mitomani di professione. È come quando pensavi di essere speciale perché eri fra i pochi ad avere letto Il Signore degli Anelli e poi salta fuori quel buzzurro neozelandese e ci fa 136 film.
Con la promozione dei no vax dalla serie B dei flame online alla serie A dei talk show di cosiddetta informazione, si sono inevitabilmente create alcune banalizzazioni nel modo di descriverli.

Una di queste è che i no vax siano soprattutto ignoranti. Di certo non sono degli eruditi, ma non mi sembra che il loro problema principale sia quello di non essere informati, anzi sul loro argomento del cuore possiedono molte più nozioni della media della popolazione: sanno cosa dice il comunicato del ministro della salute danese, ti citano a memoria l’abstract di un articolo di The Lancet, possono snocciolare i dati dei contagi dell'ultima settimana in Azerbaigian e così via. I no vax dedicano tantissimo tempo a documentarsi e a raccogliere informazioni sulla pandemia e sui vaccini, il loro problema non è l'ignoranza, il loro problema è che non capiscono quello che leggono.
Faccio solo tre esempi, tre sorprendenti modi di non capire che sono tipici non solo dei no vax, ma di tutti i complottisti in generale.

Esempio 1
Tanto per cominciare non capiscono la differenza tra aneddoti e statistica (a questo proposito avevo detto delle cose qui).
Questo significa che, per quanto si sforzino, non sono in grado di concepire l'idea che lo studio controllato di un campione rappresentativo possa dare risultati che valgono per l'intera popolazione, ma sorprendentemente sono allo stesso tempo convinti che gli aneddoti che catturano la loro attenzione, reali o immaginari, siano sufficienti per arrivare a conclusioni generali.
Per un no vax, uno studio statistico su 5000 persone vale solo ed esclusivamente per quelle 5000 persone, ma se il barbiere gli racconta che il figlio di sua cognata è stato investito da un monopattino mentre usciva dall'hub vaccinale, questo vuol dire che i vaccini causano investimento da monopattino. Affermazione solitamente seguita dall’ormai celebre constatazione: “ma non ce lo dicono!”.

Esempio 2
Non hanno nessuna capacità di distinguere tra fonti attendibili e fonti non attendibili. Qualsiasi fonte è potenzialmente sullo stesso livello di attendibilità: una rivista scientifica, l'articolo di un quotidiano, un medico, lo screenshot di uno sconosciuto, l'OMS, la zia Ines, tutto. Non è vero che i no vax danno più credito alla zia Ines che all'OMS, come spesso si dice; i no vax danno credito a chiunque loro pensino che confermi le loro tesi. Se la zia Ines dice una cosa che piace e l'OMS una cosa che non piace, allora la zia Ines è più attendibile dell'OMS; viceversa, sarà l'OMS a essere più attendibile della zia Ines. E può benissimo succedere che nello stesso discorso una certa fonte sia dichiarata inattendibile (“ah ah e tu credi ancora a quella certa fonte?!”) e poche parole dopo quella stessa identica fonte sia utilizzata per dimostrare le proprie tesi (“lo dice quella stessa identica fonte, non io!”).

Esempio 3
In questi anni ho rovistato fra i post di no vax di tutti i tipi (è una specie di hobby), da quelli che fanno fatica a mettere in fila tre parole di senso compiuto a quelli che riescono persino a scrivere in italiano corretto. Bene, in tutti questi casi, tutti, non ho mai trovato un solo no vax che sia in grado di concepire più di due numeri contemporaneamente oltre a 1 e 0. Per lui ogni fenomeno, non importa quanto sia complesso, può sempre essere descritto in modo soddisfacente da questi due soli numeri. Per esempio, o un vaccino funziona (1) o non funziona (0); non viene nemmeno preso in considerazione che possa funzionare molto (0.89) o abbastanza (0.64) o addirittura che possa funzionare molto per quanto riguarda un certo aspetto e abbastanza per quanto riguarda un secondo aspetto (0.89, 0.64), perché in questo caso ci sarebbero ben due aspetti da tenere in considerazione, ma il numero 2 non esiste. Esistono solo 1 e 0, e fra 1 e 0 non c'è niente. Questo modo binario di ragionare si applica a qualsiasi cosa. Per ogni fenomeno c'è una sola causa, non due, tre o settantasei: una causa o nessuna causa. Una sola variabile, un solo punto di vista, una sola teoria che spiega tutto. Oppure niente. 
Incredibile, eh? Avere un cervello così complesso come quello umano e usarlo come fosse un interruttore: on/off.

Dunque i no vax non sono banalmente ignoranti. Tutti siamo ignoranti su questo o quell'argomento e, se l'argomento ci interessa, proviamo a informarci per esserlo di meno. Anche i no vax si informano. La caratteristica che li definisce nel modo più preciso non è l'ignoranza, è che non capiscono niente.

Ma la banalizzazione più assurda è l'idea che ai no vax si contrappongano dei presunti "pro vax".
Ora, io capisco il senso di questa espressione: i pro vax sarebbero le persone che, a differenza dei no vax, hanno superato la paura ancestrale della punturina che hanno tutti gli animali quando li porti dal veterinario, e posso anche capire che sia un'espressione molto comoda, ma purtroppo, come sempre succede quando si abusa di una semplificazione, a lungo andare ci si dimentica il suo senso originario e si finisce con l'attribuirle una realtà oggettiva.
I pro vax non esistono, così come non esistono i pro Deltarinolo. Uno si mette il Deltarinolo se ne ha bisogno e se il suo medico non glielo sconsiglia per qualche motivo particolare, non c'è nessuno che la sera arriva a casa e dice "ah, ho proprio voglia di farmi un bel Deltarinolo con l'Aperol!". Ma se per caso esistessero i no Deltarinolo e diventassero famosi come i no vax, allora la TV e i giornali inizierebbero a chiamare tutti gli altri "pro Deltarinolo".
I no vax sono quelle persone che non vogliono vaccinarsi per nessun motivo e che non cambiano idea di fronte a nessun tipo di evidenza o circostanza perché pensano (a) di saperne più di tutti e (b) che ci sia un complotto mondiale per costringerli a iniettarsi una sostanza malefica o, nel migliore dei casi, inutile. Questo però non significa che esistano persone che vogliono vaccinarsi a tutti i costi indipendentemente da quello che dicono i loro medici, le autorità sanitarie di tutto il mondo e la comunità scientifica. Se domani l'OMS dicesse qualcosa del tipo “scoperta finalmente la cura! Basta prendere una bottiglia di olio di oliva e guardarci dentro per dieci secondi!“, non ci sarebbe nessun cosiddetto pro vax a dire “l’OMS è al soldo di big alternative pharma, io mi voglio vaccinare lo stesso!", non ci sarebbero manifestazioni pro vax contro la dittatura antisanitaria o quelli che si fanno il vaccino in casa con il Bronchenolo e la Cibalgina ripassata in padella. Tutti sarebbero felici di uscire da questo supplizio e tornare finalmente alla vita di prima. Tutti tranne i no vax, probabilmente.

Ok, allora se queste persone non le vogliamo chiamare pro vax, come le chiamiamo?
Boh, per esempio "persone che non sono no vax".

COME SEDURRE UNA DONNA


In questo nuovo video un'intelligenza artificiale spiega a Horny Porny tutte le regole da seguire per sedurre una donna rispettando le leggi terrestri (paesi islamici esclusi).
Farei anche il video "Come sedurre un uomo" se non fosse che durerebbe 5 secondi: afferrare il pene.

Comunque, il video è questo qui


Purtroppo stavolta non c'è la voce di Guglielmo Favilla, al momento è impegnato sul set di un film, così ho dovuto ripiegare su Luciano Pastiglia che non è un attore. Sarà per questo che nei commenti su YouTube tutti scrivono che il video fa schifo.

Altre storie di Horny Porny le ho messe in questo fumetto qui

GRANDE NOVITÀ 2

Da oggi si può seguire questo blog via email, basta inserire il proprio indirizzo qui e dimostrare di non essere un robot.


Lo avevo già fatto con Feedburner, ma siccome Feedburner sta per morire, ora ci riprovo con Mailchimp. Chi si era già iscritto non deve fare niente, ci penso io a trasferire il suo indirizzo dalla vecchia mailing list alla nuova.
Qui di seguito riscrivo il post dell’altra volta, al tempo della prima “grande novità”, visto che mi sembra ancora valido.

Allora, la novità è che adesso, se uno vuole, può ricevere i post di questo blog via email. Sì, lo so, è una cosa che si fa da vent'anni, diciamo che è una piccola e quasi insignificante vecchia novità.
Basta inserire il proprio indirizzo email nel form qui sotto


premere "subscribe” e da quel momento in poi staremo sempre insieme: io, te e Emanuelesi. Non è fantastico? Cioè, non proprio per sempre, perché alla fine uno può sempre disiscriversi, ma fin che rimane iscritto riceverà ogni nuovo post nella sua casella di posta, senza bisogno di dover fare tutta la fatica di venire fin qui sul sito. Con la gente che gira oggi su internet, chi ha voglia di aprire il browser?
A questo punto uno si potrebbe chiedere: ma chi mai dovrebbe avere tutta questa smania di restare aggiornato su quello che viene pubblicato in un blog come tanti?
Ottima osservazione. Un po' scortese, forse, ma ci sta. Allora, prima di tutto, di blog nudi e crudi come questo, dove non si viaggia, non si mangia, non ci si veste e in generale non si ha nessuna velleità influenceriana, non ne sono rimasti poi così tanti, non siamo mica nel 2010. Oggi se dici che hai un blog, fai la stessa impressione di uno che dice che ha un incunabolo.
Poi, mettiamola così, al mondo ci sono milioni di persone che pendono dalle labbra di questo o quel ciarlatano più o meno psicopatico, non vedo cosa c'è di male se uno ha voglia di seguire un blog che non ha mai fatto del male a nessuno.
Almeno finora, sul futuro non garantisco.

FATE ALTRI VIDEO

Sotto l'ultimo video che ho caricato su YouTube per far sapere dell'esistenza del fumetto di "Preti" (questo qui) sono apparsi vari commenti che dicono più o meno "fate altri video",  tipo questo


Visto che su questo blog siamo fra pochi intimi posso dirlo: un commento così è il modo migliore per farmi passare la voglia di fare altri video. Penso sia comprensibile, no? Sono dieci anni che metto video su YouTube, se il giorno in cui faccio un fumetto mi dici "mannooooooooo" a me non viene voglia di fare altri video, a me viene voglia di cancellare anche quelli vecchi.

Perché non faccio video più spesso? Anzi no, prima di rispondere a questo, una premessa.

Anche a me piacerebbe fare tanti video: mi piace scrivere le mie storielle, mi piace vederle realizzate e soprattutto mi piace doppiarle insieme a Guglielmo Favilla e Fabrizio Odetto, due persone divertentissime oltre che due bravissimi attori. È un bellissimo gioco. Purtroppo il problema di fare un video animato sono le animazioni. Per due motivi che ora andrò brevemente a elencare:

1) Animare è una tortura.
Presente le pulizie del bagno? Ecco, animare è peggio delle pulizie del bagno. Infinitamente peggio. Animare è come fare le pulizie di un bagno che non viene pulito da almeno un mese, un bagno di 850 ettari. E qui arriva il secondo motivo per cui le animazioni sono un problema:

2) Il tempo.
Sarà che non sono un animatore, ma per fare animazioni anche semplicissime impiego un'infinità di tempo. Per esempio, per fare "Preti" ci ho messo circa un anno e mezzo. Un anno e mezzo per un video di 21 minuti... è un po' una cosa da matti, no? Una settimana per scriverlo (divertente), due giorni per doppiarlo (divertentissimo), un anno e mezzo per animarlo (tortura).
Invece per fare il fumetto di "Preti", che dura il doppio di "Preti", ci ho messo circa 6 mesi. Questo significa che nel tempo che ho impiegato per fare "Preti" e "Ancora Preti" avrei potuto fare "Preti", "Ancora preti", "Sempre più preti", "Preti a più non posso", "Preti, più preti e strapreti" e "Basta preti".
Ora, se la vita fosse eterna, io potrei dedicare un paio di anni a fare, che so, "Il sentiero dei preti di ragno", tanto che mi frega? Avrei davanti a me infiniti anni di vita in cui poter fare tutto quello che mi pare: nuove animazioni, imparare a memoria l'Orlando Furioso, studiare flauto traverso, riempire una cisterna di saliva, lavare tutti i bagni del mondo o qualsiasi altra attività un po' torturosa che però alla fine mi darebbe moltissima soddisfazione (cosa c'è di più appagante di vedere un bel bagno appena pulito che nessuno ha ancora profanato?). Purtroppo però la vita non è eterna, checché ne dicano i testi sacri, e un anno e mezzo inizia a essere una frazione non trascurabile di quello che mi rimane da vivere.

Ciò premesso, ecco la risposta:
Io sto facendo più video che posso, solo che richiedono un'enormità di tempo, ed essendo tutto lavoro fatto nel tempo libero, ci vuole ancora più tempo.

Ovviamente se un giorno arriverà un emiro miliardario che vorrà pagare una squadra di animatori coreani, io sarò più che felice di sfornare un video alla settimana, sarebbe un sogno, ma finché quell'emiro non arriva dovrò accontentarmi di uno o due video all'anno, se va bene.

Chi non vuole rischiare di perdere questi rari video annuali, può attivare le notifiche di YouTube. Chi addirittura si accontenta di disegni non animati, può seguirmi su Instagram (qui) o comprare i due fumetti che ho appena pubblicato (qui).

Penso sia tutto. Se mi viene in mente qualcos'altro te lo scrivo.
Ciao.

IL CALCIO NON È UNO SPORT RIDICOLO


Il calcio mi è sempre sembrato uno sport ridicolo. A parte la solita cosa che si dice dei 22 milionari in calzoncini corti che rincorrono un pallone (verissimo), mi ha sempre fatto ridere anche il contrasto fra tutta quell'enfasi da guerrieri maori e l'incredibile facilità con cui si buttano per terra a piangere appena li sfiori. Io non capisco come facciano gli arbitri a sopportare queste sceneggiate: prima si rotolano con le convulsioni come se avessero una caviglia in una tagliola e due secondi dopo stanno saltellando per i prati come se niente fosse. Io, uno che mi fa così, lo espellerei subito, espellerei lui, il suo allenatore e tutta la sua famiglia. Le partite finirebbero probabilmente in 3 contro 5, ma almeno sarebbero più serie.
E poi il calcio mi è sempre sembrato noioso. Per ogni gesto atletico esteticamente degno di nota, devi sorbirti cento azioni confuse, mischie, rimpalli casuali e infiniti passaggini inutili avanti e indietro a metà campo.
Però, col fatto che l'Italia ha vinto gli Europei, ho iniziato a guardare qualche partita anch'io e devo dire che il calcio non è poi così male, basta guardarlo con la giusta prospettiva. Per esempio ho capito che non è uno sport che va goduto come pura esperienza estetica, tipo il beach volley, ma come surrogato momentaneo della vita sul quale focalizzare per 90 minuti (più recupero) la propria volontà. Da questo punto di vista funziona benissimo, basta avere una squadra per cui tifare ed è fatta: ti annulli completamente per tutta la partita, diventi un tutt'uno con la tua squadra e non pensi più alle scadenze, al mutuo, alla guarnizione della caldaia che sono due mesi che va fatta sostituire e all’inesorabile avvicinarsi della morte, ma pensi solo a fare gol. Le azioni confuse, i rimpalli casuali eccetera non sono più noiosi, sono momenti in cui soffri e speri. E se alla fine della partita la tua squadra ha vinto sei felice per almeno un paio di giorni, anche se la tua vita è rimasta esattamente come prima, se invece ha perso... beh, se ha perso la colpa è dell'arbitro o dell'allenatore o di qualche giocatore scarso, mai tua. Se vinci hai vinto tu, se perdi è colpa di qualcun altro. Non è bellissimo? (Tutto questo funziona meglio con un paio di birre).
Così, per curiosità, ho guardato i risultati delle altre squadre e ho visto che la Francia ha battuto il Kazakistan 8 a 0. Pazzesco, no? 8 a 0 vuol dire un gol quasi ogni 10 minuti. Com'è possibile?
Ho dato un'occhiata agli altri risultati del Kazakistan:
Kazakistan - Finlandia: 0 - 2
Kazakistan - Bosnia ed Erzegovina: 0 - 2
Macedonia del Nord – Kazakistan: 4 -0
Albania – Kazakistan: 2 - 0
Kazakistan – Lituania: 1 - 2
Ha perso pure con la Lituania? In casa? L'Italia con la Lituania ha vinto 5 a 0. Ma quanto è scarso il Kazakistan?
Con Andorra invece se la gioca: un pareggio (1-1) e una vittoria (4-0).
Andorra: 77260 abitanti.
Kazakistan: 18750000 abitanti.
Se la gioca...
Com'è possibile che con 19 milioni di abitanti a disposizione, il Kazakistan non abbia nessuno di meglio da mandare in campo di Aýımbetov, Zharynbetov, Taykenov eccetera? E perché si chiamano tutti Qualcosaov?
Il Kazakistan non è un paese ricco, ok, ma ha pur sempre un PIL procapite che è quasi il doppio di quello del Brasile.
PIL procapite Kazakistan: 26500 $, ranking FIFA 125°.
PIL procapite Brasile: 15500 $, ranking FIFA: 2°.
E poi il calcio non è uno sport da ricchi. Non è come il golf o la Formula 1 che per praticarli da bambino devi avere i soldi per comprarti le mazze o una Ferrari, per il calcio basta avere una palla e almeno un amico disposto ad andare in porta.
L'unica spiegazione è che agli abitanti del Kazakistan, del calcio, non freghi assolutamente niente, un po' come gli italiani con il cricket. Allora mi è tornato in mente che i Kazaki vanno pazzi per i cavalli, proprio così. L'avevo scoperto guardando John Oliver
Quindi, ho pensato, lo sport nazionale del Kazakistan sarà sicuramente qualcosa con i cavalli. Cosa potrà mai essere? L'ippica? Il dressage? Il volteggio? No, il buzkashi, detto anche "polo con capra".
Interessante.
Siccome non ho mai sentito nominare questo buzkashi, mi limito a riportare quello che c'è scritto su Wikipedia:

Il buzkashi è praticato su un grande campo, la cui lunghezza può variare da circa 400 metri alle dimensioni di un campo da calcio, da due squadre di cavalieri. Scopo del gioco è impadronirsi della carcassa di una capra e lanciarla oltre un segno di demarcazione o in una area definita.

Credo non sia sfuggita l'espressione "carcassa di una capra".
In Kazakistan il buzkashi viene preso molto sul serio. C'è un campionato nazionale con giocatori professionisti, tifosi e dipattiti del dopo partita esattamente come in Italia per il calcio. C'è anche una competizione internazionale eurasiatica tipo la Champions League, visto che il buzkashi è popolare anche in Afghanistan, Pakistan, Kirghizistan e, chi l'avrebbe mai detto, Tagikistan.
Ovviamente ci sono anche le nazionali. In questo video si può vedere un gol segnato durante una finale del 2016 fra Kazakistan e Kirghizistan: dopo una prolungata azione in area, si vede l'attaccante del Kazakistan (o forse del Kirghizistan) che di prepotenza mette il cadavere di capra in porta.


Il calcio non è uno sport poi così ridicolo.

ANNUNCIAZIONE!

Il 9 novembre sarà il 3321° giorniversario di Preti, apparso per la prima volta fuori dal mio computer il 6 ottobre 2012 al Colchester Film Festival in (controllo su Google Maps) Inghilterra. Per celebrare degnamente questo evento, uscirà Preti. Il mistero della fede.

Che cos'è?

Grazie per la domanda. È un libro a fumetti (non si sono ancora accorti che non so disegnare) che racconta lo storico stage YouTubiano in modo molto più esteso. Per dire, ci sarà anche il catechismo, le preghiere della sera, la confessione, l'esegesi della genealogia di Gesù, le pulizie del bagno eccetera. Potremmo definirlo un reboot del prequel del sequel Ancora Preti.

Purtroppo non ci saranno le voci di Guglielmo Favilla e Fabrizio Odetto, è vero. È davvero un peccato che in tutti questi anni nessuno abbia ancora inventato un modo per far emettere suoni alla carta, però a questo c'è un rimedio molto semplice: basta ascoltare qualche episodio di Preti su YouTube e poi leggere il fumetto trattenendo nelle orecchie le loro voci. Io faccio così per qualsiasi libro: ascolto cinque minuti di Favilla e Odetto e poi mi metto a leggere Tolstoj.

Il libro contiene anche una prefazione di Saverio Raimondo, con cui condivido la passione per le divinità e i loro adoratori. Non ho ancora capito per quale miracoloso motivo si sia prestato a dare il suo contributo per questo fumetto, so solo che gli ho mandato un timido DM con scritto, più o meno: "Ciao... ehm, eh eh... cioè... scusa se ti disturbo, ma vista la nostra affinità di umorismo, non scriveresti la prefazione del mio fumetto?", e lui, invece di rispondermi “Affinità tua nonna”, mi ha risposto “Conta su di me”. Giuro, “Conta su di me”.  Credo non me l'abbia mai detto nessuno a parte mia madre.

Le altre due persone responsabili dell'esistenza di questo fumetto sono Mattia Fontana, editor e grande appassionato di apocalissi (il libro ha infatti un tocco apocalittico, come il periodo in cui stiamo vivendo), e Donatella Franciosi, manager artistica e nel mio caso anche mental coach, per non dire psichiatra.

Bene, ora credo che mi riposerò per un paio di decenni.